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MONTPELLIER, Francia: Regola numero uno: avere sempre in valigia un cavo di riserva



Aprile 2019

MONTPELLIER

Questa storia comincia a Tolosa e finisce a Lione.

Comincia con una scocciatura e finisce con un'incazzatura. Nel mezzo, una delle città che mi è piaciuta di più in Francia. Mi sono scocciata a Tolosa e mi sono incazzata a Lione durante il viaggio di ritorno ma a Montpellier ero solamente felice di aver cambiato i miei piani all'ultimo momento ed essere lì.











Ma andiamo con ordine.

Mentre tornavo al motel ben lontano dal centro cittadino di Tolosa pensavo, uno di quei pensieri che appaiono da un momento all'altro, che la prossima volta che avrei deciso di andare in capo al mondo avrei messo in valigia un caricabatterie di riserva per il cellulare perché è una cosa sensata da fare quando se lo rompi non hai la possibilità di reperirne facilmente un altro.

Credo di aver avuto una premonizione perché arrivata al motel, dopo che aver trascorso la giornata senza degnarmi minimamente di risparmiare la batteria del telefono, ho messo in carica prima una delle mie power bank e successivamente il cellulare che era al 12% e… beh qualcosa ha smesso di funzionare. Non sapevo esattamente cosa ma se fosse stata la presa non sarebbe stato un grosso problema in quanto di solito mi porto dietro un paio di power bank, se fosse stato il cavo… vabbè ero lontana da negozi dove potermene procurare uno ma, perdindirindina, ero in un motel non in una casa inquietante dove avevo trovato un flessibile e delle lampadine nei cassetti della cucina. Cioè alla reception avrebbero avuto un cavo da prestarmi no?

No.

Ve lo dico subito, no.

La cosa è andata più o meno in questo modo.

Ok si è rotto qualcosa e non posso ricaricare il telefono, no problem ho con me il macbook e quindi posso leggere e non annoiarmi e fare più o meno tutto ma è meglio se comunque ricarico il telefono perché anche se la mia sveglia biologica fa concorrenza a quella di Jack Reacher (leggetevi i libri di Lee Child, sono davvero molto belli se vi piace il genere e dimenticate il film interpretato da Tom Cruise che vorrei sapere che c’entra Tom con un personaggio che l’autore dei romanzi ha descritto quasi fosse Chris Hemsworth) meglio non fidarsi, insomma tutto avrei voluto tranne perdere il bus e avrei dovuto svegliarmi alle 4.45 di notte.

Quindi.

App per la sveglia al computer? Ci ho provato ma non sono riuscita a farle funzionare.

Wake-Up call? Si, certo, come no. La reception avrebbe chiuso alle 21.

Scendo e chiedo cavo in prestito. Io ho un Iphone.

La receptionist ha solo cavi Samsung ma mi presta la presa, si sa mai. Beh il cavo non funzionava con le power bank quindi era chiaro che si era rotto il cavo ma un tentativo l’ho fatto.

Riporto la presa alla receptionist.

Cerco qualcuno con lo sguardo.

Chiedo a delle persone appena arrivate.

Mi mostrano il loro Samsung.

Ok.

Vado all’albergo vicino che si prende cura dei clienti del motel in caso di bisogno.

Chiedo al receptionist.

Samsung.

Intanto tra un’uscita in cerca di cavi e l’altra mi rendo conto di un problema. Mi serve il biglietto Flixbus che sta nella app nel telefono.

Mi dico, ok a volte per lasciarti salire basta il nome ma altre volte pretendono il biglietto.

Apro il telefono e la batteria scende.

Cazzo.

Faccio uno screenshot del biglietto e me lo mando per mail.

Peccato che non ricordo la password per accedervi da computer.

Fanculo.

Faccio dei tentativi e niente, preferisco non rischiare il blocco, di cambiare la password non se ne parla perché vogliono mandarmi dei codici al telefono.

Esco di nuovo e spiego alla receptionist problema numero due. Perché ovviamente c'è sempre un problema numero due.

Se mi si scarica il telefono io come diavolo chiamo Uber la mattina per farmi venire a prendere perché se non riesco a farlo i primi autobus la mattina partono dopo il mio Flixbus...

Lei mi dice che le sembra che Uber si possa chiamare anche con il computer.

Ci provo e pare funzionare.

Ok, allora devo solo risolvere il problema biglietto.

Bene.

Provo ad entrare nell’altra casella di posta elettronica dove mi sono mandata la mail visto che di quella la password la ricordo.

Mi chiedono di verificare la mail dal telefono ma se lo accendo ancora un paio di volte muore quindi dai, penso, proviamo con la domanda.

Risultato? account bloccato e altra mail che non riesco ad aprire e telefono quasi morto.

Esco per un’ultima volta, dalla stanza accanto rumori inequivocabili raccontano un’infuocato amplesso e non mi pare il caso di disturbare in cerca di un cavo per ricaricare la batteria.

L’altra stanza ha appena chiuso la luce quando arriva un’altra coppia.

Spiego il problema e tizio esclama “non ti preoccupare, usa pure il mio cavo”, me lo porge e… Samsung.

Per un attimo mi è sembrato di essere in uno spot della Samsung, anzi, Samsung, se mi leggete potrebbe essere una buona idea, sapete? Per la prima volta ho pensato di tradire la grande mela.

Ci ho rinunciato, mi sono svegliata quella ventina di volte per vedere che ora era, ho chiamato Uber con il computer sperando che l’autista riuscisse a trovarmi senza dovermi chiamare al cellulare, e così, per fortuna è stato.

E l’autista, finalmente, aveva un cavo Apple, così come una ragazza alla stazione dei bus ed un’altra in autobus e così come la sottoscritta non appena ha trovato un negozio dove ne ha comprati un paio. Rosa.



Poteva andare tutto liscio arrivata a Montpellier? Ovviamente no, ho sbagliato la fermata del tram e non sono scesa alla stazione, come avrei dovuto ma queste piccoli distrazioni sono davvero poco cosa, basta risalire nella direzione opposta, di solito.

Abbandonata la valigia nell'apposito deposito mi sono divertita davvero molto a scoprire questa meravigliosa città:































Ho passato la giornata a bearmi di Montpellier. La città vecchia è meravigliosa, non saprei in che altro modo definirla, mi sono innamorata di scorci, ombre, balconi, ringhiere e colori. Ho mangiato l'ultima baguette francese di questa trasferta (oh, a me piace mangiare, non ci posso fare nulla, mangio molto sano e ho imparato a cucinare piuttosto bene ma ad una baguette tradizionale francese non so resistere) e mi sono seduta ad ammirare dei meravigliosi murales trompe l'oil simili a quelli di Lione.






I gatti stanno sempre bene su tutto devo dire...

Sì, ho fatto un pò tante foto a questa città ma che vi devo dire, non potevo lasciare lì queste immagini.







Se ve lo steste chiedendo, no, Montpellier non è una landa desolata e sperduta, ci sono un sacco di persone in giro, semplicemente se le persone non sono, per me, fotograficamente interessanti, beh, io aspetto che escano dalle mie inquadrature.




Le solite foto che piace fare a me...








E poi queste installazioni che mi ricordano tanto la mia adorata Olanda... Rimpiango sempre di non aver cominciato prima questo diario di viaggio e le foto che avrei dovuto fare... Tornerò, in Olanda di certo e forse anche da qualche altra parte.





Mentre mi stavo dirigendo con il dovuto anticipo a ritirare la valigia (per strada avevo previsto una tappa fotografica per prendere qualche foto di un altro murales trompe l'iil) la città è stata bloccata dall'ennesima manifestazione dei gilet gialli che avevano occupato l'intera piazza principale mentre altri stavano arrivando a frotte. Ho quindi capito che era sabato e nemmeno me ne ero accorta.

I molti che stavano arrivando, parecchi con delle moto, erano preceduti da un veicolo che sparava a tutto volume questa musica:



Vi segnalo il testo:

Où sont passés les camarades
Ceux qui montaient les barricades dans les manifestations
Qui chantaient "MORT AUX PATRONS"?
Où sont passés les camarades qui montaient toujours au charbon
Qui chantaient l'Internationale et prônaient la Révolution?
Où sont passés les camarades, les meneurs, les grèves générales
Ceux qui avant faisaient front et osaient crier "MORT AUX CONS"?
Où sont passés les camarades, les slogans et les palissades fraichement repeintes de couleur sombre, des mots de lutte et de ralliement?
Ils sont bien loin les camarades!
Leur musique militaire est de retour, la chemise brune au gout du jour
Ils sont bien loin les camarades!
Le rouge vire au bleu marine et je dégueule leur doctrine!
Où sont passés les camarades, les travailleurs, les partisans qui à chaque sortie du vieux con osaient crier "MORT AU FRONT"?
Où sont passés les camarades, les populistes, les misérables?
Ils lèchent le cul des Thénardiers avant de bien se faire enculer!
Ils sont bien loin les camarades!
Leur musique militaire est de retour, la chemise brune au gout du jour
Ils sont bien loin les camarades!
Le rouge vire au bleu marine et je dégueule leur doctrine!
Aujourd'hui c'est la débandade: les camarades ont foutu le camp
Les extrémistes fanfaronnent, objectif: le gouvernement
Les miliciens sont plein d'espoir, ils arrivent aux portes du pouvoir
Loin du temps où l'on chantait "PLUS JAMAIS DE 20%"
Ils sont bien loin les camarades!
Leur musique militaire est de retour, la chemise brune au gout du jour
Ils sont bien loin les camarades!
Le rouge vire au bleu marine et je dégueule leur doctrine!
Que tu sois noir, que tu sois blanc
Que tu sois chrétien, juif ou musulman
Que tu sois athée ou sans faction
Chante avec nous ce "mort aux cons"!
Que tu sois noir, que tu sois blanc
Que tu sois chrétien, juif ou musulman
Que tu sois athée ou sans faction
Chante avec nous ce "mort aux cons"!
MORT AUX CONS
MORT AUX CONS

Dei gilet gialli ho scritto più volte. Oggi, per la prima volta, ho sorriso guardandoli.

