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India, AGRA: L'insostenibile leggerezza della mia valigia



Maggio 2018

Giorno 14: Agra

Tranquilli poi metto le foto più o meno decenti del mausoleo… è che se ne stavano tutti lì a fare queste foto dove, grazie alla prospettiva, sembra che tu stia toccando quella cosa in cima al Taj… e io mi chiedo sempre “perché?”…




Quando ho deciso di intraprendere questa avventura mi è venuto spontaneo decidere di non esagerare con il bagaglio. Per ovvi motivi: fa caldissimo e portarsi dietro 10 kg solo di attrezzatura fotografica ha fatto sì che il mio restante bagaglio arrivasse a pesare solo 14 kg. Cosa davvero insolita per la sottoscritta, sono famosa per non riuscire a rispettare il limite di peso per il bagaglio richiesto dalle compagnie aeree. Non ci riesco, mai. Anche solo di qualche etto ma lo sforo sempre e dopo aver tolto tutto il superfluo.

Ecco. Nei miei 14 kg di bagaglio ci sono solo 7 capi di abbigliamento di cui 3 mi serviranno per tornare in Italia con un aspetto adeguato e non sembrare un… non so cosa. 7 capi a parte la biancheria. Quella occupa un bel po’ di spazio. Per il resto ho portato un sacco di integratori e medicine, zaini e borse di vario tipo, una guida che da sola pesa 2 kg… un solo paio di scarpe e uno di ciabatte. Pensavo di comprare degli abiti qui. Un sacco di abiti. Invece ogni sera lavo per bene pantaloni e camicia (qui in ogni bagno di ogni stanza d’albergo ho trovato un secchio di plastica e il necessario per lavare i panni… tanto meglio) e la mattina li indosso di nuovo. L’altro paio di pantaloni e l’altra camicia li indosso in hotel perché col cavolo che tocco il letto con quegli abiti lerci.

Tutto ciò ha portato mia madre a farmi notare che, in giro, tutti (davvero molti purtroppo) mi hanno fotografata sempre con gli stessi abiti addosso. Io ho ribadito che il problema non è che mi hanno fotografata sempre con gli stessi abiti ma sempre vestita di merda.

Detto questo io ci ho provato ad andare a comprarmi qualcosa. Giuro. Sono uscita più volte con la stessa attitude che avrei avuto se fossi stata diretta al negozio di Alexander McQueen sulla Fifth Avenue (lo so benissimo che quel negozio non sta sulla Quinta ma sulla Madison ma suvvia, fa atmosfera, concedetemi una licenza poetica) ma alla fine non ci sono riuscita. Ho provato ad andare a fare shopping ascoltando "Fashion" di Lady Gaga ma io sono più tipa da Yamamoto che da sete e perline. Perché con i vestiti di qui sembrerei ancora più ridicola di come mi sento ogni giorno uscendo con addosso qualcosa che non mi appartiene. Nè per stile nè per possesso (indosso abiti che credo mia madre usasse per andare nell’orto, io non avevo nulla di adatto e nemmeno questi lo sono ma ci si avvicinano, più o meno).

Cioè, vedete, io sbaglio sempre outfit. Sono una di quelle che ai matrimoni si veste di nero o comunque con cose sì chic ed eleganti (più spesso griffate e modaiole) ma mai adeguate ad una cerimonia. Non mi piacciono quegli abiti. Non ho la faccia per portarli. Mi chiedi di andare a fare una passeggiata e potrei capitarti davanti vestita da regina chic delle tenebre quando jeans e maglietta sarebbero stati l’ideale. O mi presento in sneakers il venerdì sera. Capite? Ecco.

Quindi, oggi al Taj Mahal, che devo dire è davvero tanta tanta roba, ho pensato a lei. A F., quella mia amica che riesce a dare lezioni di stile ovunque essa sia e in qualunque momento, anche in Messico di fronte alle rovine delle piramidi. Quella della quale vedi le foto su fb e osservi i suoi short di jeans, le sue sneakers perfettamente abbinate, la maglietta blu e la borsa gialla di piccole dimensioni, il cappello di paglia e gli occhiali da sole e ti immagini come saresti tu, nella stessa situazione: probabilmente come quando eri a Barcellona cotta dal sole e tutto fuorché stilosa e hai osato entrare in un negozio elegante e al momento di pagare ti hanno chiesto i documenti osservandoli più volte e soprattutto controllando la firma perché non erano convinti eh, pensavano avessi rubato la carta di credito a qualcuno.



