LOSTinSTORYTELLING

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Francia, MONT SAINT-MICHEL: Tanti auguri a me (e smettetela con lo Zodiac Shaming!!!)



Marzo 2019

MONT SAINT-MICHEL

Desideravo da molto tempo visitare Mont Saint-Michel. Ad un certo punto della mia "Instagram life" ho cominciato a trovarmi in bacheca una miriade di foto di questa cattedrale su un’isola che a volte isola non è. Pareva ci fosse andato chiunque tranne me e che molti avessero un drone per fare delle magnifiche foto a questo luogo magico dall’alto. Se non si è capito vorrei avere un drone ma mi sono giurata che non lo comprerò, avrebbe vita troppo breve con me.

Ho approfittato di questo soggiorno in Francia per togliermi finalmente una curiosità: belle le foto di Mont Saint-Michel da lontano ma dentro alle mura che ci sta? Poi ve lo mostro. Diciamo che non sono rimasta delusa.

Il bus partiva alle 7.00 di mattina dalla stazione di Bercy a Parigi.

Mi alzo alle 5.50, alle 6.10 sono sotto casa in attesa di un Uber e più o meno alle 6.25 stavo in stazione, meno in anticipo del solito, pronta per il viaggio, occhi fissi al tabellone per capire dove sarebbe arrivato il bus.

Dalle 7.30 alle 7.45 niente panico. Poi accanto alla tratta successiva, quella delle 7.05, appare il numero del gate, poi ne appaiono altri, comincia l’ansia.

Se Flixbus è in ritardo mi avverte. Una volta le partenze sono state spostate in un’altra stazione ed ero stata avvisata ore prima con un sms... e se non avessi ricevuto il messaggio per errore? Arriva una donna con un valigione al seguito e scoppia il panico.

Credo di aver fatto schiudere un uovo da 2 km con Pokémon Go sincroavventura perché la mia solita ansia mi ha fatto seguire quella malcapitata più ansiosa di me in una corsa ad ostacoli (intendo altri bus che manovravano, persone, borse, valigie) alla ricerca del bus che secondo lei era già arrivato e non annunciato per un errore tecnico, corsa che si è conclusa quando finalmente è stato annunciato che la vettura era in ritardo.

Risolto il problema di trovare l’autobus il viaggio è stato più o meno tranquillo.

Cominci a vedere il magico luogo in lontananza e poi, quando ti decidi a fare un video non lo vedi più.

Non c’è una stazione degli autobus, si scende in un parcheggio, consiglio di taggare la posizione sulle mappe per ritrovarla al ritorno.

C’è una navetta gratuita che ti porta sulla passerella che connette la terraferma all’isola.

L’isola in realtà, come ho già scritto, non è sempre un’isola. La marea ha un dislivello di 15 metri e in giornate come questa quando la luna è bella arzilla a volte sommerge la passerella. Ve lo dico subito. L’alta marea è arrivata dopo il tramonto con il buio oppure al mattino presto prima dell’alba e poi c’era la nebbia quindi mi sono goduta la vista della bassa marea, la preferisco a dire il vero, si vengono a creare delle linee bellissime da fotografare.

Molte persone hanno abbandonato le scarpe da qualche parte (oppure ne hanno indossate di adatte) e si sono messe a correre, giocare, ballare nel fango nella spiaggia di fronte al monte.

Io avrei voluto, tanto, ma il mio equilibrio è precario e già immaginavo la macchina fotografica immersa nel fango. E io pure. Bisogna fare attenzione perché la marea sopraggiunge da un momento all’altro e passeggiare in certi orari può essere pericoloso. E mi immagino altri scenari in cui la marea, sopraggiungendo come un cavallo al galoppo, mi raggiunge e poi... poi basta perché non ci voglio pensare. L'acqua sale fin troppo velocemente da queste parti.









Eccovi Mont Saint-Michel come volevo vederlo. Non ho visitato l’Abbazia il sabato pomeriggio, mi sono tenuta qualcosa da fare per oggi. Volevo festeggiare il mio compleanno pranzando tra le mura.



















Alloggiare dentro alle mura non è per nulla economico, tutt'altro, avevo quindi optato per un alloggio a circa 6 km dall’Abbazia e mi pareva la scelta migliore.

Trovato un autobus che secondo l’ufficio turistico mi avrebbe portata vicino al mio alloggio ci sono salita e sono scesa alla fermata più vicina, ovvero a 4 chilometri da dove avrei dovuto andare. Per fortuna l’autista ha avuto pietà di me e mi ha riportata indietro e fatta scendere davanti all’alloggio.
Scrivo “alloggio” e non albergo perché ho imparato che qui esistono i “gite” che sono appunto alloggi (con una serie di limitazioni).

Di primo acchito ho seguito le mappe che mi hanno portato ad un maneggio per cavalli ma non vi erano strutture adatte, solo un maneggio, quindi mi sono addentrata nella campagna per circa mezzo chilometro e ho trovato degli alloggi ma nessuno a ricevermi. Ho chiamato e mi hanno comunicato che mi aspettavano al maneggio (ecco l’ho fatta semplice, ci abbiamo messo un po’ per incontrarci, io e la padrona di casa, diciamo così).

Il mio alloggio era situato sopra agli uffici del maneggio. Uffici bar e stalle per la precisione, un monolocale molto carino con una cucina perfetta per la situazione perché non ci sono ristoranti in zona. Mi è stata offerta una bicicletta per percorrere gli 8 chilometri andata e ritorno dal supermercato più vicino. Chilometri che ho percorso di buona lena lungo una stupenda pista ciclabile accanto ad un fiume che percorsa dalla parte opposta porta al monte.
Io ve lo dico. Anche se avete, come me, passato anni e anni a muovervi solo su due ruote senza motore, se siete fuori allenamento da parecchio (manco mi ricordo se ho una bicicletta da qualche parte) evitate di fare 8 chilometri così, a freddo (spoiler: crampi terribili alle gambe).

E poi è successo.

Cosa?

Quello che ho sempre temuto. E non mi ha fatto né caldo né freddo e la cosa mi ha lasciata piuttosto perplessa.

Io soffro di ecofobia. Probabilmente non sapete di cosa si tratta. Nel mio caso specifico ho il terrore di stare in casa da sola di notte. Non paura o disagio, terrore. Preferirei dormire fuori casa su una panchina, davvero.

Non accade quasi mai perché di solito vivo con altre persone e comunque, nei periodi in cui vivo da sola vivo in appartamenti e con il tempo mi sono abituata. Ci si abitua a tutto. Almeno non dormo più in giardino come mi accadeva un tempo quando mi svegliavo a casa e scoprivo di essere da sola perché i miei genitori erano partiti per andare da qualche parte in piena notte (e ovviamente mi avevano avvisata in modo che l'ansia mi facesse dormire poco e male).

Non è la prima volta che mi trovo da sola in un posto dove ho prenotato per la notte. Ricordo una volta in Repubblica Ceca, avevo prenotato un albergo bellissimo, isolato su una collina con un santuario nelle vicinanze. Mi chiesero quando volevo fare colazione perché ero l’unica ospite e fu subito Overlook Hotel e controllai il numero della stanza che se fosse stato 1408 o 237 col cazzo che ci dormivo e per fortuna non c’era una vasca.

Poi credo di aver dormito in un seminterrato a Tallin in un palazzo dove boh, io mi dico sempre che ci stava qualcun altro nel palazzo ma non ci giurerei.

