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Francia, PARIGI: San Valentino nella città dell'amore



Febbraio 2019

PARIGI

Che io ricordi non mi ero mai trovata nella città dell’amore numero uno il giorno degli innamorati. Credo, non ne sono proprio sicura... potrebbe anche darsi ma davvero non me lo ricordo. Ricordo un febbraio a Parigi ma non le date esatte.

Nella città dell’amore numero due (per i profani, New York), sì e, avendo visto quello che considero il simbolo della città (l’Empire State Building) illuminarsi di rosso e pulsare come un cuore battente, beh, ho pensato che sicuramente il simbolo di Parigi ovvero la Tour Eiffel avrebbe fatto follie di rosso vestita. Cioè, aveva senso no?

Sono tornata a casa di buon umore, pronta a levarmi di dosso la polvere della giornata lavorativa con una doccia calda, degnarmi di truccarmi e recarmi a Trocadero, mitico luogo parigino dove si può osservare la Tour Eiffel in tutta la sua magnificenza, fare un video al cambio dell’ora quando la tour avrebbe lampeggiato in rosso e cenare da sola da qualche parte per poi salire in cima alla torre a probabilmente godermi qualche proposta di matrimonio o dichiarazione d’amore imbarazzante (perché credo sia impossibile salire in cima alla Tour il giorno di San Valentino e non assistere a qualcosa del genere) per poi tornare a casa ed accoccolarmi sotto al piumone dopo magari aver riguardato qualche foto e scritto qualcosa di divertente riguardo alla serata.

Sapete, nella città dell’amore numero due ho assistito a quella che per molti potrebbe essere una proposta di matrimonio da sogno ma a me è sembrata più la scena di un film horror (sono una persona piuttosto riservata, anzi, togliamo il piuttosto, detesto i grandi gesti fatti in pubblico). Praticamente tizio aveva affittato tutta la pista di pattinaggio al Rockefeller Center (sì, quella che si vede sempre nei film) ed essendo un luogo di solito piuttosto affollato diciamo che il pubblico che si è trovato ad assistere a lui che, dopo aver pattinato con lei si è inginocchiato e ha uscito il brillocco, era piuttosto folto (sto cercando di adeguarmi alle nuove mode grammaticali correntemente in uso). Alcuni stavano, presumo, imprecando per dover aspettare prima del selfie di rito nel mentre di un volteggio e altri si stavano commuovendo, io e il mio amico che ci trovavamo da quelle parti per caso (lui è quasi sempre un tipo riservato quanto me) siamo sbiancati e ci siamo allontanati verso un luogo dove poter bere qualcosa per riprenderci dallo spavento.

Sì, potrebbe capitare a tutti, sappiatelo.

Non pensate che non potreste essere esposte/i al pubblico in un momento così intimo dove dire di no sarebbe davvero scortese. Io purtroppo sono più o meno certa che sarei scappata con i pattini ancora ai piedi. Tenendo conto del fatto che non so pattinare né su strada tantomeno sul ghiaccio... mi stanno tornando i brividi.

Sinceramente ho preferito un cartello pubblicitario che ho visto in una strada dispersa in mezzo al nulla tra la Lettonia e la Lituania dove lui chiedeva a lei di sposarlo. L’ho trovato un gesto romantico e carino.

Comunque.

Dalla finestra di camera mia si vede mezza tour Eiffel e mi è stato chiaro fin da subito che il giardino di casa mia ha delle luci che possono essere impostate in 32 colori diversi (lo so, non è stata una mia idea, abbiate pietà) ma qui pare che colorare di rosso la Tour Eiffel a San Valentino non vada di moda.

Quindi sono uscita a fare la spesa e mi sono messa a letto a leggere un libro che di tempo per salire sulla Tour ne ho parecchio e la vita aveva riservato comunque del rosso per me la sera di San Valentino.

Donne, lo so che avete capito.

Dopo aver passato un venerdì senza infamia né lode per questa mattina avevo programmato una visita alla galleria delle chimere sulle torri della Cattedrale di Notre Dame, cosa che volevo fare tipo da sempre ma non ero mai riuscita a fare perché o c’era troppa fila o non avevamo tempo o troppi gradini da fare o che ne so io.

Ora la fila si salta tramite una applicazione (salta coda) ma nessuno ha ancora pensato di installare un ascensore per salire e i 422 gradini te li fai tutti quanti.

Signori, da oggi nelle pubblicità in cui illudete le donne di poter fare cose simpatiche durante il ciclo mestruale come per esempio correre, andare in bicicletta, buttarsi con il paracadute, essere gentili con il prossimo, comportarsi come esseri umani senzienti, potete tranquillamente aggiungere “salire sulle torri di Notre Dame de Paris”.



