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Francia, LILLA: La città è molto più bella del colore



Febbraio 2019

LILLE

È cosa risaputa che la mia capacità di abbinare un nome ai colori è molto simile a quella di un uomo.

Capiamoci bene, ho la capacità di distinguere le sfumature tipica delle donne ma sebbene per me sia evidente che il color “pesca” è diverso da “albicocca” e “giallo limone” non è “lime”, se conosco colori che vanno oltre ai 7 classici colori che compongono le sfumature dell’arcobaleno che le maestre ti fanno disegnare all'asilo è solo perché dipingevo quindi ho dovuto imparare come si chiamavano i colori di cui avevo bisogno, anche se alla fine mi mettevo davanti all’espositore e sceglievo ciò che volevo in base a ciò che vedevo. Per dire, non potrei mai distinguere la varie tonalità di azzurro (era azzurro?) come la Miranda Priestley de “Il diavolo veste Prada”.

Detto questo so benissimo che colore è il lilla e lo detesto. Lo detesto davvero tanto.

E la cosa è divertente perché lo ho usato parecchie volte per dipingere ma... mi ricorda un momento in cui non ho eccelso per intelligenza ecco.

Il colore della mia carnagione si avvicina al “rigor mortis” e sebbene al momento io sia serena con quel colorito che a volte mi porta a scegliere fondotinta di tonalità troppo vicine a quelle utilizzate dai clown, in passato ho provato alcuni modi per avere una carnagione dorata come le mie amiche che non avevano, a mia differenza, nessun problema a passare le loro giornate in spiaggia.

Dopo il momento "lampade abbronzanti", arrivò il momento dell’autoabbronzante.

Già.

Dire che lo stesi in modo disastroso è dir poco. Sembravo sporca piuttosto che abbronzata.

E così, per tirarmi su di morale che feci? Andai a fare shopping.

Una con quel colorito a righe avrebbe dovuto chiudersi in doccia e sfregarsi fino a togliersi quella roba di dosso, non andare a fare shopping. Io no. Io comprai un po’ di cose. Tutte rigorosamente lilla. L’odiato lilla che con quel colorito bronzeo stava davvero bene ma davvero schifosamente con il mio bianco latteo, il quale riapparve dopo poche docce.

E poi, beh ho vissuto a Milano per qualche anno. C’erano tre linee della metropolitana, la rossa, la gialla e la verde. La M4, la blu, era in costruzione. Poi è arrivato il momento di Expo e serviva una linea metropolitana che portasse da quelle parti e che fa il comune? Ma chissenefrega della M4 blu. Dedichiamoci alla M5, la lilla.

Lilla. Cioè ci sono infiniti colori, poteva essere nera marrone arancione viola, il viola faceva schifo? No, Lilla.

Ho capito che Milano è una delle capitali mondiali della moda ma a questo punto potevano osare di più con, non so, colori tipo ottanio, pervinca, ciclamino, acciaio. No, lilla.

Quindi per la seconda volta Milano mi prendeva in giro. La mia prima casa a Milano era vicina alla fermata “Abbiategrasso” che uno quando torna a casa con il tipico borsone di prelibatezze tipiche di casa propria dopo essere stata a trovare la famiglia guarda il cartello con il nome della fermata e un vaffanculo ci sta tutto.

Dopo l’avvento della simpatica m5, ho finalmente avuto non una ma due stazioni della metro vicino a casa, tutte di lilla bordate.

E qui a Parigi lavoro vicino alla fermata della metro "Port de Lilas". Non commento nemmeno.

Ecco, se non mi avessero vivamente consigliato di visitare la città di Lille, col cavolo che l’avrei visitata.

Ho visitato la Costa Azzurra fermandomi ad ogni cittadina lungo la costa e Bordeaux sembra un bel posto, lo visiterò alla fine di questa avventura francese, quindi un’altra città chiamata con il nome di un colore avrebbe potuto essere una bella sorpresa anche se la città si chiama Lille perché il nome originario deriva dalla parola francese l'isle (l'isola) quindi col colore c'entra poco ma in italiano viene tradotto in Lilla.

Questo bel posticino trova piuttosto vicino a Parigi, almeno per i miei canoni. Solo un paio d’ore di autobus.

Lille è molto più bella dell’odiato colore. Lo devo ammettere.

