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Francia, METZ: Suonami ancora, dai!

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Aprile 2020

Metz

Stavo guardando languidamente il pianoforte da qualche giorno.

Io che guardo il pianoforte con la voglia di suonarlo... hahahahaha fino ad un paio di mesi fa pensavo sarebbe stato più semplice assistere all’apparizione della Beata Vergine sul palco di un concerto di Madonna.

Ho sempre odiato suonare il pianoforte, io sono tipa da violino... ma questa è un'altra storia.


Eppure dopo aver scoperto dell’esistenza di un pianoforte a muro in quella sala da pranzo troppo grande e troppo ricolma di cianfrusaglie perché mi venga voglia di trascorrerci del tempo, beh, per un attimo ho pensato: ok è la volta buona.

Sono molti anni che desidero imparare a suonare "Struggle For Pleasure" di Wim Mertens. È, insieme ad un altro paio di brani, uno dei pochi motivi per i quali potrei rimettere le mani sui tasti.

Ho pensato che sarebbe potuto essere, non dico divertente, ma un buon modo per spezzare la monotonia di queste giornate tutte uguali, scrivermi lo spartito. 

Dovrei ancora saperlo fare, dicono che è come andare in bicicletta.

Io ci credo poco e quando ho scritto che “avrei scritto” lo spartito intendevo dire che sotto alle note avrei scritto il nome delle note.

Esattamente.

Sapete, quelle là, do re mi fa sol la si do.

Io non sono molto sicura di riuscire a leggere facilmente uno spartito dopo un numero considerevolissimo di anni dal mio esame al conservatorio. 

Comunque io ed il pianoforte ci siamo guardati un po’ vogliosi, un po’ in cagnesco per alcuni giorni.

Poi ho ricordato che a mio fratello piacerebbe molto sentirmi suonare "Struggle For Pleasure" ma non si aspetterebbe di sentirmi suonare questo:


Com’è andata a finire?

È andata a finire che, come il mio pianoforte, anche questo è stato abbandonato al suo destino molti anni fa ed ora è completamente scordato e dopo aver provato un accordo le mie orecchie mi hanno chiesto pietà.

Mio fratello dovrà accontentarsi di ascoltare la versione che conosce.


Sta cominciando a fare bel tempo, ma bel tempo per davvero, il cielo si è colorato, l’erba è cresciuta, la temperatura è salita.


Potrei frequentare di più il giardino (ci vado solo se mi costringono ad un pranzo in compagnia, quando le coinquilne decidono di accendere il barbecue) se non fosse che sembra devastato da un uragano.

Purtroppo ci sono dei lavori da fare e sono stati interrotti appena dopo la potatura degli alberi causa... beh lo sapete, chissà quanti di voi hanno dovuto interrompere qualcosa in questo periodo, qualcosa a parte la propria vita, intendo.


La mia famiglia, per prendermi in giro, mi sta mandando le foto del giardino di casa, pieno zeppo di fiori e con gli alberi potati in uno strano modo un po’ geometrico.

Non c’è un filo d’erba fuori posto.

Madre e fratello hanno non solo il pollice verde, credo pure indice e medio.

Le altre due dita no, perché mia madre non riesce a far crescere i geranei come vuole lei ma è una piccola pecca in un curriculum invidiabile, causata, credo, dalla non perfetta esposizione al sole del terrazzo di casa. 

Se non odiassi il paese in cui si trova, direi che casa mia in primavera è un piccolo paradiso.


La casa è un mortorio senza la nonnina Italo-lussemburghese e le sue lunghe telefonate in viva voce con amici e parenti con i quali parlava di volta in volta in italiano, francese o lussemburghese, una lingua che nemmeno sapevo esistesse ma che a me sembra molto tedesco (Ripeto, a me, quindi potrebbe assomigliare molto a qualunque altra lingua che non conosco anche se, beh, il tedesco l'ho studiato per 5 lunghi anni).

Aveva la brutta mania di presentarmi a tutti senza prima avvisarmi quindi provate ad immaginare la gioia di una persona davvero poco fotogenica mentre viene inquadrata a sorpresa durante una videochiamata.

Ecco.

Lasciamo perdere.


Da quando se ne è andata non riesco a finire il cibo in frigo che arriva il giovedì.

E io ho ancora il frigo pieno ma devo per forza andare lo stesso al supermercato perché qualcosa di necessario (per me) lo finisco sempre.

E poi faccio la spesa come se il frigo fosse vuoto... non ci capisco nulla di questa cosa di fare la spesa settimanale, non fa per me, io voglio andare al supermercato ogni giorno, decidere cosa voglio mangiare in base all’umore e anche, magari, al suggerimento inconscio della persona che sta accanto a me e ha messo nel carrello qualcosa che mi incuriosisce. 


Questo mondo silenzioso non mi piace.

Non ho problemi a passare un sacco di tempo da sola, fa parte della mia quotidianità la solitudine, ormai, ma non sopporto di sapere che molte persone in questa condizione non reggono, mentalmente.

