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India, VARANASI: Sì, l'ho fatto il giro in barca!



Maggio 2018

Giorno 9: Varanasi

Non potevo non farlo.

Chiunque me lo aveva consigliato.

E non me ne pento perché al di là della vista della città dal fiume, ho messo un altro tassello al puzzle che sto cercando di comporre con le mie foto.

Avrete capito che sono particolarmente interessata alle religioni.

Qualunque religione.

Mi interessa tutto ciò che è sacro e ogni tipo di culto ad esso legato.

Perché? Perché mi interessano le cose alle estremità e la religione è una di quelle.

Ammetto che vedere da vicino e soprattutto, ahimè, annusare un cadavere trasportato dalla corrente in mezzo al fiume alle 6.30 di mattina non è per tutti, però ti porta a comprendere un po’ di più questa cultura.

La corrente lo trasportava veloce, era avvolto in un sudario di lino e dall’acqua uscivano solo la testa e le braccia. All’inizio avevo pensato stesse nuotando, come molti altri non troppo lontano.

Il barcaiolo che mi aveva abbordata non appena avvicinatami al ghat in cerca di un passaggio mi ha portato abbastanza vicino al corpo.

Mi serviva quella foto, per la mia storia. Non mi sono sentita di mancare di rispetto. Questo fa parte del fiume e io voglio raccontare il fiume. E quel corpo di cui si vedeva solo un volto avvolto in un sudario e due braccia aperte lo stava raccontando, il fiume. Sembrava lo stesse abbracciando.

Non ho idea di chi potesse essere… a quanto mi ha detto il barcaiolo forse un appartenente alla categoria dei puri (donne incinta, santoni e bambini, anche se non sembrava un bambino) che non necessitano di essere purificati dal fuoco e quindi vengono affidati al fiume oppure uno dei poveri che non ha potuto permettersi la cremazione.

Eh già, si paga. Ovviamente.

Avevo litigato con il barcaiolo.

Un tizio insistente che mi aveva impressionata per avere tutti i denti marci, neri e insanguinati.

All'inizio, davvero, lo avrei spintonato nel Gange.

Mi aveva abbordata non appena mi sono avvicinata al ghat e mi aveva chiesto cifre molto al di sopra di quelle chieste di solito per quel tipo di servizio.

Ho fatto di tutto per togliermelo dalle scatole, voleva che facessi un giro in barca da sola, non con altre persone, perché per fare le foto era meglio, ma io ero furiosa perché stava tentando di alzarmi il prezzo. Un po' troppo a dire il vero. Quindi sono andata verso un'altro ormeggio barche e ho contrattato con un tizio per la cifra che volevo spendere, per un giro con altre persone.

E indovinate chi mi sono travata, seduto davanti a me con i remi in mano? Il barcaiolo che non mi mollava.

E ho fatto il giro da sola, costretta, con lui che mi raccontava di sé e della sua famiglia e del fiume. E mi sono rabbonita.

Alla fine ho capito che è solo una delle povere persone di qui che cerca di sopravvivere.

Voleva farmi persino uno sconto perché lo avevo avvisato di alcune barche che stavano arrivando dietro di lui, evitando uno scontro, ma non ho voluto.

Diceva che molti turisti si arrabbiano se il giro non dura esattamente un'ora e che io ero gentile.

Beh, dopo che mi aveva fatto saltare i nervi mi ha spiegato che lui non ha i soldi per una barca sua quindi le prende in affitto ai vari posti barca, io mi sono sentita molto in colpa per non averlo trattato troppo bene solo poche decine di minuti prima...

Non ha studiato ma ha imparato l'inglese per poter lavorare, altrimenti come ci parli con i turisti?

Mangia solo una volta al giorno e fuma sigarette economiche e la mattina si alza alle 4 e fa 6 chilometri a piedi per arrivare al Gange.

Mi ha raccontato di come prende l'acqua da bere al fiume, la stessa dove galleggiava il cadavere e dove fanno il bagno le mucche, perché quella filtrata è senza sapore, non gli piace e che ha una moglie e tre figli e secondo lui i senzatetto per strada se la passano meglio perché noi turisti siamo molto generosi con loro e, a differenza sua, i senzatetto non lavorano.

