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Francia, METZ: Ehm... quando riapriranno le toelettature per cani?

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Maggio 2020

METZ

Non ci giro intorno, dopo 7 settimane il cane gigante ha cominciato a puzzare un po' troppo.

Dicono che agli odori ci si abitua, che l'esposizione, soprattutto quella graduale, ci porta verso l'indifferenza... le cose sono due: o il cane puzza talmente tanto che non c'è verso che io mi abitui oppure la mia ipersensibilità agli odori sta colpendo ancora perchè non noto lo stesso disgusto nelle facce delle altre due persone che vivono con me.

Qualcuno, un amico, mi ha detto “va beh, lavalo!”.

Io ho visto lavare cani centinaia di volte (ho sempre avuto cani a casa dei miei genitori) quindi teoricamente so come si fa ma... glielo spiegate voi ad un cane più grande di me che ho intenzione di lavarlo quando nemmeno riesco a spostarlo? Che poi, ma chi lo vuole lavare? Ma non ci penso nemmeno, se avessi voluto lavare cani avrei aperto una toelettatura per cani.

Sono insofferente, dopo 7 settimane ho il diritto di andare un pochino fuori di testa, concedetemelo, avrei sopportato (quasi) tutto ma il cane che puzza da cane bagnato è troppo. Il suo odore mi è entrato nelle narici e da lì non vuole uscire.


La mia stanza, invece, profuma sempre di lavanda.

Non è la mia fragranza preferita ma la scelta di deodoranti da ficcare dentro l'aggeggio malefico che spruzza automaticamente il profumo ogni mezz'ora è limitata.

Sì, quello, quello che quando s­pruzza di notte sembra che qualcuno stia sospirando e ti prende un infarto perché i fantasmi che ti minacciano di morte nei sogni li tolleri ma, beh, preferiresti non condividere la stanza con gli spiriti (anche se, se fossero propensi a condividere l'affitto magari... basta che non portino sporco in camera).


È pure quello spruzzatore automatico che quando, per errore, ci hai messo una baguette vicino (quando ancora non proteggevi la parte che fuoriesce dal sacchetto di carta con un sacchetto di plastica, povera ingenua), ci ha spruzzato sopra del deodorante al mughetto o quello che era e l'ha resa immangiabile.

Ed è anche quello che, manco ti aspettasse in agguato, ti sputa profumo negli occhi quando, la sera, prendi la biancheria pulita prima di farti la doccia.

Potrei spostarlo? No, ho provato tutte le varianti possibili, non ho molti mobili, ma lì fa meno danni e riesce a profumare la stanza in modo uniforme.


Sto cercando di trovare qualcosa di positivo in tutto ciò ma... l'unica cosa che mi viene in mente è che, se mi fotografo con la mascherina e gli occhiali da sole, magari esco bene in foto pure io, anche se non ci giurerei... dovrei provare ma sto pure fingendo di non avere la ricrescita con i capelli bianchi un po' troppo fuori controllo e una foto potrebbe mettermi di fronte a qualcosa che non voglio realizzare... ma poi... perché dovrei cedere al richiamo delle sirene della vanità e farmi dei ritratti? È l'ultima delle cose che mi interessano, di solito.


Per distrarmi mentre scrivo sto guardando delle vecchie puntate di “Io e la mia ossessione”... la tipa che racconta la sua storia durante la puntata in corso beve almeno 12 cucchiai di benzina al giorno. Per non farmi mancare nulla sto buttando un occhio anche a “Malati di risparmio” ma mi sto davvero, come dire, inquietando un po' troppo, credo tornerò a guardare roba sui fantasmi e sui serial killer.

Cioè, la proprietaria di un salone di bellezza compra la lettiera per gatti e la usa sulle clienti come maschera facciale perchè dice che ci sono dentro gli stessi ingredienti contenuti in una maschera all'argilla da 200 dollari. Beh a questo punto spero che il culo dei gatti risulti particolarmente... particolarmente cosa? Che fanno le maschere facciali all'argilla da 200 dollari?


Non sto capendo molto di quello che sta accadendo intorno a me, la barriera linguistica è più ostica del previsto e le informazioni che riesco a carpire sono confuse. Mi sento imprigionata in una specie di bolla, opaca, mi impedisce di vedere nitidamente.

Le mie giornate finiscono alle 18 e qualche minuto e ricominciano alle 18 e qualche minuto, più uno.

Non intendo dire che vado a dormire alle 18 e qualcosa, credo non sia mai successo in tutta la mia vita.

Alle 18 e qualche minuto o alle 17 e tre quarti o... beh, non c'è un orario preciso ma è più o meno tra le 17.40 e le 18.10 che il canale Telegram Coronavirus COVID-19 diffonde il bollettino Covid Italia. Contagiati, morti, guariti, una serie di dati inutili e non realistici perché, purtroppo, l'unica informazione utile e verificabile è il numero di posti liberi in terapia intensiva.

Io lo leggo alle 18 in punto, se alle 18 non è ancora stato diffuso, aspetto. È la mia nuova mezzanotte, un altro giorno di morti e guariti, un altro giorno finito in uno dei tanti scatoloni dei giorni passati, uno di quelli che non apri più perché lì dentro non ci metti nulla di interessante.

Non aspetto il bollettino della Protezione Civile sperando in un calo di morti e contagi (lo ripeto, i dati non hanno alcun valore), no, è semplicemente il mio personale segno sul muro, come quelli che fanno i prigionieri per ricordarsi che il tempo, anche se non sembra, passa anche se tu non te ne accorgi.


In Italia si stanno facendo molte polemiche riguardo ad una app per il tracciamento e la geolocalizzazione delle persone. Dovrebbe aiutare a ridurre i contagi.

Beh, con me la app avrebbe vita difficile, non so che casino ho combinato con il telefono ma... Google Maps è convinto che io stia a Roma, e a me non va bene, perchè ogni volta che cerco una cosa nelle vicinanze, tipo un supermercato, mi indica quello più vicino, secondo lui però.

Vediamo, al momento il supermercato aperto più vicino a me è a circa 1197 chilometri, 12 ore e 46 minuti in auto, 11 giorni a piedi. Google Maps mi avvisa pure che per arrivarci dovrò attraversare la Svizzera. Comodo direi, non so come potrò procacciarmi del cibo visto che non posso allonanarmi più di 1 km da casa.

E non è nemmeno la prima volta che incasino la geolocalizzazione dell'Iphone di turno. Quando vivevo a Milano, dopo aver cambiato alcune case in zone più o meno periferiche, me ne stavo tranquilla e felice in quello che era ed è un quartiere molto ambito, Chinatown. Il telefono mi taggava a Quarto Oggiaro, non esattamente il luogo migliore dove vivere nel capoluogo lombardo.

Io non mi sto muovendo di casa ma, in questo modo, almeno il mio telefono pare si stia divertendo ad andare a zonzo.


Per fortuna gli orsetti gommosi alla biotina (quelli che stanno salvando i miei capelli dalla depressione) sono arrivati, ciò mi ha resa molto felice.

Se la mia padrona di casa non mi avesse spiegato che il corriere ha la chiave della cassetta delle lettere, io non avrei mai e poi mai trovato il pacco perchè, beh, di certo il pacco non sarebbe entrato per la quella fessura così stretta e... mmmh se avessi visto il cane con il pelo più bello e folto del solito, probabilmente me la sarei presa con la povera bestia, se non avessi trovato i miei tanto agognati orsetti.


Che la mia mente sia andata a pascolare capre si evince dal fatto che, incuriosita, io abbia aperto per errore la app di Skype invece di quella di Skyscanner. Mi sono accorta che qualcosa non andava quando Skype mi ha dato il benvenuto dicendomi qualcosa del tipo “hey, è bello rivederti dopo tutto questo tempo!” cosa che Skyscanner non fa mai, ma proprio mai. Dopotutto, da quando in qua io ho voglia di parlare con persone piuttosto che cercare i biglietti aerei più convenienti?

I biglietti per il Sudamerica per quest'estate costano davvero molto poco rispetto alla media stagionale degli scorsi anni ma qualcosa mi dice che non ci sarà tutta questa richiesta...


La primavera mi sta disturbando non poco, avevo in programma un weekend a Parigi con la madre e le sue amiche, lo scorso anno purtroppo ha avuto problemi di salute è non ha fatto in tempo a venirmi a trovare quando risiedevo nella capitale francese.

E invece... E invece Facebook mi ha schiaffato davanti agli occhi una foto di un indirizzo parigino, 77 Rue Galande. Mi ha colpita, quella foto. C'è una pasticceria, Odette. Non saprei descrivere ciò che ho visto, le parole non mi arrivano ma... no, non ho mai visto quel singolare edificio durante le mie passeggiate parigine, non mi sarebbe sfuggito e di certo lo avrei fotografato. Ho però deciso che appena sarà possibile, prenderò un treno o un autobus e andrò a Parigi a gustarmi un macaron in quella deliziosa pasticceria e farò una foto di quello strano palazzo.


Avevo visto sul sito di un designer messicano delle mascherine molto colorate e ironiche che facevano proprio al caso mio.

Le ffp3 che ho proteggono me ma non proteggono il resto del mondo da me, quindi vorrei comprare delle mascherine di stoffa. Il designer non spedisce le sue creazioni in Francia, ovviamente, però le voglio condividere con voi, le trovo davvero stupende: Flower Power.

Vorrei tenermi le mie ffp3 ma, oltre a non essere efficaci nel proteggere chi mi sta intorno, è davvero difficile indossarle se allo stesso tempo indossi gli occhiali.

Io non esco di casa senza occhiali da sole e nel giro di pochi secondi si appannano e in pochi minuti la condensa si trasforma in gocce d'acqua. Mi dicono che con le mascherine di stoffa non rischio di mettere i miei occhi in un acquario quindi credo che un tentativo valga la pena farlo.


Le notizie che mi hanno colpito di più questa settimana sono state il rivedere Kim Jong Un vivo e vegeto (sempre che non si tratti di un sosia) e la notizia che, ben 12 anni dopo, Stephenie Meyer si deciderà a dare alle stampe “Midnight Sun”, ennesimo capitolo della saga di "Twilight".

Effettivamente, lo devo proprio dire, sono stata una fan della saga (lo so, ci sono giusto quelle centinaia di cose che non quadrano ma... mi piacciono i vampiri, che ci posso fare?) e ho pure letto la versione di Twilight con scambio di sesso dei protagonisti dove è Edythe Cullen a far innamorare un impacciato Beau (Beaufort) Swan che attira le attenzioni pure di Julie la lupa... (vabbè... come si chiamava quel romanzo? Confermo che lo ha scritto la stessa Meyer e non si tratta di una delle tante fan fiction che circolano sul web... Ah ecco ora ricordo, "Life and Death - Twilight Reimagined"). E confesso che ho letto anche la versione raffazzonata dello romanzo che uscirà tra qualche mese che l'autrice diffuse sul suo sito web dopo che le era stata rubata, al tempo. Aveva giurato che non avrebbe mai finito "Midnight Sun" ma evidentemente ha cambiato idea. Beh... resisterò al richiamo dei vampiri che alla luce del sole, invece di incenerirsi, sberluccicano come un vestito da sera di dubbio gusto? Non lo saprete mai.


Certo è che ogni distrazione è la benvenuta, soprattutto in un momento nel quale ogni tanto mi chiedo se i miei neuroni siano stati letteralmente polverizzati da questa quarantena, tipo ieri sera quando, dopo aver pulito l'esterno del mio Macbook con una salvietta umidificata, ne avevo presa un'altra per pulire la tastiera e lo schermo, sebbene io sappia che non è una buona idea. È una pessima idea. Pessima davvero.

Mi sono fermata in tempo, memore della brutta fine che ha fatto la testiera wireless dell'Imac, fottuta dopo essere stata pulita nel modo sbagliato.

Ma i cani si possono pulire con le salviettine umidificate e profumare con il deodorante per ambienti alla lavanda?


Perdonatemi, non riesco a resistere, ecco la mia nuova focaccia. Avevo minacciato rose di prosciutto? Ecco le rose di prosciutto, non mi si dica poi che non faccio ciò che prometto.

Francia, METZ: Non ancora

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Aprile 2020

Metz

Oggi ho deciso di condividere canzoni d'amore.

A me non piacciono le classiche canzoni d'amore, che ci posso fare? Proprio le detesto ma, spulciando nelle mie playlist, qualcosa ho trovato...


Le dedico a quel giorno di Natale 2019 in cui ero così felice di aver ricevuto in regalo le guide Lonely Planet di Perù e Bolivia, impacchettate e messe sotto l'albero con ancora attaccato il bigliettino del libraio che esplicava al collega che dentro al pacchetto si trovavano le guide turistiche delle due nazioni sudamericane che intendevo visitare ad agosto/settembre.

Le avevo chieste nella letterina a Babbo Natale ma, insomma, avrei voluto almeno fare finta di essere sorpresa.

Avevo mille progetti per il 2020 ma il 2020 ha avuto altri progetti, per tutti noi.


Quindi, riepiloghiamo un po'...

