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India, NEW DELHI - HARIDWAR: Momenti a gravità zero



Maggio 2018

Giorno 18: New DelhiHaridwar

Appena arrivata all’albergo a Delhi, ieri, ho chiesto informazioni riguardo agli autobus per Haridwar, un luogo molto spirituale dove, a quanto mi hanno detto, potrei fare il bagno nel Gange senza correre alcun rischio (mai e poi mai). L’acqua è ancora limpida, Haridwar è vicina alle montagne dove nasce il fiume.

Ovviamente in albergo mi hanno consigliato di andarci in treno, loro mi avrebbero prenotato il biglietto perché avevano l’autorizzazione ad usufruire della quota di biglietti riservata agli stranieri, perché ad Haridwar è periodo di grande affluenza e bla bla bla.

Decido di dargli retta, al massimo avrei declinato l’offerta. Bene. Il concierge dell’albergo (sì, avevo un albergo con il concierge, costo della camera: 30 euro) mi accompagna ad un’agenzia a qualche centinaio di metri e guarda caso non ci sono posti disponibili in treno, mai in tutto l’arco della giornata ma loro mi metteranno a disposizione una vettura che per soli 150 euro mi porterà a destinazione e indietro e poi magari potrei fare un tour perché ci sono dei posti che davvero non mi posso perdere non lontani da Haridwar.

Gli spiego che so dove voglio andare e il motivo per cui ci vado e gli dico che no, in auto non mi interessa andarci. Non gli spiego perché non ci voglio andare in auto e ovviamente pensa sia un problema di denaro. E allora mi dice che la macchina la posso condividere. Niente, non capisce.

Lo spiego a voi che mi leggete. Potevo permettermi di girare tutta l’India del nord con un autista privato e dormendo in alberghi migliori ma… sono qui per capire perché il governo ha ritenuto di dover prendere una particolare decisione riguardo i fiumi Gange e Yamuna (decisione accettata con molto entusiasmo dalla gente del posto), una cosa che mi sembrava folle ma che, invece, ora comprendo perfettamente (vi spiegherò meglio alla fine del mio viaggio cosa sono esattamente venuta a cercare e anche perché dovevo capire fino in fondo e non limitarmi ad “investigare”). Per capire ho dovuto avvicinarmi il più possibile alle persone di qui, cercare di pensare come loro. I miei problemi con il cibo non mi hanno permesso di avvicinarmi da quel punto di vista e il valore della mia attrezzatura fotografica ha fatto sì che io dovessi prenotare delle camere d’albergo decenti ma ho voluto almeno viaggiare come loro. Come le persone che il fiume lo vivono, che l’acqua la bevono anche se sanno che rischiano di morire (ma se non bevi muori lo stesso quindi…), che sanno che al fiume ci torneranno, alla fine.






Ho gentilmente declinato l’invito dell’agente di viaggi a non prendere i bus locali perché “non sono sicuri” (ne ho presi parecchi, mai avuto problemi) e stamattina mi sono imbarcata nel peggior autobus che io abbia mai preso in vita mia. Con il sorriso sulle labbra. Sì, perché davvero non era un autobus sicuro, nel senso che non era sicuro che arrivasse tutto intero ad Haridwar perché sembrava tenuto insieme con lo sputo.

Le sospensioni? Che diavolo sono? Mi sono ritrovata con il sedere in volo ad una trentina di cm dal sedile più e più volte (e ci sono persone che pagano follie per fare esperienze in assenza di gravità… io con 246 rupie ho volteggiato che manco ad un addestramento per una missione sullo spazio stai per aria per così tanto tempo), sono caduti bagagli, bottiglie d’acqua… ero seduta dalla parte dell’autista quindi non vi dico le magnifiche sensazioni quando abbiamo sfiorato nell’ordine: un camion della spazzatura (giusto a livello finestrino, potevo allungare la mano ed afferrare tutto ciò che ritenessi di dover afferrare), un camion trasportante terriccio rosso (che ovviamente, grazie al vento, è entrato nel bus e ci ha sporcati tutti) e un camion puzzolente (non so che roba era ma faceva parecchio schifo).

Sono saliti e scesi al volo i soliti venditori e i soliti accattoni ma stavolta pure dei cantanti. Forse sarebbe stato meglio salire sul retro di uno dei tanti camion insieme alle molte persone che viaggiano sul retro di un camion. E io mi sono fatta quattro risate perché l’India è anche questa e io la voglio vivere, non sono qui per guardare un acquario da un’auto con l’aria condizionata a palla, anche se una parte di me ad Haridwar e in qualunque altro posto ci sarebbe voluta andare in limousine eh (che ci posso fare… a volte sono così “turista in visita New York per la prima volta “…).

Ad Haridwar ho avuto il piacere di prendere un tuk tuk che dopo poche centinaia di metri è stato fermato dalla polizia per un controllo documenti (per quanto ne so potrebbe essere ancora là dove l’ho lasciato dopo aver passato mezz’ora ferma ad aspettare che la polizia facesse quello che doveva fare), un tuk tuk che ha tamponato delicatamente l’unico tuk tuk elettrico e non disastrato che ho visto finora e un risciò che è stato tamponato da un paio di veicoli in contemporanea (c’è giusto un po’ di caos qui ma visto che la velocità media è di 5 km l’ora o poco più basta tenere gli arti all’interno del veicolo e non succede nulla).

Di Haridwar che dire? Beh che intanto ho capito che la foto che su google mi mostrava Allahabad in realtà è stata scattata qui. Per ora parafraso una ragazza di Delhi: “tanta acqua, tanto Gange” e io aggiungo “tanta roba”. Ma avremo modo di riparlarne nei prossimi giorni.








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