LOSTinSTORYTELLING

Francia, PARIGI: Bruciano i miei ricordi...



Aprile 2019

Parigi

La Cattedrale di Notre-Dame sta bruciando ed io fatico a trattenere le lacrime. Non voglio piangere davanti alla mia famiglia, non dopo che nessun evento che avrebbe dovuto spezzarmi il cuore mi ha lasciata indifferente. Non dopo che ho mostrato quanto tutto mi scivola addosso, sempre e comunque.

Eppure...

Scrivo ora che so che la Cattedrale non è crollata, forse non avrò la fortuna di rivederla un’altra volta ma per ora c’è ancora e ho ricacciato le lacrime dove dovrebbero stare sperando che la prossima volta si palesino per qualcosa di più importante. Vite umane vengono spente ogni giorno per futili motivi, nulla dovrebbe essere più importante, eppure ho accettato questo schifo di mondo per quello che è e osservo ciò che accade senza provare dolore alcuno.

Eppure...

Non è la Cattedrale che brucia il problema, tutto può essere ricostruito, ho visto cosa è stato fatto in Russia.

Sono i miei ricordi che hanno perso vividezza tra le fiamme. Ricordi di tutte le volte che sono andata a Parigi e mi prendevo del tempo per visitare la Cattedrale perché la bellezza di quel luogo mi dava serenità.

Ricordi di quella prima volta a Parigi quando la mia molto religiosa cugina mi chiese di dividere con lei il costo di un cero votivo, cosa di cui si pentì poco dopo perché convinta che la cosa ci avrebbe portato sfortuna.

Lei chiese di trovare l’amore, io non chiesi nulla, ero troppo impegnata ad innamorarmi della moda parigina, amore che è perdurato negli anni. Lei dopo qualche peripezia amorosa si è sistemata, io e la moda francese stiamo bene insieme nonostante siano passati molti anni e non intendiamo legalizzare il nostro rapporto (molto aperto).

Un flashback risalente a poco tempo fa mi ricorda quando mi trovavo nella piazza antistante e decisi che avrei avuto tutto il tempo del mondo per visitare la Cattedrale per l’ennesima volta, l’urgenza che avevo avuto nel voler finalmente visitare la Galleria delle Chimere quasi prevedessi che poi non avrei più potuto farlo per molto tempo, o forse mai più.

Ho scritto di Notre-Dame qualche settimana fa. E ora sono qui a chiedermi se sia giusto dispiacersi per la perdita di un’opera d’arte e non per delle vite umane. Non so rispondere. Ho smesso di fingere con me stessa. Non dovrei nemmeno pensarci a formulare una risposta eppure non è così.  

Dopo molti anni, non troppe settimane fa, ho avuto di nuovo voglia di suonare il pianoforte (sempre che io ne abbia mai davvero avuto voglia), un ragazzo ne stava suonando uno in mezzo al ponte che collega l'Île de la Cité con l'Île Saint-Louis, esattamente dietro alla Cattedrale. Stava suonando

e, per un attimo, ho pensato che sarebbe stato bellissimo chiedergli di spostarsi e farmi continuare ma io quel brano non ho mai imparato a suonarlo...

Penso sinceramente che ognuno abbia il diritto di soffrire per ciò che più gli aggrada, e soprattutto che chiunque abbia il diritto di soffrire a prescindere da quanto sia totale, esagerata e inumana la sofferenza di altri. Soffrire è sintomo di umanità e ciò che ha reso umana me, in questo momento, è stato vedere la magia di quel luogo annerita dal fumo.

Avrei dovuto essere a Parigi in questi giorni ma ho finito il lavoro commissionatomi prima del previsto.

Sono tornata stamattina, quasi come se un destino che non sono sicura sia altro che un'idea astratta alla quale ci appelliamo per giustificare quelle che non sono altro che coincidenze, abbia voluto preservarmi il respirare l'aria malata che ora pervade la città.

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