In questo caso credo che a convincermi di non uscire e andare a dormire nella stalla con i cavalli sia stata questa conversazione che ho fatto con il cervello:

Cervello: hey ti sei accorta che questo è il tuo Nightmare Scenario? Sei sola, qui non c’è nessuno e le prime case stanno a circa mezzo chilometro e potrebbe non esserci nessuno in quelle case. Se così fosse saresti sola nel raggio di chilometri. Scappa, esci, abbi paura!
Io: naaa, i tizi stanno dormendo di sotto in una stanza. Figurati se mi lasciano sola.
C.: ascolta. Sotto ci sono un bar ed un ufficio ed il soffitto è molto alto. Dall’altra parte c’è la stalla. Hai salito le uniche scale che ci sono e hai visto un’unica porta. Lo sai bene che non c’è nessuno qui e potrebbe succedere qualcosa e saresti sola. Esci.
Io: ti ho detto che stanno dormendo al piano di sotto!!!! Lo so!!!! Ma dove sta il pigiama?
C: dormi nuda se non lo trovi, ma ti ricordi di quell’episodio di Ghost Adventures in cui quel demone, come si chiamava, mi pare Z...
Io: oooh guarda, è uscito il film The Dirt sui Motley Crue su Netflix!!!!
C: ma wowow noi adoriamo Tommy Lee!!!
Io: ce lo guardiamo, che dici?
C: muoviti!



E poi ci sono stati dei terribili crampi alle gambe e mi sono addormentata dolorante ma almeno ho dormito senza farmi prendere da attacchi di panico lasciando stare quei poveri cavalli.

La mattina ho realizzato che il cervello aveva ragione. Ero sola e pure chiusa dentro. E non mi è piaciuto. E nemmeno mi è piaciuto non aver avuto un minimo di paura in questa situazione.

La mia vita è incasinata e movimentata e io pure quindi mi aggrappo a ciò che non cambia. Quella paura mi rendeva più solida perché le radici affondavano in un passato dove tutto era certo. Mi pare di aver perso per strada un altro pezzo di me... oppure sono stata brava ad ingannarmi. Voglio credere alla opzione numero due.

La mattinata del mio compleanno è cominciata con una passeggiata di 6 km verso il monte.







Ho pranzato con cozze e patate fritte in un ristorante che non mi ha soddisfatta più di tanto (cucino molto meglio io e non è un modo di dire) e sono salita per la visita all’Abbazia. Le vertigini avrebbero voluto attaccarmi ma le ho zittite (cioè, più o meno...).

All’ingresso sono stata perquisita e non so se il rossore che ha colorato la faccia della guardia quando ha aperto lo zaino che mi portavo dietro con il cambio dei vestiti è stato per aver trovato la mia biancheria del giorno prima in una bustina trasparente o per altri motivi ma credo sia per la biancheria... devo smetterla con le buste trasparenti.

Forse avrei fatto meglio a visitare l’Abbazia il giorno prima e comunque capisco che mi dobbiate perquisire ma poi non lamentatevi di quello che trovate nello zaino d una donna!!!!

Terminata la visita sono scesa e mi sono seduta su degli scogli dove per una volta la guardia di turno ha sgridato qualcun altro perché si stava avventurando in zone proibite. Non ero io... strano... sto invecchiando.





















Con il mio consueto anticipo mi sono avviata verso il parcheggio dove avrei preso il bus per il ritorno convinta di trovare dei distributori automatici per comprare del cibo nel vicino stabile dove si trova un ufficio di informazioni turistiche. No. Sono stata costretta a tornare al paese più vicino e ho scoperto che a volte i supermercati degli aeroporti stanno anche fuori dagli aeroporti. È stata una strana sensazione. Cioè i supermercati negli aeroporti li detesto. Sono costosissimi e hanno dei prodotti che non voglio comprare... non me ne faccio nulla del pacchetto di liquirizie formato jumbo.

E poi, ciliegina nella torta, non riuscivo a trovare il parcheggio.

Mi sono avvicinata ad un gruppo di ragazzi. Qualcuno mi ha detto di andare in una direzione ma non era quella corretta, il gps non prendeva perché la connessione era troppo debole e non caricava il luogo da me contrassegnato nella mappa, io stavo gironzolando come una trottola finché qualcuno mi ha spiegato che ero davvero fuori strada (e mancava davvero poco all’ora X).

E poi li ho visti. Un gruppo di turisti da flixbus. Ormai li riconosco. È bastato seguirli e ho fatto giusto in tempo per salire, accomodarmi ed assistere alla peggiore delle liti da bus alla quale abbia mai assistito. È anche la prima a cui abbia assistito, a dire il vero, ma comunque... immaginatevi di lasciare i vostri effetti personali nel sedile e tornare dopo essere scesi per una sigaretta e non trovarli più perché a qualcuno piaceva il vostro posto e ha deciso di occuparlo spostando la vostra roba non si sa dove... io avrei reagito molto peggio, credo, ma io non lascio mai niente incustodito.



Ora che vi ho raccontato di me e Mont Saint-Michel vorrei parlare di un tema che mi sta a cuore, visto che oggi è il mio compleanno. Se non vi interessa vi saluto qui, se lo Zodiac Shaming fa incazzare voi quanto la sottoscritta, continuate a leggere.

Io sono Ariete ascendente Cancro e non me ne frega un cazzo.

Non giustifico i miei comportamenti perché gli Arieti sono fatti così, non penso che ci sia qualcosa di buono in me perché ho l’ascendente in Cancro o la Luna non so dove che si interseca con qualcosa in qualche casa o Venere si sentiva particolarmente bene quando ho emesso il mio primo vagito.

Non leggo gli oroscopi anche se in passato qualche volta l’ho fatto come pure ho curiosato riguardo le caratteristiche zodiacali mie e altrui. L’ho sempre preso come un gioco.

Non giudico chi crede nell’astrologia, io credo nella psicomagia, per dire.

Semplicemente a me non frega niente di quando siete nati e cosa dice il vostro quadro astrale perché secondo il mio io dovrei essere una brutta persona o almeno così ho capito e magari lo sono davvero ma se lo sono è per via di ciò che ho vissuto non per la posizione dei pianeti al momento della mia nascita, che se fosse per quello, visto che da quando sono stati studiati i segni zodiacali la volta celeste si è spostata, io, nata nei primi giorno del segno dell’Ariete, in realtà sarei Pesci e allora come la mettiamo, perché io dei Pesci avrei solo una certa attitudine artistica, per il resto sono tutta Ariete secondo chi mi conosce.

Nulla da dire se le vostre congetture si limitano a cavolate, diventa un problema quando, come è successo a me, decidete di escludere dalla vostra vita qualcuno dopo avergli fatto il quadro astrale. Non so cosa lesse un’amica sul mio ma non volle più vedermi. So bene perché è fissata con le previsioni astrali (ed è una delle poche persone che giustifico) ma insomma...

Un parrucchiere che conosco mi disse che degli Arieti non ci si può fidare, ("ma solo degli uomini eh, non sapevo che tu fossi Ariete", mi disse dopo aver commesso un gaffe notevole) e che non assumeva non ricordo più che segno perché non voleva averci a che fare perché tutti i nati sotto quel segno sono disonesti nel lavoro. Oh ma stiamo scherzando?

Le persone vanno giudicate per ciò che sanno fare e per come si comportano. Facile leggere le istruzioni da qualche parte e di conseguenza classificare. Comprendo la voglia di sapere, di avere una qualche certezza, anche di giustificare un momento in cui, invece di guardarci dentro e capire cosa c’è che non stiamo facendo nel modo giusto, diamo la colpa a Saturno contro o Mercurio retrogrado o cos’altro non lo so ma per favore... davvero.

Ci sono fuori tante persone con un brutto quadro astrale ma non per questo non meritevoli della vostra stima o della vostra amicizia perché, lasciatevele dire, sono le persone che decidono ogni giorno come vivere e chi essere, non sono gli astri a decidere per loro.

Se volete farvi quattro risate sull'argomento vi consiglio questo libro:

Guida astrologica per cuori infanti - Silvia Zucca

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Francia, RENNES: A volte essere mattinieri non è un vantaggio



Marzo 2019

RENNES

C’è una cosa che mi piace molto di me, ed è l’essere una persona mattiniera.

Certo, se non ho nulla da fare magari posso anche decidere di alzarmi tardi ogni tanto ma per me alzarsi tardi significa uscire dal letto non più tardi delle nove di mattina. Se entro quell’ora non sono già operativa, probabilmente non mi sento molto bene oppure sto leggendo.

