LOSTinSTORYTELLING

Francia, PARIGI: Défense(s)

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Febbraio 2019

PARIGI

La mia coinquilina ha il cancro.

Che cazzo c’entra questo con le foto della Défense?

Niente ma siccome la Défense, per quanto possa essere un posto carino, non mi fa battere il cuore, beh vi voglio un pochino parlare di come vanno le cose che ogni tanto ne ho bisogno pure io, di parlare di me, non della me di cui vi parlo sempre, della me che tende a starsene zitta.






Ero pensierosa, oggi avrei dovuto andare a Lille ma alla fine ho cambiato idea, ero troppo stanca e ho dirottato il mio interesse verso il quartiere più moderno di Parigi. La prima volta che lo visitai, lo scorso millennio, mi impressionò ma avevo visto poco del mondo all’epoca.

Per arrivarci ci ho messo più tempo che per andare a Lille causa manifestazioni che hanno bloccato le linee degli autobus e fatto chiudere alcune stazioni della metropolitana ma alla fine ci sono arrivata.

Anzi, ci siamo arrivati. Io e i mie pensieri.




Come dicevo, la mia coinquilina ha il cancro.

Più che coinquilina è la proprietaria della casa nella quale ho affittato una stanza. Si può definire coinquilina visto che di fatto viviamo insieme?

Mi ha detto di avere il cancro appena sono arrivata.

Non ci ha girato intorno, penso non me lo avesse detto prima perché temeva mi potessi agitare, non lo so.

Ho voluto vivere in questa casa a tutti i costi e ho aspettato fino all'ultimo per avere una risposta sperando che chi doveva vedere la stanza prima di me rifiutasse, non lo volevo soltanto per la posizione perfetta per le mie esigenze ed il canone di affitto abbordabile, no... erano i muri colorati. Le case con i muri colorati mi fanno stare meglio. Come avrei reagito se la proprietaria mi avesse confidato di essere ammalata prima di arrivare a Parigi? Sinceramente non lo so.

Le ho chiesto come si sentiva e mi ha risposto che stava bene e che non dovevo preoccuparmi.

Io le ho risposto che purtroppo so che significa non per esperienza personale ma perché purtroppo mio padre è morto di cancro. E le ho spiegato anche perché. Qualcuno mi ha fatto notare che non sono stata molto sensibile a dirle ciò ma sull’argomento io non ho filtri. Non lo chiamo tumore come fanno in tanti. Si chiama cancro e fa schifo.

Non mi ha detto che tipo di cancro ha, in che situazione si trova. Forse lo ha detto alle altre ragazze che vivono in casa con noi, non lo so. Glielo vorrei chiedere, non per curiosità, solo per sapere con cosa ha a che fare.








Da qualche giorno ha perso tutti i capelli. Credo non sia la prima volta.

Ci sono delle foto appese al muro che ritraggono una donna che al momento le assomiglia soltanto, è un'attrice messicana, ha interpretato Frida Kahlo per molto tempo e sì, credo di capire perché è stata scelta.

Mi ha voluto parlare per dirmi dei capelli, per dirmi di non spaventami se per caso l’avessi vista per casa senza la cuffietta.

Lei si preoccupa che io non abbia alcun problema e io mi preoccupo per lei quando mi mente dopo aver fatto la chemio dicendomi che sta bene ma che non riesce a mangiare perché non ha appetito.

Nessuno sta bene dopo aver fatto la chemio.





Vorrei chiederle se ha bisogno di qualcosa ma lei continua a dirmi che sta bene, prima ancora che io glielo chieda, a volte.

Vede qualcosa nei miei occhi?

Non provo pena.

Non é questo.

È solo che vorrei far qualcosa di più di preparare una torta od offrirmi di aiutarla a fare la spesa.

Ma non posso.

Non posso fare nulla.





La ascolto tossire, a volte, di solito dopo aver fatto la terapia. Non tutte le notti sono notti buone diciamo.

E i ricordi di quando la persona che tossiva al di là della parete la conoscevo molto meglio tentano di bussare ma io quella porta non la voglio aprire.



E' passato circa un mese e mezzo da quando ho scritto queste parole.

La figlia della mia coinquilina è tornata a Parigi da Città del Messico, dove vive da molto tempo, per stare accanto alla madre.

E' una ragazza particolarmente talentuosa e mi ha mostrato un suo video in cui racconta la madre.

Il filmato è empatico e commovente, le ho chiesto se potevo condividerlo e, una volta avuto il suo permesso, ho pensato di tornare qui e mostrarvi la donna di cui vi ho parlato, raccontata attraverso gli occhi della figlia:

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