Abbiamo rischiato la Terza Guerra Mondiale, l'Australia ha preso fuoco, il Covid-19 ha deciso che la Cina gli stava troppo stretta, i boschi intorno a Chernobyl sono stati distrutti da un incendio con conseguente aumento della radioattività nella zona (lo sapevo che dovevo andarci a gennaio, lo sapevo!!!!), il Krakatoa (uno dei vulcani più pericolosi del mondo) ha deciso di eruttare, l'asteroide 1998 OR2 sta per passare nel punto più vicino alla terra e tutto il mondo si sta chiedendo che fine ha fatto Kim Jong Un.

E probabilmente mi sono sfuggite un sacco di cose poco simpatiche.


Alieni, io ve lo dico, se avevate in programma di fare un giro da queste parti aspettate un attimo.

Voci dicono che non si potrà viaggiare liberamente fino a marzo 2021 (non ci voglio nemmeno pensare altrimenti è la volta buona che provo lo Xanax), se atterrate tipo in Italia poi è un casino muoversi, e poi se prendete il Covid-19 morite tutti, dai lo ha ipotizzato anche H.G. Wells ne "La guerra dei mondi" (dove crepate a causa dei batteri terrestri), se avete fatto un po' di ricerca lo sapete pure voi.


Quando stamattina sono uscita in giardino per fare una foto, passando dalla lavanderia per non disturbare perché era troppo presto, non pensavo che mi sarei trovata davanti la foto che, nel mio caso, rappresenta al meglio ciò che ho provato durante questi giorni in cui ho dovuto mettere in pausa la quotidianità e cercare di crearne un'altra.

Una giornata piovosa, un dondolo su cui non ci si può sedere e un paio di tavoli con le sedie chiuse, a proteggerlo, a dirti che no, al momento, quel tavolo non può ancora essere usato, non ci sarannno risate, cibo e bevande, amici che vivono la primavera.

Non trovo sia una foto particolarmente bella, non ci sono quei contrasti che io amo tanto.

Mi ha semplicemente parlato, mi ha detto di aspettare ancora un po', di ricordarmi che ho messo in pausa la vita ma che sono una di quelle persone che ha avuto la fortuna di poter impiegare il tempo per portare avanti altri progetti che se ne stavano chiusi in un cassetto.

Ah già, nel mentre ho anche trovato la voglia di svuotare la memoria di gmail.


Gli amici li ho sentiti più o meno tutti, c'è chi l'ha presa peggio di altri, c'è chi mi ha chiesto “dove sei?” prima di chiedermi “come stai?” e ha anche un senso perchè vivere il tempo del coronavirus qui è un po' diverso che viverlo a Milano.

Abbiamo passato ore a darci forza a vicenda a dirci che poi, con il tempo, riprenderemo tutto da dove lo abbiamo lasciato.

C'è chi ha combattuto con i mostri della depressione e della solitudine e chi ha avuto la fortuna di avere la famiglia vicino e qualcuno a cui è cambiato ben poco, come mio fratello, che ha continuato a lavorare nonostante tutto.


Io continuo a scrivere e ho ripreso a leggere, con cautela, cose poco impegnative che non necessitano di concentrazione, per gli altri libri dovrò aspettare, quando potrò uscire e non vedrò l'ora di tornare a casa, stanca, per una doccia e per stendermi sul letto qualche ora, la macchina fotografica soddisfatta.


Mi mancano le foto.

Sono una persona che non riesce più a stare senza le foto per troppo tempo.

Guardo la casa in cui vivo e penso che di materiale interessante ce ne sta parecchio ma poi penso che il ritratto che ne uscirebbe non sarebbe piacevole.

Una casa va vissuta, per capirla, e le foto mostrano cose che, chi ci vive, non nota. Cose che, chi guarda, giudicherebbe.

Non mi va al momento, davvero, tutto sommato, cane a parte, qui mi trovo bene e dalle immagini questo non trasparirebbe.


Ho degli amici stupendi, però, che hanno pensato di rendermi partecipe di ciò che sta accadendo.

M. ha chiesto alla madre, infermiera a Milano, di prendere delle foto all'ospedale, di chiedere a dei colleghi di mostrarmi ciò che accade in terapia intensiva.

Mi ha mandato delle foto che ho tagliato e postprodotto in modo da renderle il più significanti possibile.

Non mi piace lavorare con le foto degli altri, spesso mi arrabbio e vorrei dire loro “mostrami che c'è lì accanto, voglio saperlo” o “perchè questo momento, perchè questa inquadratura quando se tu avessi mostrato il soggetto in un altro modo avrebbe avuto più senso?” ma in questo caso sono grata, sono molto grata a coloro che mi hanno permesso di non sentirmi così inutile, almeno per un momento.

Non posso pubblicare le foto, fanno parte di un progetto che M. sta realizzando per, in un futuro, mostrare al figlio (ancora troppo piccolo per comprendere ciò che sta accadendo) la quarantena del 2020.


Le foto di un mondo senza persone continuano ad imperversare sul web.

Io le città senza vita non le voglio vedere.

Sì, a volte evito le persone nelle mie foto, specialmente in Europa.

C'è un motivo.

Non vedo altro che persone prive di vita, troppo spesso.

Molti impegnati con il cellulare, turisti che si sparano selfie, persone che non interagiscono tra loro.

Ho fatto street photography per molto tempo, all'inizio, e ho visto le persone isolarsi sempre di più, smettere di far parte del mondo che le circonda e smettere di dire qualcosa alla fotocamera.

Questo è il motivo perchè spesso preferisco soffermarmi sulla crepa di un muro piuttosto che su un volto che di crepe non ne ha.

Vorrei però vedere Venezia, la mia adorata Venezia, con l'acqua limpida. Limpida, non pulita, quello no, mi hanno spiegato che lo schifo si è semplicemente sedimentato sul fondo dei canali.

Per un po' Venezia sarà come avrebbe sempre dovuto essere, poi la merda che sta sedimentando sul fondo tornerà al suo posto come quella che sta sedimentando sul fondo nostre vite, basterà tornare indietro di quelche passo.


Continuo a guardare documentari o serie tv documentaristiche o reality, non so che roba siano.

Ho cominciato con l'ultima stagione di "Web Of Lies", sono passata a “Belle da Morire”, “Omicidi da Incubo”, “Paranormal Lockdown”, “Case Maledette”, “Oscure Presenze in Alaska”, “Gipsy Sisters” (perchè un po' di trash, dove delle tizie fanno a gara per capire se ci si abbronza di più con l'olio d'oliva o l'olio motore, ogni tanto ci vuole), “Dentro la Setta” e ora, mentre scrivo, “Ho vissuto con un Killer”.

Questo perchè “Alta Infedeltà” e “Desperate Housewives Napoli” me li sono già visti in passato, non riesco ad avere Netflix in italiano (ho provato quello olandese al tempo e no, non va bene) e SkyGo ogni tanto funziona e ogni tanto no.

Nonostante la visione di programmi a dir poco inquietanti ormai dormo da favola e per ora il fantasma non è più venuto a stressarmi negli incubi.

Probabimente stasera tornerà solo perchè ora ho scritto questo.


Non ho migliorato la mia tecnica di rifacimento letto, è inutile, di questo passo non imparerò mai e non potrò mai mettere il lenzuolo tra me ed il copripiumone, motivo per cui lo cambio ogni settimana.

Andasse bene con il livello base, potrei tentare l'inserimento del lenzuolo ma preferisco dannarmi a inserire il piumone nel copripiumone, dopo anni ho capito come si fa, più o meno, lo inserisco da schifo ma almeno non inserisco me stessa insieme al piumone.

Fortunatamente la temperatura non è salita abbastanza da fare troppo caldo.

Io avevo preventivato di fare un salto a casa in Italia per prendere i vestiti per la primavera estate ma temo dovrò fare shopping (che tragedia... scherzo, io adoro fare shopping) sempre che davvero decidano di riaprire i negozi.

Qui, da quello che ho capito riapriranno l'11 maggio, forse, spero anche i parrucchieri.

Mi dico che non sarebbe la prima volta che lascio "riposare i capelli" ma la volta scorsa ne avevo più del mio colore naturale che bianchi, non come ora.

Che poi io dico, devo avere i capelli bianchi prematuramente? Ok ma vengano tutti in un colpo che mi evito la decolorazione. No. Sia mai!

Ormai lo hanno scoperto tutti che non sono rosa naturale!


L'altro ieri ho finito gli orsetti gommosi alla biotina.

Li consiglio a tutti, sono i Sugabear Hair.

Ne era rimasto solo uno, ne vanno presi due al giorno, per un attimo mi sono chiesta se nella confezione ce ne fosse uno in meno o in più, che domande idiote che si fa una quando non ha altro a cui pensare... è ovvio che un giorno ne ho preso uno in meno.

Li ho ordinati online, è l'unica cosa che ho ordinato sul web perchè è l'unico modo per averli e i miei capelli hanno bisogno di un supporto di biotina costante, purtroppo.

A volte passo per fissata ma beh nella mia famiglia le persone hanno perso i capelli per i più disparati motivi, non solo gli uomini, e io temo per i miei. Della parrucca ne farei volentieri a meno e odio le extension.


Qualche sera fa abbiamo fatto un altro barbecue, il terzo, senza la nonnina Italo - lussemburghese che era solita mettere la carne a grigliare e poi fare altre cose nel frattempo con il risultato di bruciare gli spiedini che preparavo con tanta cura.

Ma, come si dice, finchè vedi ancora una piccola parte non bruciata vuol dire che è commestibile.

La coinquilina mi ha detto che ha una brutta congiuntivite e mi sono chiesta se sia colpa del coronavirus o della primavera che, nonostante tutto, non ha intenzione di aspettare la fine della quarantena per palesarsi.

Ho pensato di chiederle se temesse il contagio ma poi ho ricordato che mi aveva detto di soffrire di allergia al polline ed essere soggetta a congiuntiviti.

Tanto se non stai davvero male, il tampone non te lo fanno, quindi se devi uscire, esci con la mascherina e i guanti e tenti di proteggere e proteggerti.

Che altro devi fare?


Sto pensando di comprarmi delle mascherine di stoffa dove possono essere inseriti dei filtri, non perché mi freghi qualcosa di avere la mascherina caruccia, semplicemente per comodità, per poterle lavare e riutilizzare senza troppi problemi.

Prometto che saranno sobrie... forse.


E poi ci sono cascata di nuovo.

Giuro, non volevo, ma avevo il lievito da finire...

Vi prego fermatemi, mia madre è felice di poter condividere le foto delle mie focacce con le amiche del gruppo di ricamo, i miei amici mi incoraggiano a continuare e una mia amica che le schifa profondamente mi ha soprannominata “Arcimbolda” e ne vuole una con la sua faccia e io sto già pensando di farne una con le rose di prosciutto... sto perdendo la mia credibilità.



Ps: ho comprato la bilancia da cucina ma ho scordato di procurarmi lo zucchero quindi eccomi di nuovo a schiacciare le pasticche di edulcorante con il dorso di un cucchiaio. E poi ho aperto per errore un cassetto che mi era sfuggito e... ecco zucchero raffinato, zucchero di canna e zucchero a velo.



Francia, METZ: Suonami ancora, dai!

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Aprile 2020

Metz

Stavo guardando languidamente il pianoforte da qualche giorno.

Io che guardo il pianoforte con la voglia di suonarlo... hahahahaha fino ad un paio di mesi fa pensavo sarebbe stato più semplice assistere all’apparizione della Beata Vergine sul palco di un concerto di Madonna.

Ho sempre odiato suonare il pianoforte, io sono tipa da violino... ma questa è un'altra storia.


Eppure dopo aver scoperto dell’esistenza di un pianoforte a muro in quella sala da pranzo troppo grande e troppo ricolma di cianfrusaglie perché mi venga voglia di trascorrerci del tempo, beh, per un attimo ho pensato: ok è la volta buona.

Sono molti anni che desidero imparare a suonare "Struggle For Pleasure" di Wim Mertens. È, insieme ad un altro paio di brani, uno dei pochi motivi per i quali potrei rimettere le mani sui tasti.

Ho pensato che sarebbe potuto essere, non dico divertente, ma un buon modo per spezzare la monotonia di queste giornate tutte uguali, scrivermi lo spartito. 

Dovrei ancora saperlo fare, dicono che è come andare in bicicletta.

Io ci credo poco e quando ho scritto che “avrei scritto” lo spartito intendevo dire che sotto alle note avrei scritto il nome delle note.

Esattamente.

Sapete, quelle là, do re mi fa sol la si do.

Io non sono molto sicura di riuscire a leggere facilmente uno spartito dopo un numero considerevolissimo di anni dal mio esame al conservatorio. 

Comunque io ed il pianoforte ci siamo guardati un po’ vogliosi, un po’ in cagnesco per alcuni giorni.

Poi ho ricordato che a mio fratello piacerebbe molto sentirmi suonare "Struggle For Pleasure" ma non si aspetterebbe di sentirmi suonare questo:


Com’è andata a finire?

