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India, CALCUTTA: Quando tenti di mettere la cintura di sicurezza e il taxista ti dice "non metterla, non serve!"



Maggio 2018

Giorno 2: Calcutta

La mia giornata è cominciata alle 4 di questa mattina con la gentile preghiera diffusa via altoparlante da parte del Muezzin della moschea di fronte all’albergo. Se me l’avesse gridata nelle orecchie credo l’effetto sarebbe stato più blando…

Alle 6 ho deciso di uscire per andare al fiume e ho trovato la porta dell’albergo chiusa con un lucchetto… non è la prima volta che mi capita, a dire il vero, ma proprio non me l’aspettavo. Mi ero messa d’accordo con uno dei conducenti di trabiccolo giallo verde riguardo al venirmi a prendere davanti all’albergo alle 6 ma qualcosa mi dice che non si è presentato.

Alle 6.10 circa il ragazzo dei giornali, chiamiamolo così, ha lanciato un urlo che ha svegliato il proprietario dell’albergo che era davvero sorpreso di trovarmi lì a quell’ora. Pure io. Sono mattiniera e preferisco alzarmi di buonora ma non per andare a fare foto. Detesto la luce mattutina però il mercato dei fiori apre molto presto e non avevo altra scelta.

Ho quindi trovato un conducente di trabiccoli disonesto che mi ha spillato più del dovuto ma alle 6.30 del mattino non volevo discutere con chi avrebbe potuto lasciarmi nel bel mezzo del non so dove. Già. Quel non so dove che farebbe del male a molti. Purtroppo non me, non più almeno. Avrei potuto prendere delle foto, mostrarvi qualcosa che probabilmente è già stato mostrato ma che quando googli Calcutta non lo vedi proprio. Qualcosa che avrebbe schifato molti e stretto il cuore di molti altri. Però davvero a volte sono come Sean O’Connell, quel personaggio inventato che aspetta con ansia il leopardo delle nevi e poi, quando questo appare, non scatta nessuna foto. Non scatta perché quel momento era suo e non sentiva né il bisogno di condividerlo né di rivederlo. Certe cose ti si imprimono nella memoria. Vorrei dire di aver trovato il mio leopardo delle nevi stamattina ma non è così. Avrebbe però dovuto esserlo. Purtroppo ormai non mi serve avere una lente davanti agli occhi per essere indifferente ad ogni cosa. Vedo il mondo per quello che è, senza filtri. Lo accetto. Non saranno le mie foto a cambiarlo.

Lasciate però che ve lo descriva a parole questo posto. Era sempre la stessa foto. Ripetuta decine di volte.

Erano vetrine.

Vetrine di povertà dove il visual merchandiser di turno aveva disposto tutto nel modo migliore per provocare compassione. Corpi ammassati sul marciapiede, credo di aver visto solo uomini e ragazzi, in spazi delimitati da muri. Sembravano dei garage aperti, uno dietro l’altro. Animali, abiti, cose, sporcizia e la città, solitamente rumorosissima, che dormiva ancora, come loro, umani e animali. Ma tutto ciò aveva una certa armonia, è questo che mi ha affascinato. Non si tratta di bellezza, di bruttezza o squallore o qualunque altra definizione ma di armonia. E me la sono tenuta per me. Forse domani cambierò idea e andrò a prendermela quella foto, probabilmente no. Mi sono portata via il momento, mi servirà in futuro.

Racconto storie ma ogni storia che racconto è la mia, come fanno sempre i cantastorie. In ogni mia foto ci siamo io e le molte valigie che compongono il bagaglio che mi porto appresso, i libri che ho letto, le cose che ho visto, il dolore e le emozioni positive che ho vissuto.

E questa armonia servirà alla prossima storia.

Non qui.

Mi tornerà utile in un altro posto, in un altro momento.

Poi, dopo che il guidatore disonesto mi ha scaricato esattamente al mercato dei fiori, vai a capire come mi è venuto in mente di attraversare il ponte sul fiume. Qui le acque del Gange cambiano nome prima di tuffarsi nel golfo del Bengala. E io sono finita alla stazione degli autobus. Comunque ho fatto una foto ai trabiccoli verde giallo (non ho ancora ricordato come si chiamano), ad alcune vacche (of course) e altre cose…










Poi un’anima gentile mi ha fatto segno di seguirlo e mi ha riportato al mercato dei fiori. Non servono parole per descriverlo, spero di esserci riuscita con le immagini.
A mia madre prenderà un colpo, adora i mercati dei fiori ma credo proprio non si aspettasse questo.









Ho fatto un salto lungo il fiume ma non avevo voglia di fare le solite foto con tizi X che si lavano i denti sul Gange quindi dopo essermi infangata le scarpe oltre ogni limite sono tornata indietro… ho preso queste foto al ghat (la gradinata che porta al fiume) prima di allontanarmi.