Non sono una dormigliona, e questo aiuta, ma di norma lavoro molto meglio la mattina presto, per me cominciare qualunque cosa dopo le 8 di mattina è tempo sprecato.

Questa cosa, se io decidessi di seguire alcuni luoghi comuni che vengono accostati alla fotografia e soprattutto alla fotografia di viaggio, sarebbe un enorme vantaggio in quanto parrebbe che la luce dell’alba sia quella migliore per le foto. Addirittura alcuni si spingono ad affermare che fare foto dopo una certa ora al mattino e prima di una certa ora alla sera è inutile.

Il fatto che io detesti la luce mattutina e quella del tramonto fa di me una pessima fotografa? La luce del mezzodì e nelle ore precedenti e successive mi rappresenta perfettamente ed è in quel momento che prediligo prendere le mie foto. Se secondo qualcuno sbaglio qualcosa, beh... io fotografo per me stessa quindi finché le mie foto soddisfano la sottoscritta poco mi importa. Tutt’altra questione è un lavoro assegnato con delle richieste ben specifiche, se mi si chiede di fare delle foto all'alba o al tramonto per delle motivazioni valide non vedo motivo per non accettare.

Ogni volta che spiego ad altri fotografi che non mi piace uscire per fare foto al mattino presto passo per pigra perché nessuno crede che io, proprio io che ho studiato fotografia, non riesca a capire quel semplice dogma.

Che vi devo dire, proprio perché ho studiato fotografia capisco bene l'importanza della luce, dopotutto fotografare significa disegnare con la luce... Diciamo che disegno con la luce quando mi sento più ispirata. Se quello che vedete vi piace, ne sono felice, se non vi aggrada ci sono moltissimi fotografi che raccontano il mondo in modo diverso...



A Rennes ci sono arrivata troppo presto per i miei gusti (fotograficamente parlando).

Mi sono alzata prima delle 5, ero vicina alla fermata del bus ma per fare prima avrei dovuto fare una strada poco illuminata e non mi andava di fare una strada poco illuminata alle 5.30 di mattina.

Tornando all’albergo la sera prima avevo realizzato molto bene dove mi trovavo e ho ringraziato silenziosamente con tutto il cuore l'istinto che mi aveva suggerito di andare dritta quando le mappe del telefono mi consigliavano di girare verso destra... sarei finita in un punto della strada dove era impossibile attraversare e avrei dovuto tornare indietro in un punto piuttosto pericoloso.

Forse ho letto male la mappa io eh, non lo escludo.

Alle 6 sono salita in autobus dopo aver avuto come sempre mille dubbi riguardo l’essere nel posto giusto ad aspettare l’autobus giusto. Finché non vedo il bus arrivare sono corrosa dall'ansia, sempre e comunque.

Alle 7.30 sono arrivata a Rennes e mi sono imbattuta nei primi residui di esseri umani ubriachi dalla sera prima. Se esci di casa molto presto al mattino capita spesso di incontrare persone che probabilmente manco sanno dove sono e soprattutto chi sono. In Polonia assistetti pure ad un arresto.

Non avevo molto tempo a disposizione per visitare la città con più case a graticcio di tutta Francia e, una volta scoperto che di domenica l’ufficio turistico se ne frega dei visitatori e non apre, mi sono appellata ai consigli di Dio Google per visitare questo posto che é davvero incantevole come mi era stato detto.

La luce non è stata sempre di mio gradimento ma mi sono adeguata.






Avevo visto delle immagini delle casette nella foto qui sopra. Volevo fotografare pure io ma non avendo una mappa e non avendo trovato un indirizzo sono riuscita a trovarle googlando il nome di uno dei negozi che avevo visto nelle foto su internet.

















Ammetto che ritengo che fare le foto dritte non sia necessario, in questo caso specifico però sono le case ad essere storte. Non ho idea del perché, non sono riuscita a trovare questa informazione. So perché le case di Amsterdam sono storte (ve lo svelerò a suo tempo) ma quelle di Rennes? Mah, se qualcuno è a conoscenza di questa informazione, per favore mi scriva, sono davvero curiosa.

Rennes non è solo case a graticcio, è anche negozi chiusi di domenica e soprattutto negozi di souvenir chiusi di domenica, cosa che mi ha reso difficile trovare una calamita adeguata alla mia collezione. Comincia ad essermi chiaro che la domenica in Francia i turisti non hanno vita facile se si avventurano al di fuori della capitale.














Devo dire che mi scoccia parecchio visitare una città senza avere delle dritte da parte dell'ufficio turistico... non ho una guida cartacea della Francia e ciò che si trova sul web per me non è mai abbastanza. Voglio qualcuno che non parla la mia lingua da tediare con le mie domande che mi risponde in modo soddisfacente (con la faccia da "quando te ne vai?") e mi consiglia dove andare a mangiare qualcosa di decente prima che io ricorra alle patatine fritte del McDonald's se non trovo un Burger King nelle vicinanze...

Ho scrutato il manto stradale in ogni dove alla ricerca di una linea qualsiasi, di qualunque colore essa fosse, da seguire per essere condotta a tutti i punti di interesse della città, Rennes non è lontana da Nantes e a Nantes era una linea verde quella da seguire per visitare la città senza rischiare di perdersi e perdere qualcosa di importante.

Niente, nulla, manco un graticcio buttato lì ogni tanto da seguire come le briciole nella favola di Hansel & Gretel.

Quindi sono andata al parco. Al Parc du Thabor per la precisione, consigliato nella lista delle migliori 10 cose da fare a Rennes in una giornata.






Tra una visita alla voliera e la ricerca di una grotta che poi non sono riuscita a trovare, la mappa interiore che non credevo di avere mi ha fatto notare che forse avrei potuto tornare a Parigi direttamente da Rennes senza tornare a Nantes (come io avevo preventivato) e che Rennes è più vicina a Parigi di quanto lo è Nantes (cosa che mi era sfuggita al momento dell'acquisto dei biglietti del bus, come mi era sfuggito il fatto di aver prenotato due volte la tratta Parigi-Nantes trovandomi senza il biglietto per tornare a casa e riuscendo a prenotare l'ultimo posto rimasto per pura fortuna - controllo mille volte ma ultimamente mi incasino per bene al momento della prenotazione dei biglietti degli autobus). Fortunatamente i biglietti sono rimborsabili e quindi cambiando il luogo di partenza da Nantes a Rennes sono riuscita a risparmiare qualche ora di viaggio.



Scoprire di aver comprato la peggiore baguette mai mangiata in bus, lontana ore dalla possibilità di acquistare altro cibo, ha reso il ritorno meno piacevole del previsto. Ma il pane in Francia non dovrebbe essere buono anche se acquistato dall'arrotino?






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Francia, NANTES: Come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima?



Marzo 2019

NANTES - Les Machines de l'Ile

Che vi devo dire, ho visto un foto dell'elefante meccanico e ho deciso che avrei assolutamente visitato l'Isola di Nantes per vedere le macchine meccaniche ispirate ai mondi inventati da Jules Verne (originario proprio di Nantes), l'universo meccanico di Leonardo Da Vinci e la storia industriale della città.




Questo coso enorme porta in giro per l'Isola di Nantes fino a 49 persone. Bisogna stare un pò attenti perché se ti metti a tuo rischio e pericolo nella traiettoria dell'elefante potresti essere spruzzato con dell'acqua (come in ogni elefante che si rispetti, fuoriesce dalla proboscide), un modo carino per avvisarti che rischi di essere investito.

L'elefante è molto lento e non ci sono salita perché mi conosco e mezz'ora in groppa per percorrere poche centinaia di metri mi avrebbe annoiata parecchio. Meglio seguirlo e fare un sacco di video per il nipotino, lo vorrei portare qui in futuro.

Ho preferito concentrarmi nella visita del museo e dell'atelier dove nuove macchine sono in costruzione.

Non è stato possibile fare foto nell'atelier che ovviamente, secondo me, era la parte più interessante da mostrare ma non me la sono sentita di contraddire il divieto. Ok, non era possibile non farmi beccare e non volevo essere ripresa in pubblico.