Ai solitari non piace vivere in un mondo di persone sole, lo sapevate? No, probabilmente no, non lo sapevo nemmeno io e nemmeno molti altri come me che hanno espresso lo stesso pensiero, chi sui social, chi probabilmente con qualche amico, chi proprio con nessuno.


Non riesco nemmeno a criticare chi sta letalmente impazzendo paragonando ciò che ci sta accadendo alla guerra.

Mio nonno me l’ha raccontata, la guerra. L’ha vissuta, è stato tenuto prigioniero per un lasso di tempo che a me sembra impensabile.

Noi ci lamentiamo per dover stare alcune settimane chiusi in casa, in un mondo che offre gratuitamente servizi di streaming per intrattenere, dove è possibile ordinare online la maggior parte delle cose che ci servono, incapaci di guardarci allo specchio perché non possiamo andare dal parrucchiere o dall’estetista, a lamentarci perché le partite di calcio sono state interrotte e poi non so perché altro la gente si lamenta, ognuno sente la mancanza di qualcosa o qualcuno.

E li capisco, li capisco tutti.

Siamo abituati ad una vita per certi versi troppo facile e non sopportiamo che ci vengano tolti, anche se temporaneamente, diritti sacrosanti.

Ma questa non è la guerra.

È un po’ diverso.


E lo capisco che avremo problemi economici. La maggior parte almeno.

C’è chi non troverà un lavoro ad aspettarlo e chi non saprà come arrivare alla fine di un altro mese.

E ci si dovrà umiliare a chiedere aiuto se sarà necessario.

Ma l’importante è uscirne vivi, secondo me, e se per uscirne vivo te ne devi stare in casa e fare dei sacrifici, beh ricordati che uscire vivo dalla guerra, quella vera, è un bel po’ più difficile e che se vivi, in qualche modo, puoi ricominciare, anche se con immensa difficoltà, da morto, beh, spera solo che il Paradiso esista e di non avere un biglietto di sola andata per l'Inferno.


C’è chi del virus ha paura e chi se ne frega.

Io sto nel mezzo, ne prendo atto e cerco di evitare di farmi contagiare, solo perché non posso essere sul campo a documentare, in tal caso farei parte della seconda categoria.

Anni fa lessi di uno studio che dimostrava come il nostro cervello evita di pensare che potremmo morire praticamente in ogni istante. Anch'io, adesso, mentre sto scrivendo queste parole, potrei morire per un numero infinito di motivi, per esempio il cane gigante potrebbe impazzire, scendere le scale, aprire la porta di camera mia che in questo momento non è chiusa a chiave, saltarmi addosso e azzannarmi alla gola. Altamente improbabile ma possibile.

Se il cervello lo realizzasse vivremmo in preda ad un’ansia tale da impedirci, appunto, di vivere.

È il motivo per il quale temiamo di più un incidente aereo o un attacco terroristico piuttosto che una malattia, come per esempio il cancro, sebbene le percentuali di finire all'altro mondo perché l'aereo su cui stiamo volando si schianti o un estremista decida di farsi saltare in aria accanto a noi siano molto ma molto inferiori di quelle di morire per colpa di un nemico invisibile che ci attacca da dentro.

Il virus ci ha fottuti perché se noi (la maggior parte, almeno) le cose non le vediamo, non le temiamo. Se quel coso fosse grande, che ne so, anche come un ragno di piccola taglia, probabilmente ci spaventerebbe di più e non riusciremmo a fare finta di nulla, come molti, sicuri che a loro non capiterà di morire così, a volte solo per aver respirato nel posto sbagliato al momento sbagliato.


Ragazzi, la vita è un insieme di eventi "non decisi" dal caso o decisi dal destino, riguardo a ciò non ho ancora un’opinione ben precisa.

Non voglio credere al destino ma troppe coincidenze messe in fila troppe volte mi hanno fatto venire qualche dubbio.


Per esempio, l’altro giorno mi sono accorta, dopo aver pulito a fondo tutta la stanza, che un ragno aveva osato cominciare a tessere una ragnatela sul soffitto di camera mia.

Schifata ho preso una delle scope a disposizione e l’ho alzata per togliere la ragnatela.

Dal manico è fuoriuscita una cascata di terriccio che ha insozzato il pavimento.

Ora.

È un caso che queste cose capitino sempre a me?

O è il destino che vuole che io abbia sempre qualcosa di strano e divertente da raccontarvi per farvi ridere un po’?

Su due scope ho preso l’unica che aveva il manico bucato e pieno di terriccio e io lo vorrei davvero sapere che ci faceva del terriccio dentro al manico di una scopa, sarebbe interessante ma temo non lo scoprirò mai.


Forse avrei dovuto raccontare a Siri questo aneddoto perchè quando ho risposto male al telefono perchè non stava impostando il timer come stavo chiedendo, quella deliziosa voce maschile che avevo impostato mi ha detto di stare tranquilla e calmarmi.

Forse, se avesse saputo, l'Iphone ci avrebbe pensato due volte prima permettersi di riprendermi e trovarsi in men che non si dica a doversi esprimere di nuovo con una voce femminile.

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https://www.lostinstorytelling.com/francia_metz_suonami_ancora_dai-d10487

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