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India, HARIDWAR: Quei momenti in cui pubblichi l'articolo del giorno e dimentichi di metterci un titolo...



Maggio 2018

Giorno 20: Haridwar

Ho passato poco tempo ad Haridwar oggi.

Due cose da scrivere e molte foto da postare però ci sono.

Innanzitutto la statua nella foto qui sopra è enorme. Non è un effetto prospettico, è veramente grande quanto un palazzo. La trovo surreale e la cosa mi diverte assai a dire il vero.

Ieri sera ero parecchio infastidita per la prematura dipartita del mio Iphone (perché è già la seconda volta che mi muore un telefono mentre sono in viaggio, per fortuna la volta scorsa non ero sola), quindi non ho postato le foto scattate prima della cerimonia serale sul fiume (se volete saperne di più si chiama “Aarti”). Rimedio subito. E vi dico anche un’altra cosa. A me queste persone che ti si avvicinano e invece di chiedere un’offerta per la manutenzione del ghat (non ci sarebbe stato alcun problema) ti chiedono come ti chiami e compilano una ricevuta e te la mettono in mano chiedendoti 100 rupie per la manutenzione mi stanno sulle palle assai. Perché non mi diverte questa cosa. Non mi stai propinando uno spettacolo per turisti, non mi stai facendo da guida senza che io me ne accorga (o così ti faccio credere). Sei un coglione che estorce denaro, anche se poco e mi hai fatto davvero incavolare. Perché sta cazzata la fai solo con gli stranieri. Fai pagare il biglietto di ingresso piuttosto, lo trovo più onesto.







La cerimonia è molto suggestiva e il fiume brilla di luci donate dai fedeli.

Questo è il mio dono al fiume:



Questo invece è il dono al fiume di un tizio al quale probabilmente nessuno ha tirato dietro quattro maledizioni, sicuramente il suo telefono funziona ancora…



E poi prima di cena (cena che non ho toccato perché nonostante avessi chiesto di non metterci formaggio o paneer, nel riso c’è qualcosa di simile e lo stomaco si è immediatamente chiuso e io detesto sprecare cibo, soprattutto qui) sono andata a fare un giro vicino all’albergo perché dovevo andare a prendere una foto che avevo visto (non uso spesso il termine “scattare”, non mi piace molto, lo trovo più adeguato agli shooting di moda, io le foto le cerco, a volte mi capitano e spesso le vado a prendere. Non ti porti via solo un’immagine ma molto, molto di più).

Questa foto:



L’avevo vista mentre stavo tornando all’albergo in risciò e nonostante la pigrizia che mi stava avvolgendo mi sono imposta di andare a prenderla, altrimenti me ne sarei pentita. Sono passata davanti ad una “tendopoli” e ho fatto qualche foto.








E ho fotografato questa bambina:



Una foto che non avrei nemmeno pubblicato, non mi piace. Però poi è successa una delle poche cose che poteva scuotermi. I genitori l’hanno chiamata, le hanno detto qualcosa e la bambina mi ha seguita per farmi prendere questa foto:



Le ho dato le monete che avevo in tasca, non me ne faccio nulla, domani è il mio ultimo giorno qui e magari se fosse tornata senza soldi i genitori avrebbero potuto prendersela con lei.

Ho dei problemi a sopportare di vedere i bambini ridotti in questo stato. Non dò mai soldi ai bambini (dentro di me spero che comprendano che possono fare qualcosa di diverso dal chiedere l’elemosina anche se so che le cose non cambieranno facilmente), sinceramente nemmeno alla maggior parte degli accattoni, dono denaro solo quando vedo qualcosa che mi fa capire che, sì, lo devo fare.

Ma la cosa che mi ha fatto pensare è questa: mi hanno vista con la mia grossa reflex e hanno pensato che io volessi prendermi questo momento, questo fermo immagine? E’ vero che ci sono fotografi, che io stimo moltissimo, che hanno una sensibilità e un rispetto che io non ho e non avrò mai e la cosa di solito non mi tocca, non mi paragono a loro ma… non lo so, per un attimo non mi è piaciuto quello che queste persona hanno pensato volessi, come se fossi a caccia della povertà, del dolore… io semplicemente racconto ciò che vedo, anche se a volte è orribile. Questo davvero non lo stavo proprio cercando.

Per un attimo, uno solo, avrei voluto essere una di quelle persone che abbassa la macchina fotografica per pudore ma io non sono quel tipo di persona. Non lo sono oggi e non lo sarò, credo, mai.












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