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India, AGRA - NEW DELHI: Ok, magari avrò visto troppe volte Hostel ma...



Giorno 17: AgraNew Delhi

Devo fare una premessa: questo è un post molto serio. Uno di quelli che spero legga chi, in futuro, avrà bisogno di averlo letto.

Tutti pensano, erroneamente, che io sia una persona totalmente temeraria e incosciente.

Ammetto di essermi ficcata in situazioni abbastanza come dire… insolite, però i rischi che sono solita correre sono sempre rischi controllati.

Per esempio qui non sono mai uscita di sera (per le donne è assai pericoloso) e non sono mai andata in luoghi dove avrei potuto trovarmi da sola, non ho accettato da bere da sconosciuti ecc. ecc.

Diciamo che le regole per portare a casa la pelle le conosco e tendo ad applicarle.

Se non sono convinta al 100 per cento di essere al sicuro… me la squaglio.

“Come fai ad esserne certa?” Vi chiederete.

Beh, osservo. In parte c’entra l’istinto, in parte semplicemente faccio caso a tutto ciò che mi circonda (sono una fotografa, deformazione professionale). Ecco.

Diciamo che dopo aver visto il film “Hostel” mille mila volte (ne parlo, di solito, e capita di riguardarlo con gli amici) tendo a fidarmi ancora meno.

Se non lo avete visto, guardatelo. Pure Hostel 2 guardate (tu no, madre, mai, mai nella vita!!!!).

Io sono abbastanza convinta che traffici del genere esistano e vorrei starne alla larga. Quindi può darsi che la mia paranoia mi abbia fatto male interpretare quello che probabilmente, al 99 per cento, era solo un atto di gentilezza non richiesto come tanti altri che ho ricevuto dagli albergatori qui. Ma per me 99 per cento non è abbastanza e quell’un per cento mi ha fatto decidere di non fidarmi. Troppe domande, troppo voler sapere dove sarei andata a fare cosa.

Dopo avermi chiesto quale sarebbe stata la mia prossima meta, il manager dell’albergo mi ha fatto prenotare nel suo altro albergo a Delhi.

L’ho fatto, mi serviva un hotel decente a buon prezzo e mi andava bene. Poi mi ha chiesto come sarei andata a Delhi. Ovviamente in autobus, ho risposto. E allora mi ha detto che anche lui doveva andarci, e che avrei dovuto prendere il bus delle 9. Ecco, per me le 9 del mattino erano troppo tardi. Mi ha detto che era il primo in partenza (il primo era alle 5 del mattino).

Quindi che è successo? Che alle 7 sono pronta a fare il check out e il tizio alla reception mi dice che no, non posso. Gli chiedo se ci sono problemi e chiama il manager, diciamo che letteralmente lo butta giù dal letto.

Questo mi dice che io devo prendere il bus delle 9, che mi faranno portare loro alla stazione e che non mi devo preoccupare.

Gli dico che va bene e penso ad un piano di fuga, non mi sento per nulla a mio agio. Nel frattempo un altro tizio tenta di riportarmi la valigia in camera, sembrava che entrambi i tipi alla reception fossero stati avvisati di non lasciarmi partire prima delle 9. Li fermo. Dico che io e la valigia stiamo bene dove siamo (ovvero vicino alla porta d’ingresso).

Intanto il tizio che non vuole farmi uscire ha uno strano atteggiamento, come se, se mi lasciasse andare, potesse avere grossi problemi. È preoccupato, agitato, si vede. Continua a messaggiare con il capo ogni volta che io tento di dirgli che me ne voglio andare.

Ad un certo punto gli spiego che devo andare in stazione prima perché devo fare delle foto, mi servono per lavoro. Gli chiedo il nome della stazione. Chiama di nuovo il capo. Mi scrive un nome impronunciabile, mi alzo (la chiave gliela avevo già data e la camera era stata controllata), e me ne vado nonostante il “madame aspetta qui!”.

Ho preso un tuk tuk e mi sono fatta portare in un’altra stazione e mi sono infilata nel primo bus per Delhi, ho cancellato la prenotazione all’albergo che mi era stato consigliato dal manager e ne ho prenotato un altro in centro che più centro di così non potevo.

Mi sono arrivati dei messaggi su whats’app dove mi si chiedeva dov’ero: ho bloccato i numeri.

Probabilmente, ripeto, il mio è stato un eccesso di cautela ma c’erano troppe cose che non mi piacevano, tipo il parlare di me davanti a me in hindi quando tutti parlavano correttamente inglese e l’agitazione evidente del ragazzo alla reception all’idea che io me ne potessi andare prima di non so cosa.

Nella peggiore delle ipotesi ho travisato un atto di gentilezza e magari questo ora è preoccupato perché non sono arrivata alla destinazione prestabilita e magari denuncerà la mia scomparsa (ok magari no…), nella migliore ho evitato quello che poteva essere un fastidioso interesse da parte sua (se mi fosse andata bene) oppure chissà cosa.

Questo lo scrivo perché vorrei far capire una cosa a chiunque legga e viaggia da solo o in compagnia: se qualcosa non vi convince fidatevi dell’istinto e allontanatevi subito. Fregatevene delle conseguenze, andatevene. Vi addebiteranno una camera dove non alloggerete? Chi se ne frega. Rischiate di poter aver offeso una brava persona? E allora? Io non conoscevo quella persona e nemmeno mi era stata presentata da persone fidate quindi non mi sono potuta permettere di dare fiducia.

L’istinto è un’arma molto potente, si rafforza grazie alle nostre esperienze passate. Ammetto di aver avuto più “esperienze particolari” della media delle persone (cosa non si fa per delle foto…) e quindi il mio istinto è un attimino più sviluppato però meglio un eccesso di prudenza che rischiare di trovarsi in brutte situazioni.

Tenete poi conto che ho degli amici meravigliosi che durante il viaggio hanno provveduto a mandarmi articoli vari su donne scomparse, stuprate e decapitate in India e ciò non mi ha aiutata...

Ora posto qualche foto che avevo fatto ad Agra, lo so che i post senza foto non vi piacciono…












E poi il Forte Rosso di Agra perché visto che c’ero…








Il barbiere in strada… io non potrei mai… le sedute dalla parrucchiera sono sacre!



Questi cosi vengono utilizzati durante i matrimoni…



E questo è ciò che succede quando chiedi che ti consiglino al bazar dove speri di trovare tutto tranne questo:



La "lavanderia" locale:




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