È andata a finire che, come il mio pianoforte, anche questo è stato abbandonato al suo destino molti anni fa ed ora è completamente scordato e dopo aver provato un accordo le mie orecchie mi hanno chiesto pietà.

Mio fratello dovrà accontentarsi di ascoltare la versione che conosce.


Sta cominciando a fare bel tempo, ma bel tempo per davvero, il cielo si è colorato, l’erba è cresciuta, la temperatura è salita.


Potrei frequentare di più il giardino (ci vado solo se mi costringono ad un pranzo in compagnia, quando le coinquilne decidono di accendere il barbecue) se non fosse che sembra devastato da un uragano.

Purtroppo ci sono dei lavori da fare e sono stati interrotti appena dopo la potatura degli alberi causa... beh lo sapete, chissà quanti di voi hanno dovuto interrompere qualcosa in questo periodo, qualcosa a parte la propria vita, intendo.


La mia famiglia, per prendermi in giro, mi sta mandando le foto del giardino di casa, pieno zeppo di fiori e con gli alberi potati in uno strano modo un po’ geometrico.

Non c’è un filo d’erba fuori posto.

Madre e fratello hanno non solo il pollice verde, credo pure indice e medio.

Le altre due dita no, perché mia madre non riesce a far crescere i geranei come vuole lei ma è una piccola pecca in un curriculum invidiabile, causata, credo, dalla non perfetta esposizione al sole del terrazzo di casa. 

Se non odiassi il paese in cui si trova, direi che casa mia in primavera è un piccolo paradiso.


La casa è un mortorio senza la nonnina Italo-lussemburghese e le sue lunghe telefonate in viva voce con amici e parenti con i quali parlava di volta in volta in italiano, francese o lussemburghese, una lingua che nemmeno sapevo esistesse ma che a me sembra molto tedesco (Ripeto, a me, quindi potrebbe assomigliare molto a qualunque altra lingua che non conosco anche se, beh, il tedesco l'ho studiato per 5 lunghi anni).

Aveva la brutta mania di presentarmi a tutti senza prima avvisarmi quindi provate ad immaginare la gioia di una persona davvero poco fotogenica mentre viene inquadrata a sorpresa durante una videochiamata.

Ecco.

Lasciamo perdere.


Da quando se ne è andata non riesco a finire il cibo in frigo che arriva il giovedì.

E io ho ancora il frigo pieno ma devo per forza andare lo stesso al supermercato perché qualcosa di necessario (per me) lo finisco sempre.

E poi faccio la spesa come se il frigo fosse vuoto... non ci capisco nulla di questa cosa di fare la spesa settimanale, non fa per me, io voglio andare al supermercato ogni giorno, decidere cosa voglio mangiare in base all’umore e anche, magari, al suggerimento inconscio della persona che sta accanto a me e ha messo nel carrello qualcosa che mi incuriosisce. 


Questo mondo silenzioso non mi piace.

Non ho problemi a passare un sacco di tempo da sola, fa parte della mia quotidianità la solitudine, ormai, ma non sopporto di sapere che molte persone in questa condizione non reggono, mentalmente.

Ai solitari non piace vivere in un mondo di persone sole, lo sapevate? No, probabilmente no, non lo sapevo nemmeno io e nemmeno molti altri come me che hanno espresso lo stesso pensiero, chi sui social, chi probabilmente con qualche amico, chi proprio con nessuno.


Non riesco nemmeno a criticare chi sta letalmente impazzendo paragonando ciò che ci sta accadendo alla guerra.

Mio nonno me l’ha raccontata, la guerra. L’ha vissuta, è stato tenuto prigioniero per un lasso di tempo che a me sembra impensabile.

Noi ci lamentiamo per dover stare alcune settimane chiusi in casa, in un mondo che offre gratuitamente servizi di streaming per intrattenere, dove è possibile ordinare online la maggior parte delle cose che ci servono, incapaci di guardarci allo specchio perché non possiamo andare dal parrucchiere o dall’estetista, a lamentarci perché le partite di calcio sono state interrotte e poi non so perché altro la gente si lamenta, ognuno sente la mancanza di qualcosa o qualcuno.

E li capisco, li capisco tutti.

Siamo abituati ad una vita per certi versi troppo facile e non sopportiamo che ci vengano tolti, anche se temporaneamente, diritti sacrosanti.

Ma questa non è la guerra.

È un po’ diverso.


E lo capisco che avremo problemi economici. La maggior parte almeno.

C’è chi non troverà un lavoro ad aspettarlo e chi non saprà come arrivare alla fine di un altro mese.

E ci si dovrà umiliare a chiedere aiuto se sarà necessario.

Ma l’importante è uscirne vivi, secondo me, e se per uscirne vivo te ne devi stare in casa e fare dei sacrifici, beh ricordati che uscire vivo dalla guerra, quella vera, è un bel po’ più difficile e che se vivi, in qualche modo, puoi ricominciare, anche se con immensa difficoltà, da morto, beh, spera solo che il Paradiso esista e di non avere un biglietto di sola andata per l'Inferno.


C’è chi del virus ha paura e chi se ne frega.

Io sto nel mezzo, ne prendo atto e cerco di evitare di farmi contagiare, solo perché non posso essere sul campo a documentare, in tal caso farei parte della seconda categoria.

Anni fa lessi di uno studio che dimostrava come il nostro cervello evita di pensare che potremmo morire praticamente in ogni istante. Anch'io, adesso, mentre sto scrivendo queste parole, potrei morire per un numero infinito di motivi, per esempio il cane gigante potrebbe impazzire, scendere le scale, aprire la porta di camera mia che in questo momento non è chiusa a chiave, saltarmi addosso e azzannarmi alla gola. Altamente improbabile ma possibile.

Se il cervello lo realizzasse vivremmo in preda ad un’ansia tale da impedirci, appunto, di vivere.

È il motivo per il quale temiamo di più un incidente aereo o un attacco terroristico piuttosto che una malattia, come per esempio il cancro, sebbene le percentuali di finire all'altro mondo perché l'aereo su cui stiamo volando si schianti o un estremista decida di farsi saltare in aria accanto a noi siano molto ma molto inferiori di quelle di morire per colpa di un nemico invisibile che ci attacca da dentro.

Il virus ci ha fottuti perché se noi (la maggior parte, almeno) le cose non le vediamo, non le temiamo. Se quel coso fosse grande, che ne so, anche come un ragno di piccola taglia, probabilmente ci spaventerebbe di più e non riusciremmo a fare finta di nulla, come molti, sicuri che a loro non capiterà di morire così, a volte solo per aver respirato nel posto sbagliato al momento sbagliato.


Ragazzi, la vita è un insieme di eventi "non decisi" dal caso o decisi dal destino, riguardo a ciò non ho ancora un’opinione ben precisa.

Non voglio credere al destino ma troppe coincidenze messe in fila troppe volte mi hanno fatto venire qualche dubbio.


Per esempio, l’altro giorno mi sono accorta, dopo aver pulito a fondo tutta la stanza, che un ragno aveva osato cominciare a tessere una ragnatela sul soffitto di camera mia.

Schifata ho preso una delle scope a disposizione e l’ho alzata per togliere la ragnatela.

Dal manico è fuoriuscita una cascata di terriccio che ha insozzato il pavimento.

Ora.

È un caso che queste cose capitino sempre a me?

O è il destino che vuole che io abbia sempre qualcosa di strano e divertente da raccontarvi per farvi ridere un po’?

Su due scope ho preso l’unica che aveva il manico bucato e pieno di terriccio e io lo vorrei davvero sapere che ci faceva del terriccio dentro al manico di una scopa, sarebbe interessante ma temo non lo scoprirò mai.


Forse avrei dovuto raccontare a Siri questo aneddoto perchè quando ho risposto male al telefono perchè non stava impostando il timer come stavo chiedendo, quella deliziosa voce maschile che avevo impostato mi ha detto di stare tranquilla e calmarmi.

Forse, se avesse saputo, l'Iphone ci avrebbe pensato due volte prima permettersi di riprendermi e trovarsi in men che non si dica a doversi esprimere di nuovo con una voce femminile.

Francia, METZ: Ops... ho panificato pure io...

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Aprile 2020

Metz

E... vabbè, io non l'ho fatto apposta, non volevo panificare e tantomeno volevo mettermi a preparare una focaccia decorata ma...


Cercate di capirmi.

Tutto è cominciato quando la nonnina Italo-lussemburghese ha scoperto il segreto meglio custodito del supermercato del paese.

Il lievito era scomparso, come un po' ovunque, a cominicare dall'Italia, il primo paese europeo che ha dovuto affrontare l'insidia del Covid-19 a suon di pane, pizza e lievitati.

Io dico, se non avete mai preso in mano un mestolo in vita vostra, cominciate dal livello base, che ne so, una frittata? La pasta al tonno? L'acqua bollita?

No, mezzo mondo ha cominciato a panificare e so molto bene che il numero di persone che sanno cucinare decentemente è davvero scarso.

Poi ho pensato: beh, è una buona occasione per imparare, a me non serve, che mi metto a fare di nuovo? Sperimento di norma nuovi piatti, ogni tanto creo qualche ricetta... e poi non mi piace panificare se proprio non devo... ma ho le baguette accanto casa...

Tanto anche se volessi, lievito e farina sono introvabili...


Poi la nonnina ha scoperto che gli addetti al supermercato avevano cambiato posto al lievito.

Non stava più nel banco frigo accanto alla pasta per la pizza dove era rimasto solo il cartellino ad indicare che una volta il lievito di birra stava lì, no.

Vicino alla zona dei panificati è apparso un frigo apposito con un quantitativo di lievito che potrebbe permettere ai panettieri di Parigi di sfamare gli abitanti della capitale per una settimana.

Lievito che non è stato decimato perchè nessuno sapeva dove trovarlo.


Così ne ho presa una confezione, 50 grammi, perchè non si sa mai, ho pensato.


La nonnina poi se ne è andata...

Cioè, non andata nel senso di morta, come quando ti chiamano per dirti che qualcuno è morto e ti dicono che non c'è più o se ne è andato.

Se ne è andata a casa sua, di questi tempi è meglio specificarlo.

Viveva a Metz perchè avrebbe voluto passare un po' di tempo con la famiglia prima di tornare nel sud della Francia o nell'altra casa mobile che possiede a circa 100 chilometri da qui.

Se ne è andata così, come era arrivata poco più di un mese fa, ha preso i due gatti, le sue cose, le risate che ci facevamo quando mi aspettava per pranzo o per cena e le lamentele per la situazione terribile in cui ci trovavamo, gli improperi contro i nazisti e i racconti di un mondo scomparso da tempo, ha lasciato un servizio di tazze da the, la promessa di sentirci e di tornare per un barbecue e il cane che non è suo e comunque non se lo sarebbe portato via.

Io ci ho provato a sbolognarglielo eh...


L'avrei voluta qui quando ho accolto la silenziosa sfida lanciatami da mia cognata.


Mia cognata non ama cucinare: ha lavorato più di 10 anni come commessa in un panificio e non ha imparato a fare il pane.

Mi ha mandato le foto di una focaccia fatta da lei...

E che dovevo fare? Ho trovato della farina, ho comprato della verdura e mi sono cimentata con la ricetta che mi ha mandato:

Ingredienti:

400 gr di acqua tiepida
25 gr di lievito di birra
1 cucchiaino di zucchero
50 gr di olio d'oliva
500 gr di farina (preferibilmente metà manitoba e metà 00)
1 cucchiaio di sale

Versare l'acqua in una ciotola e sciogliere i 25 gr di lievito di birra.
Aggiungere lo zucchero e l'olio d'oliva e incorporare a poco a poco la farina.
Per ultimo aggiungere il cucchiaio di sale.
Lavorare per bene l'impasto fino a renderlo elastico ed appiccicoso.
Coprire la ciotola con la pellicola trasparente e lasciar lievitare per un paio d'ore (mia cognata ha lasciato lievitare per 3 ore e l'impasto è uscito dalla ciotola, un'altra ora e credo avrebbe preso possesso della cucina, a 7 ore penso sarebbe stato probabile doverlo fronteggiare con armi da fuoco).
Ungere la teglia con olio (io ungo la carta forno con olio) e già che ci siete ungete anche le vostre mani così sarà più facile maneggiare l'impasto.
Versare l'impasto sulla teglia, spalmarlo per bene e lasciarlo lievitare un'altra mezz'ora.
Condirla con quello che volete e ricordarsi di aggiungere un po' d'olio e sale (meglio fleur de sal ma va bene anche il sale grosso).


Durante la preparazione ho dovuto affrontare un paio di problemi.

Il primo è che in cucina ci sono attrezzi di cui non immaginavo l'esistenza ma non una bilancia pesa alimenti e non è che potevo uscire per andarmela a comprare.

La mia padrona di casa mi ha confidato usa fare le torte versando gli ingredienti a occhio. Ora capisco perchè ogni volta che prepara la torta di mele, non fa tempo a toglierla dal forno che la torta si siede.

Che dovevo fare? Ho improvvisato usando delle indicazioni trovate sul web su come pesare gli alimenti senza bilancia.