La cosa qui sopra è una cicogna? Mi piace molto, è la macchina che preferisco.










Tutto ciò mi è piaciuto assai anche se non amo molto l'estetica steampunk filone narrativo di cui proprio Jules Verne è un precursore. O meglio, ho amato l'estetica steampunk per una decina di minuti quando ho ne scoperto l'esistenza per poi studiarla meglio e capire che, sebbene io adori la fantascienza e il cyberpunk, la fantascienza trasportata nell'epoca vittoriana (lo steampunk spiegato in poche parole, anche se queste poche parole spiegano solo l'origine di ciò che poi è diventato un filone che comprende davvero molte sottocategorie), non mi rappresenta per nulla (parlo solo dal punto di vista estetico, non ho ancora un'opinione riguardo alla letteratura di questo genere, dovrei leggere un pò di cose prima di esprimermi).

La lista di libri e film che potete utilizzare per approfondire l'argomento è davvero lunga, a me è venuto in mente un filmaccio che ho visto al cinema molti anni fa:



E poi c'era questo:



E tantissimi altri ma ora la smetto perché mi ricordo solo cose che non ho apprezzato molto...

Detto questo, che siate fan dello steampunk oppure no, visitare l'Isola delle Macchine Meccaniche vale davvero la pena e Nantes è una città davvero molto carina quindi pensateci se volete passare qualche giorno in Francia e osare una meta diversa da Parigi.

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Francia, NANTES: La sottile linea verde



Marzo 2019

NANTES

Io ho un certo talento nel prenotare alberghi e alloggi senza un minimo di criterio.

Mi ci impegno pure eh, cerco di capire cosa aspettarmi, a volte, ultimamente, leggo attentamente le recensioni dei clienti ma ho un budget da rispettare quindi spesso e volentieri la realtà non equivale alle aspettative. Proprio no.

Nantes non è proprio vicina a Parigi quindi ho deciso di partire il venerdì pomeriggio per godermi la visita della città il giorno dopo.

Me la sono presa con calma per raggiungere la stazione degli autobus e, come ogni volta che io provo a prendermi le cose con calma, ho sbagliato strada. Già questo piccolo intoppo mi aveva messo di cattivo umore, figuriamoci come mi sono sentita nell'accorgermi che la reception dell’hotel che avevo prenotato avrebbe chiuso alle 21 mentre io sarei arrivata alle 22.05.

Avevo strategicamente prenotato un albergo vicino alla fermata del bus quindi sarei arrivata a destinazione verso le 22.15 più o meno.

Ho deciso di chiamare l’albergo per chiedere come avrei potuto avere la chiave della mia stanza arrivando dopo l'orario di chiusura della reception. Dall’altra parte parlavano inglese ma io ero stanca, molto stanca dopo una settimana di lavoro piuttosto pesante e quando sono stanca la mia comprensione dell’inglese parlato in Francia si riduce a “the pen is oh da qualche parte” dove pen non lo traduco nemmeno come penna, quindi ho capito ben poco tranne un richiama verso le 19.

E verso le 19 ho richiamato... e mi sono sentita rispondere “non parliamo inglese”! Bene, ho pensato.

Per fortuna la ragazza seduta accanto a me, sentitami parlare con la reception dell’hotel, si è offerta di chiamare al posto mio.

Io sono sicura che lei abbia capito tutto ma il suo inglese non era abbastanza buono da spiegarlo a me che nel frattempo mi ero riposata e avevo ripreso la mia capacità di comprendonio. Quindi alla fine ho capito: vai e c’è qualcuno che ti darà la chiave fuori.

Immaginando che non avrei trovato nessuno ad attendermi di fronte all’albergo ho pensato che qualcuno mi avrebbe aspettata in reception e mi sono messa l’anima in pace.

Arrivata a destinazione mi sono accorta di essere molto vicina ad un vincolo autostradale e il chilometro e qualcosa che avrei dovuto percorrere per arrivare all’hotel sarebbe stato più sicuro percorrerlo indossando un gilet catarifrangente ma indossare un gilet giallo in Francia di questi tempi ha un significato ben preciso e nessuno pensa che tu sia semplicemente qualcuno che sta cercando di non finire investito mentre cammina lungo una strada statale...

All’hotel ho trovato la porta d’ingresso chiusa e la reception evidentemente vuota. Mi sono lievemente alterata e ho cercato di ricordare cosa mi aveva detto la ragazza francese ma ero certa che mi avesse detto di stare tranquilla.

Io non sto tranquilla se mi trovo da qualche parte con l’unico desiderio di stendermi su un letto e tra me e il letto ci stanno delle porte chiuse.

Un cliente mi ha fatto entrare ma non sapeva come aiutarmi e io già mi immaginavo a passare la notte seduta al bar (chiuso) sorseggiando una bibita comprata al distributore (ma forse non avevo delle monete e magari la carta di credito non avrebbe funzionato).

Volevo andarmene, chiamare un taxi e prenotare un albergo in centro, chiamare Booking e insultare qualcuno a caso e poi imprecare e chiamare Bergoglio per farmi assolvere prima di condannarmi all’inferno quando è arrivato un ragazzo che mi ha spiegato che potevo prendere la chiave al bancomat. La chiave al bancomat?

Sono uscita e delle ragazze appena arrivate mi hanno spiegato che digitando il codice di prenotazione nel tastierino di una cassa automatica (che effettivamente assomigliava ad un bancomat) avrei ricevuto la chiave della mia stanza.

Ok. Manco sapevo esistessero le casse automatiche ma non sono solita frequentare motel (ci ho ragionato in seguito) a parte una notte trascorsa a Dacice in Repubblica Ceca (tranquilli, manco io so dove sta sto posto, passavo da quelle parti) ma la reception era aperta.

Mi sono fatta una doccia e mi sono letteralmente buttata sul letto e addormentata nel giro di poco senza degnare di un'occhiata la stanza.



Questa mattina ero bella pronta pimpante a visitare Nantes. Sono venuta fin qui per un motivo specifico, le macchine dell'Isola di Nantes ma di esse vi parlerò in seguito.



Un tram mi ha portata in centro e ho cercato subito l’ufficio turistico dove una simpatica ragazza mi ha consegnato una mappa dove una linea verde suggeriva un percorso che avrebbe portato i visitatori in tutti luoghi di interesse della città.

12 chilometri di passeggiata. La tizia mi ha guardata con la faccia del “eh sono tanti” e io avrei voluto alzare un sopracciglio e lo avrei fatto se ne fossi capace perché 12 km non sono un problema per me... forse dovrei tornare in palestra, dò l'impressione di essere fuori forma.

Un “segui la linea da questo ufficio” non mi ha comunque fatto capire quello che mi è stato chiaro dopo qualche centinaio di metri. La linea verde non sta solo nella mappa ma anche in strada. Un sogno che si avvera. Un filo di Arianna da seguire lungo tutta la città, senza alcun rischio di perdersi.

Si, di solito è così, ma stiamo parlando della sottoscritta e ad un certo punto la linea si è interrotta ed io ho cercato altre linee verdi e ho visto delle linee verdi spezzate e le ho seguite ma erano i segni fatti a terra dai muratori in una zona dove stavano sistemando il manto stradale e mi sono persa nell’unico posto dove non avrei mai potuto perdermi.

Nantes è stata una bella sorpresa.




























Non mi aspettavo grandi cose a parte le macchine dell’isola ma devo dire che la città è davvero graziosa.

Il mio obiettivo era gironzolare per Nantes fino ad arrivare all’isola e poi divertirmi al parco delle macchine meccaniche e invece... e invece mi sono pentita di non avere avuto più tempo da passare in città a rilassarmi.

Espletato il compito di fare un sacco di video e foto alle macchine dell'isola da mandare a fratello e nipote, ho ripreso a seguire la simpatica linea verde che mi avrebbe riportata, un po’ di chilometri dopo, al punto di partenza. Ovviamente non sono tipa da non fare deviazioni, anzi, quindi i 12 chilometri sono diventati molti di più ma poco importa.

