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Francia, METZ: Ops... ho panificato pure io...

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Aprile 2020

Metz

E... vabbè, io non l'ho fatto apposta, non volevo panificare e tantomeno volevo mettermi a preparare una focaccia decorata ma...


Cercate di capirmi.

Tutto è cominciato quando la nonnina Italo-lussemburghese ha scoperto il segreto meglio custodito del supermercato del paese.

Il lievito era scomparso, come un po' ovunque, a cominicare dall'Italia, il primo paese europeo che ha dovuto affrontare l'insidia del Covid-19 a suon di pane, pizza e lievitati.

Io dico, se non avete mai preso in mano un mestolo in vita vostra, cominciate dal livello base, che ne so, una frittata? La pasta al tonno? L'acqua bollita?

No, mezzo mondo ha cominciato a panificare e so molto bene che il numero di persone che sanno cucinare decentemente è davvero scarso.

Poi ho pensato: beh, è una buona occasione per imparare, a me non serve, che mi metto a fare di nuovo? Sperimento di norma nuovi piatti, ogni tanto creo qualche ricetta... e poi non mi piace panificare se proprio non devo... ma ho le baguette accanto casa...

Tanto anche se volessi, lievito e farina sono introvabili...


Poi la nonnina ha scoperto che gli addetti al supermercato avevano cambiato posto al lievito.

Non stava più nel banco frigo accanto alla pasta per la pizza dove era rimasto solo il cartellino ad indicare che una volta il lievito di birra stava lì, no.

Vicino alla zona dei panificati è apparso un frigo apposito con un quantitativo di lievito che potrebbe permettere ai panettieri di Parigi di sfamare gli abitanti della capitale per una settimana.

Lievito che non è stato decimato perchè nessuno sapeva dove trovarlo.


Così ne ho presa una confezione, 50 grammi, perchè non si sa mai, ho pensato.


La nonnina poi se ne è andata...

Cioè, non andata nel senso di morta, come quando ti chiamano per dirti che qualcuno è morto e ti dicono che non c'è più o se ne è andato.

Se ne è andata a casa sua, di questi tempi è meglio specificarlo.

Viveva a Metz perchè avrebbe voluto passare un po' di tempo con la famiglia prima di tornare nel sud della Francia o nell'altra casa mobile che possiede a circa 100 chilometri da qui.

Se ne è andata così, come era arrivata poco più di un mese fa, ha preso i due gatti, le sue cose, le risate che ci facevamo quando mi aspettava per pranzo o per cena e le lamentele per la situazione terribile in cui ci trovavamo, gli improperi contro i nazisti e i racconti di un mondo scomparso da tempo, ha lasciato un servizio di tazze da the, la promessa di sentirci e di tornare per un barbecue e il cane che non è suo e comunque non se lo sarebbe portato via.

Io ci ho provato a sbolognarglielo eh...


L'avrei voluta qui quando ho accolto la silenziosa sfida lanciatami da mia cognata.


Mia cognata non ama cucinare: ha lavorato più di 10 anni come commessa in un panificio e non ha imparato a fare il pane.

Mi ha mandato le foto di una focaccia fatta da lei...

E che dovevo fare? Ho trovato della farina, ho comprato della verdura e mi sono cimentata con la ricetta che mi ha mandato:

Ingredienti:

400 gr di acqua tiepida
25 gr di lievito di birra
1 cucchiaino di zucchero
50 gr di olio d'oliva
500 gr di farina (preferibilmente metà manitoba e metà 00)
1 cucchiaio di sale

Versare l'acqua in una ciotola e sciogliere i 25 gr di lievito di birra.
Aggiungere lo zucchero e l'olio d'oliva e incorporare a poco a poco la farina.
Per ultimo aggiungere il cucchiaio di sale.
Lavorare per bene l'impasto fino a renderlo elastico ed appiccicoso.
Coprire la ciotola con la pellicola trasparente e lasciar lievitare per un paio d'ore (mia cognata ha lasciato lievitare per 3 ore e l'impasto è uscito dalla ciotola, un'altra ora e credo avrebbe preso possesso della cucina, a 7 ore penso sarebbe stato probabile doverlo fronteggiare con armi da fuoco).
Ungere la teglia con olio (io ungo la carta forno con olio) e già che ci siete ungete anche le vostre mani così sarà più facile maneggiare l'impasto.
Versare l'impasto sulla teglia, spalmarlo per bene e lasciarlo lievitare un'altra mezz'ora.
Condirla con quello che volete e ricordarsi di aggiungere un po' d'olio e sale (meglio fleur de sal ma va bene anche il sale grosso).


Durante la preparazione ho dovuto affrontare un paio di problemi.