Il secondo problema è che non ho trovato dello zucchero.

Dico, io non uso zucchero ma in casa bevono the e caffè in continuazione, ci sarebbe dovuto per forza essere dello zucchero.

L'ho cercato ovunque, ho persino ritrovato le mie erbe provenzali che mancavano all'appello da settimane ma alla fine niente zucchero, ho recuperato solo del dolcificante.

E che vi devo dire?

Che ho preso tre pasticche e le ho polverizzate con il dorso di un cucchiaio e poi ho gettato la polvere nell'acqua con il lievito sentendomi come quelle tizie fiche che nei film distraggono la ciotola e le versano dentro del sonnifero per poi rubare i gioielli nella cassaforte (ok, forse non era proprio così ma ci siamo capiti no?).

Ve lo dico, l'ho fatto e la focaccia era pure buona.


Riguardo all'aspetto, c'è chi la ama e chi vorrebbe farla finire su quei siti dove si mette il cibo talmente brutto da sembrar uscito da un film horror-culinario.

A me poco importa, il gusto era delizioso.



Ps: lo so che quello non è esattamente un coltello da focaccia ma, primo, la focaccia non si taglia con il coltello seghettato, secondo, questo c'era e in tempi di quarantena ci si arrangia.


La nonnina mi portava a fare la spesa di giovedì.

Ho scelto il giovedì per due motivi.

Il primo è che, le poche volte in questi anni in cui ho avuto il tempo di stare un po' con la mia famiglia, il giovedì ero solita accompagnare mia madre al mercato all'aperto, un modo per fare colazione insieme e mangiarci un bombolone alla crema e magari litigare in una location diversa dal solito.

Mantenere l'abitudine di uscire di casa il giovedì mattina mi fa in qualche strano modo pensare che tutto tornerà come prima.


Il secondo motivo, più prosaico, è che il giovedì riforniscono di disinfettante il supermercato ed io il gel lavamani lo uso dal lontano 2009 in tempi di influenza suina e troppi luridi soldi maneggiati mentre lavoravo in banca, quindi per me è bene di prima necessità per preservare la mia sanità mentale.


Ho preso della sfoglia già pronta per fare la pizza (va bene panificare ma a tutto c'è un limite) ed ero preoccupata di averla lasciata scadere e, come vi ho già raccontato, ho la fobia del cibo scaduto.

Ripeto, in situazioni di emergenza passo sopra a quasi tutto (a parte il formaggio), in situazioni normali tendo ad evitare di far scadere il cibo, è una cosa che non sopporto perchè poi lo devo gettare.

Quando ho letto la data 15 maggio mi sono arrabbiata di brutto perchè l'avevo comprata pochi giorni prima e adirittura l'avevano messa in vendita dopo la scadenza e avrei dovuto buttarla per forza.

Fortunatamente la mia padrona di casa mi ha fatto notare che siamo ancora ad aprile...

Ecco... non so più non solo che giorno è ma nemmeno che mese è, nonostante mi accorga ancora quando arriva il venerdì sera perché mi viene voglia di passare la notte a leggere (come spesso facevo, appunto, il venerdì) e invece niente, non ci sono ancora riuscita.

Libri, tranquilli, tornerò e vi leggerò.


Oggi ho condiviso musica anni 80...

Quando mi lamento della situazione attuale mi piace ricordare la vecchia vita, quella dalla quale sono scappata e uno dei ricordi che si presenta più spesso è quando lavoravo come impiegata da un commercialista e ascoltavo "Radio 80", una radio dove non c'è alcuna possibilità di ascoltare qualche novità perchè tutto ciò che trasmettono appartiene al decennio 1980-1989.

La mia vita era così, come quella radio, un sovrascriversi di giorni tutti uguali, cambiava ben poco, forse, a volte, l'ordine in cui i brani venivano trasmessi.

E anche se sono da troppi giorni imprigionata in un loop temporale che sembra non avere fine, in quei giorni era peggio perchè via d'uscita non ne vedevo, oggi, almeno, prima o poi da questa stanza so che ci uscirò e che ci sarà qualcosa di diverso ad aspettarmi.

Bello o brutto che sia non importa, sarà diverso e a me, al momento, questo basta.


E già che siamo in tema, American Horror Story - 1984:


Francia, METZ: Lotta agli usi e costumi locali

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Aprile 2019

Metz

La mattina mi alzo sempre prima delle 8.30.

Non ci riesco, a non farlo, nemmeno se so che potrei rimanere a letto tutto il santo giorno che tanto oltre a cucinarmi qualcosa per pranzo e cena, del resto me ne potrei proprio dimenticare.


E anche del cibo me ne potrei dimenticare, chi se ne frega, vivo accanto ad una panetteria che fa le baguette tradizionali più buone che io abbia mai mangiato.

Mi ricordano tanto quelle che compravo a Parigi lo scorso anno quando tornavo a casa alla sera e, se ero fortunata, trovavo il pane appena sfornato perché in Francia puoi trovare il pane caldo anche alle 18.30 di sera e beh se non avete mai mangiato una baguette tradizionale calda, rimediate e colmate questa mancanza, anche se è difficile, se non siete in terra francofona.


La panettiera, che finalmente ha capito che deve usare un guanto appositamente per prendere il pane e tutte quelle cose buonissime che vende oltre al pane e uno diverso per maneggiare il denaro, ha anche capito che la mia fantasia in fatto di panificati praticamente non esiste.

Voglio solo le baguette tradizionali, meglio se ben cotte.

Nemmeno mi chiede più cosa voglio: mi vede arrivare, prende la baguette e la mette in quel sacchetto troppo piccolo per contenerla.

E mi va anche bene perché non prendo la baguette parisienne (non mi piace molto). La baguette parisienne, che è quella che ha scelto come habitat naturale le ascelle dei francesi e di chi in Francia ci deve vivere o ha deciso di viverci (non pensiate che a voi non potrebbe capitare, è inutile, contro la baguette non potete vincere, vuole stare sotto alle vostre ascelle e troverà il modo di arrivarci, credetemi, per una baguette tutte le strade portano ad un’ascella), viene consegnata avvolta in un pezzo di carta che ne copre solo il centro ovvero la parte che finirà sotto all’ascella.

È una cosa che detesto, questa mania tutta francese di avere il pane lungo e i sacchetti corti.

È una guerra che combatto con i pochi mezzi che possiedo, in questo caso i sacchetti di plastica che finiscono a coprire la parte di pane che non ci sta nel sacchetto.


Pensavo che sarei riuscita ad imparare a fare il letto ma... niente.

Sono ancora al livello base "lenzuolo di sotto e piumone" e non riesco a rifarlo decentemente, o pende troppo da una parte o dall’altra.

E poi stavolta ho inserito il piumone dentro al copripiumone dal lato contrario e non ho nessuna intenzione di infilare il piumone dentro a qualunque cosa più di una volta alla settimana, il giovedì mattina, prima di andare a fare la spesa.

Riuscirò ad imparare prima della fine della quarantena?

No. Lo so già. Non ci sono mai riuscita non vedo come continuare con la pratica sbagliata mi possa far migliorare.


Sto in compenso diventando paranoica più del solito per quanto riguarda la pulizia della stanza.

Il cane rende impossibile mantenere la casa intera pulita come vorrei io ma nelle mie stanze non ci entra. Cioè, gli sono proibite, ma per precauzione io chiudo a chiave perché il cane si sa aprire da solo qualunque porta e trovarmelo addosso in piena notte potrebbe farmi morire d'infarto.

In compenso ho trovato in camera uno dei due gatti della nonnina Italo-lussemburghese.

La nonnina ha due gatti che vivono nella sua stanza e ai quali sto parecchio sul cazzo. Ma di brutto brutto. A loro discolpa odiano tutti ma potete immaginare la mia enorme sofferenza nel non poter coccolare due gattoni morbidissi.

Li lascia liberi di notte quando il cane dorme con la padrona di casa.

Credo pure loro siano capaci di aprirsi la porta da soli perché ho trovato uno dei due in camera mia appena finito di fare la doccia.

Non ho mai visto un animale così spaventato al vedermi. Mai. Un gatto poi... io che amo così tanto i gatti.

Dei due era il gatto cardiopatico quindi alla tristezza per l’essere stata rifiutata così bruscamente si è aggiunta la preoccupazione di avergli fatto venire un attacco di cuore.

È ancora vivo e vegeto e ancora mi odia.


Il cane continua ad amarmi e ha cominciato ad abbaiare anche a noi, giusto per vedere se si ricordava come si faceva.

Capito che poteva abbaiare anche a noi ci ha dato dentro così tanto che la padrona di casa ha deciso di mettergli la museruola perché i vicini hanno chiamato per lamentarsi.

Io ero felice di sentire tutto quell’abbaiare.

Questo qui abbaia davvero forte e mi ha fatto scordare dell’acufene, per un po'.

Visto che la coinquilina aveva trovato la museruola tutta sporca in giardino e l’aveva buttata nella spazzatura, abbaierà ancora parecchio, ho pensato, perché Amazon qui non consegna.

E invece no, ecco che è arrivata in men che non si dica una nuova museruola ed il cane è stato messo a tacere.


Se riuscissi a convincere la padrona di casa a legarlo mentre ceniamo e quelle poche volte che accendiamo il barbecue in modo da poter mangiare senza trovare il muso del cane a pochi centimetri dal piatto o, quando va male, dentro al piatto, beh... questa quarantena potrebbe anche risultare sopportabile.

Quasi, forse... no.

Ma proprio no, fatemi uscire, cazzo!!!!!

Francia, METZ: Questo silenzio mi sta assordando

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Marzo 2020

Metz

Alla seconda settimana di reclusione sto cominciando ad avere qualche problemino che non avevo previsto.


Sono in deficit di adrenalina e non potendo compensare con le endorfine, perché io esercizio fisico in casa riesco a farne ben poco, sto impazzendo.

Il giusto, nulla di grave, se non fosse che al deficit di adrenalina ho aggiunto la crisi di astinenza da Coca-Cola perché ho deciso di approfittare del fatto di non poter uscire di casa per limitare l’ingestione di quella meravigliosa bevanda per gli dei ad una lattina a settimana.

E se non pensavate che la Coca-Cola potesse dare assuefazione io dico che vi sbagliavate, non avete idea di quanto vi sbagliavate.


E fino a qui potrei anche sopravvivere senza dare di matto ma non sopporto il silenzio.

Il silenzio per me è troppo, le auto non passano, quello scemo del cane nemmeno abbaia perché nessuno prende il bus davanti a casa e abbaiare a noi non ha senso, mi trovo a dover ascoltare qualcosa tutto il giorno, mentre scrivo, perché passo ore e ore a scrivere, lo devo fare perché non sopporto quella specie di acufene che mi tormenta da troppo tempo.

Non è un acufene vero e proprio secondo il medico, è il risultato di una brutta influenza: ho sentito un crepitio nelle orecchie e dal giorno dopo ho un fischio che mi accompagna.

Sopportabile, di solito, i rumori della vita me lo fanno scordare e ci devo convivere solo alla sera, quelle sere in cui preferisco leggere un libro invece di guardare un film o una serie televisiva. Che poi, se il libro è particolarmente bello, mi dimentico di tutto, anche del fischio.

La vita si è messa in pausa e allora dico: poteva sparire anche il fischio, solo per un po’? No, giammai.


Dicevo, passo le giornate a scrivere, io che scrivere lo detesto ma mi viene anche troppo facile, nel mio modo sgrammaticato e contorto, certo, in altro modo non so scrivere.

È per me una cosa così naturale che vorrei mi piacesse davvero.

Però non riesco a scrivere senza ascoltare qualcosa.

Per un po’, tempo fa, ho provato a scrivere ascoltando degli audiolibri.

Era un esperimento e ha funzionato, mi serve per concentrarmi su una specie di rumore di fondo ma preferisco capire cosa sto ascoltando.

Quindi che ho fatto? Mi sono messa a guardare ogni tipo di serie su fantasmi e case infestate. Io che scrivo al computer e l'Iphone accanto a me a raccontarmi e mostrarmi storie che non dovrei assolutamente vedere e ascoltare.

Mi sto chiedendo perché lo sto facendo, visto che so di essere impressionabile.

Ovviamente ora, da qualche notte, sto sognando un fantasma invisibile che mi abbraccia e mi sussurra all’orecchio che mi ucciderà.

L’ho cacciato un paio di volte, tendo a contrastare gli incubi quando sono conscia di star sognando.

La terza volta ho sbottato e l’ho mandato a fare in culo, perché va bene tutto ma le minacce notturne da parte di un fantasma negli incubi non le posso tollerare. Ho un limite!!!!


La coinquilina che vive nella stanza di fronte alla mia sta starnutendo, di nuovo.

No, non mi sto preoccupando, non sono paranoica.

Due giorni fa ho preparato un risotto ai funghi. Quando l’ho assaggiato non aveva gusto, nulla, non sapeva di niente. Un brivido mi è sceso lungo la schiena. Uno dei sintomi del Covid-19 è la perdita del gusto. Ecco lo sapevo, ho pensato, lo sapevoooo.

