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India, ALLAHABAD: Vi presento i miei due mariti



Giorno 10: Allahabad

Se non si era capito sono single. Pur felicemente.

Però prima di partire avevo letto da qualche parte che in India, se hai una fede al dito, ti lasciano piuttosto in pace. Devo dire che è vero. Ti si avvicinano spesso ma il cerchietto all’anulare a qualcosa serve.

Quando lessi questo consiglio, la prima cosa che feci fu di dirlo a mia madre sperando che mi prestasse la sua fede nuziale. Cioè non glielo ho proprio chiesto, speravo ci arrivasse da sola e so che ci è arrivata da sola ma ha ignorato la cosa.

A questo punto ho dovuto arrendermi e comprarmene una finta per la modica cifra di 1,75 euro. Fa il suo dovere, ogni tanto la perdo e devo dire che mi dà discretamente fastidio avere un guinzaglio al dito anche se fittizio ma va bene così.

Ho deciso di avere due mariti. Non parlo mai di entrambi contemporaneamente. Di uno, quello di cui sono follemente innamorata, ne parlo solo con chi incontro nelle stazioni o mentre mi sposto da una città all’altra oppure, se me lo chiedono, con chi lavora negli alberghi in cui alloggio. Fa il designer, è più giovane di me di 5 anni (avrei voluto dire di 10 o 15 ma non sapevo fino a che punto potessi spingermi), siamo sposati da molto tempo e mi sostiene in tutto e per tutto. Mi raggiungerà nella prossima città in cui mi sposterò o mi sto spostando perché non aveva abbastanza giorni di ferie per vivere con me questa avventura lungo il Gange dall’inizio, ma proprio per il fatto che adora ciò che faccio, per lui non è stato un problema lasciarmi venire da sola. Certo, è preoccupato ma ci vedremo di lì a poco.

Poi ho un marito idiota. Ma proprio idiota, perché non ti può andare bene entrambe le volte no? Questo ha la mia stessa età e di lui parlo con chi mi incontra in giro per la città. Sta in albergo, ha mangiato cose che non doveva mangiare, nonostante gli avessi sconsigliato di farlo, perché era curioso di provare del cibo di strada e ora sta malissimo. È un bancario (qui pensano: oooh come ti sei sistemata bene) ed è gelosissimo e nonostante non capisca il mio lavoro ha voluto accompagnarmi. Siamo sposati da poco. Non è che mi ci trovo molto con questo marito ma sta cosa della gelosia… mette a tacere un po’ tutti.

Il punto è che, non essendo abituata a mentire perché la mia vita è già un casino senza che io mi inventi cose, ho scordato di dare un nome ai mariti. Nessuno me lo ha mai chiesto. Prima di oggi.

Oggi me lo hanno chiesto. E…

Ora vi spiego.

Mi sto divertendo un mondo con queste cose che tentano di fare per fregare i turisti o chi presumono tale, antropologicamente le trovo interessanti. Dicono molto di più queste pseudo truffe di come stanno le cose, di come vive il mondo, di quasi tutto il resto. E se ti ci sai difendere, qualche euro vale lo spettacolo.

Oggi sono ad Allahabad. Qui si incontrano 3 fiumi: il Gange, lo Yamuna e il Saraswati. Se ti immergi nella confluenza, dove l’acqua è molto bassa, pare accadano belle cose.

Ok. Decido di andarci. Serve per la mia storia (ed è davvero un bel posto). Affitto una barca e osservo ciò che ho intorno. Barche, spiaggia, sacchi di sabbia usati per tenere le acque lontane da ciò che possono distruggere, il barcaiolo che ogni tanto beve l’acqua del fiume per rinfrescarsi (gli avevo offerto una bottiglia ma ha preferito quella del fiume, come tutti qui).





Arrivati alla confluenza, lega la barca insieme ad un altro gruppo di barche, mi fa togliere le scarpe (dio benedica i calzetti) e nel giro di nulla mi trovo seduta in un’altra barca coinvolta in non so quale rituale (so solo che pronunciavo male le parole che dovevo ripetere e sono stata rimproverata più volte), con dei cocchi, fiori e acqua del fiume. Mi viene offerto del latte di cocco (che rifiuto), mi dicono che dovrei fare il bagno (eh si, certamente), mi lavano le mani con l’acqua del fiume (vabbè temo sia la stessa con cui mi faccio la doccia quindi mi sono semplicemente disinfettata dopo), mi chiedono cose su cui mi soffermerò dopo e poi mi chiedono soldi per i cocchi. Parecchi soldi pure qui. Parliamo di tipo 21.000 rupie. Circa 264 euro. Mi metto a ridere. Nemmeno le ho con me e col cavolo che te le dò, maledicimi pure. Ci credete al karma vero? Pure io. Vediamo chi la spunta poi. Poi mi dicono no, sono solo 750. Ma dai? 250 a cocco. Eh no belli. Uno ne prendo perché mi sto divertendo ma solo uno. Poco più di tre euro valgono lo spettacolo, eccome. Il barcaiolo scuote la testa e prende tutti e tre i cocchi, me li porge e mi dice di offrirli al fiume.





Io li getto, in pace con me stessa. Sì, avevo voglia di fare un offerta a questa strana entità fatta di acqua. Capisco molte cose ora che le ho viste con i miei occhi. Un cocco tenta di prendere il largo, due rimangono a galleggiare vicino alla barca. E che fanno i tizi? Manco aspettano che io me ne vada e ripescano i cocchi tenendoli pronti per il prossimo malcapitato.

Mi metto a ridere e penso che sinceramente la mia preoccupazione è un’altra. Durante il rito mi è stato chiesto se sono sposata. Senza pensarci ho risposto di sì come faccio sempre da quando sono qui. Poi mi hanno chiesto il nome di mio marito. E io ho pensato bene di dare il nome di un mio amico gay. La prima persona che mi era venuta in mente, qualcuno a cui non avrei arrecato danno con un incantesimo, cribbio le donne proprio non gli piacciono.

Bene tesoro, se ti senti improvvisamente attratto dal sesso femminile e più precisamente stai sviluppando una fortissima intenzione ad approfondire il nostro rapporto, beh… abbiamo un grosso problema.



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