Sì ero scocciata perché non avrei potuto raggiungere il murales e perché avrei avuto qualche problema a raggiungere pure la fermata del bus ma... beh ho imparato a rispettarli. Qualunque cosa io pensi riguardo ai loro ideali, e ammetto che la questione è troppo complicata perché io mi schieri (cosa che tendo a non fare, preferisco osservare e raccontare), li rispetto perché continuano ad urlare invece di tacere e sopportare.

Preciso che non rispetto chi devasta, proprio no, sebbene io possa comprendere, il rispetto è merce troppo preziosa da donare a coloro che non rispettano la proprietà altrui ma la maggior parte dei gilet gialli manifesta pacificamente nonostante le numerose immagini che vengono mostrate, molte di quelle ben studiate per mostrare una realtà artefatta.

A volte basta cambiare il punto di ripresa, non ci vuole molto.





Ed ora veniamo alla parte in cui mi sono incazzata.

La tratta notturna Lione - Venezia mi riserva sempre qualche sorpresa ma stavolta sono rimasta parecchio disgustata dal comportamento di un conducente. Io cerco di non disturbare mai e di fare da sola la maggior parte delle cose ma, purtroppo, tra le cose che non riesco a fare ovvero che potrei anche farle ma rischierei di finire all'ospedale, ci sta alzare sopra alla mia testa una valigia da 40 kg per metterla nel vano bagagli che stavolta non si trovava nel piano inferiore.

Ha cercato di aiutarmi una ragazza perché i conducenti dopo avermi detto di aspettare un attimo non mi hanno più badata. Io e la ragazza non ci siamo riuscite e ho dovuto richiamare uno dei due conducenti che, vai a capire perché, mi ha insultata dicendomi di arrangiarmi perché non poteva perdere tempo per aiutare tutti.

Io comprendo la stanchezza, comprendo non so cos'altro, comprendo tutto ma tizio grande e grosso che non aiuti una donna che è la metà di te (vabbè magari non proprio la metà ma non mi ha nemmeno guardata in faccia prima di inveire) a fare una cosa che poi non ti è costata nulla, beh ti saresti meritato che ti rispondessi per le rime invece del mio "per cortesia mi ascolti, o mi aiuta o io non salgo nel bus perché la mia valigia se non la mette lei resta qui e io pure perché davvero da sola non riesco ad alzarla".

Cercasi corso intensivo per smetterla di essere gentili sempre e comunque.



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Francia, TOLOSA: Lo sgabuzzino di Stephen King



Aprile 2019

TOLOSA

Sono arrivata a Tolosa in una giornata uggiosa che non mi ha permesso di comprendere appieno perché viene chiamata la “città rossa” o la "città rosa", pare che riguardo a questa cosa non ci si sia ancora messi d'accordo.

Il cielo terso e triste ammantava la città di una patina grigiastra e l’autista uber di turno non riusciva a credere come fosse possibile che io, in Francia da più di due mesi ormai, non parlassi francese (per lo stesso motivo in cui non parlo un’altra miriade di lingue ovvero non ho tempo per impararle e non ho tutta questa memoria a disposizione) quando sono arrivata a destinazione e ho subito creduto di aver sbagliato a dare l’indirizzo all’autista, cosa peraltro già accaduta in passato, perché al numero civico indicatomi da booking non ci stava nessuna struttura adatta alla ricezione di ospiti ma una casa privata. Una casa privata inquietante.

Non mi è stato possibile entrare dall’ingresso principale quindi sono andata sul retro dove in giardino ho incontrato una ragazza che poi ho capito essere la colf, che mi ha fatto entrare, dato una chiave che ha aperto una porta con un’inserto di quel vetro che dovrebbe impedire a chi sta fuori di vedere che accade dentro ma che non fa mai bene il suo dovere e mostrato una lavanderia con una doccia (questa mi mancava) e un bagno al piano superiore dove, udite udite, era presente un bidet. Un bidet dove del nastro adesivo posizionato correttamente ne impediva l’utilizzo.

La stanza, enorme, era più inquietante della casa. Uno scatolone a terra conteneva un modem wireless (almeno il wifi funzionava), niente abat-jour (e come la mettiamo con il fatto che ho paura del buio? - è stato il mio primo pensiero) e alla sinistra del letto matrimoniale una porta. Una porta molto più piccola del normale. Una porta inquietante, molto inquietante.

E io ovviamente che ho fatto? Ma apriamo sta porta che magari ci sta dentro una luce da accendere durante la notte oppure non so, mi pareva di aver prenotato una stanza con bagno privato, magari con bidet utilizzabile... sarebbe andato bene anche un bagno inquietante.



Devo fare una breve digressione.

Se tento di ricordare qual è stato il primo libro che ho letto, dopo i libri per bambini e tutto ciò che potevo trovare nella scarna libreria di casa, beh mi torna in mente "Quo Vadis?" di Henry Sienkiewicz e poi un sacco di classici, davvero tantissimi, da "Ti con Zero" di Italo Calvino a "Il Signore delle Mosche" di William Golding, "Niente di nuovo sul Fronte Occidentale" di Erich Maria Remarque, "Il Vecchio e il Mare" di Ernest Hemingway ecc. ecc. ecc. (avevo convinto mia madre a comprarmi una collana di classici, ogni settimana in libreria).

Poi, durante una vacanza al mare, quando ancora ero troppo giovane per ribellarmi all’abominio delle vacanze al mare (avevo 14 anni), andai in edicola e comprai "Cujo" di Stephen King. E non è esattamente il miglior libro che Stephen abbia scritto, a mio avviso, ma da quel giorno fino al giorno in cui ho letto il finale della serie “La Torre Nera” e mi sono incavolata come una bestia ho letto tutto ciò che King ha scritto e pure dopo quel giorno qualche libro l’ho letto e continuo a farlo. Scrivo ciò perché chi non conosce l’opera di King deve sapere che nei suoi romanzi accadono un sacco di cose brutte e cattive e io non ricordo che queste cose spesso abbiano una spiegazione. Accadono e basta.

Cercate di capirmi, sono cresciuta leggendo cose spaventose spesso prive di logica, credo sia normale aprire una porta sconosciuta con cautela, sia mai che tu venga investita da una nebbia malvagia nella quale si annidano creature infernali, venga riportata indietro nel tempo nel 1958 (e chi la sente poi tua madre se non la avvisi che rientri con qualche decennio di ritardo) o che delle strane palle sgranocchino la realtà nell’attimo stesso in cui il presente diventa passato.

Diciamo che lo sgabuzzino era una specie di scarpiera impolverata dove probabilmente avrei potuto essere morsa da qualche ragno mutante che mi avrebbe trasformato nella versione zombie di Carrie (Bradshow). Cosa che comunque mi ha inquietata non poco perché, dopo avervi spiegato il background letterario nel quale sono cresciuta, mi è sembrato sensato spostare il divanetto presente in camera davanti alla porta. No, non sono paranoica o pazza, semplicemente se avessi chiuso male la porta e a causa di motivazioni ignote tipo spifferi provenienti da non so dove, la porta si fosse aperta in piena notte, ecco, in questo momento non starei scrivendo, credo.



Vi metto qualche foto della rossa o rosa Tolosa, intanto, altrimenti vi stancate di leggere e il bello deve ancora venire.











Dopo aver ispezionato la cucina e aver trovato attrezzi da lavoro al posto delle posate e, negli altri cassetti, cose a caso che a tutto servivano tranne che a preparare un pasto decente, ho deciso che, siccome ci stavano i piatti, un frigorifero e un forno a microonde funzionante, avrei potuto scaldarmi qualcosa.

Sono uscita nella giornata uggiosa e triste e ho fatto una cosa che non facevo da tempo: sono andata per negozi.

Ho trovato un bellissimo maglione che ero certa sarebbe piaciuto a mia cognata e le ho mandato una foto per chiederle se potesse essere un regalo di compleanno gradito. Ha risposto affermativamente avvisandomi che avevo fotografato pure il cartellino del prezzo, cosa che non mi ha stupita visto che ai tempi consegnai ad un amico la borsa con dentro il suo regalo di compleanno, lo scontrino e il denaro che avevo ricevuto come resto al momento del pagamento.

Ero comunque stanca e disinteressata a tutto, l’atmosfera proprio non mi piaceva e all'ufficio turistico erano stati un po' scortesi. Così, fatto un salto al supermercato, mi sono ritirata in stanza a leggere, poi ho cenato senza salare il cibo, ho optato per lavarmi nel bagno superiore perché va bene tutto ma la doccia in lavanderia anche no e poi mi sono messa sotto alle coperte a continuare la lettura del giorno finché… finché ho sentito suonare il campanello.

Premetto che per combattere il terrore del buio avevo alzato la tapparella che dava sulla strada e lasciato accesa la luce del corridoio.

Il campanello non voleva smettere di suonare e chiunque ci fosse là fuori sapeva benissimo che ci stava qualcuno in casa. L’ho ignorato per un po’, poi mi sono messa nei panni di tizio che arriva pronto per passare la notte e rimane chiuso fuori e presa da un attimo di compassione ho aperto la porta a colui che sicuramente sarebbe stato un ladro, maniaco, assassino, alieno che probabilmente avrebbe trovato il modo di legarmi all testiera del letto con delle manette ed evocare le forze oscure che si annidavano nello sgabuzzino dopo avermi costretta a vendergli l’anima pur di tornare a vivere a Parigi nell’immediato futuro.

Era solo un altro disgraziato poco attento nel prenotare.

Come ha risolto non lo so, so solo che non ha passato la notte fuori sotto la pioggia e che qualcuno più volte durante la notte ha spento la luce nel corridoio, luce che ho ritenuto di dover riaccendere ogni volta perché io non mi sveglio quando qualcuno accende la luce, io, ovviamente, mi sveglio quando sono al buio.



La bellezza di Tolosa si è palesata il giorno dopo, con il sole a picco, dopo che avevo portato le mie valigie all’albergo vero che avevo prenotato tempo prima e che non aveva potuto aggiungermi una notte per carenza di stanze. Ovviamente sono arrivata troppo presto e la camera del motel non era libera e per non dover aspettare fino al pomeriggio per fare il checkin ho dovuto trascinare la valigia fino al secondo piano senza ascensore ma va bene. Tutto pur di andarmene dalla casa stregata.