Spera che quando sarà il suo momento potrà permettersi la cremazione e di non venir gettato direttamente in acqua.












Verso sera sono andata a fare altre tre cose da fare qui: comprare pashmine, provare il lassi e andare alla cerimonia sul fiume.

Ho avuto la fortuna di trovare un negozio dove comprare delle sciarpe deliziose per famiglia e amiche (anche se, a voler precisare, sono stati i negozianti a trovare me mentre passeggiavo senza una meta e no, non mi faccio tirar dentro in tutti i negozi, semplicemente questo aveva ciò che cercavo e sì, io detesto le pashmine ma mia madre no), e anche quella di trovare abbastanza in fretta il supermercato che mi era stato indicato (perché, dopo che hai provato a spiegarti in tutti i modi, sei stata costretta a tirare fuori dalla borsa “quelle buste viola” davanti al manager dell’albergo per fargli capire cosa stavi cercando perché glielo devi dire esattamente altrimenti no, non sa come aiutarti. E poi pure arrossisce eh).

Per quanto riguarda il lassi… ecco… ci ho messo un bel po’ ad arrivare da Blue Lassi (famoso perché puoi bere un lassi in tutta tranquillità anche se non sei di qui in quanto le norme igieniche osservate sono adeguate agli standard occidentali), un locale molto carino disperso in mezzo al solito labirinto di vicoli.

Ho chiesto la strada a chiunque, spesso ai molti poliziotti che si incontrano in quella zona (si trova vicino ad un tempio molto importante nel quale gli occidentali non sono visti di buon occhio).

Poi, quando sono arrivata tutta convinta che finalmente io ce l’avrei fatta e sarei riuscita a bere quella cosa ho visto lo yogurt che sarebbe stato utilizzato insieme a ghiaccio, spezie e frutta. Sembrava formaggio.

E lo so che non era formaggio bensì yogurt ma io detesto il formaggio sopra ogni altra cosa al mondo e quell’immagine mi ha fatto fare dietrofront. E, ovviamente, le molte persone a cui avevo chiesto la strada si sono preoccupate che io mi fossi persa…

E che gli dovevo dire? Che ci ero arrivata ma poi ero stata colta dalla mia solita fobia per il cibo sconosciuto? Ovvio che mi ero persa.

Una volta sgattaiolata da una marea di “Blue Lassi è di là, ti stai sbagliando”, ritrovata la via principale mi sono diretta al fiume per la Puja serale.

La cerimonia si svolge ogni sera al Ghat principale, a poche centinaia di metri dal mio albergo.

Le scalinate erano affollate e piene di sedie. Molti hanno assistito dalle barche ma non c’era la ressa tipica dei periodi turistici.

Degli officianti hanno eseguito una Puja ovvero un’offerta particolarmente elaborata.

Devo dire che è affascinate, e la preghiera associata al fumo, al fuoco e al suono di alcune campanelle, petali sparsi e movimenti sincronizzati, dopo poco diventa quasi ipnotica.

Avevo visto dei posti liberi in una posizione privilegiata (le sedie erano rosse a differenza delle altre, tutte bianche), qualcosa mi dice che erano riservati, pare ci sia un albergo in cui paghi qualcosa tipo 1000 dollari a notte e che la cifra comprenda giro in barca e tutto ciò che puoi fare a Varanasi (ma sono storie sentite in giro).

Non mi sono fatta grossi scrupoli e mi sono seduta, nessuno mi ha cacciata.

La cerimonia per me ha avuto un finale inaspettato. È passato un tizio con il cestino delle offerte, come quando vai a messa.

Lo so che per imbastire tutto ciò ogni sera ci sono dei costi eccetera eccetera ma in quel momento ho fatto quello che hanno fatto più della metà delle persone, mi sono alzata e me ne sono andata.

Con l’apparizione del dio denaro la cerimonia è finita e andate in pace.






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