Volevo rientrare in autobus, qui fai un gesto e si fermano e ti tirano su quasi in corsa e la cosa mi diverte ma non ne ho trovato uno che andava nella direzione giusta quindi ho preso un taxi. Quello con il tassista allergico alle cinture di sicurezza. Camminare con questo caldo è fattibile per 2-3 ore poi finisci le scorte di acqua (2 litri), hai bisogno di una doccia e un’oretta di riposo.

Mi sono un attimo rituffata nella civiltà occidentale andando al Mall vicino al mio albergo. Stavolta ero più tentata dal supermercato con bibite fresche piuttosto che da Gucci, Jimmy Choo e Burberry. La cosa bella è che questo lussuosissimo centro commerciale sorge in mezzo al degrado. Ti passano la borsa ai raggi X prima di entrare e quando vai al supermercato ti chiudono la stessa con delle fascette che tagliano all’uscita (si fidano davvero poco eh…). Per una come me che beve ogni cosa ghiacciata anche se fuori ci sono -15 gradi, dell’acqua fresca è stato un regalo inaspettato. Ovviamente mi sono scordata di prendere il portafoglio dallo zaino prima di farmelo sigillare… me ne sono accorta al momento di pagare il conto…
In seguito sono salita su un altro taxi e mi sono fatta portare a Kumartuli. Quel meraviglioso quartiere di artigiani vicino al fiume. I taxi e i trabiccoli costano pochissimo e ti permettono di vedere la città, sono la scelta migliore. Sono passata davanti all’Hard Rock Cafè ma ho resistito alla tentazione. Però avrei voglia di andare a mangiare qualcosa che mi fa stare tranquilla, comincio ad avere fame…

Comunque. Ho girovagato per ore nei quartieri vicino al fiume e lungo le rive. Ed è stato magico. Basterebbe solo questa visita per consigliare Calcutta ma non lo faccio. Non ho ancora visto le altre città ma qualcosa mi dice che questa non è proprio per tutti… meglio cominciare da città più turistiche, credo. Non mi sono mai sentita a disagio o in pericolo anzi. Tutti mi osservano come fossi un animale esotico (non ho ancora visto una sola altra persona bianca, una così bianca come me credo non la abbiano mai vista loro), mi salutano quando mi vedono e mi hanno chiesto di fare un po’ di foto insieme a me. Ora, se vedete in giro delle foto di una tizia color cadavere con gli zigomi sporgenti, un foulard rosa in testa (grazie mamma, le donne indiane mi hanno fatto i complimenti per la scelta) e degli occhiali neri… eccomi qui. Non leggete le didascalie però… mi viene difficile credere che saranno carini riguardo il mio aspetto. Sto conciata da far schifo. Molti mi chiedono di fotografarli, li accontento ma poi cancello le foto. Non mi interessano i ritratti posati a meno che non li chieda io.





Sono tornata di nuovo verso l’albergo per una nuova pausa. 35 gradi sono tosti se soffri il caldo e ti devi ancora abituare. Soprattutto se sei uscita alle 11 e rientri alle 15.30…
Ho scelto di usare la metropolitana, ero curiosa. Almeno mi avrebbe portata a destinazione senza fermarsi mille volte oppure telefonare agli amici per chiedere la strada (eh già. Qui nessuno sa le strade, a meno che tu non chieda di andare al New Market. Lì ci sanno arrivare tutti. E poi non ho trovato un solo cartello con il nome delle vie. Manco uno…). Qui si usano i gettoni al posto dei biglietti. Devo dire che la metro è molto bella e funzionale e pulita, molto pulita. Sarebbe vietato fare foto e non avevo voglia di avere a che fare con le guardie all’ingresso… proprio no... ma...



E alla fine invece di riposare che ho fatto? Beh sono andata nella baraccopoli dove ero finita ieri sera al calar del sole. Mi ero segnata un punto di riferimento e la strada era tutta dritta (era facile). Ho preso delle foto dall’alto. Rendono bene l’idea di ciò che è.













Ed ora la giornata è finita.

Domani pomeriggio prenderò un bus notturno che mi porterà a Patna.
Non so che mi aspetta, qui è tutta una sorpresa.
Soprattutto quando devi attraversare la strada.

Le strisce pedonali sono una rarità, a volte si passa quando lampeggia una sagoma umana di colore rosso, altre volte la sagoma è verde come dovrebbe essere ma molto spesso ci si butta in mezzo al traffico. Qui sono abituati a schivare i pedoni quindi in qualche modo attraversare è fattibile anche nel marasma più totale.
Dopotutto sono italiana e noi di attraversamento pedonale sportivo siamo dei veri esperti.

Ps: e vi caccio pure qualche altra foto. Lo avevo scritto che avrei messo molte foto.











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