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Francia, METZ: La finestra sul COVID-19

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Marzo 2020

Metz

È una strana pagina, di questo diario, quella che sto condividendo.

Una pagina che in moltissimi staranno scrivendo ma io davvero non avrei voluto scrivere.

Eppure mi sento di farlo, troppe pagine vuote non mi piacciono, alla fine, devo scrivere, sempre.

Sono arrivata in Francia in una giornata uggiosa, un biglietto del treno che non avevo comprato perchè non mi fido della puntualità degli aerei (e infatti avevo ragione), mille imprecazioni perchè le varie stazioni ferroviarie non sono collegate dalla metropolitana e un lungo viaggio sulle rotaie, troppo lento, ma, come stavo dicendo, se non compri il biglietto ti devi accontentare. Il telefono non voleva saperne di confermare l'acquisto e i controllori non volevano saperne di farmi salire senza vedere la conferma, poi la connessione è tornata giusto in tempo per non farmi restare giù.

Un viaggio ammantato di grigio e pioggia, la Spagna ancora addosso, appiccicata agli occhi e agli abiti e un po' anche al cuore.

Una stanza d'albergo che, per una volta, non aveva nulla che non andava e un pacchetto di patatine come primo, uno di orsetti di gomma per dessert e una baguette di contorno per cena perchè volevo solo andare a dormire e di domenica i supermercati sono chiusi e in stazione non avevo trovato granchè.

Ah già, e la valigia da richiudere la mattina dopo.

Sto a Metz da 3 settimane e qualche giorno in più, non proprio a Metz a a Saint-Julien Les Metz, in una casa che guarda la strada, una di quelle che da fuori sembrano davvero piccole, poi ci entri e trovi 1 cucina, 3 bagni, 5 camere, 2 studi, una enorme sala da pranzo con bar annesso, una lavanderia, ripostigli vari ed un'ala disabitata dove probabilmente ci stanno i fantasmi ma io non lo voglio davvero sapere, se ci stanno davvero.

Mi era sembrata una sistemazione ideale, a poco più di 2 chilometri dalla città, vicino ad un supermercato, una farmacia, un ufficio postale, ed uno sportello bancomat e quando hai vicino queste tre cose, beh, tutto il resto è relativo, almeno per me.

Sto qui, in una stanza troppo grande in un seminterrato con la finestra che dà sul cortile, vedo solo una staccionata e se apro la finestra entra la polvere e io detesto avere la camera ad un livello di pulizia non finlandese.

La cucina è super accessoriata, il forno ed il forno a microonde sono un po' troppo complicati perchè io li possa usare senza un libretto di istruzioni e i canovacci appesi accanto al lavello puzzano di cane.

Già, in casa ci sta uno Schnauzer gigante nero, impaurito dalla sua ombra, non educato, che passa il tempo a tediarmi e viene sculacciato con i canovacci (non da me ovviamente, io i canovacci nemmeno li tocco, viva la carta da cucina) quando si comporta male.

Vivo con altre 3 persone e questo cane troppo grande per non essere ingombrante e vorrei essere sola perché in momenti come questo preferiresti non doverti spaventare per l’avere in casa due persone di età a rischio di cui una con una di quelle patologie che aggravano la probabilità di morte e non so se ringraziare la fortuna di essere in un luogo piuttosto sicuro anziché in una grande città (solitamente con la sfortuna che ho avrei dovuto rimanere bloccata in un paese con il nome che termina per -stan o in zone prive di un servizio sanitario) o dannarmi l’anima per non poter essere in prima linea a documentare ciò che sta succedendo per aver deciso di non essere una reporter, di lasciare gli altri a spintonarsi per una foto e fare le mie foto a modo mio, quando la storia ha il tempo di raccontarsi e tu hai tempo di ascoltarla senza dover intuire un qualcosa che è solo all’inizio o raccogliere i brandelli di qualcosa che è già finito. 

Quest’anno, mentre come al solito festeggiavo il nuovo anno a casa con parte della famiglia (pessima idea, dico sempre che sarà l’ultima volta e poi ci ricasco in continuazione), mi sono permessa di fare dei progetti. 