Ps: pure io sono indecisa se definire Tolosa rossa oppure rosa.





















Gironzolando per la città come sono solita fare è accaduto un fatto alquanto singolare. Orbene, io non sono solita targarmi da nessuna parte. Non ne vedo il motivo, davvero. Ora, vorrei capire come ha fatto il mio cellulare non solo a taggarmi al Convento de Los Jacobines ma addirittura a taggare il Convento come "casa". Tecnologia che di me tutto sai, grande mela morsicata o quello che sei, mi stai per caso indicando la via? E' un suggerimento?

Comunque, questa dovrebbe essere casa mia:








C'è un'eco molto forte in alcune stanze, avrei voluto scoprirlo non so, da wikipedia o altro, non di certo tossendo, ecco.

A Tolosa c'è un posto bellissimo che dovete assolutamente visitare, soprattutto se con voi avete portato dei bambini. Si tratta della Cité de l'Espace. Come avrete letto cliccando sul link ci sono un sacco di cose interessantissime. Prendetevi del tempo per visitarla, ne vale davvero la pena.











Ci sono altre due cose particolarmente interessanti a Tolosa. La fabbrica degli Airbusche non ho visitato perché non avrei potuto fare foto di alcun tipo e non sono particolarmente interessata alla costruzione di aeromobili (mio fratello sì ma non potendo fare foto ho evitato) e le violette. Sì, quei magnifici fiorellini viola che da bambina ero solita andare a rubare nel giardino di uno dei vicini perché non solo l'erba del vicino è sempre più verde ma, nel mio caso, pare anche le violette avessero un colore più brillante perché pure il giardino di casa mia ne era pieno e proprio non avevo motivo di prenderne delle altre.

Ho percorso a piedi km lungo le rive del Canal du Midi per andare nel negozio di violette più famoso di Tolosa: La Maison de la Violette.

Ora, a parte aver voluto tentare di accorciare la strada finendo quasi dentro al canale e aver dovuto tornare indietro per forza di cose, dopo aver vissuto nei Paesi Bassi lo scorso anno, beh, tutti i canali, per belli che siano, non sono quelli della mia adorata Olanda. Carino il Canal du Midi eh ma... manca l'atmosfera che piace a me.




Arrivata al negozio di violette ho scoperto che, nonostante la bellezza del negozio facesse la sua parte, la mia attrazione per le violette si è smarrita nelle maglie del passato insieme al mio amore per la pasta al prosciutto e panna, gli stivali a punta e i capelli nero blu.

E le caramelle alla violetta sanno solo di zucchero.

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Francia, BORDEAUX: Sì, belle tutte queste cose con il vino ma... ecco... io sono astemia...



Aprile 2019

BORDEAUX

Premetto che ho passato delle brutte giornate... il mio adorato gatto color cipria, Giampiero, è morto dopo più di otto anni di affettuosa convivenza con la mia famiglia. Era ammalato e ce lo aspettavamo, abbiamo fatto di tutto per curarlo ma non è stato possibile fare altro che regalargli qualche mese in cui ha vissuto alla grande, peccato essere stata lontana, avrei voluto passare con lui i suoi ultimi giorni, credo che chiunque abbia un amico a 4 zampe possa capirmi.

So che quando tornerò a casa soffrirò e mi mancherà quell'invadente batuffolo di pelo, troppo snob e ladro per non essere adorabile.

In questi giorni la mia padrona di casa ha adottato Jaja, una Sphinx davvero molto carina che mi ha conquistata nonostante questa razza felina non sia la mia preferita. O meglio, io ho conquistato lei e in qualche modo ha alleviato il mio dolore per la perdita del mio adorato gatto.

Sono uscita nel weekend per le strade di Parigi per la prima volta senza fotocamera, volevo solo andare a vedere qualche mostra e così ho fatto. Volevo scrivere ancora qualcosa su Parigi, qualcosa sulla moda, foto di vetrine, dei miei negozi preferiti, di Champs Elyseè. E così avrei fatto se non mi fossi confusa come al solito e non avessi dovuto lasciare la mia casa un giorno prima e i miei adorati burger vegetali della Bonduelle in congelatore.

Pensavo di dover partire il mercoledì sera ma martedì, dopo avermi per l'appunto vista mettere del cibo in congelatore, la mia padrona di casa mi ha fatto notare che avevo confuso le date. Non vi sto a dire che casino ho fatto per risistemare il mio viaggio di ritorno che avrebbe dovuto cominciare un giorno prima. Fortunatamente non avevo ancora prenotato l'albergo a Bordeaux.

Avevo deciso, all'inizio, di fermarmi a Bordeaux, Tolosa e Lourdes (dove avrei continuato un reportage sui luoghi di culto mariano in Europa cominciato a Fatima la scorsa estate) prima di rientrare in Italia ma all'ultimo momento ho sostituito Lourdes con Montpellier perché non avrei avuto abbastanza tempo per visitare degnamente Lourdes. Ci andrò in futuro, magari con mia madre che ci è stata più volte e mi potrebbe dare preziose indicazioni.

Con tristezza e fastidio infiniti ho salutato Parigi un giorno prima del previsto.

Avevo l'autobus verso le 23, sarei arrivata a Bordeaux la mattina successiva dove avevo prenotato un ostello in centro.

Potrei scrivere il Kamasutra per dormire in autobus, davvero. Datemi un cuscino da collo gonfiabile e potrei dormire ovunque.





Mi piace arrivare in città la mattina molto presto... non c'è mai nessuno in giro e mi posso godere la vista dei monumenti senza troppi turisti intorno. Di contro, dopo una notte in autobus, anche se ce la metti tutta per scendere con un aspetto accettabile, scendi più o meno così:



O sembri l'oca o la befana, non hai scampo.

In più l'Uber di turno proprio non riusciva a trovarmi, proprio no. Il punto di incontro avrebbe dovuto essere la stazione degli autobus e ok mi andava bene perché i bagagli pesavano davvero troppo però c'erano i lavori in corso quindi il tizio mi ha chiamata per dirmi che mi avrebbe aspettata davanti ad un albergo vicino. Peccato che io nel frattempo mi ero allontanata dal punto di incontro perché pensavo che il punto di incontro fosse da un'altra parte e quindi mi sono ritrovata ad 800 metri dall'albergo che il tizio mi aveva indicato. L'ho richiamato e l'ho avvisato che stavo davanti alla stazione dei treni esattamente dietro all'ambulanza. Mi ha trovata dopo un bel po' e lo ringrazio per la tenacia dimostrata nel volermi trovare. Sto davvero pensando di imparare il francese se dovessi tornare in Francia per un lungo periodo dove per lungo intendo più di due giorni perché l'inglese proprio non lo vogliono parlare.

Dopo essermi data una sistemata nei bagni dell'ostello davvero molto molto carino e in centro, mi sono avviata verso quella che è una delle attrazioni più famose di Bordeaux, una cosa che non ha nulla a che fare con il vino, o almeno credo. Lo specchio d'acqua alto pochi centimetri nel quale si riflette la Piazza della Borsa. Da quello che ho capito non sempre c'è l'acqua, a volte evapora e viene ripristinata più volte al giorno ma se ci vai mentre non c'è, non c'è, altre volte gli irrigatori o qualunque cosa siano quei cosi che spruzzano l'acqua sono chiusi.

Io sono stata piuttosto fortunata. Ci stava l'acqua e pure un più o meno bel cielo blu:





E questa è un po' la Bordeaux che ho visto:



























Gironzolando tra le bancarelle di un mercatino improvvisato davanti ad una chiesa sono stata attratta dallo sberluccicare della copertina di un libro che ho poi scoperto essere un libro fotografico di Diana Scheunemann edito da Damiani Forward. Non l'ho comprato perché non avevo davvero modo di inserirlo in valigia o da qualunque altra parte ma lo comprerò credo. E' piuttosto spinto a dir poco ma le foto sono molto interessanti.

Ho preso un po' di musica in giro per la città:

Premetto che non ricordo mai se è consuetudine scrivere prima il titolo del brano e poi il nome del cantante/gruppo o viceversa quindi farò come mi aggrada di più al momento.

Mike Posner - Song About You

Mike Posner - Perfect

Cascada - Truly Madly Deeply

Kids United Feat. Angélique Kidjo Et Youssou Ndour - Mama Africa

Modern Talking - Rouge Et Noir

Cats On Trees - If You Feel (Gavin Moss Remix)

Todd Terje - Inspector Norse

e quel capolavoro della storia musicale contornato dal video altrettanto capolavoroso (beh, capolavoroso è comunque più bello di petaloso come neologismo) diretto dal duo di fotografi (che adoro) Mert & Marcus:



(se la cara vecchia, per modo di dire perché lei vecchia davvero non lo sarà mai ed io la rispetto per questo, Madonna non pensasse a noi ogni tanto il mondo sarebbe assai più triste...)





Da queste parti ci si viene più che altro per lasciarsi andare a piaceri culinari e, soprattutto, alcolici.

Io sono astemia da più di 20 anni. No, non sono nata così e so benissimo che cosa significa svegliarsi con "IL" doposbornia, motivo per cui sono diventata astemia e per anni non sono riuscita a sopportare nemmeno l'odore dell'alcool nella lacca per capelli, cosa che non uso più quindi non so dire che effetto mi farebbe ora. Potrei essere migliorata oppure no, non lo so. So solo che non bevo e non ho intenzione di bere alcool, non poterlo fare nemmeno se lo volessi è la cosa migliore che mi sia mai capitata.

Perché è capitata... beh lasciamo che resti tra me e le molte persone che lo sanno.



Non essendo minimamente interessata al tanto amato alcolico famoso in zona, non ho ritenuto importante visitare la Città del Vino.





Non fraintendetemi, se avessi avuto tempo ci sarei andata comunque, non c'è solo del vino da degustare, semplicemente ho optato per visitare dei musei che ho trovato più interessanti ed affini ai miei interessi.