E invece erano i funghi surgelati a non avere sapore.

Quindi forse sì, forse un po’ paranoica lo sono.

Ma non troppo, il giusto.

Le foto ai pazienti che stanno morendo in terapia intensiva le vedo anche io e che ne so se ho qualche patologia che potrebbe portarmi alla morte? Molti non lo sapevano, di stare male.

Di qui non mi posso muovere quindi tanto vale restare viva, mi dico.


Al paesino al supermercato la gente fa un po’ come gli pare.

Dalle 8 alle 9 entrano solo gli anziani, dalle 9 in poi ti chiedono solo di pulire il carrello con il disinfettante disponibile all’ingresso, per il resto manco i guanti per prendere frutta e verdura mettono a disposizione.

In farmacia va un po’ meglio, entrano solo due persone alla volta e la farmacia è molto grande.

La panettiera a 30 metri da casa invece ha smesso di maneggiare pane e soldi con lo stesso guanto solo dopo la nostra terza telefonata di protesta.

Certe norme igieniche dovrebbero essere rispettate sempre ma, ripeto, qui nessuno ci dà importanza.

Hanno smesso di portare via parte dei rifiuti. La carta, mi sembra, la cosa non è di mia competenza quindi mi limito a fare quel minimo di differenziata che è possibile fare.


Per fortuna il lievito di birra negli scaffali non ci sta più, come le farine di ogni tipo. Non sono assolutamente tentata, non mi metterò a panificare (hahahahaha ciao sono la te del futur... Ah no cazzo, no, me del futuro! Quando servivi non ti sei palesata, ora che vuoi? Io non panificherò!)

Questa cosa di fare la spesa una volta alla settimana mi sta scombussolando, di brutto, sto imparando a fare le liste, a cercare di capire cosa preparerò e quando, alla fine ho un casino di salviette umidificate, una scorta infinita di rotelle di liquirizia e ho dimenticato gli assorbenti quindi sarò costretta ad uscire prima del previsto.

E spero di aver compilato correttamente l'autocertificazione perché in francese so autocertificare solo "Voulez-vous coucher avec moi?" ma non sono certa sia motivazione valida e necessaria per lasciare la dimora.


E sopporterei tutto, lo ripeto, se potessi ancora leggere. Non riesco a leggere e non riesco nemmeno a guardare una serie tv.

Mi hanno dato una spiegazione, pare che il non riuscire a leggere sia cosa comune in questo momento tra la persone abituate a perdersi tra le parole.

Viviamo una situazione anomala e la nostra mente non vuole accomunare questo momento a qualcosa di normale e piacevole.

Lo so mente, hai ragione, ma almeno dammi la capacità di riuscire a guardare un film in pace.

Ah mi suggerisci "Il Buco"?

Questo me lo lasci guardare perché in questo momento rappresenta una perfetta e comprensibile metafora del presente?

Si, ok, ma io vorrei distrarmi... no, non posso, va bene.

Ok allora lo guardo, grazie, se poi ti venisse voglia di lasciarmi finire i libri di Donato Carrisi che stanno aspettando il loro turno nella mia libreria virtuale... ecco te ne sarei grata.

Francia, METZ: Compleanno in quarantena

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Marzo 2020

Metz

Ho deciso di scrivere una volta alla settimana, non ho foto da mostrare ma non voglio lasciar morire questo diario, il virus ha infettato le vite di tutti noi, infetterà anche queste pagine, non le posso proteggere, però non ne lascerò troppe di vuote.

Gli amici mi chiedono perché non ho intenzione di fare un progetto fotografico sulla mia quarantena.

Perché, per ora, per me non ha senso, forse non lo avrà mai.

Non voglio invadere la privacy di persone che mi conoscono appena durante un'emergenza sanitaria che ci costringe a dividere gli spazi per troppo tempo. Avevo scelto questo posto per viverci il minimo indispensabile e ora... beh, lo sapete no?

Quindi questa storia, quella che sto raccontando dalla prima parola scritta su questo diario online, per un po' farà a meno delle foto.

Condividerò però qualcosa di molto importante per me: la musica che ascolto.

Io credo che le persone possano mentire in mille modi ma ci sono delle cose che possono rivelare chi siamo veramente.

Le nostre mani, la nostra casa e la musica che ascoltiamo.

Delle mie orribili mani ve ne ho già parlato, non possiedo ancora una casa ma si sa che le case non mentono, guarda come vive una persona e capirai moltissimo di ciò che forse nemmeno voleva dirti. Cosa potrei fotografare qui? Una casa che non mi rispecchia in nulla, nemmeno nel colore delle pareti?

Mi rimane solo la musica.

Condivido spesso musica ma raramente la “mia” musica quindi... eccomi qui.


Quest'anno mi ero permessa di programmare di passare il weekend del mio compleanno a Berlino, sarei andata a ballare al Berghain, ammesso di riuscire ad entrare ma che fai, lasci fuori una creatura così insolita come me? Sono come un pokemon leggendario, sarebbe come non lasciar entrare MewTwo, suvvia.

Mi piace ballare, la techno mi garba e mi piacciono i club sopra le righe e il Berghain è “il club”.


Volevo passare un compleanno diverso, non festeggio più da molto tempo.

E beh, lo sto passando un compleanno tutto sommato “diverso”.

Sono arrivata in Francia con una crepa, io non mi sento mai sola, non me lo posso permettere, ma una giornata nel passato ha portato a galla troppi ricordi, di quando le cose erano più difficili ma allo stesso tempo molto più facili. E le crepe le devi chiudere subito perché se non lo fai rischiano di diventare voragini.

Una nuova città mi avrebbe fatto solo bene, pensavo. Già, pensavo.


Ora sono vulnerabile, la mia dannata empatia mi sta massacrando.

Temo il momento in cui uno dei miei cari mi dirà di essere positivo o quando io lo dovrò dire a loro perché a me della mia vita non importa proprio nulla ma non sopporterei di far soffrire chi ad essa dà importanza.

Non posso prendere la macchina fotografica e far finta che sia tutto irreale come faccio sempre.

Devo vivere tutto sulla mia pelle e sentirlo fino in fondo, dimenticarmi di voler essere un robot.


Sono uscita a fare la spesa indossando un berretto con due ponpon pelosi ai lati, gli occhiali da sole e una delle mascherine ffp3 comprata in Spagna. Mi sono sparata il selfie di rito per mostrare agli amici che mi stavo proteggendo sul serio (conoscendomi credo immaginassero andassi a fare la spesa leccando i pali della luce in cerca di una scossa di adrenalina).

Mi sentivo un meraviglioso Mickey Mouse Post Apocalittico, finché un mio amico mi ha fatto notare che avevo messo la mascherina sotto sopra e io ho capito perché togliendola avevo la faccia che sembrava un arrosto dopo aver tolto lo spago da cucina.

Per me è un problema non poter fare la spesa tutti i giorni.

Non sono organizzata, sono abituata a comprare quello che mi serve ogni giorno, lascerò morire le verdure in frigo, lo so già e butterò gli yogurt perché non sono stata attenta alla scadenza e io non riesco proprio a mangiare il cibo scaduto.


Il primo giorno, come da copione, i supermercati erano mezzi vuoti e il mio frigo sembrava la mistery box di Masterchef perché ho comprato quello che ho trovato ma non è stato un problema, ho la fortuna di saper cucinare, sa solo Dio come sia potuto accadere.

Ho in casa una nonna italo-lussemburghese che sta imparando dei trucchi da me.

Una nonna mezza italiana che chiede a me di svelarle i miei segreti.

Riuscite a comprendere l'immensità della cosa?


Non ho trovato il sapone sugli scaffali a parte un sapone liquido alla rosa che ha l’odore della mia infanzia e dei maleodoranti effluvi che permeavano i pomeriggi nei quali giocavo a fare la profumiera in un mondo sconnesso in cui Google non ti diceva come fare un profumo e io rubavo le rose di mia madre e ne spremevo i petali nell’acqua.

Poi quella brodaglia marciva e potete immaginare il seguito.

E così mi lavo le mani con la mia fanciullezza, con i pensieri seduti accanto al pozzo dietro casa e la voglia di accarezzare Nerino, uno dei gatti che non ci sono più.


Qui, intanto, il cane extralarge continua, non ricambiato, ad amarmi alla follia e cerca di mangiare tutto ciò che preparo.

Oggi ha pasteggiato con il fondo di verdure della lingua che ho brasato.

(sì, il giorno del mio compleanno ho brasato una lingua di vitello, che c'è di strano?)

Provate voi a dialogare con un cane non educato grande quanto un vitello, di certo non avrete mai e poi mai l'ultima parola, anche perché capisce solo se gli si parla in francese e indovinate? Esatto io il francese lo capisco un po' ma parlarlo... proverò ad impararlo, anche solo per liberarmi del cane.


Non volevo festeggiare e non ho festeggiato.

Non è una novità, non festeggio quasi mai: una volta, per esempio, ero dalla mia famiglia e avevo detto che non volevo festeggiare e mi hanno preso in parola andando a cena da un'amica. Senza di me.

Un'altra volta ho detto la stessa cosa e mio fratello è uscito con i colleghi di lavoro... ovviamente non hanno capito che quando dico che non voglio festeggiare mi aspetto come minimo una festa a sorpresa con 70 persone, catering e musica dal vivo...

Oggi mi sono ricordata di compiere gli anni perché mi sono arrivati gli auguri degli amici e della compagnia di assicurazioni di viaggio (che cazzo mi mandate a fare il codice sconto da usare entro un mese? Entro un mese il viaggio più lungo lo farò dal bagno alla farmacia, forse, e sono in Francia quindi la protezione sanitaria extra non mi serve. Spero.).


Ieri giravano su internet delle foto con una candela da mettere negli stati di whatsapp in onore delle vittime di Covid-19.

Molti miei contatti lo hanno fatto cosicché per un attimo mi è sembrato di essere in chiesa.

Che cosa strana, ho pensato.

Poi è diventato virale il messaggio in cui si chiedeva di toglierle subito perché era un'imbroglio dei satanisti che avevano preparato un rito in onore del giorno della Bestia, che sarebbe stato oggi, ma le candele andavano diffuse il giorno prima.

Ora, non sono una santa ma da qui a definirmi il demonio state esagerando eh!

Anche se a pensarci bene, da piccola la sorella di mio nonno mi chiamava "Diavolo" e tutti i torti proprio proprio non aveva...


Ho pensato molto ad un tipo, oggi. No, non un tale per cui mi sono presa una cotta, qualcuno di molto più importante.

C'è un tizio in Olanda che è diventato il mio spirito guida, tal Emile Ratelband.

Dimostra più di 20 anni meno della sue età reale e, siccome se svela su Tinder la sua vera età nessuna donna si interessa a lui, ha fatto causa allo stato perchè ritiene che se la sua età biologia è di 25 anni inferiore a quella reale non vi sia nulla di male nel cambiare la data nel suo certificato di nascita.

Emile, sono una tua sostenitrice, ti predo di combattere in ogni modo per il sacrosanto diritto di togliersi minimo quei 10-12 anni di età perchè guarda, oggi per me è stato un trauma sentire mio nipote pronunciare la mia vera età perchè mia cognata gli ha spiegato che no, la zia non ha 28 anni.

L'ultima volta che ho chiesto quanti anni dimostravo la risposta è stata 28, io me ne sento addosso 28, dovrebbe essere automatico no? Vai sul sito web del comune di residenza e ti cambi la data di nascita, punto, siamo nel ventunesimo secolo e non riusciamo a capire una cosa così semplice?


Ah già questo mondo sembra non riuscire a capire le cose semplici, come questo virus.

Che semplice non è, il virus, semplice è il fatto che non ci vuole molto a capire che se la Cina chiude una città di tali dimensioni come quella di Wuhan il problema è immenso e non una semplice influenza e basta magari leggere qualcosa di diverso dalle barzellette che si trovano sul web, qualche autore cinese magari, per capire come funzionano le cose da quella parte del globo.

Non mi capacito di come questa minaccia sia stata sottovalutata quando nemmeno io che solitamente non sono la persona più prudente del mondo non la stavo sottovalutando riducendo gli spostamenti e adottando cautele che in tempi normali non avrei nemmeno preso in considerazione.

Ma queste considerazioni io le lascio a coloro che quando hanno deciso di fare i giornalisti si sono dimenticati quanto è importante il loro mestiere per ricevere, in cambio, notorietà, like e visualizzazioni e andare contro alla fazione politica opposta a quella di appartenenza.

C’è stato un momento in cui avrei voluto fare la giornalista ma vedete, io ho delle opinioni ben precise anche se non le esplico e credo fermamente nell’imparzialità e così mi è stato insegnato pure a scuola di fotogiornalismo.

Idee ben precise e imparzialità spesso non vanno a braccetto e piuttosto di non poter essere imparziale ho lasciato perdere.