Mentre me ne stavo ad ammirare questo



ho incontrato un tizio che mi ha chiesto dove avessi preso la mappa che tenevo in mano. Gli ho risposto (all'ufficio informazioni turistiche, ovviamente) e poi gli ho chiesto come faceva ad essere arrivato da quelle parti senza mappa (non era proprio semplice arrivarci) e mi lui ha risposto che aveva visto la linea verde per terra e l’aveva seguita senza farsi troppe domande.

Io l’unica volta che ho seguito qualcosa senza farmi domande, seguii degli oggetti che erano stati dipinti con della vernice nera in un quartieraccio di Milano mentre fotografavo orti e strane cose trovate tra i campi.

Trovai una tela bianca con dipinta una croce nera al centro poi notai dei fiori di plastica, una bicicletta, delle bottiglie d’acqua, un catenaccio e alla fine un tizio dentro ad un orto completamente carbonizzato (l'orto, non il tizio). Tutto completamente nero e distrutto, la fuliggine mi faceva tossire, non si capiva che era un orto. Me lo disse lo sconosciuto e mi disse pure che era convinto che fossi stata io a creargli problemi e che di sicuro ero tornata mandata dal comune per controllare se fosse andato davvero tutto a fuoco. Già, mi hanno scambiato per una piromane. Ci misi quasi due ore per convincerlo che io non ne sapevo nulla, semplicemente stavo documentando un mondo che stava scomparendo sotto ai miei occhi e l’incendio del suo orto (dato alle fiamme più volte) ne era la prova.

Da quella volta è difficile che io segua cose, indizi, linee per terra senza pensarci due volte. Ci penso due volte e poi li seguo.






Lo so che le foto con le automobiline vi stanno infastidendo... è perché l'azione nella foto va da desta a sinistra... è forse l'unico modo per farmi capire dove sta la destra, voler fare delle foto che infastidiscono chi le sta guardando.







(manichini discutibili eh...)





Scusate, belle le paperelle per far pubblicità ai sexy shop in centro città ma non tutti sanno cosa sono esattamente queste paperelle e a Parigi anni fa vidi una famigliola entrare in un sexy shop a Pigalle pubblicizzato in questo modo con al seguito un paio di bimbi piccoli che uscirono immediatamente con le mani dei genitori a coprire i loro occhi innocenti. Rido ancora quando ci ripenso... A pensarci bene magari un altro paio di paperelle ci starebbero bene...








Tornata al castello mi sono accorta di alcuni elicotteri che sorvolavano la piazza.

I Gilet Gialli. Di sabato è difficile non imbattersi in una delle manifestazioni di protesta.

Ho ripensato alle foto che avevo preso, vetrine rotte ovunque e al McDonalds completamente distrutto dove le vetrate erano state sostituite con dei pannelli di legno che di primo acchito non avevo capito bene per quale motivo. Mi viene ancora difficile associare tutta questa violenza a quello che dovrebbe essere un movimento di protesta pacifica.



Nei giorni scorsi ho ascoltato uno di quei romanzi senza infamia né lode che mi tengono compagnia durante le ore lavoro, uno di quei polpettoni che ti chiedi perché lo stai ascoltando. Il protagonista addestrava cani e raccontava di aver scoperto che una delle cagne che stava accudendo aveva spostato i suoi cuccioli dalla cuccia dove lui li aveva messi perché una corrente d’aria la infastidiva. Aveva scoperto della corrente d’aria soltanto sedendosi dove di solito stava la cagna, stando in piedi non se ne sarebbe mai accorto.

Ecco cosa mi ha dato un libro insignificante, poche righe che mi hanno fatto riflettere.

La mia famiglia ha tentato in tutti i modi di tenermi lontana dalle correnti d’aria, non gliene faccio una colpa, anzi, spesso però non ho saputo in questo modo proteggermi dal freddo e a volte sono bastati pochi spifferi a mettermi in difficoltà.

In passato mi sono volontariamente seduta dove stanno coloro che hanno una rabbia talmente grande da trovare sollievo nel distruggere ciò che non hanno perché la lotteria della vita ha dato i numeri buoni ad altri. Purtroppo quel sentimento lo comprendo anche se non mi appartiene, sono fortunata, non ho vinto il primo premio alla lotteria ma qualche numero buono l'ho beccato.

Se vuoi raccontare storie devi capire molto bene di cosa parli e se devi descrivere il dolore di una ferita sanguinante a volte l'unico modo per farlo è prendere un coltello e non pensarci troppo prima di affondare la lama e lacerare la carne. Sto parlando in modo metaforico ovviamente.

Comprendere non significa essere d’accordo e nemmeno giustificare, tutt’altro, so bene cosa ci sta dietro ad un’attività commerciale e, se le multinazionali un danno lo reggono senza problemi, non è così per tutti e io ho visto parecchi negozi danneggiati, negozi non protetti da una grande m gialla.



La rabbia l’ho vista, come ho visto la fame, l’incapacità di allontanarsi da un destino già scritto, la convinzione che non vi sia merito dietro i successi altrui ma solo fortuna. Chi scende in piazza non lo fa solo per protesta, per rivendicare diritti sacrosanti, alcuni lo fanno solo per trovare sollievo, per cercare quel mezzo gaudio nel creare un mal comune. Vorrei ci fosse una soluzione, mi dispiace vedere Nantes in queste condizioni e mi dispiace vedere così tante persone soffrire. Vorrei sentirmi più coinvolta ma non mi faccio coinvolgere più da nulla. Questo fa di me una brutta persona? Almeno non fingo di essere diversa da ciò che sono.

Evito di proposito le ferite di Parigi, non lo so se mi farebbero male, probabilmente mi arrabbierei soltanto ma a volte voglio solo passare del tempo senza dover per forza riflettere.

L'ho scritto più volte, mi sto informando, capisco perché sta accadendo questo ma tutto questo non è bianco o nero e ogni giorno si aggiungono nuove sfumature.

Mi hanno detto che dovrei documentare questi scontri, ho un’occasione unica vivendo qui in questo particolare momento.

No, non lo farò.

La cronaca non mi interessa, non mi importa passare il tempo cercando la foto che potrebbe gettare fango in una delle due fazioni. Vorrei solo che tutti coloro che stanno lottando per qualcosa trovassero un accordo con coloro che possono aiutarli e si alzassero al mattino con sentimenti positivi perché migliorare la propria vita è possibile, semplicemente, a volte, tremendamente difficile. E per questo li rispetto, a dire il vero, rispetto coloro che ogni sabato da troppo tempo indossano un gilet giallo e si recano in città per manifestare civilmente e chiedere di essere ascoltati.

Non rispetto la violenza, né quella dei manifestanti, né quella della polizia e mi chiedo, è questo l'unico modo per essere ascoltati? Probabilmente sì. Finché il fumo non ti fa lacrimare gli occhi, poco importa ciò che sta andando a fuoco, basta che sia abbastanza lontano da non scottarti.




Non so se scriverò ancora qualcosa riguardo ai Gilet Gialli. Scrivo per mostrare ciò che vedo e per strappare un sorriso, ci sono persone molto più brave di me ad analizzare questioni sociologiche e politiche quindi torniamo a ciò che mi diverte: i flamingos. I flamingos stanno bene su tutto.



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Francia, PARIGI: Danse macabre

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Marzo 2019

PARIGI

Ho deciso di passare una giornata a visitare i cimiteri e le Catacombe di Parigi.

Macabro?

No, non direi. Sinceramente non sono una dark tourist, mi piacciono però i cimiteri e le Catacombe.

Oddio, riguardo all’essere una dark tourist mi sta venendo qualche dubbio perché in questi giorni, prima di scoprire che è meglio andarci con la neve (blocca le radiazioni al suolo) stavo progettando un viaggio a Chernobyl e alla zona di esclusione in Ucraina, vorrei davvero moltissimo visitare l’isola delle bambole in Messico e guardando la serie "Dark Tourist" su Netflix... beh ci sono alcuni luoghi interessanti anche se un tantino macabri.