Memore della sottile linea verde impressa a terra che mi ha guidato per Nantes evitandomi di perdermi troppo, ho cercato una linea che impavida solcasse la strada anche qui a Bordeaux, una linea che di primo acchito solcava solo la carta dove era stata stampata uno stradario della città, semplicemente reperibile all'Ufficio Turistico. Poi l'ho vista... una sottile linea ovviamente rosso scuro ma non era sempre presente, sembrava più una linea tirata ogni tanto a caso da qualcuno giusto per vedere se dopo un calice di troppo riesci a camminare ancora abbastanza dritto...



Flamingo's Collectors, non mi dimentico mai di voi, lo sapete!


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Francia, SAINT-MALO: Marea su o marea giù?



Marzo 2019

SAINT-MALO

Poco distante dall’instagrammatissimo Mont Saint-Michel si trova la cittadina corsara di Saint Malo.

E qui apro subito una parentesi.

Io assolutamente non avevo idea che ci fosse differenza tra corsari e pirati, credevo fossero sinonimi, magari i corsari erano stati un attimo più curati nell’aspetto e meglio vestiti, non so, i corsari mi davano l’idea di essere dei pirati ripuliti.

Ebbene non è così.

I corsari potevano rapinare solo navi mercantili nemiche e uccidere in combattimento perché incaricati dal governo (in pratica il re autorizzava tramite una “lettera di corsa” i proprietari dei mercantili che durante l’andar in mare potevano così difendersi in caso di attacchi, i pirati facevano un po’ quel cazzo che volevano attaccando e affondando pure le barchette di carta, se la cosa avesse loro aggradato.

Quindi, guai a voi confondere corsari con pirati, almeno qui a Saint-Malo... Qui ci stavano i corsari, non i pirati.



Il viaggio di andata è stato pressoché identico a quello della settimana scorsa che mi ha portata a Mont Saint-Michel se non fosse che al posto dell'Uber che avevo chiamato stavo per salire in un taxi (e mi sono fermata appena in tempo, prima che partisse il tassametro, che qui a Parigi corre quanto un velocista) e che arrivata alla stazione degli autobus verso le 6.30 sono incappata in un tizio che stava defecando praticamente davanti all'entrata e la cosa mi ha fatto capire esattamente come si è sentito il marito di una mia amica che, salendo le scale della metropolitana di New York in zona Times Square nel lontano 1978, si trovò nella stessa situazione. La cosa mi avrebbe intristita, anni fa. Ora è l'ennesima scena di povertà che mi sono trovata davanti, in questo caso povertà mista a rancore, credo, non vedo altro motivo per dover defecare in quel luogo se non per creare disagio a chi sta almeno un pò meglio...



Ho prenotato una stanza in un piccolo Hotel relativamente vicino alla stazione perché nei miei piani originari c'era l'intenzione di visitare quella che viene definita la più bella delle cittadine francesi, Dinan.

Ecco, allora, ehm... non dovrei forse raccontare questo aneddoto perché potreste pensare che sono davvero davvero molto svampita a volte ma... beh, se mi leggete lo avete già capito da un bel po' e se mi conoscete di persona lo sapete benissimo a che punto riesco ad arrivare quindi fingo di aver commesso due volte il "trascurabile" errore di cui vi parlerò perché ero troppo impegnata a pensare ai massimi sistemi o alle risposte fondamentali ai quesiti che ogni essere umano si pone ogni giorno della propria vita tipo, chessò, "ma la depilazione laser è davvero definitiva?" oppure "come si riconcilia la gravità di Einstein con la meccanica quantistica?" o "ma alla fine del film Drive, Ryan Gosling sopravviverà oppure no?" e cose simili.

Il punto è che io sono notoriamente distratta a meno che non stia lavorando e che i francesi non hanno molta fantasia con i nomi delle città quindi ci sta che io abbia confuso Arles con Ales e ai tempi della mia visita al festival della fotografia di qualche anno fa. Mi ritrovai a Nimes appiedata perché avevo controllato gli orari dei mezzi di trasporto da Nimes ad Ales, non da Nimes ad Arles. Mi salvarono dal dovermi arrangiare in modi beceri il mio insegnante di fotogiornalismo e la sua assistente che pure loro si trovavano a Nimes per andare al Festival e che fortunatamente lessero una mail che mandai in piena notte sperando che mi dessero uno strappo.

Stavolta ho confuso Dinan con Dinard. Dinard si trova a poco più di 10 km da Saint-Malo, Dinan a circa 33. Ora, ai francesi non bastava chiamare le città in modo simile, no, hanno denominato città abbastanza vicine tra loro in modo simile. Arles è a 33 km da Nimes, Alés a 43. Capite? Cioè se le distanze fossero state molto differenti magari me ne sarei accorta ecco... Non ne sono certa ma voglio credere ciò.

Non mi sembrava comunque un grosso problema prendere un bus o il treno e fare poco più di 30 km per visitare Dinan invece di Dinard che è una cittadina prettamente balneare, da quello che ho capito. Non mi sembrava ma invece è stato un grosso problema, anzi è stato un problema insormontabile perché durante il weekend in questa zona i mezzi di trasporto spariscono e sarei riuscita, tramite complicatissimi calcoli che tiravano in ballo teorie sui multiversi, a ritagliarmi solo un'ora a Dinan, forse un'ora e mezza. Ho preferito rimandare, prima o poi da queste parti tornerò, c'è troppo da vedere che ho tralasciato per mancanza di tempo.

Quindi ho deciso di godermi Saint-Malo in versione "marea giù" e temporale in arrivo.





Questo è il Fort National, se vedete la bandiera issata potete visitarlo, se la bandiera è abbassata significa che l'alta marea sta per arrivare e non potete accedervi oppure che la marea è già bella alta e ha relegato la fortezza su un'isola.












La pioggerella persistente mi ha messo di più o meno cattivo umore (non riesco ad essere mai completamente di cattivo umore quando sono vicina al mare...). Ho gironzolato per la cittadina, mi sono fermata a mangiare e poi mi sono riparata sotto a qualcosa che aveva una tettoia in pieno centro.

Sono riuscita a fare una lunga passeggiata lungo le mura e devo dire che ho passato un bel pomeriggio, tutto sommato.

Vicino Place de l'Hotel de Ville, piazza che si trova in ogni città francese dove sorge, sempre in ogni città francese, un meraviglioso albergo della catena di lusso "Hotel de Ville", (catena che mille mila anni fa, quando ero una ragazzina cresciuta tra gli animali da cortile che nulla del mondo aveva visto - e io delle mie origini non mi vergogno, anzi, mi hanno aiutato spesso a guardare ciò che mi circonda in modo disincantato - ritenevo dovesse essere parecchio lussuosa vista la bellezza dei palazzi, la posizione centralissima e una piazza dedicata) si può salire in un trenino turistico nel quale ovviamente sono salita.

Ps: Place de l'hotel de Ville significa piazza del municipio e quelli che ai tempi credevo lussuosissimi hotel 5 stelle sono i municipi. Non fate commenti, vi prego.
















Tornando al mio modesto alloggio con tanto di proprietario un tantino sopra le righe (per capirci, sembrava un incrocio tra Einstein e Geppetto) mi ero convinta di aver lasciato le chiavi in camera e che non avrei trovato lo strano custode perché all'arrivo mi aveva lasciato intendere che non era solito stare alla reception e già mi vedevo a doverlo cercare chissà dove... le chiavi stavano nella tasca interna della borsa, dove avrebbero dovuto essere, ma non mi è nemmeno passato per la testa di controllare prima di arrivare a destinazione, preferendo crogiolarmi nell'immaginare ogni tipo di scenario disastroso, non ultimo dei quali quello in cui rimanevo chiusa fuori senza nient'altro che i vestiti che avevo addosso (ok, l'avevo fatta un pochino tragica).

La mattina dopo mi sono persa l'arrivo della marea che a arriva veloce come un cavallo al galoppo e sale di 14 metri perché questa magnifica visione era possibile prima dell'alba. Mi sono però goduta la vista della fortezza con l'alta marea.

Sono definitivamente con il team "marea su".






E poi mi è venuta la più malsana delle idee. All'inizio sembrava la migliore delle idee che io potessi avere, visitare Les Roches Sculptes di Rothéneuf. Un ex sacerdote ci ha messo 26 anni per scolpire più di 300 figure negli scogli e chi sono io per non andare a rendere omaggio a cotanta bellezza?

Ho chiesto informazioni all'Ufficio Turistico perché il sito dista circa 6 km dal centro città e non avevo tempo per andare a piedi. La ragazza che ho interpellato mi ha indicato un bus da prendere per arrivare a circa 500 metri dal sito e poi "avrei dovuto scendere". Di primo acchito non ho dato peso a quelle parole.

Sono arrivata vicino alle Rocce e poi non ho capito assolutamente dove andare. Ho trovato questa via e ho pensato di essere quasi arrivata:




Questa strada mi ha portato qui:



Sono tornata indietro, il gps mi portava ad un ristorante e io sapevo solo che avrei dovuto tornare indietro in tempo per prendere il bus per Parigi e non avevo tempo da perdere. Poi ho visto delle persone ferme in attesa vicino al ristorante. Ecco la biglietteria (il sito non è gratuito). La biglietteria era chiusa ma avrebbe aperto a breve (nessun problema, la tizia all'ufficio turistico mi aveva detto che 20 minuti sarebbero bastati per la visita).

Nell'attesa mi sono distratta leggendo qualcosa in più riguardo le rocce scolpite e da qualche parte ho letto "arrampicarsi un pò".

Ho fatto finta di nulla. Non avevo letto "arrampicarsi", mi ero sbagliata di sicuro, non serviva ricontrollare.

Allora. Diciamo che appena fatto il biglietto e cominciata la visita, la mia personale visita è terminata causa vertigini perché io davvero ci ho provato a scendere per qualche metro per quella parete di roccia dove era scavato uno stretto sentiero senza parapetto alcuno. Davvero ci ho provato e magari in un altro momento con qualcuno vicino, senza un giubbotto ingombrante, borsa, macchina fotografica e zaino addosso potrei anche riuscire a scendere rischiando che per risalire sia necessario chiamare l'elisoccorso ma... non oggi.