Vorrei molti giornalisti avessero avuto la coscienza di fare lo stesso, lo vorrei davvero tanto perchè molte persone non hanno né il tempo né gli strumenti per approfondire un qualsivoglia argomento, molti si fermano ad un titolo e traggono una conclusione e di titoli che fanno trarre conclusioni errate ormai se ne leggono davvero troppi.


Sto qui a scrivere invece di essere andata a divertirmi.

Vabbè, nessuno si sta divertendo in questo momento storico, mi sa.

Il mio desiderio di andare a ballare a Berlino vestita bdsm (c’è un dress code molto severo all’ingresso del Berghain? Alcuni dicono di sì, altri dicono di no ma meglio non rischiare e io risulto molto credibile come dominatrice ma proprio per nulla come clubber, vestita techno faccio ridere) non si è realizzato ma non rinuncio a fare serata.

Ora mi calo un orsetto di gomma azzurro (stesso colore della metanfetamina di Heisenberg) ricco di biotina che fa tanto bene ai capelli, mi prendo la lattina di Coca-Cola dal frigo, metto il pigiama e salto sul letto a ballare inneggiando a Moroder che con questo brano urla al mondo che i 74 sono i nuovi 24.

Giorgio se tu a 74 anni hai creato un brano come questo io ci voglio arrivare come te alla tua età!

Per ora mi accontento di dimostrarne 28 anni.

Francia, METZ: La finestra sul COVID-19

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Marzo 2020

Metz

È una strana pagina, di questo diario, quella che sto condividendo.

Una pagina che in moltissimi staranno scrivendo ma io davvero non avrei voluto scrivere.

Eppure mi sento di farlo, troppe pagine vuote non mi piacciono, alla fine, devo scrivere, sempre.

Sono arrivata in Francia in una giornata uggiosa, un biglietto del treno che non avevo comprato perchè non mi fido della puntualità degli aerei (e infatti avevo ragione), mille imprecazioni perchè le varie stazioni ferroviarie non sono collegate dalla metropolitana e un lungo viaggio sulle rotaie, troppo lento, ma, come stavo dicendo, se non compri il biglietto ti devi accontentare. Il telefono non voleva saperne di confermare l'acquisto e i controllori non volevano saperne di farmi salire senza vedere la conferma, poi la connessione è tornata giusto in tempo per non farmi restare giù.

Un viaggio ammantato di grigio e pioggia, la Spagna ancora addosso, appiccicata agli occhi e agli abiti e un po' anche al cuore.

Una stanza d'albergo che, per una volta, non aveva nulla che non andava e un pacchetto di patatine come primo, uno di orsetti di gomma per dessert e una baguette di contorno per cena perchè volevo solo andare a dormire e di domenica i supermercati sono chiusi e in stazione non avevo trovato granchè.

Ah già, e la valigia da richiudere la mattina dopo.

Sto a Metz da 3 settimane e qualche giorno in più, non proprio a Metz a a Saint-Julien Les Metz, in una casa che guarda la strada, una di quelle che da fuori sembrano davvero piccole, poi ci entri e trovi 1 cucina, 3 bagni, 5 camere, 2 studi, una enorme sala da pranzo con bar annesso, una lavanderia, ripostigli vari ed un'ala disabitata dove probabilmente ci stanno i fantasmi ma io non lo voglio davvero sapere, se ci stanno davvero.

Mi era sembrata una sistemazione ideale, a poco più di 2 chilometri dalla città, vicino ad un supermercato, una farmacia, un ufficio postale, ed uno sportello bancomat e quando hai vicino queste tre cose, beh, tutto il resto è relativo, almeno per me.

Sto qui, in una stanza troppo grande in un seminterrato con la finestra che dà sul cortile, vedo solo una staccionata e se apro la finestra entra la polvere e io detesto avere la camera ad un livello di pulizia non finlandese.

La cucina è super accessoriata, il forno ed il forno a microonde sono un po' troppo complicati perchè io li possa usare senza un libretto di istruzioni e i canovacci appesi accanto al lavello puzzano di cane.

Già, in casa ci sta uno Schnauzer gigante nero, impaurito dalla sua ombra, non educato, che passa il tempo a tediarmi e viene sculacciato con i canovacci (non da me ovviamente, io i canovacci nemmeno li tocco, viva la carta da cucina) quando si comporta male.

Vivo con altre 3 persone e questo cane troppo grande per non essere ingombrante e vorrei essere sola perché in momenti come questo preferiresti non doverti spaventare per l’avere in casa due persone di età a rischio di cui una con una di quelle patologie che aggravano la probabilità di morte e non so se ringraziare la fortuna di essere in un luogo piuttosto sicuro anziché in una grande città (solitamente con la sfortuna che ho avrei dovuto rimanere bloccata in un paese con il nome che termina per -stan o in zone prive di un servizio sanitario) o dannarmi l’anima per non poter essere in prima linea a documentare ciò che sta succedendo per aver deciso di non essere una reporter, di lasciare gli altri a spintonarsi per una foto e fare le mie foto a modo mio, quando la storia ha il tempo di raccontarsi e tu hai tempo di ascoltarla senza dover intuire un qualcosa che è solo all’inizio o raccogliere i brandelli di qualcosa che è già finito. 

Quest’anno, mentre come al solito festeggiavo il nuovo anno a casa con parte della famiglia (pessima idea, dico sempre che sarà l’ultima volta e poi ci ricasco in continuazione), mi sono permessa di fare dei progetti. 

Io non faccio mai progetti, non programmo viaggi, non sogno un cazzo di niente, ho una vita che va vissuta giorno per giorno, biglietti aerei che costano un casino perché non posso prenotare in anticipo, amici ai quali non posso promettere nulla perché che ti affezioni a fare se non si sa se o quando ci si rivedrà... per me il 2020 avrebbe dovuto essere diverso.

Trasferimento in Francia, pausa lavorativa a luglio-agosto per andare in Sudamerica a sfidare ogni mio limite (pregando di tornare a casa sana e salva in quanto viaggio fortemente sconsigliato alle donne sole ma... siamo alle solite, se nessuno mi accompagna con chi devo andarci?), allenamento intensivo per rimettermi dopo l’anemia.

Sono venuta qui in Francia piena di aspettative, in primis la possibilità di visitare in santa pace il Lussemburgo. Ho sempre sognato di visitare il Lussemburgo, credo sia perché ha un nome così altisonante... boh.

Ho trovato brutto tempo e un’emergenza sanitaria che aleggiava nell’aria, la si sentiva arrivare.

Poi è stata colpita l’Italia e ho cominciato a stare male perché ho amici e famiglia a rischio, perché mia madre è ipertesa e ha 67 anni e mio fratello e mia cognata continuano a lavorare.

E ancora poi è stato il momento della Spagna e lì ho lasciato da poco gli amici.

Oggi hanno chiuso in casa anche noi, con un largo preavviso perché le sceneggiate dei treni affollati di notte qui non le volevano vedere. 

Pensavo di avere tempo di raccontare e soprattutto fotografare ciò che mi circonda, a Metz ci sono andata ogni sabato, a fare la spesa al mercato del pesce perchè volevo i calamari da preparare ripieni di asparagi e gamberi e ci ho messo un po' a capire che dopo le 9 di mattina gli unici calamari che avrei trovato sarebbero stati i fratelli gemelli del kraken e va bene tutto ma io un calamaro di un chilo per cena non riesco a mangiarlo.

Solo che prima delle 9 di mattina può accadere che il pescivendolo sia troppo addormentato per non far cadere il resto del denaro dentro ad una cernia. E per me avrebbe anche potuto rimanere lì ma mi sono imposta di avere rispetto del denaro che guadagno, quindi ho accettato i soldi puzzolenti di pesce (chiaramente non li aveva puliti ptima di darmeli) e sono andata in giro con i soldi in mano perchè col cazzo che li avrei messi dentro al portafoglio finchè non li ho smerciati al Carrefour che ovviamente era chiuso per lavori ma io gli asparagi li avevo visti solo in quel piccolo supermercato così fuori mano, che avrei dovuto fare, non aspettare un'ora o poco meno con quei soldi sempre in mano?

Fortunatamente non sono riuscita a fare l'abbonamento ai mezzi pubblici perchè io in stazione ci sono andata ma gli sportelli erano chiusi, pochi avventori se ne stavano seduti ad aspettare gli autobus, cartelli ovunque chiedevano di mantenere la distanza di sicurezza e mi sono chiesta quando potrò riprendere i mezzi pubblici, la macchina fotografica a tracolla e una lista di cose da fotografare.

E finchè il sole non splenderà, beh chi se ne frega se non potrò tornare in città, grigia e piovosa come lo è stata nelle ultime tre settimane e sopporterò anche di non andare in Lussemburgo, ripeto, qui il tempo fa schifo.

Ho paura del silenzio, quel silenzio che a volte cerco ma che non sopporto se mi viene imposto.

Per ora avremo davanti a noi due settimane, non so come andrà, ve lo racconterò, cercherò di essere prudente, per quanto io sia capace di essere prudente, e usare questo tempo in modo costruttivo, cosa che stanno cercando di fare tutti e che probabilmente non mi riuscirà, so solo che non passerò tutto il mio tempo a guardare serie tv perchè, beh, so che non dovrei dirlo ma... io odio il binge watching. Amavo attendere, guardare il calendario e chiedermi chi avrebbe ucciso Dexter il giovedì successivo o che geniale trovata di marketing avrebbe partorito Don Draper di "Mad Men".

Andrà tutto bene, finchè non avrò trovato il tempo di sistemare il mio hard disk, se troverò il tempo per fare anche quello, beh, allora vuol dire che la quarantena sarà durata un po' troppo.

Spagna, MURCIA: Hasta pronto España, stavolta per davvero

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Febbraio 2019

Murcia

Stremata dalle richieste materne sono tornata in Italia per passare le feste natalizie con la mia famiglia.

È stata una buona idea? Per un paio di giorni sì, il tempo di salutarci e volerci bene, poi, io e famiglia tendiamo ad amarci di più quando stiamo a centinaia o migliaia di chilometri di distanza.

La cosa singolare è che davvero andiamo molto d'accordo, semplicemente abbiamo abitudini di vita completamente diverse e non mescolabili.



Era cominciato tutto molto bene.

Sono arrivata a Milano troppo tardi per prendere un autobus o un treno per tornare in Veneto quindi ho passato la serata a cena con una coppia di amici e il loro cane e la mattina dopo me ne stavo a spupazzare i gatti sul divano mentre leggevo i numeri arretati di Dylan Dog.

Il giorno della Vigilia di Natale ero talmente stressata da confondermi e pensare di avere l'appuntamento dalla parrucchiera alle 14 invece che alle 10.

Credo esista un Dio (probabilmente temeva la mia apocalittica reazione se non me ne fossi accorta quasi in tempo) perchè una vocina interiore alle 9,44 mi ha detto: controlla l'orario dell'appuntamento dalla parrucchiera, va.

O, molto probabilmente, la mia mente aveva registrato l'orario corretto e l'inconscio ha tentato di arginare la tragedia.

Tragedia che stava per compiersi perchè non c'erano auto disponibili a casa mia e io dovevo farmi 5 km. Stavo valutando la bicicletta ma non avrei fatto in tempo (immaginate dover dire alla vostra impegnatissima parrucchiera che arriverete in ritardo e dovrà incasinare tutto la Vigilia di Natale quando tutte le clienti vogliono andare a farsi belle per il pranzo del giorno dopo), finchè mia madre è tornata a casa e mi ha ceduto la sua auto. L'ho quasi strangolata quando mi ha detto che sentiva il telefono squillare ma ha ben pensato di controllare quando sarebbe arrivata a casa, dopo essersela presa molto comoda.

Ps: Samantha ti adoro per essere comunque riuscita a tingermi i capelli super rosa nonostante io sia arrivata in ritardo.

Avrei dovuto fare i bagagli e tornarmene in Spagna seduta stante ma ho desistito, troppi amici da incontrare.



Quindi, beh, sono tornata a Milano dopo Natale, poco tempo per vedere tutti e un biglietto per Madrid comprato sull'onda del nervosismo, non avrei retto un giorno in più, odio il posto dove sono nata, non ci posso fare nulla.



Speravo andasse meglio e invece lo dovevo capire da come è andata all'aeroporto di Linate la mattina del 2 gennaio che le cose avrebbero solo potuto peggiorare.

Ero felice e allo stesso tempo volevo strozzare i miei migliori amici perché mi avevano comunicato solo la sera prima che si sarebbero sposati il 25 gennaio.

Gli avevo chiesto se intendevano sposarsi il giorno 30 dicembre 2019. Risposta: "Mah, boh, magari un giorno."

Il giorno 1 gennaio 2020 ero da loro: “Hey sai che c'è? Ci sposiamo tra poco più di 3 settimane."

"Ok ragazzi ci vediamo tra 3 settimane, mi piacerebbe sapere se volerò a Milano da Francia, Spagna o Finlandia, al momento non ho ancora nessuna conferma ma ci sarò di certo.”

Ok... Che cazzo mi metto? Non ho messo nulla di adatto in valigia... ma poi... nel mio sterminato archivio, ho davvero degli abiti da cerimonia? No, proprio no.