Mi è piaciuto perdermi nel centro città, la Vieux Lille: le case in stile fiammingo impreziosite dalle luci e dalle ombre create da un sole fin troppo splendente e le antiche botteghe mi hanno decisamente conquistata.




















A volte, per me, la prima impressione è tutto, vale per i luoghi che visito e soprattutto per le persone. Con Lille è stato così. Appena allontanatami dalla fermata dell'autobus ho visto un palazzo che rifletteva la luce in un modo che mi ha attratto moltissimo e delle sculture che rappresentavano dei fiori molto colorati e c'era il cielo blu e poi c'era pure un evento Pokemon go (sì, non smetterò mai di giocarci), insomma, Lille mi ha dato un bel benvenuto nonostante fossi leggermente prevenuta, nemmeno io so perché, di solito per me i nomi non hanno alcuna importanza e di sicuro non era il lilla ad essersi messo di mezzo. Forse perché Parigi è una delle città più belle del mondo e a volte ho pensato che, beh, è facile rimanere delusi dopo che hai tutta quella bellezza a portata di sguardo ogni giorno... poi però mi sono ricordata che ogni luogo ha qualcosa da dare e sta a me trovarlo.






Ho visitato un mercatino al coperto e anche lì l'atmosfera era magica grazie alla bellezza del palazzo che lo ospitava.






E poi è arrivato il momento di visitare la Citadella di Lille, un complesso architettonico a base pentagonale che per l'ennesima volta mi ha fatto balenare in testa l'idea di comprare un drone e fare un sacco di foto dall'alto. Poi mi sono ricordata che per me sarebbe più semplice sorvolare un posto qualunque imbragata ad un elicottero e fare delle foto zenitali che evitare di schiantare un drone al primo volo. Credetemi, nonostante io soffra di vertigini ho un fratello con il brevetto di volo che mi ha fatto capire che su un velivolo posso sopportare di tutto, anche mio fratello in veste di pilota che si impegna per spaventarmi.

Mi correggo, sarebbe stato il momento di visitare la Cittadella se non mi fosse stato detto all'Ufficio Turistico che non era visitabile. Io ci sono andata all'ingresso ma l'unica cosa che sono riuscita a vedere sbirciando da un portone sono state delle impalcature che hanno spiegato i cartelli che vietavano l'ingresso in quanto la zona non era sicura.

Il parco che circonda la Cittadella, però, è visitabile e se vi piace il verde ne vale decisamente la pena.











Divieto di pesca? Ma serve mettere un cartello? Ma che ci peschi qui, anche se fosse? Il mostro della palude? No, boh, magari fritto poi è pure buono eh, fritta è buona più o meno qualunque cosa.







Terminata la mia visita al parco stava terminando pure la batteria del mio telefono... e quindi mi sono persa in modo incommensurabile, manco fossi in una medina nordafricana. Però mi sono imbattuta in questo posto qui, quindi grazie batteria scarica.




Non resistendo con il telefono scarico, non tanto perché io non ne sia capace (in India sono stata sconnessa per la maggior parte del tempo) ma perché senza le mappe non so come avrei potuto trovare la fermata dell'autobus e ovviamente il biglietto era salvato nell'applicazione, ho pensato di comprarmi l'ennesima power bank (mi dimentico di caricarle o le lascio a casa). Avrei voluto raggiungere la Fnac nel modo più veloce possibile ma sono stata fermata da un poliziotto. I Gilet Gialli avevano occupato la piazza.

Per un attimo una parte di me mi ha consigliato di usare la mia tessera stampa per poter passare ma ho troppo rispetto per coloro che davvero stanno corrono dei rischi per documentare queste manifestazioni (sì, si corrono dei rischi, anche se molti faticano a crederlo) per usare un privilegio solo per poter risparmiare tempo.

Sono pensierosa, più leggo riguardo al movimento dei Gilet Gialli, meno riesco ad immaginare come questa situazione possa essere risolta.

E' la prima volta che li incontro al di fuori di Parigi e, anche se sapevo che le proteste si tengono in molte città francesi, non solo nella capitale, vederli qui mi ha permesso di capire meglio la portata di questa protesta.

Vorrei capire ma ancora non ci riesco. Non mi è mai importato di qualcosa a tal punto di dover scendere in piazza.

Sono una superficiale o forse una privilegiata? Me lo sto chiedendo, anche se è una domanda che avrei preferito non pormi. Forse, semplicemente, sono entrambe le cose.







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