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India, AGRA: Perché David Nicholls mi ha rovinato la cosa del Taj Mahal al tramonto



Maggio 2018

Giorno 13: Agra

Premetto che del famoso Taj mi frega ben poco. Bello eh, l’ho visto da lontano arrivando in hotel ma mi diverte di più osservare la vita in strada… Come sempre del resto.

E poi da quando ho letto che l’imperatore che lo fece costruire per la sua moglie più amata (è una tomba) voleva farne costruire uno gemello ma nero per esserci sepolto… ecco… mi perde di fascino. Nero sarebbe stato tanto tanto più bello… ma sono di strada e ho l’albergo vicino ecc. quindi domattina farò la turista mentre vado a caccia della storia che sto raccontando.

Ci sarei andata anche stasera a vedere il famoso tramonto sul Taj Mahal (che poi vorrei vedere cosa dovrebbe tramontare che con questa foschia perenne io il sole non l’ho mai visto) ma da quando ho letto il libro “Un giorno” di David Nicholls io il Taj Mahal al tramonto non lo voglio nemmeno immaginare perché mi tornano in mente il libro e mille considerazioni al riguardo (il film con Anne Hathaway non mi aveva fatto lo stesso effetto).

Per chi non conoscesse la trama, lui e lei si incontrano il 15 luglio del 1998 dopo la laurea o qualcosa del genere, non combinano granché ma diventano migliori amici e il libro racconta il 15 luglio di ogni anno successivo, per 20 anni. A volte sono insieme, a volte stanno insieme ad altri, a volte si odiano, per un po’ non si parlano, poi si mettono insieme e poi lei muore. È una storia d’amore scritta da un uomo quindi molto realistica, infatti il protagonista è un imbecille. Uno di quelli diversi dagli imbecilli descritti dalle donne nei romanzi rosa che piacciono tanto, quelli poi si svegliano e diventano perfetti. Questo è uno di quelli che te lo prendi dopo che ha combinato di tutto e poi torna da te e tu che fai? Ti è sempre piaciuto, gli resti solo tu e magari le cose funzioneranno… si, e poi muori. Ecco, a questi, date un calcio nel culo, non il cuore.

Uno dei 15 luglio successivi al loro incontro, lui è in India mentre lei lavora in un ristorante messicano perché ha rinunciato ai suoi sogni. Lui mezzo ubriaco le scrive una lettera in cui le dice cose carine e le chiede di mollare tutto al ristorante e non rinunciare ai suoi sogni e raggiungerlo. Se non erro si offre di pagarle il biglietto. Si sarebbero incontrati davanti al Taj Mahal. Manco mi ricordo se era al tramonto, di sicuro a qualche ora prefissata, non si da appuntamento al Taj senza specificare data e ora, no? Comunque a me è rimasto in mente al tramonto.

E poi che fa? Mica la spedisce la lettera. Mica ci scrive un indirizzo… no. Incontra due tipe e si ubriaca ancora di più e dimentica tutto e la lettera finisce tra i cuscini di un divano (credo) dove verrà trovata da una ragazza che farà di tutto per rintracciare la destinataria, fallendo miseramente e riponendo quella dolce lettera in un libro nella sua libreria o roba del genere. Non ricordo esattamente. Ciò che invece ho in mente è la sensazione legata a questa scena descritta… i buoni propositi che miseramente falliscono perché ci distraiamo, siamo troppo presi dalle cazzate che ci girano intorno… quante volte avremo potuto fare qualcosa o per noi stessi o per qualcuno ma poi….? Poi niente. Semplicemente, poi niente. Ecco. Io ho smesso. Voglio fare qualcosa tipo quello che sto facendo? Lo faccio, non aspetto che qualcuno mi dia appuntamento davanti al Taj Mahal. Jared Leto a parte, ovviamente.

Ps: Ho controllato, l’appuntamento era a mezzogiorno al Taj Mahal, ora come la mettiamo?















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