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India, VARANASI: Fa talmente caldo che l'idea di un bagno sul Gange sta cominciando a diventare allettante...



Maggio 2018

Giorno 8: Varanasi

Qui ci sono le scimmie. Ecco a cosa sto pensando ininterrottamente. Che qui ci sono quelle fottute e dispettosissime scimmie. Non è che ne ho paura ma quando ho fatto i vaccini necessari per venire qui mi hanno messa al corrente che le maledette hanno la rabbia e che se non le lasci stare tendono a graffiarti o morderti. Ne ho vista una fuori dalla finestra della mia camera sul tetto di fronte. Lo sapeva che ero spaventata. Si è divertita alle mie spalle…



Facebook sa che oggi io sono a Varanasi e ha deciso di dirmi che qui fa caldo. Grazie Facebook, davvero, non me ne ero assolutamente resa conto.

Ma qui non è che fa solo caldo sai Facebook? Credo che all’inferno si stia meglio ma almeno non ci sono turisti e le città senza turisti erano proprio ciò che cercavo, specialmente questa città che si riempie di curiosi non appena le temperature lo permettono. Per me non è un ostacolo, basta alzarsi presto e dormire quando il caldo è troppo per poter uscire.

Che poi quei 42 gradi non sarebbero un problema irrisolvibile, il fattore uv a 11 è il problema. Se non sapete di cosa si tratta, sappiate che, se ci tenete alla salute, quando è sopra il 10 (e già a 10 è meglio che tu esca completamente coperto e con la maschera da saldatore) trovatevi qualcosa da fare ma non esponetevi al sole. È in queste ore che io scrivo, edito le foto e riprendo le forze perché purtroppo, nel mio caso più che in altri, questo caldo è debilitante.











Tenendo conto che nutrirmi non è nei miei piani a meno che io non ne sia costretta, come oggi, la cosa buona è che non ho mai fame. Proprio non ho voglia di mangiare ma siccome voglio sopravvivere mi costringo. Oggi ho ordinato il solito pollo al curry (come rimpiango quello di Bodh Gaya) e ho fatto la cavolata di prendere delle patate fritte (zitti! Zittiiiii!). Però il mio stomaco è pieno e per un po’ non mi dovrò preoccupare.

Le bevande te le vanno a comprare, mi hanno mandato un cameriere al quale ho dato i soldi dopo essere alla reception per la prima volta nei miei soliti panni e destando molta curiosità per i miei capelli. È tornato un altro tizio con la mia limonata fresca e gli ho chiesto se poteva portarmi via i piatti. Gli ho lasciato una piccola mancia e ho scoperto che è il manager dell’hotel. Cioè… da quando i manager degli alberghi si occupano di servizio in camera? Credo di essermi imbarazzata come non mai…

Sono uscita di buonora, non presto quanto avrei voluto, ero davvero stanca ma domattina rimedierò.

Varanasi è una città da 3 milioni di abitanti ma in qualche modo sembra che tutto ciò che accade di interessante, accada sulle rive del fiume. Devo dire che ho visto un po’ della città ieri sera quando sono arrivata e quel che ho visto non si discosta da ciò che vedo sempre: caos. Tanto tanto caos. Ma quello l’ho già assimilato. Oggi mi sono immersa nel fiume. Non letteralmente, anche se l’idea, con questa afa, dopo un po’ ti viene. Mi sono immersa nell’atmosfera.

C’è un metal detector prima dell’entrata al gath (scalinata) principale, ne ho visto uno anche ad un’altra entrata ma nessuno controlla e nessuno ci fa caso. Alcuni sono “presi in prestito” e portati sui marciapiedi delle vie circostanti, come se attraversandoli tu possa finire in una dimensione parallela… dove magari fa meno caldo. O la vita è relativamente più facile.




Il fiume brulica di vita e vi vengono svolte molteplici attività. Chi fa il bagno, chi lava i panni, chi fa offerte agli dei e chi prega, chi si rilassa sotto ad un ombrellone e chi costruisce barche. Animali giacciono poeticamente sulle scalinate, quasi fossero stati messi lì per “contribuire all’atmosfera”.












Alcuni corpi bruciano su cataste di legna e altri vengono trasportati in un sudario per essere immersi nel fiume prima di tornare cenere. Ho sentito dire molte volte che Varanasi è un crematorio a cielo aperto. Lo trovo molto riduttivo. La morte per gli indù non è un fatto privato e tutto viene svolto in modo molto rispettoso. Comprendo che se siete impressionabili non è un bello spettacolo. Di mio lo vedo un buon modo per passare oltre, tornare alla terra meglio, all’acqua, andare avanti o semplicemente ricominciare un ciclo. I barcaioli ti offrono un giro a poche rupie promettendoti una vista perfetta sul gath delle cremazioni cercando di far leva su quel voyeurismo turistico che porta molti a venire qui per poter dire di aver visto quella cosa. A che pro? Vedete, pagando si possono fare delle foto. Non sono una che si fa scrupoli, se mi fosse servita la foto avrei pagato, non ho tempo purtroppo di farmi conoscere e spiegare le mie ragioni. E se avessi pagato lo avrei dichiarato, avrebbe fatto parte della storia in un certo senso ma… no. Non capisco.

Non capisco a che servono tutte quelle foto che girano sul web, roghi ripresi più o meno in lontananza. Ok ci sei stato. Va bene. Ma hai capito? No. Te lo assicuro. Se tutto ciò a cui hai pensato era fare una foto allora non hai capito nulla. Non la troverete qui quella foto. Se volete capire, alzate il culo e venite qui e non soffermatevi sul morto che brucia ma sul fiume, su come vita e morte convivano tranquillamente a due passi, su come i panni stesi al sole dopo essere stati lavati sulle acque del fiume probabilmente portano tracce delle anime che vi sono appena state gettate. Oppure su come queste anime sono state bevute dai pellegrini che qui fanno il bagno. Odoratele quelle cremazioni se siete così curiosi, le foto non vi fanno sentire l’odore di una cremazione. Non è come pensate.

Poi non definirete più Varanasi un crematorio a cielo aperto.

Gli darete una vostra definizione, personale. Troverete una spiegazione, come io ho trovato la mia perché se vuoi capire il fiume o magari anche, se sei fortunato, trovare le risposte a molti perché beh… questo è il posto giusto.






























Ps: per la serie “io non cambierò mai”: “Madame… stai attenta, i gradini sono bagnati, vedi di non scivolare dentro al fiume”. Io, mentre già stavo scivolando: “grazieee eeeeh che cavolooooo” (per amore del vero mi stavo per esprimere in modi assai più sconvenienti ma mi sono trattenuta) ma ero preparata e sono riuscita a non cadere dentro al Gange.

Per ora.



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