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India, RISHIKESH: Vertigini: atto secondo



Maggio 2018

Giorno 20: Rishikesh

Come immaginavo, non sono riuscita a resistere a sono tornata a Rishikesh perché io dovevo vederlo e percorrerlo sto famoso ponte.

Il Lakshman Juhla.

Devo dire che il panorama è notevole, peccato che per arrivarci io sia quasi morta di vertigini perché la strada è piena di tornanti. Non troppo impegnativi devo dire, ma ultimamente mi sembra di essere più sensibile del solito alle altezze.

Non riesco a vincere questa paura, non so che fare se non sfidarla ogni volta che posso ma non è per nulla divertente… Poi ci si mette questo ponte che è praticamente identico al Ram Juhla, quello che ho percorso ieri tranne per il fatto che ha tipo una cinquantina d’anni in più, si muove molto di più, pende da una parte (non so come sia possibile ma qui mi pare sia tutto possibile) e oggi era parecchio trafficato: c’era una bolgia di esseri umani, motorini, vacche (che poi, voglio dire, ma perché le vacche devono attraversare un ponte?), scimmie e un paio di idioti che cercavano di capire quanto potevano far dondolare il ponte. Cioè, e poi non mi dovrebbe venire un infarto? Io stavo pensando alle immagini del crollo del Tacoma Bridge… (vai a capire poi perché avevo visto questo filmato):









Oggi per la prima volta sono andata alla stazione degli autobus e non ho trovato un mezzo ad aspettarmi. Per qualche motivo oggi il bus per Rishikesh non arrivava.

Mi si è avvicinata una studentessa che stava andando a dare un esame importante in una cittadina vicina a Rishikesh. Non ho avuto modo di ringraziarla a dovere e presumo non leggerà mai questo diario ma la ragazza ha rischiato di arrivare in ritardo per aiutarmi ad arrivare a destinazione. Abbiamo preso un autobus che ci ha lasciate a metà strada tra Haridwar e Rishikesh e poi, nonostante le avessi detto che mi sarei tranquillamente arrangiata e sarei salita al volo su un tuk tuk, finché non mi ha fatto salire su uno di quei cosi sicura di avermi mandata nella giusta direzione, non ha voluto lasciarmi sola.

Tralascio i km fatti in tuk tuk seduta davanti dove dovrebbe starci solo il guidatore ma eravamo in 3, con mezzo sedere fuori dal sedile (eravamo tipo… troppi). Non so, sta scena mi ricordava tanto Calcutta aprile 2018…

La zona che ho visitato oggi ha molti negozi, più carini di quelli che ho visto ieri (e infatti ho comprato altre 2 borse) ma non era altrettanto interessante per quanto riguarda il fiume (poco male, le foto di ieri mi bastano e avanzano). Però ho trovato un murales raffigurante i Beatles eh…



E poi è successa una cosa che non avrei mai creduto possibile succedesse.

Non qui.

Non a me.



Da quando sono arrivata in India sono sempre stata tormentata da tassisti, guidatori di tuk tuk, risciò e qualche motociclista. Tutti mi volevano portare dovunque io avessi voluto andare. Sempre. Mi sentivo davvero desiderata, la turista bianca alla quale chiedere una tariffa 10 volte superiore a quella chiesa di solito.

Oggi mi hanno rifiutata, più e più volte. Nessuno voleva portarmi alla stazione degli autobus.

Ho dovuto ripercorrere il terrificante ponte e tornare da dove ero venuta, ripercorrere pure le vie piene di negozi e stare attenta a dove mi sedevo per riposare (c’è una scalinata molto ripida: in discesa rischi di scivolare e romperti l’osso del collo, in salita, con 40 gradi, di rimanerci secco) perché se non stai attento qui in men che non si dica potresti esserti seduto troppo vicino ad un negozio ed aver comprato una tigre o roba simile senza nemmeno aver capito come te l’hanno venduta…

E poi mi hanno rifiutata di nuovo.

Non avevano bisogno di me… è alta stagione a Rishikesh e io, stavolta, non ho fatto la differenza…






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