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India, CALCUTTA - PATNA: Ma io veramente avevo letto "aria condizionata, Wi-Fi, toilette a bordo"...



Maggio 2018

Giorno 3: CalcuttaPatna

Prendo spesso gli autobus notturni per spostarmi, soprattutto quando ho poco tempo.

Ci dormo bene?

Dormire?

E chi dorme? Forse mi appisolo ogni tanto. Li preferisco ai treni anche se ricordo di aver dormito molto bene in treno… oddio magari non nel Venezia – Budapest quando si ruppe il riscaldamento e la nostra carrozza da 4 aveva una temperatura che superava probabilmente quella del nocciolo al centro della terra… erano i giorni prima di Capodanno e ricordo che io e le mie amiche stavamo dormendo tipo in mutande (a parte una) e ci coprivamo con il lenzuolo quando bussavano per il controllo documenti… quante frontiere abbiamo attraversato? Non una sola… una di noi andò ad aprire semplicemente appoggiandosi il lenzuolo davanti e dietro aveva uno specchio in cui si riflettevano tutte le sue grazie posteriori evidenziate da un perizoma. Eravamo talmente disperate che chiedemmo ad un tizio, mentre eravamo ferme ad una stazione, di buttarci dentro della neve per rinfrescarci… Vi chiederete perché non abbiamo aperto i finestrini… avete pure voi l’amica che ha paura di prendere freddo, dei cervicali ecc.? Ecco.

Manco con i bus scherzo però. Avete presente quando siete solo voi al piano di sopra e una coppia al piano di sotto in un bus e vi svegliate nel mezzo della notte (stranamente stavate dormendo) perché sembra che il bus si stia divertendo a fare motocross e quando guardate dal finestrino scoprite grazie alla sola luce fioca delle luci di posizione che siete in mezzo ad una sterrata, buia e strettissima con dei fossi ai lati forse in Lituania, forse già in Polonia? No? Ah ok.

Sono stata indecisa fino all’ultimo se passare la notte in bus o in treno e affrontare la famosa sleeper class dei treni indiani. Ci ho pensato su parecchio. La prima classe non era disponibile sulla tratta e nemmeno la seconda e la terza. Pare sia piuttosto sicura ma ho optato per il bus. Se succede qualcosa caccio un urlo e il conducente mi sente, in treno vai tu a sapere… cioè, ripeto, qui sembrano abbastanza rispettosi e nessuno mi ha detto “se devi passare da una carrozza all’altra aspetta che il treno si fermi e fallo dall’esterno che ci stanno persone pericolose qui” (sto parlando del capotreno del Venezia - Monaco di Baviera). Però… meglio il bus.



Dopo aver fatto il checkout mi sono fermata un po’ in albergo a sistemare delle questioni (tipo la SIM indiana che non funziona... sono sempre te dal futuro... povera illusa).

Ovviamente mentre me ne sto andando incrocio un vichingo danese, alto, biondo, occhi azzurri, che stava viaggiando zaino in spalla. Proveniva dal Nepal ed era diretto a Varanasi. Ha scambiato quattro chiacchiere e per un momento non mi sono sentita la sola bionda in tutta Calcutta. Certo che poteva apparire prima eh.

Ho prenotato un Uber. Ora. Chiedono di essere pagati in contanti e costano meno dei taxi perché non ti possono prendere in giro e far pagare di più (non sono nata ieri, lo so che se sei un turista una cosa che costa 20 centesimi la paghi un euro ma ho già spiegato che non mi importa) ma sono dannatamente precisi e hanno il satellitare e che volete che vi dica… a me piacciono di più i tassisti che si perdono ogni 100 metri. Mi sento… adeguata. Ecco.