Il primo è che in cucina ci sono attrezzi di cui non immaginavo l'esistenza ma non una bilancia pesa alimenti e non è che potevo uscire per andarmela a comprare.

La mia padrona di casa mi ha confidato usa fare le torte versando gli ingredienti a occhio. Ora capisco perchè ogni volta che prepara la torta di mele, non fa tempo a toglierla dal forno che la torta si siede.

Che dovevo fare? Ho improvvisato usando delle indicazioni trovate sul web su come pesare gli alimenti senza bilancia.


Il secondo problema è che non ho trovato dello zucchero.

Dico, io non uso zucchero ma in casa bevono the e caffè in continuazione, ci sarebbe dovuto per forza essere dello zucchero.

L'ho cercato ovunque, ho persino ritrovato le mie erbe provenzali che mancavano all'appello da settimane ma alla fine niente zucchero, ho recuperato solo del dolcificante.

E che vi devo dire?

Che ho preso tre pasticche e le ho polverizzate con il dorso di un cucchiaio e poi ho gettato la polvere nell'acqua con il lievito sentendomi come quelle tizie fiche che nei film distraggono la ciotola e le versano dentro del sonnifero per poi rubare i gioielli nella cassaforte (ok, forse non era proprio così ma ci siamo capiti no?).

Ve lo dico, l'ho fatto e la focaccia era pure buona.


Riguardo all'aspetto, c'è chi la ama e chi vorrebbe farla finire su quei siti dove si mette il cibo talmente brutto da sembrar uscito da un film horror-culinario.

A me poco importa, il gusto era delizioso.



Ps: lo so che quello non è esattamente un coltello da focaccia ma, primo, la focaccia non si taglia con il coltello seghettato, secondo, questo c'era e in tempi di quarantena ci si arrangia.


La nonnina mi portava a fare la spesa di giovedì.

Ho scelto il giovedì per due motivi.

Il primo è che, le poche volte in questi anni in cui ho avuto il tempo di stare un po' con la mia famiglia, il giovedì ero solita accompagnare mia madre al mercato all'aperto, un modo per fare colazione insieme e mangiarci un bombolone alla crema e magari litigare in una location diversa dal solito.

Mantenere l'abitudine di uscire di casa il giovedì mattina mi fa in qualche strano modo pensare che tutto tornerà come prima.


Il secondo motivo, più prosaico, è che il giovedì riforniscono di disinfettante il supermercato ed io il gel lavamani lo uso dal lontano 2009 in tempi di influenza suina e troppi luridi soldi maneggiati mentre lavoravo in banca, quindi per me è bene di prima necessità per preservare la mia sanità mentale.


Ho preso della sfoglia già pronta per fare la pizza (va bene panificare ma a tutto c'è un limite) ed ero preoccupata di averla lasciata scadere e, come vi ho già raccontato, ho la fobia del cibo scaduto.

Ripeto, in situazioni di emergenza passo sopra a quasi tutto (a parte il formaggio), in situazioni normali tendo ad evitare di far scadere il cibo, è una cosa che non sopporto perchè poi lo devo gettare.

Quando ho letto la data 15 maggio mi sono arrabbiata di brutto perchè l'avevo comprata pochi giorni prima e adirittura l'avevano messa in vendita dopo la scadenza e avrei dovuto buttarla per forza.

Fortunatamente la mia padrona di casa mi ha fatto notare che siamo ancora ad aprile...

Ecco... non so più non solo che giorno è ma nemmeno che mese è, nonostante mi accorga ancora quando arriva il venerdì sera perché mi viene voglia di passare la notte a leggere (come spesso facevo, appunto, il venerdì) e invece niente, non ci sono ancora riuscita.

Libri, tranquilli, tornerò e vi leggerò.


Oggi ho condiviso musica anni 80...

Quando mi lamento della situazione attuale mi piace ricordare la vecchia vita, quella dalla quale sono scappata e uno dei ricordi che si presenta più spesso è quando lavoravo come impiegata da un commercialista e ascoltavo "Radio 80", una radio dove non c'è alcuna possibilità di ascoltare qualche novità perchè tutto ciò che trasmettono appartiene al decennio 1980-1989.

La mia vita era così, come quella radio, un sovrascriversi di giorni tutti uguali, cambiava ben poco, forse, a volte, l'ordine in cui i brani venivano trasmessi.

E anche se sono da troppi giorni imprigionata in un loop temporale che sembra non avere fine, in quei giorni era peggio perchè via d'uscita non ne vedevo, oggi, almeno, prima o poi da questa stanza so che ci uscirò e che ci sarà qualcosa di diverso ad aspettarmi.

Bello o brutto che sia non importa, sarà diverso e a me, al momento, questo basta.


E già che siamo in tema, American Horror Story - 1984:


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