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India, PATNA: Come Bear Grylls a caccia di proteine



Maggio 2018

Giorno 4: Patna

Sono di passaggio a Patna. Solo di passaggio, tempo di fare qualche foto al fiume, riposarmi e mangiare qualcosa di decente (soprattutto mangiare) e ripartire.

Patna è uno di quei posti che quando leggi la Lonely Planet ti chiedono velatamente “che cazzo ci vai a fare, non c’è niente”. Ecco, è un niente piuttosto chiassoso. In effetti Patna è un mucchio di traffico congestionato, persone, proteine che girano indisturbate, ehm scusate, mucche. Tante tante mucche.

Quando sono arrivata necessitavo di un taxi, non avevo la più pallida idea di dove fosse l’albergo. Qui i taxi non esistono, c’è un servizio tipo Uber chiamato Ola, ma per il resto si usano solo i trabiccoli che mi piacciono tanto. Sempre se ci si riesca a muovere in questo traffico impossibile. È che questa città è uno snodo, ci vieni come base d’appoggio per vedere altri posti più interessanti (sempre secondo le guide) oppure, come me, per andare a vedere uno dei tratti più inquinati del fiume. E se vi dico che fa schifo credetemi. Fa veramente schifo. Qui non ho visto nessuno fare qualcosa come lavarsi o lavare i panni, forse lo fanno ma non nel tratto che ho visitato, troppa immondizia che galleggia credo.

Appena arrivata sono stata presa su da un conducente di trabiccolo quasi al volo. Non aveva idea di dove andare ma qui chissene frega, poi la strada si trova anche se prima ti portano dall’altra parte della città.

La si è trovata, nel caso specifico, fermandosi in 5 alberghi a chiedere alla reception dove stava il mio albergo. Ho prenotato un bell’alloggio qui, ad un prezzo davvero irrisorio (ok ho degli sconti perché prenoto un sacco con la app di Booking, lo ammetto) ma non mi aspettavo di trovarmi davanti all’albergo una situazione terribile come quella che ho visto. Troppi bambini nudi, la cosa mi dà molto fastidio. Posto qualche foto per farvi capire.




Qui in India le cose funzionano così, almeno per quello che posso aver visto finora. E ci sta che un albergo di buon livello stia in mezzo a tutto ciò anche se quando hai prenotato proprio non lo avresti immaginato.

Sono arrivata molto presto dopo una notte in bus che ricorderò per sempre. Non negativamente. Mi è piaciuta, con tutti i disagi e le difficoltà nel chiudere occhio, con gli scenari da film dell’orrore e la musica assordante. A volte scelgo di essere una semplice turista, stavolta no. Il sedile accanto al mio era vuoto e ho pensato che sarebbe stato bello, solo per quella notte, avere qualcuno in viaggio con me perché cose del genere non ti capitano facilmente e quattro risate insieme ci sarebbero state bene. Certi momenti sono irripetibili, non si tratta solo di prendere un bus notturno in India.

Sono qui anche per mangiare e per prendermela comoda perchè Calcutta mi ha stremata fisicamente (barrette ai cereali, integratori, un sacchetto di patatine e una scatoletta di tonno non bastano purtroppo), la prossima tappa sarà impegnativa. Il servizio in camera per fortuna mi ha portato un pollo al curry non troppo piccante e per oggi mi sono nutrita anche se uscendo… mucche ovunque e io che penso… vabbè lasciamo stare. Di certo non sceglierei queste, a volte non paiono così sane. Forse ne ho fotografate troppe ma sono carine viste in città, così, come se nulla fosse. Girava per strada pure qualche mulo malaticcio e ferito.





Oltre alle proteine, il latte è fonte di calcio…



Anche qui tutti cercano di aiutarmi in qualche modo (no, non chiedono mai soldi, se gliene offri ti dicono che non serve, anche se non hanno nulla, quelli che provano sempre a fregarti sono i “trasportatori” non connessi a qualche app, non hanno un tariffario e tutto il mondo è paese), in albergo mi è stato messo a disposizione un ragazzo che mi ha accompagnato volentieri a sbrigare delle commissioni e a vedere il mercato e il mio “valletto” dell’albergo di Calcutta continua a scrivermi per sapere se va tutto bene. Mi sembra così strano, non so se qui funziona così sempre o cosa ma ringrazio di cuore. Mi dicono di stare tranquilla, che qui in India nessuno mi farà del male, anzi, tutti cercheranno di aiutarmi. Ripeto, per ora non mi sono mai sentita in pericolo.




Alle persone qui piace un sacco essere fotografate e la mia macchina fotografica non passa inosservata, penso spesso di comprarne una più piccola per evitare di dare troppo nell’occhio ma temo ci ricascherò e comprerò un’altra reflex troppo pesante. E’ una questione di abitudine, di “sentire” la macchina fotografica tra le mani.

In molti mi hanno chiesto un selfie di rito, oggi anche dei gruppi di ragazzi, manco fossi una rockstar (continuo a non capire perché…). Mi chiedono di ritrarli e anche se questo non è esattamente il tipo di foto che farei di solito, accetto, come potrei rifiutarmi… ecco qui una carrellata di gente del posto:











Ed ecco qui che succede quando non tutti la pensano allo stesso modo…



E poi le cose che piacciono a me, l’armonia nel caos e… e basta. Forse ce la vedo solo io eh…








E per finire vorrei sapere se certe cose capitano solo a me. Chiedo una bottiglia d’acqua fresca all’albergo. Me ne portano una a temperatura ambiente. Anche no, la vorrei fresca. Tornano con una bottiglia di plastica con dentro un blocco di ghiaccio. Penso: ok la metto sul tavolino a scongelare, meglio così che calda.

Peccato che il ghiaccio abbia rotto la bottiglia e che ora che si è scongelata il pavimento è tutto allagato…

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