Sono arrivata alla stazione in stra anticipo, pensavo ci fosse un posto dove potermi sedere. Ma figuriamoci. Per fortuna c’è un parco vicino e mi sono seduta a chiacchierare un po’ con chiunque. Un paio di ragazzi si sono avvicinati per un selfie, mi hanno mostrato i passaporti (interessante modo di presentarsi). Un ragazzino mi ha chiesto di avere del cibo e gli ho dato le mie patatine in sacchetto. Poi è arrivato un vento assurdo pieno di polvere. Per fortuna porto sempre degli occhiali da sole molto avvolgenti, devo dire utili in una situazione come questa. Poi il vento è sparito, niente pioggia, nulla di nulla.

La stazione degli autobus mi ha fatto capire che aveva ragione il mio “valletto” in albergo.

Wi-Fi on board? Hahahahahaha.

Ora. Non sono scema, lo so che non è possibile. Lo so bene. Ma era una di quelle cose sulle quali è bello fantasticare, tipo Hugh Jackman che rifà la scena di Australia lavandosi nella pompa a getto nel giardino di casa tua… La stazione è diversa da quella dove sono finita ieri. Da laggiù partivano solo bus cittadini. Qui ci sono questi bus che magari da fuori speri ma poi… la cosa divertente è che davanti ai mezzi ci stanno un sacco di bancarelle di ambulanti. Il bus non parte prima che loro si spostino. Vendono acqua, cibo, usano bilance vecchio stampo, quelle con i piatti e i pesi per capirci. E incensano la frutta (ho visto incensi ficcati sulla polpa di un’anguria). Non so perché ma so solo che se voglio mangiarmi un frutto magari preferirei non fosse affumicato di patchouli o incenso.




La valigia me l’hanno messa sul retro, ci sono un bel po’ di ammaccature, come in ogni mezzo qui… io ho preso il posto a sedere, ci sono delle cuccette simili a dei letti a castello, ci si sale con la scaletta. Non ho scelto questa opzione perché nelle opzioni di scelta online la cuccetta era per due passeggeri e sinceramente di condividerla con uno sconosciuto (sconosciuta sarebbe stato difficile, siamo solo in tre donne qui dentro e le altre due hanno marito al seguito) non mi aggradava. Sono singole invece.

Sono salita senza mostrare alcun biglietto, ti controllano per strada. Cioè, se come con me di mezzo è possibile, io avessi sbagliato bus, mi avrebbero scaricata… dove? Non ero molto convinta che fosse il bus giusto perché il tizio in canottiera (anche il conducente lo era) quando gli ho mostrato il mobile ticket ha scosso la testa quindi non so se era riferito a me che viaggio sola, al biglietto elettronico o al fatto che stavo andando non so dove e non sapeva come dirmelo.



Non ho ancora capito se il bus era sporchissimo o semplicemente liso. Vorrei potervi dire che non ho mai dormito in un posto così sporco ma non è vero. Sono una fashion victim che non riesce ad editare se non in un ambiente pulito e ordinato e mi piacciono tutte le comodità possibili ma per raccontare le mie storie mi trasformo in un animale. Prima o poi risolverò anche il problema del cibo… spero.

Prima di partire ci hanno dato una bottiglia di acqua fresca e spruzzato addosso del deodorante. Cosa che ho apprezzato a dire il vero… la mia ipersensibiltà agli odori mi crea qualche problema… la mattina mi hanno portato una colazione a sorpresa e ci è mancato poco che mi si rivoltasse lo stomaco, avevo sentito un forte odore sgradevole.

Ogni tanto, nella notte il bus si fermava di colpo. A volte scendevano quasi tutti, a volte sbandava talmente tanto da farti credere che si sarebbe rovesciato, si fermava e poi ripartiva.

Poi ho capito che wc on board significa che il bus si ferma lungo la strada e gli uomini scendono a “liberarsi”.

Ad un certo punto ho sentito un concerto di clacson… il bus aveva tagliato la strada a un bel po’ di camion in contromano al casello autostradale, ormai non faccio più caso a queste quisquilie e poi sembra sia usanza suonare il clacson anche ad ogni sorpasso, a volte sembrava inceppato… addio sogni d’oro.