Io ve lo dico, voi che lavorate negli ufficio di informazioni turistiche, dovete avvisare che certi siti sono impraticabili per chi soffre di vertigini perché mi sarei risparmiata una sfaticata di 6 km a piedi per tornare in tempo per pigliare il flixbus per Parigi e sì, avrei potuto aspettare lo stesso bus che mi aveva portata fin laggiù ma avrei dovuto aspettare troppo tempo e poi sarei arrivata con un anticipo troppo breve per i miei gusti.

Di positivo c'è stato che parte della passeggiata di ritorno è stata davvero molto bella, anche se, magari, prendendola con più calma me la sarei goduta di più.








Comodamente seduta sul mio bus, unica passeggera, convinta di poter imporre le mia entropia almeno fino a Mont Saint-Michel, ho potuto guardare dall'alto in basso un gruppetto di ragazzi e ragazze che ha dovuto far fermare il bus già partito in perfetto orario in quanto non sono stati previdenti quanto me nell'arrivare almeno un po' in anticipo.

Mi sono sentita nel giusto.

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Francia, MONT SAINT-MICHEL: Tanti auguri a me (e smettetela con lo Zodiac Shaming!!!)



Marzo 2019

MONT SAINT-MICHEL

Desideravo da molto tempo visitare Mont Saint-Michel. Ad un certo punto della mia "Instagram life" ho cominciato a trovarmi in bacheca una miriade di foto di questa cattedrale su un’isola che a volte isola non è. Pareva ci fosse andato chiunque tranne me e che molti avessero un drone per fare delle magnifiche foto a questo luogo magico dall’alto. Se non si è capito vorrei avere un drone ma mi sono giurata che non lo comprerò, avrebbe vita troppo breve con me.

Ho approfittato di questo soggiorno in Francia per togliermi finalmente una curiosità: belle le foto di Mont Saint-Michel da lontano ma dentro alle mura che ci sta? Poi ve lo mostro. Diciamo che non sono rimasta delusa.

Il bus partiva alle 7.00 di mattina dalla stazione di Bercy a Parigi.

Mi alzo alle 5.50, alle 6.10 sono sotto casa in attesa di un Uber e più o meno alle 6.25 stavo in stazione, meno in anticipo del solito, pronta per il viaggio, occhi fissi al tabellone per capire dove sarebbe arrivato il bus.

Dalle 7.30 alle 7.45 niente panico. Poi accanto alla tratta successiva, quella delle 7.05, appare il numero del gate, poi ne appaiono altri, comincia l’ansia.

Se Flixbus è in ritardo mi avverte. Una volta le partenze sono state spostate in un’altra stazione ed ero stata avvisata ore prima con un sms... e se non avessi ricevuto il messaggio per errore? Arriva una donna con un valigione al seguito e scoppia il panico.

Credo di aver fatto schiudere un uovo da 2 km con Pokémon Go sincroavventura perché la mia solita ansia mi ha fatto seguire quella malcapitata più ansiosa di me in una corsa ad ostacoli (intendo altri bus che manovravano, persone, borse, valigie) alla ricerca del bus che secondo lei era già arrivato e non annunciato per un errore tecnico, corsa che si è conclusa quando finalmente è stato annunciato che la vettura era in ritardo.

Risolto il problema di trovare l’autobus il viaggio è stato più o meno tranquillo.

Cominci a vedere il magico luogo in lontananza e poi, quando ti decidi a fare un video non lo vedi più.

Non c’è una stazione degli autobus, si scende in un parcheggio, consiglio di taggare la posizione sulle mappe per ritrovarla al ritorno.

C’è una navetta gratuita che ti porta sulla passerella che connette la terraferma all’isola.

L’isola in realtà, come ho già scritto, non è sempre un’isola. La marea ha un dislivello di 15 metri e in giornate come questa quando la luna è bella arzilla a volte sommerge la passerella. Ve lo dico subito. L’alta marea è arrivata dopo il tramonto con il buio oppure al mattino presto prima dell’alba e poi c’era la nebbia quindi mi sono goduta la vista della bassa marea, la preferisco a dire il vero, si vengono a creare delle linee bellissime da fotografare.

Molte persone hanno abbandonato le scarpe da qualche parte (oppure ne hanno indossate di adatte) e si sono messe a correre, giocare, ballare nel fango nella spiaggia di fronte al monte.

Io avrei voluto, tanto, ma il mio equilibrio è precario e già immaginavo la macchina fotografica immersa nel fango. E io pure. Bisogna fare attenzione perché la marea sopraggiunge da un momento all’altro e passeggiare in certi orari può essere pericoloso. E mi immagino altri scenari in cui la marea, sopraggiungendo come un cavallo al galoppo, mi raggiunge e poi... poi basta perché non ci voglio pensare. L'acqua sale fin troppo velocemente da queste parti.









Eccovi Mont Saint-Michel come volevo vederlo. Non ho visitato l’Abbazia il sabato pomeriggio, mi sono tenuta qualcosa da fare per oggi. Volevo festeggiare il mio compleanno pranzando tra le mura.



















Alloggiare dentro alle mura non è per nulla economico, tutt'altro, avevo quindi optato per un alloggio a circa 6 km dall’Abbazia e mi pareva la scelta migliore.

Trovato un autobus che secondo l’ufficio turistico mi avrebbe portata vicino al mio alloggio ci sono salita e sono scesa alla fermata più vicina, ovvero a 4 chilometri da dove avrei dovuto andare. Per fortuna l’autista ha avuto pietà di me e mi ha riportata indietro e fatta scendere davanti all’alloggio.
Scrivo “alloggio” e non albergo perché ho imparato che qui esistono i “gite” che sono appunto alloggi (con una serie di limitazioni).

Di primo acchito ho seguito le mappe che mi hanno portato ad un maneggio per cavalli ma non vi erano strutture adatte, solo un maneggio, quindi mi sono addentrata nella campagna per circa mezzo chilometro e ho trovato degli alloggi ma nessuno a ricevermi. Ho chiamato e mi hanno comunicato che mi aspettavano al maneggio (ecco l’ho fatta semplice, ci abbiamo messo un po’ per incontrarci, io e la padrona di casa, diciamo così).

Il mio alloggio era situato sopra agli uffici del maneggio. Uffici bar e stalle per la precisione, un monolocale molto carino con una cucina perfetta per la situazione perché non ci sono ristoranti in zona. Mi è stata offerta una bicicletta per percorrere gli 8 chilometri andata e ritorno dal supermercato più vicino. Chilometri che ho percorso di buona lena lungo una stupenda pista ciclabile accanto ad un fiume che percorsa dalla parte opposta porta al monte.
Io ve lo dico. Anche se avete, come me, passato anni e anni a muovervi solo su due ruote senza motore, se siete fuori allenamento da parecchio (manco mi ricordo se ho una bicicletta da qualche parte) evitate di fare 8 chilometri così, a freddo (spoiler: crampi terribili alle gambe).

E poi è successo.

Cosa?

Quello che ho sempre temuto. E non mi ha fatto né caldo né freddo e la cosa mi ha lasciata piuttosto perplessa.

Io soffro di ecofobia. Probabilmente non sapete di cosa si tratta. Nel mio caso specifico ho il terrore di stare in casa da sola di notte. Non paura o disagio, terrore. Preferirei dormire fuori casa su una panchina, davvero.

Non accade quasi mai perché di solito vivo con altre persone e comunque, nei periodi in cui vivo da sola vivo in appartamenti e con il tempo mi sono abituata. Ci si abitua a tutto. Almeno non dormo più in giardino come mi accadeva un tempo quando mi svegliavo a casa e scoprivo di essere da sola perché i miei genitori erano partiti per andare da qualche parte in piena notte (e ovviamente mi avevano avvisata in modo che l'ansia mi facesse dormire poco e male).

Non è la prima volta che mi trovo da sola in un posto dove ho prenotato per la notte. Ricordo una volta in Repubblica Ceca, avevo prenotato un albergo bellissimo, isolato su una collina con un santuario nelle vicinanze. Mi chiesero quando volevo fare colazione perché ero l’unica ospite e fu subito Overlook Hotel e controllai il numero della stanza che se fosse stato 1408 o 237 col cazzo che ci dormivo e per fortuna non c’era una vasca.

Poi credo di aver dormito in un seminterrato a Tallin in un palazzo dove boh, io mi dico sempre che ci stava qualcun altro nel palazzo ma non ci giurerei.

In questo caso credo che a convincermi di non uscire e andare a dormire nella stalla con i cavalli sia stata questa conversazione che ho fatto con il cervello:

Cervello: hey ti sei accorta che questo è il tuo Nightmare Scenario? Sei sola, qui non c’è nessuno e le prime case stanno a circa mezzo chilometro e potrebbe non esserci nessuno in quelle case. Se così fosse saresti sola nel raggio di chilometri. Scappa, esci, abbi paura!
Io: naaa, i tizi stanno dormendo di sotto in una stanza. Figurati se mi lasciano sola.
C.: ascolta. Sotto ci sono un bar ed un ufficio ed il soffitto è molto alto. Dall’altra parte c’è la stalla. Hai salito le uniche scale che ci sono e hai visto un’unica porta. Lo sai bene che non c’è nessuno qui e potrebbe succedere qualcosa e saresti sola. Esci.
Io: ti ho detto che stanno dormendo al piano di sotto!!!! Lo so!!!! Ma dove sta il pigiama?
C: dormi nuda se non lo trovi, ma ti ricordi di quell’episodio di Ghost Adventures in cui quel demone, come si chiamava, mi pare Z...
Io: oooh guarda, è uscito il film The Dirt sui Motley Crue su Netflix!!!!
C: ma wowow noi adoriamo Tommy Lee!!!
Io: ce lo guardiamo, che dici?
C: muoviti!



E poi ci sono stati dei terribili crampi alle gambe e mi sono addormentata dolorante ma almeno ho dormito senza farmi prendere da attacchi di panico lasciando stare quei poveri cavalli.