Mai e poi mai metterò piede nella foresta di suicidi ai piedi del monte Fuji in Giappone ma conoscendomi sarebbe assai probabile per me finirci per errore.

Diciamo che a volte sono troppo curiosa e mi piace l’estetica fotografica che si viene a creare in certi luoghi, tutto qui.

Oggi in lista ho messo la visita a due dei più bei cimiteri della città, un cimitero degli animali dove riposa in pace pure Rin tin tin e le Catacombe.

La prima volta in cui andai a fare foto in un cimitero fu durante il meraviglioso periodo della scuola di fotografia. Ci andammo io e un mio compagno di corso. Lui aveva cominciato un progetto fotografico davvero interessante riguardante le foto che i parenti decidono di mettere sulla lapide del defunto.

Ecco, non sempre la cosa viene fatta in modo buono e giusto... A questo link potrete vedere cosa intendo: Grabbilder



(A. questa foto la dedico a te!)

Narra leggenda che io e A. avessimo appuntamento al cimitero. Io ovviamente come è mia prassi arrivai in anticipo e chiesi al custode se era possibile fare foto. Fui costretta a chiederlo perché mi vide arrivare con una macchina fotografica e mi guardò molto molto male. Mi confermò che era possibile se evitavo di fotografare i dati personali dei defunti. Sempre la leggenda narra che pure A. era dubbioso al riguardo del fare foto al Cimitero Monumentale di Milano ma poi mi trovò, cito testualmente, “a cavalcioni di una tomba, tutta concentrata, mentre decideva l’inquadratura migliore”.

Vorrei raccontare la mia versione. Io non stavo a cavalcioni di nessuna tomba, mi ero avvicinata molto ad una ragnatela che degli aracnidi avevano costruito in modo che collegasse due visi di pietra creando un effetto onirico. Semplicemente, siccome trovo davvero irrispettoso calpestare un sepolcro, avevo allargato le gambe talmente tanto che a momenti mi disarticolavo qualcosa.

Ricordo bene quelle foto: erano su pellicola, un filtro polarizzatore sporco di lucido da scarpe perché vai a capire tu (erano momenti di sperimentazione anche senza senso), poi crossate in fase di sviluppo (sviluppai la pellicola a colori con la chimica solitamente utilizzata per le diapositive). Ogni tanto le riguardo e ripenso a quanto eravamo spensierati quando ancora stavamo cercando di capirci qualcosa di questo mondo, molto diverso quando lo vedi attraverso una lente.

Qui a Parigi abito a circa un chilometro e mezzo dal Cimitero di Père-Lachaise e più precisamente ad 1,3 chilometri dalla tomba di Jim Morrison, motivo per cui molti decidono di visitare questo luogo.

Ci sono quindi andata a piedi.

Mentre mi avvicinavo al cimitero sono stata fermata da un ragazzo con delle buste della spesa e l’aria di vivere a 100 metri dal punto di incontro che mi ha chiesto se gli potevo gentilmente indicare la fermata della metro più vicina. Mi ha fermato per chiedermi una cosa che nemmeno sapevo per poi chiedermi di dove sono e come mi chiamo. Dove stavo andando. E infine per invitarmi a fare colazione.

Io parlo con chiunque mi rivolga la parola. Sono molto gentile però non mi piace essere presa in giro, cosa che questo tizio stava facendo. Spesso qualcuno mi ferma per strada per fare quattro chiacchiere (non ho mai capito perché, probabilmente desto curiosità) e io mi fermo volentieri. A volte la cosa è degenerata ed un paio di volte sono stata seguita fin sotto casa (cosa che mi ha fatto capire che non dovrei dare confidenza a chiunque io incontri ma non ci posso fare nulla, non riesco a far finta di nulla se qualcuno mi chiede qualcosa) ma di solito dopo una chiacchierata ognuno va per la sua strada. Quindi, se mi vuoi conoscere, dimmelo, non chiedere a me dove sta la fermata della metro più vicina per poi invitarmi a casa tua che sta all’angolo, che io rifiuto a prescindere, non ti conosco, ma almeno non mi viene voglia di fingere di non capire cosa stai dicendo.

Il tizio mi ha salutata ma successivamente ha cambiato idea e mi ha seguita quasi fino in cimitero per offrirmi il pane che aveva appena comprato.

Non so, o sembro morta di fame oppure una che non resiste al cibo. Certo è che un picnic al cimitero non era e non sarà in programma.

Torniamo ai protagonisti di questo racconto: i cimiteri.

La prima tappa al Père-Lachaise è, più o meno per tutti, la tomba di Jim Morrison.

So per certo che molti ci vengono ad omaggiare un cantante di cui non sanno nulla a parte quelle quattro canzoni che mettono in discoteca ma fa figo andare a salutare Jim.

Ragazzi, Morrison non era solo come on baby light my fire because this is the end my only friend.

Sono stata un’adolescente un po’ problematica (immagino sia una gran sorpresa per tutti quanti...) ed il mio gruppo di adolescenti più o meno problematici venerava Jim Morrison e The Doors. Quindi di conseguenza credo di aver letto tutto quello che ha scritto Jim e pure riportato qualche suo aforisma sullo zaino con cui andavo a scuola. Faceva figo parlare dei Doors e delle porte della percezione descritte da William Blake anche se alcuni di noi manco sapevano chi fosse Blake (personalmente preferisco i suoi dipinti alle sue poesie ma è solo la mia opinione).

Se non sapete cosa c'entra Jim Morrison con William Blake... Saltate questo paragrafo e lasciate riposare Jim in pace.

Ricordo che andai da mia zia con un’amica per guardare il film "The Doors". Mia zia aveva un videoregistratore e noi avevamo recuperato una videocassetta non ricordo dove ma non avevamo un videoregistratore... che ne sapete voi che avete conosciuto solo il mondo connesso di quanta fatica facevamo al tempo per fare tipo qualunque cosa... (momento "sono vecchia")


Abbiamo anche guardato "Sid & Nancy", me lo ricordo bene...


Per la legge dell’universo che fa sì che parenti e genitori ti becchino a guardare una scena di sesso anche se sei sintonizzato sulla messa domenicale in Vaticano (esistono le interferenze), proprio questo accadde quando mia zia entrò per vedere che stavamo guardando io e la mia amica e siccome la zia era un attimo bacchettona parve che io stessi guardando un film pornografico...

Inutile dire che subii una bella ramanzina.

Finito il periodo di ribellione adolescenziale ho smesso di ascoltare The Doors perché preferisco altri generi musicali.

Questo per dire che se non siete dei fan che hanno compreso chi era e cosa voleva dire Jim Morrison, non ha senso andare a vedere la sua tomba perché non è nulla di che. Io non ho particolare interesse verso la famiglia Campari, per esempio, ma una visita alla loro tomba di famiglia al Cimitero Monumentale di Milano la consiglio a tutti perché è davvero singolare.

Certo, oggigiorno Google Maps a volte (solo a volte) è talmente preciso che volendo potrebbe trovare la cuccia del mio cane e trovare la tomba di Jim è relativamente facile quindi magari un salto fatecelo se proprio volete. Ai tempi ricordo turisti che pareva fossero al cimitero da giorni ormai da quanto erano avviliti perché la tomba proprio non si trovava. E' un po' nascosta effettivamente...

Comunque eccola qui:




Trovo che ci siano molte cose più belle da vedere visitando questo cimitero. Io sono affascinata dalle vetrate, spesso rovinate dallo scorrere del tempo.











Perché ho scelto la giornata di oggi per andare a visitare i cimiteri? Perché il meteo prevedeva pioggia e l'atmosfera mi pareva adatta.

Peccato io abbia scordato di prendere un ombrello (come al solito) quindi mi sono rifugiata qui:



Esatto, mi sono rifugiata dentro ad una tomba durante un temporale mentre il corteo di un funerale stava passando da quelle parti.






Questa è la tomba di Victor Noir:



Victor Noir fu un giornalista francese. Quando morì lo seppellirono qui in questa bella tomba.