La cosa divertente è che pareva che i miei compagni di viaggio non conoscessero l’uso degli auricolari quindi mentre stavo cercando di dormire il tizio davanti a me mi ha svegliata mettendo questa musica a tutto volume:



Nel mentre altra musica a tutto volume risuonava pochi sedili più avanti. Io mi sono sparata i Korn perché dopo un po’ non ne posso più di musica indiana. Mi sono sparata i korn con le cuffiette che ho rubato a mio fratello. Dopotutto avevo letto anche “mp3 a disposizione”, forse intendevano questo.

I film te li fai mentali quando il bus sbanda e tu ti chiedi se finirai col culo per aria due volte in un giorno oppure guardando edifici abbandonati degni di una puntata di Ghost Adventures lungo la strada. E l’aria condizionata era condizionata dal fatto che il tizio davanti a me teneva aperto il finestrino per sputare spesso e volentieri. Sono io che non avevo capito. Probabilmente c’era anche una reinterpretazione del Wi-Fi…

Gli “autogrill” qui sono delimitati da 3 mura, completamente aperti e con delle sedie messe fuori. Li chiamo autogrill perché stanno lungo l’autostrada. Ho visto in lontananza delle pentole buttate sul fuoco e qualche avventore. Sembra una versione rettangolare e più grande di molte abitazioni viste a Calcutta con in più le panche e le immancabili bancarelle che vendono di tutto e di più e devo capire se quelle centinaia di bustine quadrate di ogni colore che vedo spesso appese in questi baracchini per strada sono preservativi perché a me quello sembrano o forse sono solo troppo stanca per capire cosa siano.

C’era sempre della musica fortissima agli autogrill, tipo questa:



e lo stramaledetto tizio ha continuato con la musica a tutto volume fino alle 5 quando è sorto il sole e io volevo guardare la campagna dal finestrino, non di certo dormire. Glielo volevo far mangiare quel telefono. Non ho chiuso occhio, davvero non ho capito come mai nessuno ha protestato. Io non sapevo come spiegarmi e non volevo litigare…

Avrei voluto chiamare la mia famiglia, come promesso ma la scheda telefonica indiana non funziona e non avevo quella cosa che serve per aprire gli iPhone e rimettere la scheda italiana (che funziona). Ho guardato per un pò gli orecchini di una delle due donne indiane presenti sul bus chiedendomi se fosse possibile riuscire ad aprire il telefono con il gancio dell'orecchino ma... ho evitato perché mi sembrava estremamente maleducato chiedere una cosa del genere.

Ci tengo a sottolineare una cosa: sebbene parli spesso di mia madre e della mia famiglia sono tutto tranne che una mammona o come diavolo si chiamano coloro che si attaccano alle sottane della progenitrice. E' solo che ho un buon rapporto con la mia famiglia e vivendo spesso sola in giro per l'Italia o l'Europa mi piace chiamarli molto spesso. E' importante mantenere un legame quando il tuo stile di vita non ti permette altre stabilità. E poi la mia famiglia è alquanto divertente, a volte mi sembra di vivere in una sit-com americana...

Siamo arrivati a Patna verso le 7.30 di mattina, io non sono potuta saltare giù dal bus come gli altri perché dovevo ritirare la valigia quindi sono dovuta scendere in mezzo al caos della stazione degli autobus più caotica mai vista e per uscire ho dovuto perdermi più volte finché non sono salita su un trabiccolo (che qui non è giallo verde ma di altri colori a scelta), scaraventata dal conducente, che aveva prontamente preso e caricato la mia valigia ancor prima che io proferissi parola, contro un paio di indiane che già stava trasportando. Mi guardavano come se fossi stata un’aliena…

Ma questa storia ve la racconto nel prossimo post.

Ora esco a fare qualche foto prima che la temperatura aumenti troppo.

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