La mattina ho realizzato che il cervello aveva ragione. Ero sola e pure chiusa dentro. E non mi è piaciuto. E nemmeno mi è piaciuto non aver avuto un minimo di paura in questa situazione.

La mia vita è incasinata e movimentata e io pure quindi mi aggrappo a ciò che non cambia. Quella paura mi rendeva più solida perché le radici affondavano in un passato dove tutto era certo. Mi pare di aver perso per strada un altro pezzo di me... oppure sono stata brava ad ingannarmi. Voglio credere alla opzione numero due.

La mattinata del mio compleanno è cominciata con una passeggiata di 6 km verso il monte.







Ho pranzato con cozze e patate fritte in un ristorante che non mi ha soddisfatta più di tanto (cucino molto meglio io e non è un modo di dire) e sono salita per la visita all’Abbazia. Le vertigini avrebbero voluto attaccarmi ma le ho zittite (cioè, più o meno...).

All’ingresso sono stata perquisita e non so se il rossore che ha colorato la faccia della guardia quando ha aperto lo zaino che mi portavo dietro con il cambio dei vestiti è stato per aver trovato la mia biancheria del giorno prima in una bustina trasparente o per altri motivi ma credo sia per la biancheria... devo smetterla con le buste trasparenti.

Forse avrei fatto meglio a visitare l’Abbazia il giorno prima e comunque capisco che mi dobbiate perquisire ma poi non lamentatevi di quello che trovate nello zaino d una donna!!!!

Terminata la visita sono scesa e mi sono seduta su degli scogli dove per una volta la guardia di turno ha sgridato qualcun altro perché si stava avventurando in zone proibite. Non ero io... strano... sto invecchiando.





















Con il mio consueto anticipo mi sono avviata verso il parcheggio dove avrei preso il bus per il ritorno convinta di trovare dei distributori automatici per comprare del cibo nel vicino stabile dove si trova un ufficio di informazioni turistiche. No. Sono stata costretta a tornare al paese più vicino e ho scoperto che a volte i supermercati degli aeroporti stanno anche fuori dagli aeroporti. È stata una strana sensazione. Cioè i supermercati negli aeroporti li detesto. Sono costosissimi e hanno dei prodotti che non voglio comprare... non me ne faccio nulla del pacchetto di liquirizie formato jumbo.

E poi, ciliegina nella torta, non riuscivo a trovare il parcheggio.

Mi sono avvicinata ad un gruppo di ragazzi. Qualcuno mi ha detto di andare in una direzione ma non era quella corretta, il gps non prendeva perché la connessione era troppo debole e non caricava il luogo da me contrassegnato nella mappa, io stavo gironzolando come una trottola finché qualcuno mi ha spiegato che ero davvero fuori strada (e mancava davvero poco all’ora X).

E poi li ho visti. Un gruppo di turisti da flixbus. Ormai li riconosco. È bastato seguirli e ho fatto giusto in tempo per salire, accomodarmi ed assistere alla peggiore delle liti da bus alla quale abbia mai assistito. È anche la prima a cui abbia assistito, a dire il vero, ma comunque... immaginatevi di lasciare i vostri effetti personali nel sedile e tornare dopo essere scesi per una sigaretta e non trovarli più perché a qualcuno piaceva il vostro posto e ha deciso di occuparlo spostando la vostra roba non si sa dove... io avrei reagito molto peggio, credo, ma io non lascio mai niente incustodito.



Ora che vi ho raccontato di me e Mont Saint-Michel vorrei parlare di un tema che mi sta a cuore, visto che oggi è il mio compleanno. Se non vi interessa vi saluto qui, se lo Zodiac Shaming fa incazzare voi quanto la sottoscritta, continuate a leggere.

Io sono Ariete ascendente Cancro e non me ne frega un cazzo.

Non giustifico i miei comportamenti perché gli Arieti sono fatti così, non penso che ci sia qualcosa di buono in me perché ho l’ascendente in Cancro o la Luna non so dove che si interseca con qualcosa in qualche casa o Venere si sentiva particolarmente bene quando ho emesso il mio primo vagito.

Non leggo gli oroscopi anche se in passato qualche volta l’ho fatto come pure ho curiosato riguardo le caratteristiche zodiacali mie e altrui. L’ho sempre preso come un gioco.

Non giudico chi crede nell’astrologia, io credo nella psicomagia, per dire.

Semplicemente a me non frega niente di quando siete nati e cosa dice il vostro quadro astrale perché secondo il mio io dovrei essere una brutta persona o almeno così ho capito e magari lo sono davvero ma se lo sono è per via di ciò che ho vissuto non per la posizione dei pianeti al momento della mia nascita, che se fosse per quello, visto che da quando sono stati studiati i segni zodiacali la volta celeste si è spostata, io, nata nei primi giorno del segno dell’Ariete, in realtà sarei Pesci e allora come la mettiamo, perché io dei Pesci avrei solo una certa attitudine artistica, per il resto sono tutta Ariete secondo chi mi conosce.

Nulla da dire se le vostre congetture si limitano a cavolate, diventa un problema quando, come è successo a me, decidete di escludere dalla vostra vita qualcuno dopo avergli fatto il quadro astrale. Non so cosa lesse un’amica sul mio ma non volle più vedermi. So bene perché è fissata con le previsioni astrali (ed è una delle poche persone che giustifico) ma insomma...

Un parrucchiere che conosco mi disse che degli Arieti non ci si può fidare, ("ma solo degli uomini eh, non sapevo che tu fossi Ariete", mi disse dopo aver commesso un gaffe notevole) e che non assumeva non ricordo più che segno perché non voleva averci a che fare perché tutti i nati sotto quel segno sono disonesti nel lavoro. Oh ma stiamo scherzando?

Le persone vanno giudicate per ciò che sanno fare e per come si comportano. Facile leggere le istruzioni da qualche parte e di conseguenza classificare. Comprendo la voglia di sapere, di avere una qualche certezza, anche di giustificare un momento in cui, invece di guardarci dentro e capire cosa c’è che non stiamo facendo nel modo giusto, diamo la colpa a Saturno contro o Mercurio retrogrado o cos’altro non lo so ma per favore... davvero.

Ci sono fuori tante persone con un brutto quadro astrale ma non per questo non meritevoli della vostra stima o della vostra amicizia perché, lasciatevele dire, sono le persone che decidono ogni giorno come vivere e chi essere, non sono gli astri a decidere per loro.

Se volete farvi quattro risate sull'argomento vi consiglio questo libro:

Guida astrologica per cuori infanti - Silvia Zucca

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Francia, RENNES: A volte essere mattinieri non è un vantaggio



Marzo 2019

RENNES

C’è una cosa che mi piace molto di me, ed è l’essere una persona mattiniera.

Certo, se non ho nulla da fare magari posso anche decidere di alzarmi tardi ogni tanto ma per me alzarsi tardi significa uscire dal letto non più tardi delle nove di mattina. Se entro quell’ora non sono già operativa, probabilmente non mi sento molto bene oppure sto leggendo.

Non sono una dormigliona, e questo aiuta, ma di norma lavoro molto meglio la mattina presto, per me cominciare qualunque cosa dopo le 8 di mattina è tempo sprecato.

Questa cosa, se io decidessi di seguire alcuni luoghi comuni che vengono accostati alla fotografia e soprattutto alla fotografia di viaggio, sarebbe un enorme vantaggio in quanto parrebbe che la luce dell’alba sia quella migliore per le foto. Addirittura alcuni si spingono ad affermare che fare foto dopo una certa ora al mattino e prima di una certa ora alla sera è inutile.

Il fatto che io detesti la luce mattutina e quella del tramonto fa di me una pessima fotografa? La luce del mezzodì e nelle ore precedenti e successive mi rappresenta perfettamente ed è in quel momento che prediligo prendere le mie foto. Se secondo qualcuno sbaglio qualcosa, beh... io fotografo per me stessa quindi finché le mie foto soddisfano la sottoscritta poco mi importa. Tutt’altra questione è un lavoro assegnato con delle richieste ben specifiche, se mi si chiede di fare delle foto all'alba o al tramonto per delle motivazioni valide non vedo motivo per non accettare.

Ogni volta che spiego ad altri fotografi che non mi piace uscire per fare foto al mattino presto passo per pigra perché nessuno crede che io, proprio io che ho studiato fotografia, non riesca a capire quel semplice dogma.

Che vi devo dire, proprio perché ho studiato fotografia capisco bene l'importanza della luce, dopotutto fotografare significa disegnare con la luce... Diciamo che disegno con la luce quando mi sento più ispirata. Se quello che vedete vi piace, ne sono felice, se non vi aggrada ci sono moltissimi fotografi che raccontano il mondo in modo diverso...



A Rennes ci sono arrivata troppo presto per i miei gusti (fotograficamente parlando).

Mi sono alzata prima delle 5, ero vicina alla fermata del bus ma per fare prima avrei dovuto fare una strada poco illuminata e non mi andava di fare una strada poco illuminata alle 5.30 di mattina.

Tornando all’albergo la sera prima avevo realizzato molto bene dove mi trovavo e ho ringraziato silenziosamente con tutto il cuore l'istinto che mi aveva suggerito di andare dritta quando le mappe del telefono mi consigliavano di girare verso destra... sarei finita in un punto della strada dove era impossibile attraversare e avrei dovuto tornare indietro in un punto piuttosto pericoloso.

Forse ho letto male la mappa io eh, non lo escludo.

Alle 6 sono salita in autobus dopo aver avuto come sempre mille dubbi riguardo l’essere nel posto giusto ad aspettare l’autobus giusto. Finché non vedo il bus arrivare sono corrosa dall'ansia, sempre e comunque.

Alle 7.30 sono arrivata a Rennes e mi sono imbattuta nei primi residui di esseri umani ubriachi dalla sera prima. Se esci di casa molto presto al mattino capita spesso di incontrare persone che probabilmente manco sanno dove sono e soprattutto chi sono. In Polonia assistetti pure ad un arresto.