Arrivata in cima mi sono seduta sulla prima sedia che ho trovato e sulla quale probabilmente non avrei potuto sedermi. Dopo la sfaticata temo che il mio aspetto sia stato molto simile a quello delle chimere che ero salita ad ammirare perché mi sembra di aver visto qualche turista giapponese scattarmi qualche foto.

Dulcis in fundo come se una non fosse già troppo sensibile in quel periodo così complicato del mese, beh... diciamo che il passaggio da una torre all’altra è piuttosto stretto e io incolpo il gonfiore del periodo, il giubbotto, le borse ingombranti per non essere riuscita a passarci agevolmente perché sinceramente, purtroppo, il pain au resin mi è andato di traverso per il troppo burro e da Laduree non ci sono ancora passata...

Dei 422 gradini componenti una strettissima scala a chiocciola non avevo previsto la difficoltà nella discesa. Provate a scendermi velocemente (perché altro non potete fare) e poi ditemi come vi sentite. Personalmente la testa mi è girata per un bel po’.

Ho quindi rinunciato all’ennesima visita alla cattedrale anche perché nello stato in cui ero, se veramente come narrato in certi libri nelle cattedrali gotiche c’è un punto che, se toccato, fa crollare tutto, tranquilli che ci sarei finita sopra. E tranquilli che nessuna delle persone che mi conosce si sarebbe anche lontanamente stupita di ciò.





Salire fin lassù vale la pena? Assolutamente si. Purtroppo è faticoso e... intanto ve lo mostro io il, panorama, ecco.













Scesa e stordita ho cercato una toilette. Ci sono un sacco di toilette pubbliche a Parigi ma con la mia solita fortuna una era allagata e l'altra era una toilette automatica. Avete presente quelle trappole mortali nelle quali è facile imbattersi? Esatto, quelle. Io sono riuscita ad entrarci ma non sono riuscita a capire come chiuderla e alla fine la paura di sbagliare qualcosa e trovarmi con i pantaloni calati nell'era dei video su YouTube... anche no.




Dietro a a Notre Dame c’è questa piccola isola sulla Senna, l’Ile de Saint Louis, dove sembra che il tempo si sia fermato.

Ci vado sempre, ogni volta che mi trovo in zona. Oggi nel ponte che collega le due isole un pianista stava suonando in mezzo alla strada comptine des une autre etè e il tempo per un attimo si è fermato pure per me e mi sono sentita felice.



Non lo so, Notre Dame, il piccolo giardino e questo ponte compongono uno di quegli angoli nel mondo in cui mi sento sempre bene. Come il ponte di Brooklyn, panchina più o meno in mezzo al ponte sul Manhattan Side. O quel pezzo di mare ad Hensinki dove ci sono degli scogli dove mi piaceva sedermi a fare nulla. O quell'altra panchina ad Amsterdam dove se magari evitano di fumarmi marijuana accanto come l’ultima volta, io mi sento in pace con me stessa. O percorrere la periferia Milano con la linea 90 e 91 (no, non sono pazza, è solo un altro posto in cui mi libero di ciò che mi infastidisce).

Ognuno ha i suoi posti. Per molti si tratta di quel posto che chiamano casa. Per me casa, in questo momento, è ovunque io mi trovi, e ora è Parigi.



C’è un negozio di marionette all’Ile de Saint Louis.

Ci passo sempre davanti, lo cerco perché non mi ricordo mai dov’è, nonostante io detesti pupazzi e bambole. Non so perché ma mi affascina. Mi affascinano sempre le bambole se non me le devo poi portare a casa. E c’è pure una gelateria dove il gelato è delizioso ma delizioso per davvero solo che dopo quella cosa del passaggio stretto sulle torri di Notre Dame mi sentivo talmente brutta e grassa e proprio in quei giorni e insomma il gelato lo prenderò un’altra volta.




E poi se siete da quelle parti c’è il quartiere latino con mille locali e bar e quell’atmosfera divertente da zona universitaria e il mercato sulle riva della Senna. Non distinguendo destra da sinistra ho ancora difficoltà a capire quale delle due è la Rive Gauche e quale la Rive Droite ma il mercatino lo potete ammirare in entrambe le rive del fiume. Ho scoperto che è protetto dall’Unesco e ne capisco il motivo. Passerei ore a curiosare tra vecchi libri e poster e carabattole varie ma poi mi ricordo che la mia vita deve entrare in una valigia e nella valigia posto al momento proprio non ne ho.





Ho passeggiato fino a ritrovarmi a Place Vendome, stando ben lontana da tutto ciò che potrebbe indurmi a fare shopping (Parigi mi rende difficile resistere dal dare fondo ai miei risparmi...).

Vedere la Passerelle des Arts senza lucchetti è stato strano. Hanno messo del vetro per evitare che gli innamorati rischiassero di nuovo di far cadere il ponte con il peso dei lucchetti. Sono piuttosto sicura che li avranno messi da qualche altra parte, dopotutto al cuor non si comanda.











