LOSTinSTORYTELLING

Francia, TOLOSA: Lo sgabuzzino di Stephen King



Aprile 2019

TOLOSA

Sono arrivata a Tolosa in una giornata uggiosa che non mi ha permesso di comprendere appieno perché viene chiamata la “città rossa” o la "città rosa", pare che riguardo a questa cosa non ci si sia ancora messi d'accordo.

Il cielo terso e triste ammantava la città di una patina grigiastra e l’autista uber di turno non riusciva a credere come fosse possibile che io, in Francia da più di due mesi ormai, non parlassi francese (per lo stesso motivo in cui non parlo un’altra miriade di lingue ovvero non ho tempo per impararle e non ho tutta questa memoria a disposizione) quando sono arrivata a destinazione e ho subito creduto di aver sbagliato a dare l’indirizzo all’autista, cosa peraltro già accaduta in passato, perché al numero civico indicatomi da booking non ci stava nessuna struttura adatta alla ricezione di ospiti ma una casa privata. Una casa privata inquietante.

Non mi è stato possibile entrare dall’ingresso principale quindi sono andata sul retro dove in giardino ho incontrato una ragazza che poi ho capito essere la colf, che mi ha fatto entrare, dato una chiave che ha aperto una porta con un’inserto di quel vetro che dovrebbe impedire a chi sta fuori di vedere che accade dentro ma che non fa mai bene il suo dovere e mostrato una lavanderia con una doccia (questa mi mancava) e un bagno al piano superiore dove, udite udite, era presente un bidet. Un bidet dove del nastro adesivo posizionato correttamente ne impediva l’utilizzo.

La stanza, enorme, era più inquietante della casa. Uno scatolone a terra conteneva un modem wireless (almeno il wifi funzionava), niente abat-jour (e come la mettiamo con il fatto che ho paura del buio? - è stato il mio primo pensiero) e alla sinistra del letto matrimoniale una porta. Una porta molto più piccola del normale. Una porta inquietante, molto inquietante.

E io ovviamente che ho fatto? Ma apriamo sta porta che magari ci sta dentro una luce da accendere durante la notte oppure non so, mi pareva di aver prenotato una stanza con bagno privato, magari con bidet utilizzabile... sarebbe andato bene anche un bagno inquietante.



Devo fare una breve digressione.

Se tento di ricordare qual è stato il primo libro che ho letto, dopo i libri per bambini e tutto ciò che potevo trovare nella scarna libreria di casa, beh mi torna in mente "Quo Vadis?" di Henry Sienkiewicz e poi un sacco di classici, davvero tantissimi, da "Ti con Zero" di Italo Calvino a "Il Signore delle Mosche" di William Golding, "Niente di nuovo sul Fronte Occidentale" di Erich Maria Remarque, "Il Vecchio e il Mare" di Ernest Hemingway ecc. ecc. ecc. (avevo convinto mia madre a comprarmi una collana di classici, ogni settimana in libreria).

Poi, durante una vacanza al mare, quando ancora ero troppo giovane per ribellarmi all’abominio delle vacanze al mare (avevo 14 anni), andai in edicola e comprai "Cujo" di Stephen King. E non è esattamente il miglior libro che Stephen abbia scritto, a mio avviso, ma da quel giorno fino al giorno in cui ho letto il finale della serie “La Torre Nera” e mi sono incavolata come una bestia ho letto tutto ciò che King ha scritto e pure dopo quel giorno qualche libro l’ho letto e continuo a farlo. Scrivo ciò perché chi non conosce l’opera di King deve sapere che nei suoi romanzi accadono un sacco di cose brutte e cattive e io non ricordo che queste cose spesso abbiano una spiegazione. Accadono e basta.

Cercate di capirmi, sono cresciuta leggendo cose spaventose spesso prive di logica, credo sia normale aprire una porta sconosciuta con cautela, sia mai che tu venga investita da una nebbia malvagia nella quale si annidano creature infernali, venga riportata indietro nel tempo nel 1958 (e chi la sente poi tua madre se non la avvisi che rientri con qualche decennio di ritardo) o che delle strane palle sgranocchino la realtà nell’attimo stesso in cui il presente diventa passato.

Diciamo che lo sgabuzzino era una specie di scarpiera impolverata dove probabilmente avrei potuto essere morsa da qualche ragno mutante che mi avrebbe trasformato nella versione zombie di Carrie (Bradshow). Cosa che comunque mi ha inquietata non poco perché, dopo avervi spiegato il background letterario nel quale sono cresciuta, mi è sembrato sensato spostare il divanetto presente in camera davanti alla porta. No, non sono paranoica o pazza, semplicemente se avessi chiuso male la porta e a causa di motivazioni ignote tipo spifferi provenienti da non so dove, la porta si fosse aperta in piena notte, ecco, in questo momento non starei scrivendo, credo.



Vi metto qualche foto della rossa o rosa Tolosa, intanto, altrimenti vi stancate di leggere e il bello deve ancora venire.











Dopo aver ispezionato la cucina e aver trovato attrezzi da lavoro al posto delle posate e, negli altri cassetti, cose a caso che a tutto servivano tranne che a preparare un pasto decente, ho deciso che, siccome ci stavano i piatti, un frigorifero e un forno a microonde funzionante, avrei potuto scaldarmi qualcosa.

Sono uscita nella giornata uggiosa e triste e ho fatto una cosa che non facevo da tempo: sono andata per negozi.