Non avevo molto tempo a disposizione per visitare la città con più case a graticcio di tutta Francia e, una volta scoperto che di domenica l’ufficio turistico se ne frega dei visitatori e non apre, mi sono appellata ai consigli di Dio Google per visitare questo posto che é davvero incantevole come mi era stato detto.

La luce non è stata sempre di mio gradimento ma mi sono adeguata.






Avevo visto delle immagini delle casette nella foto qui sopra. Volevo fotografare pure io ma non avendo una mappa e non avendo trovato un indirizzo sono riuscita a trovarle googlando il nome di uno dei negozi che avevo visto nelle foto su internet.

















Ammetto che ritengo che fare le foto dritte non sia necessario, in questo caso specifico però sono le case ad essere storte. Non ho idea del perché, non sono riuscita a trovare questa informazione. So perché le case di Amsterdam sono storte (ve lo svelerò a suo tempo) ma quelle di Rennes? Mah, se qualcuno è a conoscenza di questa informazione, per favore mi scriva, sono davvero curiosa.

Rennes non è solo case a graticcio, è anche negozi chiusi di domenica e soprattutto negozi di souvenir chiusi di domenica, cosa che mi ha reso difficile trovare una calamita adeguata alla mia collezione. Comincia ad essermi chiaro che la domenica in Francia i turisti non hanno vita facile se si avventurano al di fuori della capitale.














Devo dire che mi scoccia parecchio visitare una città senza avere delle dritte da parte dell'ufficio turistico... non ho una guida cartacea della Francia e ciò che si trova sul web per me non è mai abbastanza. Voglio qualcuno che non parla la mia lingua da tediare con le mie domande che mi risponde in modo soddisfacente (con la faccia da "quando te ne vai?") e mi consiglia dove andare a mangiare qualcosa di decente prima che io ricorra alle patatine fritte del McDonald's se non trovo un Burger King nelle vicinanze...

Ho scrutato il manto stradale in ogni dove alla ricerca di una linea qualsiasi, di qualunque colore essa fosse, da seguire per essere condotta a tutti i punti di interesse della città, Rennes non è lontana da Nantes e a Nantes era una linea verde quella da seguire per visitare la città senza rischiare di perdersi e perdere qualcosa di importante.

Niente, nulla, manco un graticcio buttato lì ogni tanto da seguire come le briciole nella favola di Hansel & Gretel.

Quindi sono andata al parco. Al Parc du Thabor per la precisione, consigliato nella lista delle migliori 10 cose da fare a Rennes in una giornata.






Tra una visita alla voliera e la ricerca di una grotta che poi non sono riuscita a trovare, la mappa interiore che non credevo di avere mi ha fatto notare che forse avrei potuto tornare a Parigi direttamente da Rennes senza tornare a Nantes (come io avevo preventivato) e che Rennes è più vicina a Parigi di quanto lo è Nantes (cosa che mi era sfuggita al momento dell'acquisto dei biglietti del bus, come mi era sfuggito il fatto di aver prenotato due volte la tratta Parigi-Nantes trovandomi senza il biglietto per tornare a casa e riuscendo a prenotare l'ultimo posto rimasto per pura fortuna - controllo mille volte ma ultimamente mi incasino per bene al momento della prenotazione dei biglietti degli autobus). Fortunatamente i biglietti sono rimborsabili e quindi cambiando il luogo di partenza da Nantes a Rennes sono riuscita a risparmiare qualche ora di viaggio.



Scoprire di aver comprato la peggiore baguette mai mangiata in bus, lontana ore dalla possibilità di acquistare altro cibo, ha reso il ritorno meno piacevole del previsto. Ma il pane in Francia non dovrebbe essere buono anche se acquistato dall'arrotino?






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Francia, NANTES: Come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima?



Marzo 2019

NANTES - Les Machines de l'Ile

Che vi devo dire, ho visto un foto dell'elefante meccanico e ho deciso che avrei assolutamente visitato l'Isola di Nantes per vedere le macchine meccaniche ispirate ai mondi inventati da Jules Verne (originario proprio di Nantes), l'universo meccanico di Leonardo Da Vinci e la storia industriale della città.




Questo coso enorme porta in giro per l'Isola di Nantes fino a 49 persone. Bisogna stare un pò attenti perché se ti metti a tuo rischio e pericolo nella traiettoria dell'elefante potresti essere spruzzato con dell'acqua (come in ogni elefante che si rispetti, fuoriesce dalla proboscide), un modo carino per avvisarti che rischi di essere investito.

L'elefante è molto lento e non ci sono salita perché mi conosco e mezz'ora in groppa per percorrere poche centinaia di metri mi avrebbe annoiata parecchio. Meglio seguirlo e fare un sacco di video per il nipotino, lo vorrei portare qui in futuro.

Ho preferito concentrarmi nella visita del museo e dell'atelier dove nuove macchine sono in costruzione.

Non è stato possibile fare foto nell'atelier che ovviamente, secondo me, era la parte più interessante da mostrare ma non me la sono sentita di contraddire il divieto. Ok, non era possibile non farmi beccare e non volevo essere ripresa in pubblico.








La cosa qui sopra è una cicogna? Mi piace molto, è la macchina che preferisco.










Tutto ciò mi è piaciuto assai anche se non amo molto l'estetica steampunk filone narrativo di cui proprio Jules Verne è un precursore. O meglio, ho amato l'estetica steampunk per una decina di minuti quando ho ne scoperto l'esistenza per poi studiarla meglio e capire che, sebbene io adori la fantascienza e il cyberpunk, la fantascienza trasportata nell'epoca vittoriana (lo steampunk spiegato in poche parole, anche se queste poche parole spiegano solo l'origine di ciò che poi è diventato un filone che comprende davvero molte sottocategorie), non mi rappresenta per nulla (parlo solo dal punto di vista estetico, non ho ancora un'opinione riguardo alla letteratura di questo genere, dovrei leggere un pò di cose prima di esprimermi).

La lista di libri e film che potete utilizzare per approfondire l'argomento è davvero lunga, a me è venuto in mente un filmaccio che ho visto al cinema molti anni fa:



E poi c'era questo:



E tantissimi altri ma ora la smetto perché mi ricordo solo cose che non ho apprezzato molto...

Detto questo, che siate fan dello steampunk oppure no, visitare l'Isola delle Macchine Meccaniche vale davvero la pena e Nantes è una città davvero molto carina quindi pensateci se volete passare qualche giorno in Francia e osare una meta diversa da Parigi.

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Francia, NANTES: La sottile linea verde



Marzo 2019

NANTES

Io ho un certo talento nel prenotare alberghi e alloggi senza un minimo di criterio.

Mi ci impegno pure eh, cerco di capire cosa aspettarmi, a volte, ultimamente, leggo attentamente le recensioni dei clienti ma ho un budget da rispettare quindi spesso e volentieri la realtà non equivale alle aspettative. Proprio no.

Nantes non è proprio vicina a Parigi quindi ho deciso di partire il venerdì pomeriggio per godermi la visita della città il giorno dopo.

Me la sono presa con calma per raggiungere la stazione degli autobus e, come ogni volta che io provo a prendermi le cose con calma, ho sbagliato strada. Già questo piccolo intoppo mi aveva messo di cattivo umore, figuriamoci come mi sono sentita nell'accorgermi che la reception dell’hotel che avevo prenotato avrebbe chiuso alle 21 mentre io sarei arrivata alle 22.05.

Avevo strategicamente prenotato un albergo vicino alla fermata del bus quindi sarei arrivata a destinazione verso le 22.15 più o meno.

Ho deciso di chiamare l’albergo per chiedere come avrei potuto avere la chiave della mia stanza arrivando dopo l'orario di chiusura della reception. Dall’altra parte parlavano inglese ma io ero stanca, molto stanca dopo una settimana di lavoro piuttosto pesante e quando sono stanca la mia comprensione dell’inglese parlato in Francia si riduce a “the pen is oh da qualche parte” dove pen non lo traduco nemmeno come penna, quindi ho capito ben poco tranne un richiama verso le 19.

E verso le 19 ho richiamato... e mi sono sentita rispondere “non parliamo inglese”! Bene, ho pensato.

Per fortuna la ragazza seduta accanto a me, sentitami parlare con la reception dell’hotel, si è offerta di chiamare al posto mio.

Io sono sicura che lei abbia capito tutto ma il suo inglese non era abbastanza buono da spiegarlo a me che nel frattempo mi ero riposata e avevo ripreso la mia capacità di comprendonio. Quindi alla fine ho capito: vai e c’è qualcuno che ti darà la chiave fuori.

Immaginando che non avrei trovato nessuno ad attendermi di fronte all’albergo ho pensato che qualcuno mi avrebbe aspettata in reception e mi sono messa l’anima in pace.

Arrivata a destinazione mi sono accorta di essere molto vicina ad un vincolo autostradale e il chilometro e qualcosa che avrei dovuto percorrere per arrivare all’hotel sarebbe stato più sicuro percorrerlo indossando un gilet catarifrangente ma indossare un gilet giallo in Francia di questi tempi ha un significato ben preciso e nessuno pensa che tu sia semplicemente qualcuno che sta cercando di non finire investito mentre cammina lungo una strada statale...

All’hotel ho trovato la porta d’ingresso chiusa e la reception evidentemente vuota. Mi sono lievemente alterata e ho cercato di ricordare cosa mi aveva detto la ragazza francese ma ero certa che mi avesse detto di stare tranquilla.

Io non sto tranquilla se mi trovo da qualche parte con l’unico desiderio di stendermi su un letto e tra me e il letto ci stanno delle porte chiuse.

Un cliente mi ha fatto entrare ma non sapeva come aiutarmi e io già mi immaginavo a passare la notte seduta al bar (chiuso) sorseggiando una bibita comprata al distributore (ma forse non avevo delle monete e magari la carta di credito non avrebbe funzionato).

Volevo andarmene, chiamare un taxi e prenotare un albergo in centro, chiamare Booking e insultare qualcuno a caso e poi imprecare e chiamare Bergoglio per farmi assolvere prima di condannarmi all’inferno quando è arrivato un ragazzo che mi ha spiegato che potevo prendere la chiave al bancomat. La chiave al bancomat?