In aeroporto è cominciata male, ma male male.

Indossavo una bellissim felpa Adidas di velluto con le maniche a campana. Vi devo spiegare che succede se andate in bagno e la manica a campana si posiziona perfettamente sotto al rubinetto e voi non ve ne accorgete e poi parte il getto d'acqua?

Non serve vero?

Sono andata ad imbarcare il bagaglio e per la prima volta in vita mia ho dovuto aprire la valigia in aeroporto (un'altro dei miei incubi divenuti realtà) e buttare delle cose. Avevo 3 kg in più del dovuto e mi erano stati chiesti 80 euro per imbarcarmeli.

Sono rimasta perplessa, un'altra compagnia mi aveva imbarcato 8 kg in più con solo 24 euro di sovrapprezzo. Ho pensato che dopotutto potevo buttare quelle vecchie sneakers che avrei comunque buttato di lì a poco e di, ahimè, liberarmi di quei litri di meraviglioso bagnoschiuma al cocco che trovo solo in Italia.

L'umore stava peggiorando sempre di più.

Dopo i controlli al gate mi sono ritrovata con il giubbotto disteso a terra (appena ritirato dalla lavanderia) e la borsa completamente aperta. Il passaporto stava per uscire per una passeggiata.

Poteva finire così?

No, certo che no, sono riuscita ad impigliare la manica del suddetto giubbotto, salendo l'aereo, sul corrimano della scaletta con conseguente rallentamento di tutti gli altri passeggeri perchè impigliarsi è facile, disimpigliarsi un bel po' meno.



Nel tragitto Madrid-Murcia ho scoperto che la mia prossima destinazione sarà Metz, Lorena, Francia, vicino a Germania e Lussemburgo, una zona che non conosco e poi ho sempre sognato di avere tutto il tempo di visitare il Lussemburgo.

Perché? Non ne ho davvero idea, non so nemmeno che c'è di interessante in Lussemburgo, lo scoprirò.

Il mio padrone di casa è venuto a prendermi alla stazione dei bus ma ci ha messo un po' a trovarmi perchè di me ora tutti ricordano i capelli rosa e se metto un berretto nessuno mi riconosce. Avevo letto da qualche parte di questa cosa: un particolare eccentrico fa concentrare solo su quello, tutto il resto passa inosservato. Mi ha vista quasi tutti i giorni per quasi 6 mesi e se mi presento con i capelli di un colore diverso non mi riconosce... Affascinante, ho pensato, come ricordiamo ciò che è più facile ricordare.

Non è stato l'unico a non riconoscermi quando ho indossato un berretto nei pochi momenti in cui la temperatura lo ha reso necessario.



Sono tornata facilmente alla normalità che conoscevo, a partire dalla stanza che vuota non era ma piena di addobbi, un cartello di "bentornata", un grembiule da cucina rosa sul letto (padrone di casa e compagna sono stati dolcissimi).

E per un po' è andato tutto bene, sono andata a zonzo per la città, ho visitato il Santuario de Nuestra Señora de la Fuensanta che mi ero persa nei mesi scorsi e ho imprecato per bene quando mi hanno detto che la Statua della Madonna era in restauro.










Poi sono andata al matrimonio dei miei migliori amici.

Dopo intere giornate di discussioni, madre e fratello hanno decretato che no, non sarebbero venuti a Milano a portarmi gli abiti per la cerimonia, me li avrebbero spediti.

Hanno scordato di mettere il mio nome sul pacco e i migliori amici, che di mestiere noleggiano dei bellissimi studi fotografici, hanno aperto il pacco e hanno pensato che un cliente avesse mandato abiti e accessori per uno shooting e hanno portato tutto nello studio dove i vestiti erano già stati appesi.

Fortunatamente mi è venuto in mente di chiedere.

Toccatemi tutto ma non il cappotto di Moschino.

Ci ho messo 15 ore per arrivare a Milano e 13 per tornare a Murcia. Ho dovuto comprare il biglietto all'ultimo momento perchè non avevo idea se poi avrei dovuto rientrare in Spagna o se avessi dovuto andare direttamente a Metz e se prendi il biglietto all'ultimo... beh, ti adegui.

La cerimonia è stata stupenda, un matrimonio in Comune alle 9.30 di mattina a Milano (lo so, non si sposa nessuno a quell'ora ma loro lo hanno fatto lo stesso), tema "Peaky Blinders", io in piedi dalle 6.30 a carcare di truccarmi decentemente, i capelli per fortuna stavano molto bene ed erano ancora abbastanza rosa da abbinarsi al mio outfit molto colorato ed eccentrico perchè ai matrimoni non ci si veste di nero. O almeno, non ci si vestiva di nero. Pare che ora sia stato sdoganato.

Io me ne stavo come un tulipano in mezzo ad un prato di margherite con i miei stivali a fiori, i pantaloni di pelle verde militare, il cappotto multicolor e la borsa verde scuro.

No, non vedrete una mia foto ma era tutto perfettamente abbinato, so ancora vetirmi colorata se serve.



È stato un colpo al cuore dovermene andare dopo aver passato una giornata con gli amici e persone che non vedevo da molto tempo, la sera loro se ne sarebbero tornati nelle loro case a Milano e dintorni, pronti a rivedersi ogni volta che ne avrebbero sentita la necessità, io me ne sarei tornata a Murcia a 1601 chilometri di distanza (ho chiesto a Google Maps la distanza più breve percorribile in auto).

Passavamo quasi tutto il tempo libero insieme, quando stavo a Milano.

Ed è stato ancora più triste ricordare quando preparavo la cena a casa per non devastare lo studio fotografico che noleggiavano e in cui vivevano, il quarto del gruppo passava da me, cercavamo una di quelle auto a noleggio che trovi per strada, e portavo il cibo a domicilio, sempre che Gatto non mangiasse mezza cena durante il tragitto, cosa che ha fatto più di una volta.



Tornare a Murcia con questi ricordi mi ha messa di malumore, avrei avuto un altro mese davanti a me ma, beh, si poteva fare no? Poi altra vita, un'altra volta.

Sì, ce l'avrei potuta fare a parte che in valigia mi ero portata abiti poco consoni al caldo del sud perchè io in Spagna ci sarei dovuta restare al massimo 10 giorni ma vabbè esistono dei simpatici negozi che vendono vestiti, mi sono detta.



E poi mi sono ammalata di nuovo.

Tornando da Milano, non ho fatto tempo a scendere dall'aereo che lo avevo già capito che c'era qualcosa che non andava, ormai conosco il problema e non mi coglie più di sorpresa.

Stavolta, però, l'anemia mi ha spezzato le gambe.

La prima settimana ho fatto finta di nulla, ho pensato “passerà”, poi ho cominciato a faticare a lavorare in piedi e beh dei posti che avrei voluto visitare ho capito che avrei potuto farne a meno, anzi, avrei dovuto.

La seconda settimana era evidente che avevo dei problemi, le occhiaie erano troppo presenti anche sotto ad uno strato di correttore, sembravo lo scheletro di un panda, sempre più pallida ed emaciata.

L'emorragia non voleva saperne di fermarsi.

La terza settimana, il venerdì, sono tornata a casa prima dal lavoro, non volevo che il mio padrone di casa e la compagna mi accompagnassero in ospedale, non mi piace imporre a nessuno di doversi prendere cura di me. Mi dicono che è la cosa più normale del mondo ma io la penso diversamente.

Ho appurato che il sistema sanitario funziona bene, sono andata al pronto soccorso, mi hanno fatto un veloce triage e in poco più di due ore mi hanno fatto un prelievo di sangue ed un elettrocardiogramma, ficcata in una stanza con una flebo di non so cosa in vena, consegnato le analisi e infilato un altro paio di flebo di cui una di ferro perchè una volta tanto sono andata in ospedale in tempo.

In Italia mi hanno sempre curata con delle compresse, anche quando la situazione era molto più grave, qui se avessi aspettato un paio di giorni avrei provato l'ebbrezza di una trasfusione di sangue.



Stavolta è stata più dura del solito.

No, non per l'essermi trovata da sola in ospedale in una stanza dove un sacco di persone stavano male e avevano delle flebo in vena, molti probabilmente stavano molto peggio di me.

Non mi impressiono, per me è stato più o meno come per un robot andare a farsi cambiare l'olio...

È stato il dover affrontare di nuovo un problema con il quale dovrò convivere in un momento in cui mi stavo chiedendo se avessi fatto le scelte giuste.

Sono dove avrei dovuto essere, le scelte importanti che ho fatto in passato le ho fatte perchè in quel momento scelta non ne avevo e ora, beh, preferisco non averla, ancora per un po', ho le mie motivazioni.

Alla fine davanti alla malattia, qualunque tipo di malattia, siamo sempre soli e, nel mio caso, vedere chi mi sta accanto preoccuparsi per me mi fa solo stare peggio. Molto peggio.

Stasera prenderò un autobus per andare ad Alicante dove mi aspetta un aereo per Parigi, domattina.

Da brava mattiniera ho prenotato il primo aereo per la capitale francese però l'ultimo bus per Alicante è alle 19... vabbè, ho un po' di cose da leggere e a fare queste cazzate ci sono abituata, ormai lo sapete.

Mi sono comprata 3 mascherine ffp3, le migliori, qui si trovano ancora. C'è quel virus cinese che sta cominciando a girare un po' troppo per i miei gusti e ho preferito premunirmi.

Non mi va nemmeno molto l'idea di passare troppo tempo in aeroporto, sarò paranoica ma poco più una settimana fa stavo con un ago nel braccio in ospedale e sono ancora molto debilitata, un virus che ha mandato un panico la Cina, beh, non mi farebbe proprio bene in questo momento.



Ti saluto Spagna, ci rivedremo, ho degli amici qui e per gli amici il tempo lo troverò e anche per te, che hai ancora molto da mostrarmi.

E poi magari lo spagnolo lo imparerò perchè quando ho detto al mio padrone di casa che stavo andando a Milano al matrimonio dei miei migliori amici, lui ha capito che stavo andando a Milano a sposarmi e... ecco, va bene tutto ma che mi si creda sposata a distanza proprio no.

Spagna, MURCIA: Il mistero di Godofredo Nemesio

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Dicembre 2019

Murcia

È ora di andare.

Di nuovo.




La valigia è in attesa di essere chiusa, di solito mi ci siedo sopra e con fatica tiro la cerniera, prima o la romperò, ne sono certa, e dovrò cercare di trovare un'altra valigia, all'ultimo momento prima di partire (spero non sia questo il caso ma temo che prima o poi accadrà).

Le valigie non mi durano molto, stavolta ho rotto le rotelline, la volta scorsa ho dovuto chiedere ai coinquilini ingegneri di smontarmi il manico (si chiama manico? Maniglia? Cos'è?) del trolley che era rimasto incastrato e non riusciva più a scendere nell'apposito allocamento.

Ogni Natale voglio regalarmi un set di valigie con la Union Jack, ne ho viste alcune molto belle (bisogna valutarle attentamente perché con la Union Jack stai poco a cadere nel trash) e se vi state chiedendo perché desidero un set di trolley con la bandiera inglese... beh, mi piace riconoscere facilmente la mia valigia quando la aspetto al ritiro bagagli.

Se non avete mai litigato con qualcuno che si rifiuta di darvi la vostra valigia perchè è convinto che sia la sua, forse non potete capirmi.




Mio fratello ai tempi mi aiutò a portare a casa le mie cose da Milano, quando la città che tanto mi aveva voluta decise di mandami via (e aveva ragione, avevo esaurito il mio tempo laggiù).

Mise uno dei miei trolley rossi, pieno di utensili da cucina (avevo di tutto), nell'apposito scomparto e un paio di dolci vecchine se lo presero scambiandolo per il proprio bagaglio.



Se ne accorsero una volta scese dal treno urlando “oddio la valigia, la valigia, la valigiaaa”, attirarono l'attenzione del fratello che si accorse di che valigia avevano preso e andò incontro alle malcapitate chiedendosi che cosa avrei trovato io nella loro valigia se nessuno se ne fosse accorto.

E soprattutto come avrei preso la notizia di aver perduto per sempre il mio spremiagrumi elettrico nero opaco.



Ma, come vi dicevo, io le valigie non riesco a non romperle, quindi al momento ho comprato l'ennesimo trolley nero.

Pesa parecchio, io dico che sto dentro ai 23 kg tassativi per l'imbarco senza supplemento, il mio padrone di casa non ne è convinto, pensa pesi sui 30 kg.



Riesco ad alzarla tranquillamente con una mano quindi se ha ragione lui, beh, andare in palestra ogni giorno ha dato i suoi frutti.



Credo che lo scoprirò in aeroporto, qui non esiste nessuna bilancia pesa persone. Non che io abbia fatto qualcosa per cambiare lo status quo, non mi piace pesarmi, credo non piaccia a nessuno.

Ricordo ancora con i brividi la volta in cui mi pesai in un albergo a New York, un sacco di anni fa, e mi scordai per un attimo della conversione libbre-chilogrammi...

