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India, PATNA: Quando al mattino al posto del chicchirichì di un gallo ti sveglia un muggito e le mie contraddizioni



Maggio 2018

Giorno 5: Patna

Svegliata dal dolce muggire di quella che sembrava una mandria di vacche, me la sono presa abbastanza comoda. Ho fatto una lunga doccia fredda (io acqua calda ancora non ne ho sentita accarezzarmi la pelle eh), ho rimesso le cose in valigia (sembrava scoppiata una bomba e nemmeno riesco a capire come sia successo… o forse si) e sono scesa nella hall dell’hotel per pagare e farmi chiamare un qualche mezzo di trasporto per andare in stazione con largo anticipo, il traffico è davvero assurdo qui.

Non ci sono taxi a Patna, come ho già scritto, ma non pensavo che mi chiamassero un tizio in risciò che ha caricato me, il mio pesante zaino con l’attrezzatura fotografica e la mia valigia. Tutto per 50 rupie. Al cambio attuale 63 centesimi di euro.
Ora. Era l’ultimo mezzo sul quale avrei voluto salire. Proprio non mi andava, fa caldo e avevo troppo bagaglio, non volevo affaticare quel poveretto. E qui penserete di nuovo che sono una tenerona di buon cuore.

No, sono soltanto un’accozzaglia di contraddizioni.

Desidero ardentemente una Louis Vuitton x Jeff Koons (quelle con la stampa delle ninfee di Monet) e potrei stare ore a parlare di moda (non di modelle, solo di stilisti e vestiti, borse e scarpe, del resto non mi frega nulla) ma se serve dormo pure vicino ai topi. Ho letto Flatlandia prima dell’adolescenza (ed è questo libro che mi ha fottuto la testa, a 11 anni non dovresti leggerlo, non dovresti leggerlo a meno che tu non abbia deciso, all’Università, di rovinarti il cervello decidendo un certo percorso di studi) e tenevo i racconti di Edgar Allan Poe sul comodino ma non disdegno romanzi rosa con la trama sempre uguale se ne ho voglia (a parte le 50 cose… l’ho letto ma avrei da ridire parecchio). Anche se sono cresciuta con Stephen King e Philip Dick e Clive Barker. Il mio film preferito è “Goodbye Lenin” e penso che "Ida" avrebbe dovuto vincere l’oscar per la fotografia, adoro il cinema muto e senza banalmente soffermarmi su Metropolis che riguarderei ogni giorno, ritengo che la corazzata Potemkin sia un capolavoro e se non ricordo male dura meno di 90 minuti e Paolo Vilaggio ha mentito, non sapete quanto ha mentito (ma ogni volta che passa Fantozzi in TV io me lo riguardo, ho letto pure il libro e sì esiste il libro). Mi ha schifato “a Serbian Film” nonostante sia quello che molti definiscono “il mio genere”, adoro gli X Men, ho guardato i primi tre film sui Transformers e mi sono piaciuti e sono una patita della fantascienza, anche quella fatta male. E di Tarantino. E Kubrick e Nolan e Cronenberg e Lars Von Trier e Wenders e di tutti quelli che vi aspettereste ma guardo porcate in TV come Alta infedeltà su real time per rilassarmi. Per motivi che non voglio ricordare credo di conoscere l’altezza di ognuna delle sorelle Kardashian-Jenner. E anche della madre. E del padre. Mangio di merda ma cucino bene. Amo i concerti d’archi e il balletto e l’opera e ascolto metal pesante, elettronica, industrial e Lady Gaga. Potrei continuare per ore. E pure gioco a Pokémon go e al momento sono messa molto bene con la terza generazione.

Quindi? Sono indecisa? No. Non credo nella necessità di essere coerenti con un determinato modus vivendi. Se mi va di guardare un cine panettone lo guardo. Se mi vesto da regina chic delle tenebre ma voglio i fazzoletti di hello kitty (solo per pulirmi il naso sull’effigie di quella gatta malefica, capiamoci) e il telefono rosa compro quei fazzoletti e quel telefono. Non credo la coerenza totale sia fatta solo per i poser, di certo non è fatta per me.

E arrivo al punto. Ho visto gente morta per terra in mezzo alla indifferenza altrui (non qui, molto tempo fa), persone vivere sotto la soglia della sopravvivenza, lo schifo più totale spesso a pochi passi da quella che era casa mia (e casa mia era in un bel posto). E a volte lo schifo più totale lo trovi nel lusso più sfrenato. Nel vuoto che vedi negli occhi di chi dovrebbe essere più vivo di chi sopravvive. Ma non è così. Ho visto persone provare dolore. Quello vero. E non ho provato nulla. Però il tizio che ha sgobbato per portarmi in stazione mi ha fatto sentire di merda. Pensavo a quanto peso aveva caricato e quanto grande fosse il suo sforzo. Quindi ho deciso, una volta arrivata a destinazione, di dargli 200 rupie, poco più di 2,50 euro.

È stato visto da un poliziotto che lo ha richiamato all’ordine, pensava mi stesse truffando e lo stava per bastonare. Già. Tu pensi di fare una buona azione, un “grazie perché se mi fossi messa a dieta prima non avresti rischiato di svenire per strada” e a momenti questo disgraziato viene picchiato. Ho provato a spiegare le mie ragioni e pure lui ha ribadito più volte che era stata una mia idea. Il poliziotto gli ha permesso di tenere 100 rupie, non di più. Un capannello di persone ha cercato di convincerlo a lasciarmi fare ma no. Non puoi, la tariffa è quella è quando vuoi aiutare qualcuno che non ha tentato di fregarti… nulla da fare.

Dopodiché il poliziotto mi ha aiutata a capire dove andare a prendere il mio treno e ha chiamato un tizio a caso per farmi accompagnare. Perché qui funziona così, Namaste.

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