Lei sarebbe arrivata davanti al Taj Mahal anche a mezzogiorno, perfetta nel suo sari con i bordi paiettati che per qualche motivo avrebbe avuto un colore che si abbina perfettamente agli intarsi presenti nei muri dell’edificio (il Taj è una delle tante cose che in foto non rende nemmeno lontanamente l’idea di quanto sia bella), senza un goccio di sudore, con il trucco perfetto e con ai piedi quelle magnifiche infradito con le perline che del mio numero non ci sono (sfioro i 170 cm ma ho un piede adatto ad una persona di 20 cm in meno), orecchini e bracciali e magari qualche anello adatto alla situazione.

Di certo all’ingresso del Taj non si sarebbe fatta sequestrare le barrette energetiche dimenticate nello zaino mimetico (preso in prestito pure quello) perché lei avrebbe indossato una elegante borsetta ricamata dove non si sarebbe mai aperto il tubetto della crema solare (come alla sottoscritta) e tantomeno sarebbe tornata indietro a lasciare in albergo lo spray anti aggressione (ecco, se alla perquisizione mi avessero trovato quello in tasca… ops…) e non avrebbe imboccato la fila riservata agli uomini.

Ecco lei sì avrebbe potuto aspettare Jared Leto davanti ad uno dei più bei edifici esistenti al mondo. Lui sarebbe arrivato vestito da santone indiano perché per qualche motivo Alessandro di Michele di Gucci ora lo veste così (continuo a preferire altri generi ma lui può permettersi di indossare qualunque cosa) e poi sarebbe successa quella cosa del “e vissero per sempre felici e contenti e con gli abiti abbinati”.

Se per caso il destino avesse messo Jared sulla mia strada, se lo avessi visto anche solamente da lontano, sarei scappata a mimetizzarmi nel giardino ché con questi pantaloni a fiori e la camicia in lino marrone sembro un’aiuola infangata.





Donne, vorrei ricordarvi che questo mausoleo lo ha fatto un uomo per amore della moglie morta dando alla luce una bambina. Capiamoci: manco avrebbe potuto ringraziarlo poi.

Ora. Questo non è un messaggio del tipo: trovatevi uno ricco che vi compra una bella tomba. È più una cosa del tipo: trovatevene uno che tiene a voi. Dall’essere trattate male al ti faccio costruire il Taj Mahal e poi faccio tagliare le mani ai capomastri, accecare i calligrafi e decapitare l’architetto perché non ci devono nemmeno pensare a fare di nuovo una cosa così bella ci stanno molte sfumature e sarebbe meglio evitare quelle che anche lontanamente si avvicinano al “ti tratto male”.

Qui in India finora ho incontrato uomini che mi hanno rispettata, uomini che hanno cercato di aiutarmi in ogni modo, uomini che mi hanno guardata storto perché esco da sola ma ricordiamoci che io sono una bianca, straniera e in qualche modo sono uscita sempre con il capo ed il corpo coperti nonostante la temperatura.

Non sono una di qui ma so come non infastidire le persone (sì, lo so fare, so che sembra strano ma sono una persona molto gentile).

Nascere donna in India non è facile, purtroppo esistono molti uomini che odiano le donne. A tal punto che alcuni taxi sono costretti a mettere cartelli come questo:




Ps: un paio di considerazioni sul monumento.

Sì, visitarlo ne vale la pena. Il costo per gli stranieri attualmente è di 1000 rupie. Per gli indiani 40 rupie. Qui i prezzi per turisti vengono applicati anche dallo stato.

Vi si avvicineranno guide autorizzate. Se volete il loro aiuto costano poco ma al sentir la frase “ti mostro da dove scattare le foto migliori al Taj Mahal” ho ringraziato e me ne sono andata borbottando che io quel coso lo fotografo anche capovolto e al contrario se mi va di farlo. Scusate ma proprio non riesco a sopportare sta cosa del sentirmi dire cosa fotografare e come.

Se comprate il biglietto per entrare al Taj avrete mezzo litro d’acqua, dei copriscarpe e non pagherete le tasse se vorrete vedere altri monumenti qui nella stessa giornata. Le tasse su 1000 rupie sono 500 rupie.

Io ci sono andata per fare delle foto del paesaggio dall’alto (il Taj Mahal è costruito sulle sponde del fiume Yamuna, uno dei due fiumi fondamentali per il mio reportage) e presa dalla foga sono finita su quello che poi si è rivelato un cornicione. Con un parapetto di 40 cm in un posto molto alto. Ergo: occhio a dove andate. Se non ci sono persone c’è un motivo, tipo che rischiate di scivolare di sotto. A me stava venendo un infarto per le vertigini.



C’è una sola cosa che non ho capito. Ma per quale tipo di foto stava posando questo tizio qui???? No, davvero, vorrei capire…

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