Ho trovato un bellissimo maglione che ero certa sarebbe piaciuto a mia cognata e le ho mandato una foto per chiederle se potesse essere un regalo di compleanno gradito. Ha risposto affermativamente avvisandomi che avevo fotografato pure il cartellino del prezzo, cosa che non mi ha stupita visto che ai tempi consegnai ad un amico la borsa con dentro il suo regalo di compleanno, lo scontrino e il denaro che avevo ricevuto come resto al momento del pagamento.

Ero comunque stanca e disinteressata a tutto, l’atmosfera proprio non mi piaceva e all'ufficio turistico erano stati un po' scortesi. Così, fatto un salto al supermercato, mi sono ritirata in stanza a leggere, poi ho cenato senza salare il cibo, ho optato per lavarmi nel bagno superiore perché va bene tutto ma la doccia in lavanderia anche no e poi mi sono messa sotto alle coperte a continuare la lettura del giorno finché… finché ho sentito suonare il campanello.

Premetto che per combattere il terrore del buio avevo alzato la tapparella che dava sulla strada e lasciato accesa la luce del corridoio.

Il campanello non voleva smettere di suonare e chiunque ci fosse là fuori sapeva benissimo che ci stava qualcuno in casa. L’ho ignorato per un po’, poi mi sono messa nei panni di tizio che arriva pronto per passare la notte e rimane chiuso fuori e presa da un attimo di compassione ho aperto la porta a colui che sicuramente sarebbe stato un ladro, maniaco, assassino, alieno che probabilmente avrebbe trovato il modo di legarmi all testiera del letto con delle manette ed evocare le forze oscure che si annidavano nello sgabuzzino dopo avermi costretta a vendergli l’anima pur di tornare a vivere a Parigi nell’immediato futuro.

Era solo un altro disgraziato poco attento nel prenotare.

Come ha risolto non lo so, so solo che non ha passato la notte fuori sotto la pioggia e che qualcuno più volte durante la notte ha spento la luce nel corridoio, luce che ho ritenuto di dover riaccendere ogni volta perché io non mi sveglio quando qualcuno accende la luce, io, ovviamente, mi sveglio quando sono al buio.



La bellezza di Tolosa si è palesata il giorno dopo, con il sole a picco, dopo che avevo portato le mie valigie all’albergo vero che avevo prenotato tempo prima e che non aveva potuto aggiungermi una notte per carenza di stanze. Ovviamente sono arrivata troppo presto e la camera del motel non era libera e per non dover aspettare fino al pomeriggio per fare il checkin ho dovuto trascinare la valigia fino al secondo piano senza ascensore ma va bene. Tutto pur di andarmene dalla casa stregata.

Ps: pure io sono indecisa se definire Tolosa rossa oppure rosa.





















Gironzolando per la città come sono solita fare è accaduto un fatto alquanto singolare. Orbene, io non sono solita targarmi da nessuna parte. Non ne vedo il motivo, davvero. Ora, vorrei capire come ha fatto il mio cellulare non solo a taggarmi al Convento de Los Jacobines ma addirittura a taggare il Convento come "casa". Tecnologia che di me tutto sai, grande mela morsicata o quello che sei, mi stai per caso indicando la via? E' un suggerimento?

Comunque, questa dovrebbe essere casa mia:








C'è un'eco molto forte in alcune stanze, avrei voluto scoprirlo non so, da wikipedia o altro, non di certo tossendo, ecco.

A Tolosa c'è un posto bellissimo che dovete assolutamente visitare, soprattutto se con voi avete portato dei bambini. Si tratta della Cité de l'Espace. Come avrete letto cliccando sul link ci sono un sacco di cose interessantissime. Prendetevi del tempo per visitarla, ne vale davvero la pena.











Ci sono altre due cose particolarmente interessanti a Tolosa. La fabbrica degli Airbusche non ho visitato perché non avrei potuto fare foto di alcun tipo e non sono particolarmente interessata alla costruzione di aeromobili (mio fratello sì ma non potendo fare foto ho evitato) e le violette. Sì, quei magnifici fiorellini viola che da bambina ero solita andare a rubare nel giardino di uno dei vicini perché non solo l'erba del vicino è sempre più verde ma, nel mio caso, pare anche le violette avessero un colore più brillante perché pure il giardino di casa mia ne era pieno e proprio non avevo motivo di prenderne delle altre.

Ho percorso a piedi km lungo le rive del Canal du Midi per andare nel negozio di violette più famoso di Tolosa: La Maison de la Violette.

Ora, a parte aver voluto tentare di accorciare la strada finendo quasi dentro al canale e aver dovuto tornare indietro per forza di cose, dopo aver vissuto nei Paesi Bassi lo scorso anno, beh, tutti i canali, per belli che siano, non sono quelli della mia adorata Olanda. Carino il Canal du Midi eh ma... manca l'atmosfera che piace a me.




Arrivata al negozio di violette ho scoperto che, nonostante la bellezza del negozio facesse la sua parte, la mia attrazione per le violette si è smarrita nelle maglie del passato insieme al mio amore per la pasta al prosciutto e panna, gli stivali a punta e i capelli nero blu.

E le caramelle alla violetta sanno solo di zucchero.

- - -

Share
Link
https://www.lostinstorytelling.com/francia_tolosa_lo_sgabuzzino_di_stephen_king-d8998
CLOSE
loading