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India, NEW DELHI: Come rimanere connessi in India (e catturare il Pokémon regionale)



Maggio 2018

Giorno 17: New Delhi

Quando ho cominciato a scrivere questo diario ho deciso che sarei stata sempre sincera, anche a costo di espormi a critiche o fare figuracce.

Ho già ammesso da qualche parte di giocare a Pokemon Go… che ci devo fare? In tutta la mia vita ho giocato solo a Tetris, Candy Crush, qualche partita con Bubble Bubble (sì, quello, non ricordo come si chiama, sono passati secoli) e ricordo dei disastrosi tentativi di capirci qualcosa di Donkey Kong (ci giocavo insieme al fratello).

Non mi piacciono i videogiochi ma, se per giocarci devo andare a zonzo… beh allora li adoro. Perché a me piace Pokémon Go proprio per quello: mi distraggo quando passeggio e non mi annoio.

Quindi, come dire, avrei gradito tornarmene a casa con il pokedex arricchito dal Pokémon regionale indiano ma non ci avrei fatto una malattia se non lo avessi catturato (però mi sarei incazzata un pochino. Poco poco eh). Non è che mi stessi annoiando qui e comunque al di fuori dell’albergo non avevo una connessione.

In India, se non hai una carta di identità indiana, non puoi avere una SIM indiana. O trovi qualcuno che la compra al posto tuo e poi te la presta (e gliela devi consegnare prima di tornartene al tuo paese) oppure puoi continuare a credere alle leggende metropolitane che raccontano che se vai nel quartiere X te la fanno (sì, tu vai nei negozi ufficiali, non per strada eh, ti vendono la SIM e poi si dimenticano di attivarla. Poi mandi mille mail alla compagnia telefonica ma loro se ne fregano. La risposta è: arrangiati), che all’aeroporto di Varanasi ci sono le SIM per stranieri, che se lo chiedi alla reception di un qualsiasi hotel loro trovano il modo di farti avere una scheda temporanea… no. Almeno, io non sono riuscita ad avere una SIM funzionante.

Finché, leggendo in giro, per puro caso, ho scoperto il servizio Trabug. Praticamente li contatti a questo link e richiedi o uno smartphone dove sono già presenti tutte le app necessarie per vivere al meglio il tuo viaggio in India o un coso wireless. Io ho “scelto” il coso wireless perché l’ho chiesto con urgenza e quello era disponibile. Te lo mandano in albergo e quando te ne vai lo lasci sempre in albergo e loro mandano qualcuno a riprenderselo. Costa dai 2.50 ai 3 dollari al giorno ma funziona.

Ed è così che ho catturato sia il Pokémon vacca (mentre andavo all’albergo in centro a Delhi in metropolitana) che ormai avevo rinunciato a cercare (ovvio che lo avrei trovato qui), sia il Pokémon regionale durante un lungo giro in auto nei quartieri bene di Delhi (una noia mortale, ambasciate e abitazioni blindate in mezzo al verde e ampie strade trafficate).

Vedete, mi avevano convinto a prendere un autista per farmi accompagnare al mercatino per un paio d’ore (costava solo 300 rupie) e il tizio mi ha accompagnata in 3 show-room per turisti perché il capo gli aveva detto così (nel primo non sono voluta entrare, nel secondo ho comprato del curry tanto per, dal terzo sono uscita sbottando). Non sono riuscita a fargli capire che volevo vedere la città.

Poi sono finita in un mercato indiano dove ho fatto scorta di pashmine e dove ho dovuto spiegare che io i soprammobili li detesto ed è inutile che provino a vendermeli perché non ne voglio per casa (a meno che non siano vasi e di vetro e molto semplici, magari con scritto Venini da qualche parte).

Infine, per combattere la noia, ho comprato borse da regalare alle amiche.

L’unica cosa interessante è stato fare delle foto al fiume dal vagone per sole donne della metropolitana. Dopo averti fatto mille controlli (addio spray al peperoncino) perché qui per entrare in metropolitana devi fare gli stessi controlli che faresti se dovessi salire in un volo intercontinentale, ti consigliano di salire su quel vagone per evitare di essere disturbata. Sono salita anche sui vagoni normali ma nessuno ha fatto qualcosa che non avrebbe dovuto fare.

Boh, io a Delhi mi sono solo annoiata, manco ho fatto foto.

Sono finita in mezzo a Starbucks, KFC, H&M e tutto il resto. Ok, ho scelto una zona notoriamente sicura perché di Delhi dicono che se esci e prendi un tuk tuk prima ti portano in un brutto quartiere, poi ti derubano, poi ti vendono capelli, organi e vestiti (e non sto prendendo in giro le molte persone a cui è capitato qualcosa di brutto in viaggio, sia chiaro) ma sono convinta che queste cose capitino ovunque. Forse qui un po’ più spesso.

È per questo motivo, non per giocare a Pokémon go, che ho voluto essere connessa mentre ero a Delhi. È una delle città più grandi del mondo e pure una delle più pericolose, dicono. Altri dicono che di giorno non si corrono rischi ma di notte è una zona di guerra… ho preferito non rischiare ma mi sono pentita amaramente di non aver prenotato un albergo in una zona sempre sicura ma un po’ meno noiosa…

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