LOSTinSTORYTELLING

India, BODH GAYA: E io che non volevo mettere i calzetti stamattina...



Maggio 2018

Giorno 7: Bodh Gaya

Stamattina mi sono alzata tutta pimpante, pronta per fare la turista e andare al Mahabodhi Temple (dove il Buddha ha raggiunto l’illuminazione) e allo stesso tempo incazzata come una biscia che è appena stata calpestata perché, se come si dice, “le case non mangiano niente”, evidentemente il bagno del mio albergo a Bodh Gaya lo fa perché ho smarrito la mia pinzetta per le sopracciglia. Quella leopardata. Mi sa che dovrò andare dall’estetista ancora prima di appoggiare la valigia a casa al mio ritorno in Italia…

Ho lasciato il telefono in albergo perché al tempio non puoi andarci con i cellulari e devi pure pagare se vuoi fare foto (per una macchina fotografica come la mia il prezzo è di 100 rupie). La sicurezza all’ingresso è ai massimi livelli, manco al concerto di Lady Gaga sono arrivati a tanto e vi assicuro che al concerto di Gaga me ne hanno fatte passare di ogni. Dopotutto nulla di strano, anni fa c’è stato un attentato terroristico quindi…







La sorpresa è stata, non me lo ricordavo anche se lo avevo presumibilmente letto da qualche parte, che qui si entra scalzi. Le scarpe le lasci fuori. Non in un armadietto ma allo stato brado, libere di essere indossate da chiunque. Non mi sono fatta problemi, nonostante oggi proprio non ne avessi voglia, avevo messo i calzetti, li metto sempre anche se non voglio, meglio proteggersi il più possibile.

Mentre gironzolavo sono stata affiancata da una delle solite guide non autorizzate che mi ha fatto una domanda insolita. Non mi ha chiesto se sono una fotografa ma una documentarista in perfetto inglese… sono rimasta stupita e ho chiesto da cosa lo ha capito. Mi ha detto che fa lo stesso mestiere quindi lo ha notato da come mi pongo e da come fotografo. Vorrei dire lo stesso ma io di lui non mi ero accorta. Conosceva il linguaggio tecnico e indubbiamente sa usare una macchina fotografica anche se le sue foto, scattate con la mia reflex, avevano un taglio che non mi aggradava. Presumo sia un fixer professionista, si è pure proposto come tale (i fixer sono persone del luogo che ti aiutano ad introdurti nella cultura locale e magari ad andare in posti che da solo non avresti mai trovato) e poi ha fatto l’unica cosa per cui mi saltano i nervi in 3, 2,1… ora.

Ognuno vede delle cose diverse. La stessa foto scattata da 100 persone sarà diversa tutte e 100 le volte. Io ho il mio modo di vedere. Quindi potete immaginare quanto io mi sia rilassata ad avere accanto un tizio che mi diceva "fotografa questo, fallo in questo modo, guarda il cane, vai più vicino, dammi la reflex che ti faccio vedere". Aho ragazzo, anche no. Ma proprio no. Ho mantenuto il mio leggendario aplomb evitando di sbottare in tutta la mia “sarò donna e ho una faccia a cui non daresti due lire e pure sembro stupida ma so cosa faccio e come voglio farlo” e una volta ritrovatami davanti alle mie scarpe da ginnastica grigie con i lacci fucsia ho scoperto che è meglio non lasciarle all’ingresso ma portarle con sé perché qualcuno potrebbe “sbagliarsi”. Beh, sempre che ci sia qualcuno con lo stesso piede da gnomo che mi ritrovo…




- - -

loading