Cito testualmente Wikipedia: “La scultura presenta una certa protuberanza nei pantaloni, comunemente detta protubérance de son entrejambes, e ciò l'ha resa uno dei posti più frequentati del cimitero da parte delle donne. Il mito dice che strofinando la protuberanza, le labbra ed i piedi della statua si avrà un aumento di fertilità ed una vivace vita sessuale[2]. Era stata anche innalzata una protezione intorno alla statua per evitare ulteriori deterioramenti, ma fu poi rimossa.”

Non so, io immagino una di quelle scene da “ma sì, siamo tra amiche” in cui una fa il palo perché insomma non è bello farsi trovare a cavalcioni di una statua a strofinarsi proprio lì, una a cavalcioni della statua e una che ci fa un video giusto per sicurezza perché non si sa mai, visto che siamo tra amiche non si può non fare un video... Confermo che ci si mette a cavalcioni per quella protuberanza, lo lessi da qualche parte, wikipedia evita di riportare le corrette modalità di strofinamento.

Terminata la visita al Père-Lachaise mi sono avviata verso il cimitero degli animali, il Cimetière des Chiens ad Asnierès-sur-Seine che non è Parigi ma allo stesso tempo è sempre Parigi. Non capisco come funziona questa città, ti sembra di essere sempre a Parigi ma a volte fai un centinaio di metri e non sei più a Parigi e manco te ne accorgi perché nessun cartello ti avvisa della cosa.

È la prima volta che visito un cimitero degli animali, non sono così comuni, questo in particolare è il più antico del mondo, o almeno così dicono.











Mi si è spezzato il cuore a vedere con quanto amore alcune persone ricordano i loro amici a 4 zampe.

Per un periodo ho avuto delle coinquiline un po’ strane che, morto il loro gatto che tuttora non ho capito dove stava mentre loro stavano da me, mi chiesero se potevo accompagnarle di notte a seppellirlo in mezzo ai campi nella periferia di Milano (sapevano che conosco bene i campi di Milano avendo fatto un progetto fotografico al riguardo). Cioè, ma come puoi chiedere a qualcuno che conosci appena di aiutarti a seppellire qualcosa di notte in luoghi poco sicuri persino di giorno?

Non so che fine ha fatto il cadavere del povero micio visto il mio inappellabile rifiuto. Di sicuro non sarà finito in un cimitero per animali...

Se vi state chiedendo perché mi capitano sempre cose strane, ecco, io non lo so. Non ne ho idea. Discutendone insieme a dei cari amici siamo arrivati alla conclusione che se stessi buona e tranquilla e facessi una vita monotona ed equilibrata magari non avrei aneddoti come questi da raccontare.














Il mio gattone color cipria è molto ammalato, abbiamo fatto di tutto per curarlo ma temo non ci sia nulla da fare. Ho avuto molti gatti e qualche cane, il dolore, alla loro morte, purtroppo è sempre lo stesso, anche se tenti di convincerti che è l'ultima volta che versi tutte quelle lacrime.



Indecisa sul da farsi ho pensato, sbagliando, di andare a visitare le Catacombe di Parigi verso le 14.

Dire che la fila era lunga è usare un eufemismo non da poco.

Ci ho provato, davvero, ma dopo circa 45 minuti di attesa avevo sete e fame ed un avanzamento nella fila di soli pochi metri mi ha fatto decidere di rimandare e di andare a Monmartre per visitare l’omonimo cimitero.




Il Cimitero di Monmartre lo visitai durante la mia prima vacanza a Parigi. Non sapevo nemmeno che ci fosse un cimitero in questo quartiere, mi aggregai ai ragazzi che avevano deciso di visitarlo, preferendolo al Père-Lachaise per motivi che all'epoca non ritenni degni del mio interesse. Al momento mi piacerebbe avere prestato più attenzione alle loro parole ma ero più interessata ai negozi che ai cimiteri.

E' possibile ammirare le tombe da un ponte stradale, alcuni sepolcri sono collocati sotto al medesimo ponte.






Ci sono un sacco di gatti neri con il pelo lungo purtroppo restii a farsi fotografare: me ne sarei portati a casa un paio... eh si. Lo so che sono gatti da cimitero, abituati a vivere sulle tombe ma io non ho nessun problema né con i cimiteri, né con i gatti neri e poi si abbinavano perfettamente al mio copriletto.










La tomba di Dalida è forse la più visitata del cimitero. Chi è Dalida? Una cantante-attrice italo-francese.

Tutti cercano questa tomba, se qualcuno sta per chiedervi qualcosa mentre siete nei dintorni e sapete come arrivarci, potete evitare di fargli finire la frase ed indicare direttamente la direzione.



E' un cimitero più movimentato di quanto mi è sembrato Père-Lachaise ma forse è stata solo una mia impressione.



E finalmente sono riuscita a prendere una foto di un bacio al cimitero!!!



Conclusa anche la visita al Cimitero di Monmartre sono tornata in zona Catacombe ma prima di rimettermi in fila (ovviamente la fila era più lunga di qualche ora prima), ho provveduto ad acquistare pane e qualcosa da bere. Io tendo a mangiare quando mi annoio e credetemi, dopo un'ora e mezza in fila avrei mangiato molto più di una baguette e ho sentito molto la mancanza dei tempi in cui potevo ancora bere dell'alcool...

Fare foto nelle catacombe non è il massimo... proprio per nulla. Non mi andava di usare il flash e credo non sia nemmeno permesso.



Vi avviso che, se le volete visitare, preparatevi a scendere un bel pò di gradini e poi a farvi più di un chilometro e mezzo in mezzo ad ossa e teschi ammassati in modo molto artistico.

Prima di avvistare i primi resti umani vi troverete a percorrere un lungo corridoio. Ad un certo punto mi sono trovata da sola e... il soffitto non è tanto alto e poi fa freddo e insomma io non soffro di claustrofobia ma per un attimo ho pensato di essermi persa... Non ci si può perdere, fortunatamente.

Vi consiglio di visitarle? Siete impressionabili? Si? Ci sono tante altre belle cose a Parigi, magari cominciate visitando la Chiesa di San Bernardino alle Ossa a Milano, un attacco di panico nelle Catacombe di Parigi non credo sia il massimo. Se avere a che fare con resti umani più che spaventarvi vi affascina, beh, questo posto è davvero interessante.








Che poi, un'insegna carina che ti avvisa di fermarti perché questo è l'impero della morte (o almeno questo mi dicono google transistor e quel poco di francese che capisco) non è che ti invita molto ad andare avanti eh...



Spero che questo macabro racconto vi abbia mostrato una Parigi che non avete mai visitato (o che non avete alcun interesse a visitare).

Sinceramente trovo più inquietanti queste foto che ho preso nei dintorni del Cimitero di Monmartre più di qualunque tomba o catacomba io abbia mai visto:


Francia, PARIGI: Nemmeno te ne accorgi e già stai andando in giro con la baguette sotto all'ascella...

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Marzo 2019

PARIGI

E niente... di poche cose ero certa nella vita, una di quelle era il fatto che mai e poi mai sarei caduta in quell’abitudine tipicamente francese di andarsene a zonzo con le baguette sotto all’ascella. Baguette spesso ficcate in sacchetti troppi piccoli per contenere tutta la lunghezza del tipico e delizioso pane francese.

No.

Tutto ma non la baguette sotto all’ascella.

Già.

Diciamo tutti così.

Poi tornando a casa a fine della giornata lavorativa mi è capitato di buttare l’occhio in una panetteria e vedere delle meravigliose baguette traditionnelle, una versione più casereccia della normale baguette, e... i miei buoni propositi sono svaniti come un'ipotetica neve sotto al sole dell’India a maggio.

Non lo fai apposta, non è lì che dovrebbero stare le baguette ma, almeno nel mio caso, compro la baguette e poi sulla spalla destra (credo sia la destra) porto la borsa, con la mano dalla stessa parte tengo il cellulare e nell’altra mano tengo la baguette ma magari poi uso entrambe le mani per fare delle chiamate o che so io e la baguette finisce nel giro di un millesimo di secondo sotto all’ascella.