Sono uscita e delle ragazze appena arrivate mi hanno spiegato che digitando il codice di prenotazione nel tastierino di una cassa automatica (che effettivamente assomigliava ad un bancomat) avrei ricevuto la chiave della mia stanza.

Ok. Manco sapevo esistessero le casse automatiche ma non sono solita frequentare motel (ci ho ragionato in seguito) a parte una notte trascorsa a Dacice in Repubblica Ceca (tranquilli, manco io so dove sta sto posto, passavo da quelle parti) ma la reception era aperta.

Mi sono fatta una doccia e mi sono letteralmente buttata sul letto e addormentata nel giro di poco senza degnare di un'occhiata la stanza.



Questa mattina ero bella pronta pimpante a visitare Nantes. Sono venuta fin qui per un motivo specifico, le macchine dell'Isola di Nantes ma di esse vi parlerò in seguito.



Un tram mi ha portata in centro e ho cercato subito l’ufficio turistico dove una simpatica ragazza mi ha consegnato una mappa dove una linea verde suggeriva un percorso che avrebbe portato i visitatori in tutti luoghi di interesse della città.

12 chilometri di passeggiata. La tizia mi ha guardata con la faccia del “eh sono tanti” e io avrei voluto alzare un sopracciglio e lo avrei fatto se ne fossi capace perché 12 km non sono un problema per me... forse dovrei tornare in palestra, dò l'impressione di essere fuori forma.

Un “segui la linea da questo ufficio” non mi ha comunque fatto capire quello che mi è stato chiaro dopo qualche centinaio di metri. La linea verde non sta solo nella mappa ma anche in strada. Un sogno che si avvera. Un filo di Arianna da seguire lungo tutta la città, senza alcun rischio di perdersi.

Si, di solito è così, ma stiamo parlando della sottoscritta e ad un certo punto la linea si è interrotta ed io ho cercato altre linee verdi e ho visto delle linee verdi spezzate e le ho seguite ma erano i segni fatti a terra dai muratori in una zona dove stavano sistemando il manto stradale e mi sono persa nell’unico posto dove non avrei mai potuto perdermi.

Nantes è stata una bella sorpresa.




























Non mi aspettavo grandi cose a parte le macchine dell’isola ma devo dire che la città è davvero graziosa.

Il mio obiettivo era gironzolare per Nantes fino ad arrivare all’isola e poi divertirmi al parco delle macchine meccaniche e invece... e invece mi sono pentita di non avere avuto più tempo da passare in città a rilassarmi.

Espletato il compito di fare un sacco di video e foto alle macchine dell'isola da mandare a fratello e nipote, ho ripreso a seguire la simpatica linea verde che mi avrebbe riportata, un po’ di chilometri dopo, al punto di partenza. Ovviamente non sono tipa da non fare deviazioni, anzi, quindi i 12 chilometri sono diventati molti di più ma poco importa.

Mentre me ne stavo ad ammirare questo



ho incontrato un tizio che mi ha chiesto dove avessi preso la mappa che tenevo in mano. Gli ho risposto (all'ufficio informazioni turistiche, ovviamente) e poi gli ho chiesto come faceva ad essere arrivato da quelle parti senza mappa (non era proprio semplice arrivarci) e mi lui ha risposto che aveva visto la linea verde per terra e l’aveva seguita senza farsi troppe domande.

Io l’unica volta che ho seguito qualcosa senza farmi domande, seguii degli oggetti che erano stati dipinti con della vernice nera in un quartieraccio di Milano mentre fotografavo orti e strane cose trovate tra i campi.

Trovai una tela bianca con dipinta una croce nera al centro poi notai dei fiori di plastica, una bicicletta, delle bottiglie d’acqua, un catenaccio e alla fine un tizio dentro ad un orto completamente carbonizzato (l'orto, non il tizio). Tutto completamente nero e distrutto, la fuliggine mi faceva tossire, non si capiva che era un orto. Me lo disse lo sconosciuto e mi disse pure che era convinto che fossi stata io a creargli problemi e che di sicuro ero tornata mandata dal comune per controllare se fosse andato davvero tutto a fuoco. Già, mi hanno scambiato per una piromane. Ci misi quasi due ore per convincerlo che io non ne sapevo nulla, semplicemente stavo documentando un mondo che stava scomparendo sotto ai miei occhi e l’incendio del suo orto (dato alle fiamme più volte) ne era la prova.

Da quella volta è difficile che io segua cose, indizi, linee per terra senza pensarci due volte. Ci penso due volte e poi li seguo.






Lo so che le foto con le automobiline vi stanno infastidendo... è perché l'azione nella foto va da desta a sinistra... è forse l'unico modo per farmi capire dove sta la destra, voler fare delle foto che infastidiscono chi le sta guardando.







(manichini discutibili eh...)





Scusate, belle le paperelle per far pubblicità ai sexy shop in centro città ma non tutti sanno cosa sono esattamente queste paperelle e a Parigi anni fa vidi una famigliola entrare in un sexy shop a Pigalle pubblicizzato in questo modo con al seguito un paio di bimbi piccoli che uscirono immediatamente con le mani dei genitori a coprire i loro occhi innocenti. Rido ancora quando ci ripenso... A pensarci bene magari un altro paio di paperelle ci starebbero bene...








Tornata al castello mi sono accorta di alcuni elicotteri che sorvolavano la piazza.

I Gilet Gialli. Di sabato è difficile non imbattersi in una delle manifestazioni di protesta.

Ho ripensato alle foto che avevo preso, vetrine rotte ovunque e al McDonalds completamente distrutto dove le vetrate erano state sostituite con dei pannelli di legno che di primo acchito non avevo capito bene per quale motivo. Mi viene ancora difficile associare tutta questa violenza a quello che dovrebbe essere un movimento di protesta pacifica.



Nei giorni scorsi ho ascoltato uno di quei romanzi senza infamia né lode che mi tengono compagnia durante le ore lavoro, uno di quei polpettoni che ti chiedi perché lo stai ascoltando. Il protagonista addestrava cani e raccontava di aver scoperto che una delle cagne che stava accudendo aveva spostato i suoi cuccioli dalla cuccia dove lui li aveva messi perché una corrente d’aria la infastidiva. Aveva scoperto della corrente d’aria soltanto sedendosi dove di solito stava la cagna, stando in piedi non se ne sarebbe mai accorto.

Ecco cosa mi ha dato un libro insignificante, poche righe che mi hanno fatto riflettere.

La mia famiglia ha tentato in tutti i modi di tenermi lontana dalle correnti d’aria, non gliene faccio una colpa, anzi, spesso però non ho saputo in questo modo proteggermi dal freddo e a volte sono bastati pochi spifferi a mettermi in difficoltà.

In passato mi sono volontariamente seduta dove stanno coloro che hanno una rabbia talmente grande da trovare sollievo nel distruggere ciò che non hanno perché la lotteria della vita ha dato i numeri buoni ad altri. Purtroppo quel sentimento lo comprendo anche se non mi appartiene, sono fortunata, non ho vinto il primo premio alla lotteria ma qualche numero buono l'ho beccato.

Se vuoi raccontare storie devi capire molto bene di cosa parli e se devi descrivere il dolore di una ferita sanguinante a volte l'unico modo per farlo è prendere un coltello e non pensarci troppo prima di affondare la lama e lacerare la carne. Sto parlando in modo metaforico ovviamente.

Comprendere non significa essere d’accordo e nemmeno giustificare, tutt’altro, so bene cosa ci sta dietro ad un’attività commerciale e, se le multinazionali un danno lo reggono senza problemi, non è così per tutti e io ho visto parecchi negozi danneggiati, negozi non protetti da una grande m gialla.



La rabbia l’ho vista, come ho visto la fame, l’incapacità di allontanarsi da un destino già scritto, la convinzione che non vi sia merito dietro i successi altrui ma solo fortuna. Chi scende in piazza non lo fa solo per protesta, per rivendicare diritti sacrosanti, alcuni lo fanno solo per trovare sollievo, per cercare quel mezzo gaudio nel creare un mal comune. Vorrei ci fosse una soluzione, mi dispiace vedere Nantes in queste condizioni e mi dispiace vedere così tante persone soffrire. Vorrei sentirmi più coinvolta ma non mi faccio coinvolgere più da nulla. Questo fa di me una brutta persona? Almeno non fingo di essere diversa da ciò che sono.

Evito di proposito le ferite di Parigi, non lo so se mi farebbero male, probabilmente mi arrabbierei soltanto ma a volte voglio solo passare del tempo senza dover per forza riflettere.

L'ho scritto più volte, mi sto informando, capisco perché sta accadendo questo ma tutto questo non è bianco o nero e ogni giorno si aggiungono nuove sfumature.

Mi hanno detto che dovrei documentare questi scontri, ho un’occasione unica vivendo qui in questo particolare momento.

No, non lo farò.

La cronaca non mi interessa, non mi importa passare il tempo cercando la foto che potrebbe gettare fango in una delle due fazioni. Vorrei solo che tutti coloro che stanno lottando per qualcosa trovassero un accordo con coloro che possono aiutarli e si alzassero al mattino con sentimenti positivi perché migliorare la propria vita è possibile, semplicemente, a volte, tremendamente difficile. E per questo li rispetto, a dire il vero, rispetto coloro che ogni sabato da troppo tempo indossano un gilet giallo e si recano in città per manifestare civilmente e chiedere di essere ascoltati.

Non rispetto la violenza, né quella dei manifestanti, né quella della polizia e mi chiedo, è questo l'unico modo per essere ascoltati? Probabilmente sì. Finché il fumo non ti fa lacrimare gli occhi, poco importa ciò che sta andando a fuoco, basta che sia abbastanza lontano da non scottarti.




Non so se scriverò ancora qualcosa riguardo ai Gilet Gialli. Scrivo per mostrare ciò che vedo e per strappare un sorriso, ci sono persone molto più brave di me ad analizzare questioni sociologiche e politiche quindi torniamo a ciò che mi diverte: i flamingos. I flamingos stanno bene su tutto.



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