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India, BODH GAYA: Cows and the city



Maggio 2018

Giorno 5: Bodh Gaya

In treno, prima di scendere, dei ragazzi indiani mi hanno fatto conoscere un ragazzo cinese spaventato da “il paese più folle che abbia mai visitato”. Mi ha fatto tenerezza, è qui da più tempo di me ma non ha ancora capito bene gli usi locali… o non li ho capiti io. Non so. Fatto sta che usciti dalla stazione di Gaya abbiamo deciso di condividere un taxi ma io già vedendo il piazzale avevo capito che qui taxi e Uber te li scordi. Solo la solita specie di apecar che credo si chiamino obey ma non ne sono sicura. Abbiamo cercato uno di loro che portasse tutti e due per 200 rupie e per un’ora abbiamo girato a vuoto perché come sempre all’inizio sanno dove portarti e poi… eh. Poi non lo sanno più.

La strada da Gaya, dove c’è la stazione dei treni fino a Bodh Gaya è lunga, cioè sono 8 chilometri della solita accozzaglia di persone, animali, cose a caso, immondizia, vita, puzza e anche campagna. Ma soprattutto puzza. La strada per Bodh Gaya sembra una stalla. E puzza come una stalla. Credo ci siano più mucche che persone e tanta ma tanta cacca di mucca. Perché qui, più che in altre città, le mucche hanno la precedenza.



La strada è dissestata e quando ho avuto tempo di farmi una doccia ho notato di avere parecchi lividi addosso dovuti agli scossoni. Ma non importa, ho riso davvero molto perché io ai guidatori di questi cosi mi sono affezionata ma il ragazzo cinese non si capacitava del fatto che, nonostante mostrasse il gps al guidatore, egli continuasse a girare a vuoto. È che se non si perdono non c’è gusto.

Durante la strada il nostro “tassista” si è fermato davanti ad un piccolo tempio sul ciglio della strada, ha mormorato qualcosa e ha lanciato una moneta prima di ripartire. Avrei voluto chiedergli qualcosa al riguardo ma parlava solo hindi. Ecco perché preferisco loro, perché sono reali. Non hanno un’applicazione che ti dice che fare.

Dopo aver chiesto alle solite 5-6 persone per strada dove stava il mio hotel e continuato ad ignorare il cinese che gli stava indicando la strada, il nostro driver ci ha lasciati ad un “collega” in risciò che era convinto che l’albergo che si trovava a 200 metri fosse a 3 chilometri. Scendendo una donna si è fermata e mi ha fatto notare una cosa che mi ha per un attimo fatto prendere un colpo. Io controllo sempre che le mie borse e lo zaino siano ben chiusi. Soprattutto lo zaino con dentro l’attrezzatura fotografica. E lo avevo fatto prima di salire sul trabiccolo ma invece di toglierlo e porlo davanti a me, per motivi di spazio lo avevo tenuto in spalla. Bene. Non so come ma gli scossoni hanno fatto aprire la cerniera dello scomparto che sta proprio dietro la mia schiena, quello in cui ripongo di solito cose “inutili” tipo il charger per la batteria della mia reflex, il lettore di schede e alcuni cavi e altre batterie. Tipo che se perdo una di queste cose potrei avere un attacco di isteria. Per fortuna gli scossoni avevano anche fatto finire tutto in fondo allo scomparto dove la cerniera non c’è più altrimenti ora starei meditando. Meditando forte. Molto forte.

Sono arrivata tardi quindi sono uscita per un giro veloce. Ho visto della Coca-Cola ghiacciata e non ho resistito ma poi non so perché ho controllato ed era scaduta a gennaio. Mi stavano vendendo Coca-Cola scaduta… cioè già fa danni di suo…

Come sempre parecchie persone mi hanno chiesto di fotografarli e alcuni un selfie con loro. Non capisco perché le persone vogliono essere fotografate da una sconosciuta. Non mi chiedono di mandargli la foto, questo avrebbe un senso. Forse vogliono solo che mi ricordi di loro, che in qualche modo non siano solo fantasmi che incrociano la mia vita, immagini sfocate che nemmeno prendo in considerazione. Forse vogliono solo esistere da qualche parte. Anche solo nel computer di una sconosciuta incontrata per caso.



Come la peggiore delle turiste chiuse di mente stavo per entrare in una specie di ristorante italiano che prometteva “a real Italian experience” e hamburger. Credo non di mucca, questa è una città sacra. Alla fine sono andata al ristorante accanto all’albergo dove ho mangiato un delizioso curry verde. Con pollo e peperoni. Ecco, c’è di buono che adoro il curry e mi ci posso nutrire per tutta la durata del viaggio. Ma il mio destino era di sgarrare sul mio proposito di evitare ogni tipo di cola perché al ristorante avevano finito l’acqua (lo giuro su tutto ciò che ho di più caro) e la Pepsi non era scaduta.

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