LOSTinSTORYTELLING

India, CALCUTTA: E come al solito ho fatto un bel capitombolo



Maggio 2018

Giorno 3: Calcutta

E vabbè.

È successo.

Ormai posso dire che è quasi una tradizione, finisco con il culo per aria praticamente ovunque. Potrei tenere un master sull’arte di cadere nell’unica pozzanghera nel raggio di 50 metri (mi sono dovuta pulire con la poca neve non ancora sciolta che si trovava nel giardino della casa di fronte alla palude, altro che pozzanghera, nella quale caddi, tempo fa).

È che non ho equilibrio, non ci posso fare nulla. Io bado sempre a dove metto i piedi, soprattutto perché ci potrebbe essere qualcosa da fotografare. E poi qui è meglio guardare bene dove si posano le estremità inferiori. Vi dirò che nella sporcizia più totale che regna sovrana non ho però incontrato escrementi canini o vaccini. Mai, a parte l’unica cacca che ho ovviamente pestato. Ed è una cosa strana, ricordo, per esempio, luoghi dove ti immagineresti almeno un po’ di pulizia (tipo Nizza) essere qualcosa di simile ad un campo minato. Parlo di un po’ di anni fa, magari le cose ora sono diverse, non lo so.

Comunque, preoccupato per la mia sbadataggine, il karma ha fatto in modo di farmi cadere nell’unico luogo più o meno pulito di Calcutta (lo so perché c’era un tipo che continuava a lavare il pavimento): il piazzale di fronte al lussuosissimo Quest Mall dove ero andata a procacciarmi qualcosa di commestibile. Se fossi caduta in qualunque altra parte di Calcutta e mi fossi abrasa il gomito come è successo, ora starei pregando da qualche parte. Sono vaccinata presumo anche contro i virus alieni ma vai a sapere tu… a mia discolpa ero entrata in modalità “ma quella meravigliosa borsa di Gucci in vetrina costerà come in Italia?” e incantata come Ulisse lo fu dalle Sirene non ho visto un gradino (ok, sono una fashion victim, per davvero). Mi sono rialzata aiutata da una gentile indiana della casta più alta, differentissima dalle indiane che a quel centro commerciale non ci si possono nemmeno permettere di avvicinare, ho pensato “-censura ma la foto delle vacche in apertura di questo post potrebbe esplicare parte del mio pensiero- ho fatto il checkout in albergo e ho il MacBook in borsa e che faccio se poi non funziona?”, poi mi sono accorta di essermi abrasa. Ho cercato un posto dove sedermi, era una specie di caffetteria di lusso e ho ordinato un the freddo. Con nonchalance mi sono disinfettata (ha bruciato come l’inferno) e imbranata come sono ho disinfettato pure una parte del tavolino e un po’ di pavimento, poi ho controllato il computer che si è acceso come se niente fosse (effettivamente siccome conosco i miei limiti lo metto in mezzo a cose morbide, ben infagottato nel suo vestitino)

Qui la colonna sonora della mia nuova incazzatura:



Mi sono lavata con acqua e sapone come mi è stato detto di fare in casi del genere e tornata in albergo dopo aver fatto la spesa ho messo una pomata apposita. Nel mentre mi hanno portato il the freddo. Sto attentissima a non bere acqua che non sia in bottiglia ecc e mi portano il the con il ghiaccio… stavo per assaporarlo quando va a sapere tu come, stranamente, mi sono ricordata che no, proprio non potevo berlo. Il ghiaccio anche no. Tutto questo casino per un graffietto insignificante ma qui preferisco essere paranoica. La cosa divertente è che avevo addosso lo zaino con dentro la macchina fotografica e mentre ero soprappensiero la guardia del supermercato che chiude tutto con le fascette mi aveva fascettato tutte le cerniere dello zaino, che se non se ne accorgono i tizi dell’albergo mi faccio una traversata in bus fino a Patna con la macchina fotografica irraggiungibile. Roba che se fosse successo, ne sono certa, mi sarebbero capitate quelle 10-20 situazioni da World Press Photo solo nei primi 100 metri dall'uscita dell’hotel.

Ora metto delle foto a caso, così vi è più facile leggere. Vi distraete gli occhi.