Che vi devo dire... è successo.

La prima volta ero sconvolta. Perché era capitato proprio a me? Poi... poi scopri che semplicemente c’è un motivo per il quale i francesi se ne vanno in giro con le baguette sotto all’ascella (o almeno così si dice perché io non ne ho visti) e ti adegui e punto.

E poi qui il pane è troppo buono. Io adoro il pane. Posso stare mesi senza mangiarne (ingrasso in altri modi, non preoccupatevi) perché magari dove mi trovo il pane che riesco a reperire non è di mio gusto ma in Francia, purtroppo non c’è stato verso di resistere.

Sono uscita per una passeggiata. So di non avere molto tempo per godermi la città perché ho in programma di visitare un po’ di posti in Francia quindi, complice la bella giornata, mi sono avviata verso Trocadéro, la Tour Eiffel e il Pont Alexandre III.

Non sono salita sulla torre, di giorno non mi va di salirci, preferisco il buio per affrontare le vertigini che mi fanno tramare ogni volta durante la salita.







Champs Elisées non sono raggiungibili per via delle manifestazioni di protesta che ogni sabato mettono in difficoltà turisti e residenti. Poco mi importa, conosco la zona molto bene e sinceramente è quella di Parigi che preferisco di meno.





Sì, adoro la moda ma a Parigi puoi trovare cose interessantissime anche al di fuori della rinomata zona e poi... meglio che io tenga la carta di credito al guinzaglio ecco.

Anni fa visitai il negozio di Louis Vuitton al numero 101. Ricordo che, oltre a voler avere la possibilità di comprare mezzo negozio (mi piacciono molte cose di Vuitton, abbiate pietà), avevo desiderato ardentemente la stampa di una foto dove la Tour Eiffel era accompagnata da una torre di fattezza simile ma fatta di Borse Vuitton ammucchiate. Me la sarei potuta permettere ma mi ero appena licenziata e non sapevo che ne sarebbe stato di me e la stampa non era esattamente economica quindi vi rinunciai a malincuore... Anni dopo ricevetti una busta dalla Maison Louis Vuitton. Ero una cliente quindi mi avevano mandato un catalogo dove, tra le altre immagini, vi era proprio questa questa foto.

Sorrisi per mezza giornata, non si trattava dell'originale ma in qualche modo avevo ricevuto un regalo davvero gradito quanto inaspettato.

Gironzolando da quelle parti ho però scoperto una Parigi che non conoscevo, sembra quasi che pezzi delle mie città preferite, Amsterdam e New York (chi ama la High Line capirà cosa intendo dire) si siano trasferiti qui. E così oggi posso dire che mi sono innamorata di Parigi ancora un po’.






















Mi piace moltissimo vivere a Parigi.

L'aria non è il massimo, purtroppo l'inquinamento è un problema, almeno per me.

Continuo a dirlo, vivere ad Helsinki dove l'aria è pulitissima mi ha resa insofferente all'aria poco pulita, prima nemmeno me ne accorgevo.

Forse l'inquinamento è l'unica pecca che trovo in una città come Parigi dove tutto ciò che posso desiderare è a portata di mano.










Ho l'abitudine di andare ogni giorno al supermercato per comprare ciò che mi serve. Molti lo trovano una perdita di tempo io... beh, sono imprevedibile e a parte le spezie non mi piace avere del cibo che non so se mangerò perché per qualche motivo deciderò di non essere in casa. Non mi piace sprecare cibo.

Questa mia abitudine mi portava, prima dell'avvento del roaming gratuito, ad affrontare un problema piuttosto imbarazzante. Di solito i nomi di frutta e verdura sono scritti nella lingua locale e... io non capivo mai a quale tipo di verdura si riferiva un determinato prezzo quindi speravo che qualche divinità a caso me la mandasse buona e che io non tentassi di pagare le zucchine dopo aver cliccato sulla bilancia il tasto corrispondente alle carote.

L'unica volta che mi è stato fatto notare stavo pagando ben di più del dovuto.



Ora che posso connettermi tranquillamente da ogni dove (non sempre c'era il wifi gratuito nei supermercati e sebbene fosse nei miei piani creare una lisa di nomi di verdure tradotti me ne sono sempre scordata) trovo a Parigi i supermercati che pensano a noi disgraziati che abbiamo problemi ad imparare più di una lingua straniera e al posto dei numeri ci sono le figure. Quindi al massimo mi incasinerò confondendo le zucchine con i cetrioli, sempre che io li trovi perché alcuni Carrefour sono talmente grandi che per trovare le uova devi usare google maps (avevo scritto questa cosa nelle note per ricordarmela ed ecco che mi arriva la notizia di alcuni supermercati che usano una app per permettere ai clienti di trovare ciò che cercano... mmmh... sta cosa di essere controllati mi disturba ancora, non riesco ad abituarmici).

Ogni giorno noto delle cose piuttosto divertenti.

Gli avvisi in metropolitana sono in francese e in una lingua a caso tra italiano, spagnolo, tedesco, inglese (altre lingue non le ho sentite ma non posso escluderle). Non capisco, come viene scelta la lingua da affiancare al francese? Rotazione? Scelta casuale?

Le fermate del tram sono annunciate da voci diverse. Io non riesco mai a ricordarmi dove devo scendere ma non sbaglio mai perché la fermata viene annunciata dalla voce di un uomo e da quella di un bambino che mi ricorda molto il mio adorato nipotino. Sorrido ogni volta che arrivo a Port de Lilas.

E poi c'è la cosa dei negozi Histoire d'Or.

Ora. Non è un segreto che per motivi fotografici ho frequentato il mondo BDSM e nemmeno che mi sono documentata parecchio al riguardo: c'è però un libro che non ho finito di leggere, me ne dimentico. Non mi ha presa particolarmente sebbene sia considerato un caposaldo della letteratura BDSM. Non lo so, ho letto di tutto ma "Histoire d'O" di Dominique Aury non è particolarmente di mio gradimento, ho preferito "Venere in Pelliccia" di Leopold Von Sacher-Masoch per rimanere nei classici.

Gironzolavo nella zona di Les Halles di sera e l'insegna luminosa mi mostrava solo Histoire d' e io che penso? Penso "ma dai, un negozio BDSM in pieno centro, lontano da Pigalle? Ma andiamoci subito!".

Una gioielleria. Cioè uno pensa di farsi un giro tra manette e corsetti e frustini e ganci e tutta l'attrezzatura necessaria alle sessioni BDSM e si trova ta orecchini e braccialetti e collane. (non è un segreto nemmeno che io voglia prima o poi raccontare questo mondo in modo diverso da quello incentrato sull'estetica, cosa che molti hanno fatto finora, solo che non ho ancora capito come fare... sarebbe più facile con le parole. Nel frattempo continuo a documentarmi)

Alla fine le uniche cose utili a legare qualcosa, anche se metaforicamente, le ho trovate vicino a Pont Alexandre III.

Lo sapevo che gli innamorati, orfani della Passerelle Des Arts ormai impraticabile per questo scopo, avrebbero trovato un altro ponte a cui fissare i lucchetti.




Dimenticavo. Se non avete voglia di girare la città a piedi (cosa che secondo me è l'alternativa migliore per godersela) ma non vi piacciono i mezzi di trasporto quali metropolitana, autobus o tram, potrete trovare praticamente ovunque questi carinissimi monopattini elettrici che io solo a vederli mi vedo con le gambe all'aria dopo i primi metri.

Non ho capito bene come funziona la cosa perché io preferisco camminare ma se pensate alle biciclette che in alcune città si noleggiano con la carta di credito ma soprattutto si trovano nelle apposite rastrelliere, beh quando ho scritto che i monopattini si trovano dappertutto, proprio quello volevo intendere. Se non guardate dove mettete i piedi rischiate di inciamparvici.



Un paio di canzoni catturate per strada:

Cassie - Long Way 2 Go

Agron - Love My Soul

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