Avrei voluto mangiarmi un'altro arroz nigro (paella al nero di seppia con seppie e tonno) da Los Arroces De Los 9 Pisos, il mio ristorante preferito a Murcia, un'altra insalata russa che buona come la fanno qui io non l'ho mai mangiata (ma l'ho davvero mai mangiata prima?), del polpo alla griglia, un sacco di calamari fritti e una valanga di tapas varie.

Il "Murciatone" no, manco mangio il panettone come ogni italiano che si rispetti, figuriamoci la versione murciana. Più o meno ci assomiglia, dalle mie ricerche sono riuscita ad evincere che la differenza sta nella farina usata e nella varietà di canditi che comprendono anche melone, pesca e albicocca.



Mi mancherà la Spagna, lo so da un bel po'.

Ci ho messo un sacco di tempo a capire questa nazione, così allegra, a volte troppo lenta per una persona come me che ferma proprio non riesce a stare.






Me lo avevano detto che la Spagna fa così, che ti entra dentro poco a poco e quando poi la devi lasciare, te ne vai, ma un pezzetto di cuore glielo regali.



Ormai dopo quasi 6 mesi, avevo imparato ad andare in centro città senza dover usare le mappe del telefono (più o meno e solo perché la strada era quasi sempre dritta) e addirittura riuscivo a percorrere un paio di strade diverse per andare alla stazione degli autobus senza perdermi. Per una persona per la quale 500 metri non lineari diventano qualcosa di molto simile al labirinto del Minotauro (immagine che trovo piuttosto evocativa visto che siamo in Spagna) è una grande vittoria.

























Come da mia prassi sono riuscita ad offendere la gente di qui rifiutando inviti a bere la cerveza locale (birra).

Riesco sempre ad offendere gli autoctoni, ho offeso i francesi insultando i loro formaggi puzzoni, gli olandesi rifiutando la marijuana e i cechi schifando la Kofola (la schifosa imitazione locale della Coca-Cola).

Non lo faccio apposta, davvero, è che se una cosa non mi va, proprio non mi va e non trovo nulla di male nello spiegare che no, non farò finta che una cosa mi piaccia per non offendere chi me la offre. Se io ti porgo qualcosa che a priori non apprezzi, per quale motivo dovresti farmi torto rifiutandolo?



A parte la zumba, quella ora la adoro, anche se molto dipende dal fatto che adoro il trainer e la sua particolare scelta musicale, la zumba insegnata da altri non è la mia zumba e mi fa solo venir voglia di tornare all'idea iniziale ovvero creare una playlist per la metal-zumba.

Mi sono fermata a questi brani, poi ho stoppato la mia ricerca, troppo presa ad ancheggiare a ritmo latino.

Marilyn Manson - Tainted Love

Rammstein - Ich Will

Korn, Skrillex, Kill The Noise - Narcissistic Cannibal

E poi la Spagna mi ha anche regalato la conoscenza. Ho scoperto l'esistenza del termine "fotografia boudoir".

Sorvolo sulla diatriba che ne è nata perché io davvero non avevo idea di cosa fosse e nemmeno mi vergogno della mia ignoranza.

So cos'è il cross processing (che alla scuola di fotografia chiamavamo amichevolmente crossing), come costruire un foro stenopeico e prima o poi me ne andrò a zonzo con una fotocamera di legno grande formato di fine '800 e sperimenterò la tecnica del collodio umido (devo solo capire come evitare di puzzare per tipo tutto il resto della mia vita), di certo non mi ritengo "non una fotografa".

Non mi sono mai interessata a quel tipo di fotografia perchè, personalmente, la ritengo inutile.

Non giudico né i fotografi che la amano, né le persone che sentono la necessità di farsi fotografare in quel modo, ognuno ha una sensibilità diversa e ha bisogno di esprimersi con strumenti diversi.



Ho però riflettuto molto, a me la fotografia boudoir non interessa minimamente perché non è reale, perché funziona quasi sempre così: ti fai fare delle foto in un contesto sensuale, il/la fotograf* la sviluppa e poi la ritocca, tu ti aspetti che lo faccia e spesso nemmeno ti viene chiesto se e come vuoi essere ritoccat* o, nei casi più estremi, rimodellat*.

Ciò che alla fine avrai non è un tuo ritratto, è più o meno ciò che vorresti essere o come il/la fotograf* pensa vorresti vederti.

E mi sta bene finchè si è consci di tutto ciò, di avere in mano un ritratto che è più simile alla pittura, come concetto, che a quella che io e molti altri riteniamo “fotografia”.

Nella fotografia di moda il fotoritocco estremo non mi disturba, fa parte di un immaginario irreale che, spero, tutti percepiscano per irreale.

Mi preoccupa, nella fotografia boudoir, quando questo tipo di foto hanno uno scopo diverso, ovvero quello di dipingere falsi ricordi, di cercare approvazione sia da sé stessi che da coloro che non facevano parte della nostra vita al momento dello scatto e non possono sapere che la persona che hanno davanti e quella nella foto hanno coesistito solo nell'immaginazione o del fotografo o del modello (scusatemi, mi devo abituare a scrivere "gender neutral", gli errori non sono voluti).



Ho letto di recente un libro, "Nel grande vuoto" di Adil Bellafqih. Ricordo che i rapporti umani, tra le pagine, sono spariti. Sono gli avatar a "vivere", comprando uno di essi si compra anche tutto il contesto sociale che lo circonda.

Il problema è che l'avatar iniziale assomiglia moltissimo all'umano sul quale viene modellato e per migliorarlo bisogna investire del denaro, a volte molto denaro.

Nessuno investe su un corpo che non può più essere visto, tutto viene investito per migliorare l'avatar, ciò che gli altri possono vedere e giudicare.

In quel mondo la gente preferisce morire per non essersi presa cura di sé piuttosto di non prendersi cura del proprio avatar.

Preferiamo una bella e finta foto che cercare di migliorare la nostra immagine allo specchio, soprattutto se parte della nostra vita la viviamo nei social.

Ed è una cosa che capisco eh. Anch'io ho dei problemi con le foto che mi ritraggono, ormai lo sapete.

Ed è una fortuna, allo stesso tempo, io la mia vita la vivo, non la fotografo.

Condivido qui i luoghi che visito, qualche pippa mentale e le migliaia di figuracce che una cabra loca despistada come me fa in continuazione ma non il mio aspetto.

E se non perdi il tuo tempo a metterti in posa, hai più tempo per vivere, credetemi.









Quando ho cercato casa a Murcia, l’unica cosa di cui mi importava era la vicinanza al luogo di lavoro, di modo da poter evitare di essere incenerita dai raggi solari nel tragitto da casa.

Fortuna ha voluto che trovassi una stanza perfetta per le mie esigenze. Ad affittarmela fu Godofredo Nemesio (che ha un nome molto più comune e bello di questo ma qui lo chiameremo così) un ragazzo che dalle foto sembrava mio coetaneo e scriveva in un inglese migliore del mio (non che ci voglia molto eh).



Al mio arrivo ho incontrato Godofredo Nemesio ma non un coetaneo bensì un gentile uomo di mezza età che del ragazzo della foto aveva solo il colore degli occhi e siccome io non sono nemmeno lontanamente fisionomista (non ricordo i volti delle persone che incontro e non sono capace di notare somiglianze, mi rendo conto che può sembrare strano per una fotografa ma tant'è) ho pensato “Oh, allora non sono l’unica che in Air Bnb ha messo una foto di “qualche” anno fa".

Godofredo Nemesio però, secondo me, aveva un pochino esagerato perché il ragazzo della foto sembrava avere almeno una ventina d’anni in meno, ma, ehm, ripeto, chi sono io per giudicare un peccato così veniale?

Godofredo Nemesio che mi ha aperto la porta di casa non parla inglese. Ho pensato “vabbè si sarà fatto aiutare da qualcuno per rispondermi in chat”. La cosa mi è sembrata strana ma il caldo mi ha fritto i neuroni quindi non ci ho più fatto caso e amen.



Ho riscritto a Godofredo Nemesio su Air Bnb più o meno 3 settimane dopo il mio arrivo. Lui mi ha contattata su whatsapp e grazie alla foto profilo ho scoperto che si trattava del ragazzo che mi aveva affittato la casa all’inizio. Quello con cui posso scrivere in una lingua che comprendo e non usare un misto di italiano, spagnolo, dialetto veneto, parole che invento. Quello che assomiglia davvero poco al mio padrone di casa di mezza età.

E qui la cosa si è fatta troppo complicata per il mio povero cervello ormai incenerito dall’afa murciana.



Il mistero mi è stato svelato: ci sono due Godofredo Nemesio, padre e figlio, perché qui in Spagna fino a un po’ di anni fa era consuetudine dare al primogenito il nome del padre.

In questo caso entrambi i nomi.



Questa usanza mi ha stupito, penso che i soprannomi vadano molto di moda, per forza di cose.

E poi mi sono resa conto che l’uomo di mezza età non aveva messo una foto di quando era più o meno mio coetaneo ma suo figlio più o meno mio coetaneo aveva messo la sua foto aggiornata.

"E ora che faccio?", mi sono chiesta. Io possiedo 5 foto di me stessa, 3 non sono adatte ad Air Bnb e in una sembro più matta di quello che sono.



Rimane la quinta che uso da ormai troppi anni.

Potrei farmene di nuove ma è quasi impossibile per me farmi fotografare o fotografarmi.

Non sono cambiata molto da quella foto, e quella foto è rassicurante perché in qualche modo mostra ciò che sono veramente, ora una eventuale foto mostrerebbe sì lo stesso viso (o così mi dicono) ma in me è sparita ogni traccia di gentilezza o dolcezza. O, almeno, io non le vedo più quando mi guardo allo specchio.

Mi chiedo cosa sia successo, sono cambiata in tutto e per tutto ma rimango sempre una persona gentile eppure non traspare più.




La mia faccia invecchia lentamente, mi sta bene così, non le voglio le rughe. O, almeno, non troppo evidenti.




Probabilmente avrò fatto qualche strano patto con qualche demone a mia insaputa perché, a parte i capelli bianchi, l’unica parte di me che dimostra la mia vera età e pure qualche anno di più sono le mani.



Non ci ho mai badato alle mie mani, non ho pensato di cucirci sopra una qualche maschera, una di quelle che spesso sono necessarie.

Volete sapere chi sono davvero? Guardate le mie mani.

Non ho delle belle mani, non nel senso classico del termine.

Porto le unghie cortissime perché sono stata abituata a tenerle così da quando, a 9 anni, ho cominciato a suonare il pianoforte. Poi con il pianoforte ho smesso a 18 anni ma l'abitudine di tagliarmi le unghie cortissime è rimasta.

Sono piene di cicatrici e calli perché, non essendo capace di usare i pennelli, dipingevo con le dita e i colori ad olio e i gessi sono difficili da tirare e mi spellavo i polpastrelli fino a farli sanguinare e gli spray che usavo per fissare i colori mi bruciavano le nocche.

Mi sono tagliata con la carta dei libri troppe volte per ricordarle tutte.

Non metto lo smalto, non ne vedo alcun motivo, amo cucinare e toccare il cibo, davvero, non posso immaginarmi mentre preparo la pasta fatta in casa o le polpette o taglio la verdura con le unghie smaltate.

A volte, per fare delle foto, mi arrampico, mi ferisco, maltratto quelle dita che mi permettono di prendermi le foto che vedo con un semplice click.

Tormento le cuticole perché sono irrequieta e con qualcosa me la devo prendere e le cuticole sono sempre, appunto, a portata di mano.

Non porto anelli, stonerebbero nelle mie mani così brutte anche se prima o poi comincerò a collezionare anelli con il teschio di Alexander MacQueen e li lascerò in un cassetto o forse li sfoggerò solo dopo essere andata dall'estetista.

Un tempo delle zingare mi lessero la mano ma la mia storia non sta scritta nel palmo.

Sta scritta su polpastrelli, nocche e unghie e quel dorso dove le vene cominciano a vedersi un po’ troppo.

Potrei curare di più le mie mani? Si. Ci ho provato più volte ma sono una parte di me che pretende di essere vera, niente nail art o piercing alle unghie, nemmeno una crema idratante ogni tanto, le mani mi ricordano chi sono, chi ero e, fanculo, mi mostrano chi sarò. 



Mi piacerebbe poter dire che riesco a leggere anche la storia delle altre persone solo guardando loro le mani ma non è così.

Se qualcuno mi vuole raccontare la sua storia vorrei lo facesse con le parole, sono stufa di cercare di capire da me.  

Le mani sono lo specchio della mia anima, non i miei occhi, non da quando sono stati sostituiti dalle lenti di un obiettivo, forse però per gli altri vale ancora la vecchia regola. 

Non lo so, non sono più capace di guardare davvero qualcuno negli occhi con i miei soli occhi.







Murcia la voglio salutare così, con la canzone che me la ricorderà perché per troppe volte l'ho ascoltata passeggiando, quando calava il sole e il caldo si faceva meno insopportabile e io ricordavo una vita passata che non so se mi appartiene più.


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