Ieri sera mi sono addormentata verso le 2… non so se sono ancora tarata sul fuso italiano o cosa. Di solito dormo molto poco e mi sveglio spesso ma devo essere stata davvero stanca perché le urla del Muezzin non mi hanno svegliata. Sono risorta verso le 7.30. Non avevo preventivato di uscire presto quindi me ne sono fregata. Avevo deciso di usare la mattinata per fare la turista nel vero senso del termine. Quindi ho valutato le varie attrazioni e ho deciso che la casa di madre Teresa poteva andare bene. Avrei fatto un giro con un bus turistico se ne esistesse uno, tanto per, ma credetemi, il traffico a Calcutta è talmente congestionato che sarebbe impossibile prevedere un orario di inizio corsa e soprattutto un orario approssimativo per il tour. So che organizzano dei tour a piedi per fotografi ma queste cose le rifiuto a prescindere. La casa non è nulla di che. Puoi fotografare solo la tomba ma manco quello ha senso. Sono più interessanti i negozi che vendono i souvenir speculando su madre Teresa. Ho la mia opinione riguardo a madre Teresa e a tutto il resto ma ovviamente ho evitato di esplicarla alle suore che mi hanno regalato santino e medaglietta.



Molto interessante ciò che ho trovato dietro la casa di madre Teresa, una panetteria russa e ciò che ne consegue.



Mi sono volutamente fatta fregare da una pellegrina che mi ha chiesto di comprarle del cibo. Al negozio hanno applicato il prezzo turista scema. Molto probabilmente erano d’accordo e si divideranno i 4 euro che mi hanno spillato. È che a volte mi va bene così. Non molto, questa volta, ma come vi dicevo non sto a discutere. Non so nemmeno cosa abbia comprato quindi forse lo avrò pagato solo 10 volte tanto. Vedete, penso spesso che nelle stesse condizioni di vita tenterei pure io di fregare i turisti. Ne sono piuttosto certa. Credo nella genetica altrimenti io e mio fratello, cresciuti nello stesso ambiente, avremo un qualcosa in comune e lui non si starebbe a chiedere perché in questo momento non me ne sto tipo alle Hawaii a riposare crogiolandomi al sole. Però è inevitabile che l’ambiente ti porti a fare ciò che fai. Quasi sempre. Nonostante la mia indifferenza a più o meno tutto (ho solo un problema… i bambini nudi che rovistano nella spazzatura o scene simili, non li fotografo per principio, mi volto dall’altra parte, è l’unica cosa che ancora mi tocca.) sono conscia di essere nata nella “parte giusta” del mondo e apprezzo i privilegi che ne conseguono quindi sì, lascio piccole mance e ogni tanto chiudo un occhio. Alla fine del viaggio avrò speso un centinaio di euro più del previsto? Va bene. A me in questo momento non cambia la vita ma qui con un euro ci mangi un giorno.

Ora non cominciate a pensare che io abbia un cuore, sono semplicemente stata educata così.

Quindi mi preparo a lasciare Calcutta. All’albergo si erano affezionati alla “blonde and strong woman” e mi hanno chiesto un contatto per scrivermi. Lo stanno già facendo per sapere come me la sto cavando.

E cosa ha lasciato Calcutta a me? Non lo so ancora. Sono cose che si scoprono dopo, almeno nel mio caso. Non sono qui a cercare me stessa, mi sono trovata da un bel po’. Non mi interessa nemmeno mettermi alla prova, anche quello l’ho già fatto. Sto solo vivendo. A modo mio, certo, ma si tratta solo di questo.

C’era molta foschia in questi giorni. Io che amo i cieli blu del nord Europa cercavo un po’ di colore ma non sono stata fortunata. O meglio, doveva diluviare ma le previsioni, come sempre, erano errate.

Il fiume è di un bel color… ocra? sabbia? Purtroppo ho la capacità di definire i colori tipica di un uomo quindi proprio non so dire esattamente di che colore si tratta ma è carino a dire il vero. Ha il suo fascino. Basta dimenticare perché ha quel colore.

Cani. Cani ovunque ma mai aggressivi. O erano morti dal caldo o sono indifferenti agli estranei. Qualche gatto. Moltissimi corvi.



(Ok in questa foto il gatto non ne esce bene ma... appena mi ha vista è scappato... e io volevo mostrarvi questo felino indifferente ai cani tramortiti accanto a lui)

Poi c’è la Calcutta ricca ma quella non avevo tempo di vederla. Se devo scegliere scelgo sempre la vita vera, quella di coloro che vivono dall’altra parte.

Ho guardato negli occhi una gallina mentre le stavano per tirare il collo e mi sono chiesta se, come da tradizione indù, fosse una delle reincarnazioni di un’anima che non aveva ancora completato il suo ciclo. Quando sono tornata indietro per la stessa strada ho visto che le altre galline che stavano accanto alla malcapitata erano ammassate con lei sopra ad un tavolo, spennate a dovere. Chissà che fine faranno, fossero morte a Varanasi avrebbero completato il loro ciclo. E qui ci scriverei una bella battuta per chiudere il post ma tendo ad essere rispettosa riguardo ai vari culti religiosi. Detto questo, se potessi scegliere in cosa reincarnarmi… qualche idea l'avrei. Pare che certi animali facciano una gran bella vita…


- - -

loading