Io non faccio mai progetti, non programmo viaggi, non sogno un cazzo di niente, ho una vita che va vissuta giorno per giorno, biglietti aerei che costano un casino perché non posso prenotare in anticipo, amici ai quali non posso promettere nulla perché che ti affezioni a fare se non si sa se o quando ci si rivedrà... per me il 2020 avrebbe dovuto essere diverso.

Trasferimento in Francia, pausa lavorativa a luglio-agosto per andare in Sudamerica a sfidare ogni mio limite (pregando di tornare a casa sana e salva in quanto viaggio fortemente sconsigliato alle donne sole ma... siamo alle solite, se nessuno mi accompagna con chi devo andarci?), allenamento intensivo per rimettermi dopo l’anemia.

Sono venuta qui in Francia piena di aspettative, in primis la possibilità di visitare in santa pace il Lussemburgo. Ho sempre sognato di visitare il Lussemburgo, credo sia perché ha un nome così altisonante... boh.

Ho trovato brutto tempo e un’emergenza sanitaria che aleggiava nell’aria, la si sentiva arrivare.

Poi è stata colpita l’Italia e ho cominciato a stare male perché ho amici e famiglia a rischio, perché mia madre è ipertesa e ha 67 anni e mio fratello e mia cognata continuano a lavorare.

E ancora poi è stato il momento della Spagna e lì ho lasciato da poco gli amici.

Oggi hanno chiuso in casa anche noi, con un largo preavviso perché le sceneggiate dei treni affollati di notte qui non le volevano vedere. 

Pensavo di avere tempo di raccontare e soprattutto fotografare ciò che mi circonda, a Metz ci sono andata ogni sabato, a fare la spesa al mercato del pesce perchè volevo i calamari da preparare ripieni di asparagi e gamberi e ci ho messo un po' a capire che dopo le 9 di mattina gli unici calamari che avrei trovato sarebbero stati i fratelli gemelli del kraken e va bene tutto ma io un calamaro di un chilo per cena non riesco a mangiarlo.

Solo che prima delle 9 di mattina può accadere che il pescivendolo sia troppo addormentato per non far cadere il resto del denaro dentro ad una cernia. E per me avrebbe anche potuto rimanere lì ma mi sono imposta di avere rispetto del denaro che guadagno, quindi ho accettato i soldi puzzolenti di pesce (chiaramente non li aveva puliti ptima di darmeli) e sono andata in giro con i soldi in mano perchè col cazzo che li avrei messi dentro al portafoglio finchè non li ho smerciati al Carrefour che ovviamente era chiuso per lavori ma io gli asparagi li avevo visti solo in quel piccolo supermercato così fuori mano, che avrei dovuto fare, non aspettare un'ora o poco meno con quei soldi sempre in mano?

Fortunatamente non sono riuscita a fare l'abbonamento ai mezzi pubblici perchè io in stazione ci sono andata ma gli sportelli erano chiusi, pochi avventori se ne stavano seduti ad aspettare gli autobus, cartelli ovunque chiedevano di mantenere la distanza di sicurezza e mi sono chiesta quando potrò riprendere i mezzi pubblici, la macchina fotografica a tracolla e una lista di cose da fotografare.

E finchè il sole non splenderà, beh chi se ne frega se non potrò tornare in città, grigia e piovosa come lo è stata nelle ultime tre settimane e sopporterò anche di non andare in Lussemburgo, ripeto, qui il tempo fa schifo.

Ho paura del silenzio, quel silenzio che a volte cerco ma che non sopporto se mi viene imposto.

Per ora avremo davanti a noi due settimane, non so come andrà, ve lo racconterò, cercherò di essere prudente, per quanto io sia capace di essere prudente, e usare questo tempo in modo costruttivo, cosa che stanno cercando di fare tutti e che probabilmente non mi riuscirà, so solo che non passerò tutto il mio tempo a guardare serie tv perchè, beh, so che non dovrei dirlo ma... io odio il binge watching. Amavo attendere, guardare il calendario e chiedermi chi avrebbe ucciso Dexter il giovedì successivo o che geniale trovata di marketing avrebbe partorito Don Draper di "Mad Men".

Andrà tutto bene, finchè non avrò trovato il tempo di sistemare il mio hard disk, se troverò il tempo per fare anche quello, beh, allora vuol dire che la quarantena sarà durata un po' troppo.

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https://www.lostinstorytelling.com/francia_metz_la_finestra_sul_covid_19-d10473

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