E mentre mi chiedevo cosa potessi trovare brutto, oggi, in una città come Parigi, una manifestazione di protesta dei Gilet Gialli mi è passata accanto e mi sono ricordata che oltre alla città patinata c’è molto altro. Parte di questo altro l’ho già visto, parte forse lo vedrò.

Non mi interessava fotografare la manifestazione. Non mi è mai interessato fotografare questo tipo di situazioni. È la prima cosa che fa un fotografo quando si interessa al fotogiornalismo, andare alle manifestazioni. Ci ho provato pure io, ai tempi, ma 5 minuti dopo stavo già tornando a casa. Le proteste sono il risultato di storie che andrebbero raccontare, la storia di ognuna di quelle persone che si trova in piazza a chiedere di essere ascoltata, andrebbe raccontata.



Leggo troppo spesso persone che hanno opinioni fin troppo precise riguardo a cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Persone che cercano di cambiare il mondo. Vi invidio sapete? Io non so cosa è giusto o sbagliato. So cosa è giusto o sbagliato per me ma non proverei mai a cambiare il mondo a mio piacimento perché guardo dalla finestra e vedo grigio. Vedo talmente tante sfumature di grigio che Mr Grey spostati e con tutto questo grigio e pure qualche sprazzo di colore ogni tanto, come posso sapere che il mio pensiero ha un senso? Certo, ci sono diritti e doveri fondamentali insindacabili a mio avviso ma... tutto il resto?

A parte quelle poche cose bianche e nere perché di altro colore non potrebbero essere... ritengo che tutto il resto sia opinabile.

Potremo discuterne per ore ma preferisco consigliarvi qualche libro se mai dovreste voler leggere a Parigi. La politica è l'ultimo degli argomenti di cui mi interessa scrivere, mi informo molto ma so che molto altro mi sfugge, mi limito a guardare ciò che succede spesso chiedendomi se sono per caso finita in un qualche mondo distopico dove nulla è reale ma tutto è deciso a tavolino per poter controllare le masse.




Torniamo a noi.

Di libri ambientati a Parigi ce ne sono a bizzeffe.

Se avete un animo romantico e siete stufi/e dei soliti romance con sempre la stessa trama, beh, c'è un autore che ha ambientato a Parigi i suoi romanzi. Sono storie che ambientate a Parigi in qualche modo hanno un senso, tolte dal contesto perdono totalmente significato.

Ho provato ad immaginarmi queste storie raccontate nel contesto e nell'atmosfera di qualche altra capitale europea ma... no, ciò che viene immaginato a Parigi, rimane a Parigi.

L'autore si chiama Nicolas Barreau e parrebbe essere uno scrittore tedesco innamorato della Ville Lumiere che mi ha spezzato il cuore raccontando la dolcissima storia d'amore e cibo tra lui e la moglie, morta prematuramente. Parrebbe allo stesso tempo che questo autore non esista e che si tratti di libri scritti da un team che ha costruito un personaggio per meri scopi commerciali.

Ci sarebbero un paio di classici, "Notre Dame de Paris" di Victor Hugo (che credo di aver letto perché la storia la conosco e sono piuttosto certa di non aver visto il musical ma non ci metterei la mano non solo sul fuoco ma da nessuna parte, a volte leggo libri che ho già letto perché mi sono scordata di averli già letti), e "Il Fantasma dell'Opera" di Gaston Leroux che ho letto e riletto. Non pensate di trovarvi a leggere la storia che avete visto nei musical, il libro, se non ricordo male, è meno romantico e il fantasma un tantino più crudele...

"Profumo" di Patrick Suskind, libro che personalmente adoro e consiglio a tutti.

E potrei continuare per giorni, credo.

Termino con una trilogia che mi ha fatto un sacco ridere, comincia a New York, continua a Los Angeles e finisce a Parigi dove alla malcapitata protagonista viene fatta brillare all'aeroporto la valigia contenente un sacco di abiti couture... se leggete il libro scoprirete perché. A volte leggere secondo me deve essere utile a passare solo qualche ora in relax, non è necessario imparare qualcosa e "I love New York", "I love Hollywood" e "Paris Je t'aime" di Lindsey Kelk sono perfetti se vi piace il genere "Il diavolo veste Prada" mixato con "Il diario di Bridget Jones".

Nella mia lista di libri da leggere ambientati a Parigi al momento ho messo "Tutto il ferro della Tour Eiffel" di Michele Mari.

Vi lascio anche qualche canzone che ho incontrato per strada, mentre passeggiavo:

Vitesse - Landy Feat. Hornet La Frappe

A La Vie A L'amour - Soprano

Maritie & Gilbert Carpentier - Bénabar

Fallin' For You - Colbie Caillat

Going Under - Evanescence



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