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India, PATNA - BODH GAYA: La magia dei ritardi delle ferrovie indiane



Maggio 2018

Giorno 5: PatnaBodh Gaya

Nonostante qui si stia sui 40 gradi è vera una cosa. Il corpo umano si abitua facilmente, basta evitare gli sbalzi di temperatura troppo forti. E credo ci si possa abituare a tutto, istinto di sopravvivenza.

Ora. Ripeto. Cibo a parte io mi adeguo a quasi tutto ma ringrazio Dio di non viaggiare con un budget da backpacker (chiariamoci, potevo decidere per il viaggio organizzato da un’agenzia ma con il mio fai da te pago meno della metà e viaggio, non faccio la semplice turista, e non mi sarebbero capitate tutte queste cose che stanno facendo scompisciare dal ridere mio fratello), quindi quando ho prenotato il treno ho preso la seconda classe con aria condizionata. La differenza di prezzo è irrisoria per un occidentale ma comprendo chi preferisce risparmiare.

È che quando ho visto la classe senza aria condizionata… farei un paragone ben peggiore ma mi limito a dire che sembrava un carro bestiame. Perché, a meno che tu non abbia il biglietto nelle classi superiori, nei vagoni ci entri finché ci stai. E se sei fortunato sei uno di quelli che sta davanti alla porta e la apri così magari non rischi di svenire ed è quello che avrei fatto io. Anzi, no. Io me ne sarei tornata sul piazzale, avrei offerto una cifra spropositata tipo 5 euro al primo che passava per farmi portare nella caotica e disordinata stazione dei bus e avrei cominciato a urlare “Gayaaaaaaa?” finché qualcuno mi avesse indicato il bus giusto (da Patna ne parte uno ogni ora per Bodhgaya) perché non ci sono cartelli o cose del genere per indicarti dove stanno gli autobus che cerchi, semplicemente qualcuno lo sa e se sei fortunato prima o poi lo incontri. Il viaggio in bus era stato sopportabile ma quei vagoni sembravano usciti dalla penna di Dante Alighieri.

In stazione c’è un Wi-Fi gratuito ma solo se hai un numero indiano per registrarti. A me è morto pure il numero italiano (è una lunga storia, ho approfittato del mio viaggio in India per cambiare contratto) e ho dimenticato di portarmi dietro la sim nuova. Quindi prima dell’arrivo negli hotel sono disconnessa dal mondo e questa cosa comincia a non disturbarmi. Sono nata e ho vissuto la mia adolescenza in un mondo disconnesso, mi ci sento a mio agio. Per ora.

Il vagone di seconda classe ha come optional solo l’aria condizionata. E il fatto che o hai un posto a sedere o non ci entri. E io avevo il biglietto ma per errore avevo stampato la famigerata waiting list quindi non mi era ancora stato assegnato un posto e ho dovuto aspettare che tutti si sedessero con notevole ingarbugliamento di me e valigie e sconosciuti mentre vagavo alla ricerca del sedile a me destinato. Qui hanno una lista con il nome dei passeggeri. Passano e controllano e temo di essere pure stata nel vagone sbagliato perché il controllare ha girato parecchi fogli prima di trovare traccia di me.

Il treno è disastrosamente sporco. È arrivato con un’ora di ritardo ed è partito dopo un’ora. Non so se è prassi una sosta così lunga, lo capirò, questo viaggio è il primo di un bel po’ che effettuerò per raggiungere le prossime tappe. Passano spesso venditori ambulanti di acqua, strani cibi che non ho mai visto, piuttosto puzzolenti, the, lassi (quella bevanda composta da yogurt, cumino, curcuma, ghiaccio, frutta e diarrea del viaggiatore, avete presente?).

Il treno si ferma ma nessuno ti dice dove sei e credo di aver chiesto tipo dieci volte se ero arrivata a destinazione, ad ogni stazione perché se c’è una cosa che mi è chiara è che qui non sai quando parti e nemmeno quando arrivi.

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