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India, MATHURA: Scimmie, scimmie ovunque



Maggio 2018

Giorno 15: Mathura

Stamane quando sono uscita alle 6 di mattina per andare a Mathura (un posto molto carino vicino ad Agra) non ho avuto molta scelta riguardo al mezzo di trasporto che avrei utilizzato.

C’era un solo trabiccolo con un paio di avventori già pronti alla partenza in tutta la via di fronte all’albergo. Ovviamente il fatto che io probabilmente dovessi andare da tutt’altra parte rispetto ai due già seduti non è stato un problema. “Intanto sali, poi vediamo”, qui funziona così, sempre e comunque.

Ecco. Allora. Ne ho presi parecchi di questi cosi in 15 giorni ma stamattina ne ho beccato uno che secondo me aveva il tuk tuk truccato e guidava che Valentino rossi scansati un attimo che questo ti fa il culo.

Cioè, curve pericolose con ruote che fischiavano e tutto un sorpasso a zig zag di qualunque cosa, scansa la vacca, salta la scimmia, schiva il pedone, ad un certo punto sembrava di essere in un videogioco, tutto con questa colonna sonora:




(eh si, questo pure la radio aveva e ovviamente musica a palla, non un discreto sottofondo)

Passato il terrore iniziale perché qui non ci sono regole (quindi tanto vale rassegnarsi), tantomeno in strada (è già tanto se si sono messi d’accordo sul lato da tenere ma spesso vanno contromano e spesso con me nel sedile posteriore e per lunghi tratti), ho pensato che se ci fossimo schiantati sarei morta con quella musica orrenda in sottofondo (scusate ma proprio non riesco a farmela piacere eh).

Se proprio dovessi scegliere vorrei farmi accarezzare le orecchie dalla voce di Bryan Molko che canta la cover dei Placebo di "Running Up That Hill" o non so, per esempio Byork con "Joga" o magari i Depeche Mode con "Wrong", trovo che il video sia adeguato:



No. Comunque sono arrivata sana e salva e mandata nella direzione sbagliata alla stazione dei bus perché qui anche se non hanno idea di dove mandarti, da qualche parte ti mandano anche a caso. Pare non vogliano che tu ci resti male.

Sono salita su un bus al volo che con 70 centesimi mi ha portato a Mathura, città natale di Khrisna (ovvero Dio, per intenderci) dove ho passato la mattinata al tempio lungo le rive dello Yamuna a scattare foto ai pellegrini in preghiera e a schivare scimmie. Troppe scimmie. Troppe troppe scimmie. Anche baby scimmie che si aggrappavano strette alle mamme scimmie.

Ho avuto la certezza di essere a Mathura solo quando, dal fiume (solito giro in barca che mi piace tanto) ho visto sulla riva il tempio rosa che volevo visitare. Vorrei scrivere che ho visto un tempio rosa molto carino e siccome mi piace il rosa ho fatto fermare la barca e sono scesa ma… ehm… sapevo dove stavo andando stavolta ecco.













Prima di arrivare al tempio non ero molto convinta di essere scesa alla fermata giusta perché nessuno, nel bus, aveva capito un accidenti riguardo al dove dovevo scendere.

Ad un certo punto mi hanno buttata giù quasi in corsa (però in modo gentile).

Eh si. Perché qui non è vero che parlano inglese (lo parlano nelle zone più turistiche).

Qualcuno parlucchia inglese. Poi ci si esprime a gesti o roba simile (sto pensando di portarmi dietro un taccuino, me la cavo bene con i disegni).

Oppure, se devono contrattare su qualcosa tipo il costo di una corsa, cercano qualcuno che parla inglese a costo di andarlo a prendere a casa propria. Infatti avevo chiesto al tuk tuk di andare al tempio e mi ha portata nel mezzo del mezzo del nulla a prendere una barca.

Mi serviva comunque una barca ma non sarei andata a prenderla nella palude ecco… poi mi sono rabbonita perché la barca era carina, con un tappeto fiorito dove potevo sedermi comodamente a fare qualche foto. Mi basta poco.

Ovviamente il barcaiolo parlava solo hindi.



Gironzolando per la città sono entrata in un tempio. Qui vige la regola che nei templi entri senza scarpe e talvolta nemmeno te le puoi portare dietro. Potrei essere andata a zonzo in zone dove le donne non sono autorizzate ad entrare… potrei… è che tra loro che non parlano inglese e io che non capisco in accidenti della loro lingua… queste cose possono capitare.














Il ritorno ad Agra è stato piuttosto tranquillo a parte il fatto che ad un certo punto mi hanno fatto scendere più o meno in corsa di nuovo (gentilmente pure questa volta, sono stati molto carini oggi) in mezzo al fango non so dove. Però ero ad Agra.

A questo punto ho deciso di andare al fast food ad annegarmi nella cosa alla fragola che mi piace tanto e poi capire come gestire la questione “fiume” qui ad Agra. Non ero soddisfatta delle foto fatte ieri. Andavano bene, sì ma volevo qualcosa di più.

Molto di più a dire il vero.

E per un puro caso le ho trovate, le foto che volevo. Le ho viste mentre andavo a pranzo, mentre pensavo a tutt’altro (cibo per l’esattezza). Ho fatto fermare il trabiccolo in una zona che non avevo ancora perlustrato (non avevo la più pallida idea di dove potessimo essere finiti, probabilmente nemmeno il mio autista), ho risposto una cosa tipo “si, certo, credici” quando mi ha detto di fare le foto dalla strada e non percorrere il ponte perché non era il caso perché faceva caldo ed era pericoloso e poi mi sono presa le foto che mi servivano.

Accade sempre così, soprattutto qui in India. Con le foto accade come quando scrivo qualcosa, una parola dopo l’altra portano ad una frase di senso compiuto ma, nel mio caso, prima che io incominci a vedere le parole scritte da qualche parte, non ho idea di ciò che scriverò. Come in questo preciso istante mentre sono distesa sul letto della mia camera d’albergo ad aggiornare questo diario e cercare di capire come far comprendere agli autoctoni il mio concetto di “poco piccante” chiedendomi perché per cena non sono tornata ad annegare in quella specie di frullato alla fragola che riesce a farmi dimenticare che le scimmie continuano a manomettere il router Wi-Fi del mio albergo… e… oh cavolooooooo ho scordato l’antibiotico !!!!

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