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INDIA: Ultima fermata: Rishikesh



Maggio 2018

Quando ho deciso che sarei andata in India, ho sorpreso parecchie persone.

Dell’India non ne avevo mai parlato. Era nella lista dei viaggi da fare ma non ai primi posti e nemmeno mi interessava particolarmente dal punto di vista fotografico. Anzi, non mi interessava proprio per nulla dal punto di vista fotografico. Molti dicono che fare foto in India è facile. È facile come lo è fare foto in qualunque posto diverso da quello che vediamo tutti i giorni. È difficile fare foto sotto casa e ritenere speciale proprio quel qualcosa che ci sta sotto il naso, molto più facile ammantare di fascino l’altro qualcosa, quello che non conosciamo. È così che foto senza senso sembrano bellissime, anche se non hanno alcun significato. Sono belle perché ci portano lontano, in luoghi dove, forse, non metteremo mai piede.

Ho deciso di andare in India una mattina qualunque. Mi sono alzata dal letto sempre dalla stessa parte, ho fatto colazione come al solito, ho bevuto una Coca-Cola per svegliarmi come sempre quando devo svegliarmi e ho pensato: ok appena ho tempo me ne vado in India e voglio risalire il Gange. Così. Senza motivo. Ho cercato di capire perché diavolo mi era venuta in mente questa cosa ma… non ne sono venuta a capo e ho deciso che non era importante capire perché avevo avuto questa improvvisa voglia d’India. L’importante era andare.

Ho dovuto però cambiare itinerario all’ultimo momento e, con il senno di poi, è stata la cosa migliore. Volevo vedere la sorgente ed il delta del Gange e tutto ciò che ci stava in mezzo tralasciando le città bagnate dallo Yamuna. Oltre al delta nel parco delle Sundebans a Calcutta, avrei visitato Gangotri a circa 3150 metri sul livello del mare. Non sarei riuscita ad andare al ghiacciaio alla sorgente vera e propria a circa 4300 metri perché non ho mai fatto trekking ad alta quota e insomma c’è quel problema delle vertigini… ma ero convinta che sarei andata a Gangotri ad ogni costo. Funziona così: prendi una jeep a Rishikesh, poi fai una di quelle strade brutte brutte brutte ed alte alte alte e tipo… vedi le carcasse delle jeep cadute giù, non c’è il parapetto, la strada è sterrata ecc. ma ho pensato… vabbè. Chissene frega, chiuderò gli occhi. Avevo letto che poi si fa una tappa ad Uttarkashi (per abituarsi all’altezza) e magari ci arrivi al buio e sei costretto a dormire in posti dove ci sono i ragni grandi (ecco lì magari ho pensato che i ragni grandi proprio anche no ma poi ho pensato che avrei potuto comprare una zanzariera da mettere in valigia) ma vedi le stelle per davvero perché il buio è proprio buio. Poi riparti per Gangotri, e lassù l’acqua del Gange è davvero meravigliosa e il panorama montano pure. E ho pensato: ok, ce la potrò fare. In un modo o nell’altro, fanculo alle vertigini.

Poi… ho deciso di cercare su YouTube un video che mi mostrasse esattamente a cosa sarei andata incontro, giusto per sapere eh. Solo per quello. E ho trovato questo video qui:



E ciò che ho visto mi ha fatta sudare, venire la tachicardia, chiedermi se per caso ero impazzita e decidere che fanculo le vertigini, non mi sarei di certo fatta fermare da un malessere. Però… forse… beh sarebbe stato meglio capire che medicinali prendere per poter evitare di stare troppo male per l’altezza. E informandomi riguardo a questo ho scoperto che io a Gangotri non ci sarei potuta andare. E non per via delle mie paure ma perché sono lievemente anemica e la mia emoglobina non è particolarmente allegra e se hai questo problema non puoi andare così in alto perché potresti stare davvero davvero male. E allora ho cambiato itinerario. Ho cambiato storia (Non potevo raccontare la storia del Gange saltando due tappe importanti). Cercando una soluzione mi sono imbattuta nella storia che poi ho trovato.

E forse è sempre stata quella la storia che dovevo raccontare.

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