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Lettonia, RIGA: Notti baltiche



Luglio 2018

Riga

Ho passato 5 settimane a Riga per lavoro. Nulla che vedrete, si trattava di foto tecniche.

Non era la mia prima volta a Riga. Ci ero già stata un paio di giorni meno di un anno fa e mi era piaciuta. Non troppo bella ed apparecchiata per i turisti come Tallin e non troppo “non so che dire al riguardo” come Vilnius.




Da qualche parte l’ho sentita definire la Milano baltica. Beh... chiunque lo abbia scritto non ha tutti i torti, ho vissuto a Milano per 5 anni (e spesso mi manca terribilmente) e Riga, per certi versi, è pervasa da un’atmosfera simile. È una città dove è bello vivere, anche se durante l’estate baltica (un periodo meraviglioso a nord, ovunque voi siate), la sottoscritta non riesce a dormire bene ed è di pessimo umore a causa della luce che non se ne vuole andare se non per qualche ora. Sebbene mi renda conto che ammettere di preferire l’inverno baltico per una che ascolta i Depeche Mode e tutto ciò che ne consegue, veste prevalentemente di nero, è pallida come un vampiro, tatuata e portava un po’ di piercing qua e là fa tanto stereotipo, beh lo dico. Preferisco le infinite giornate buie che svegliarmi in piena notte perché non c’è tendaggio che non ti faccia entrare la luce in casa e qui non si usano i balconi. Parlo per esperienza diretta.












Ho ribadito più volte a mia madre che Riga è una gran bella città, che si vive molto bene, che si mangia bene, che non è un posto dimenticato da Dio e dalla moda (cosa che apprezzo perché sebbene la mia vita sociale non sia abbastanza movimentata da giustificare l’acquisto di un paio di costosi jeans di Isabelle Marant, mi piace avere la possibilità di farci un pensiero e magari provarli) ma mia madre non mi ha mai creduto. Già. Mi ha creduto solo quando ha visto per caso un documentario su Riga e mi ha telefonato per dirmi che Riga è davvero molto bella. Ma dai? E io cosa ho detto parecchie volte?

La madre ha risposto che, visto che la mia concezione di bello è un tantino opinabile, non pensava che le potesse piacere Riga. Effettivamente credo abbia senso.

Vedete il mio spirito guida è Robert Polidori, fotografo al quale invidio (e io non invidio mai lavori fotografici d’altri, mi limito ad ammirarli ma non in questo caso) il capolavoro “After the flood” una lunga serie di foto prese a New Orleans dopo la devastazione causata dall’uragano Katrina. Polidori ha il dono di rendere poesia ciò che per altri è distruzione, caos. Avendo costretto tutta la mia famiglia ad ammirare i lavori di Polidori ci sta che mia madre abbia immaginato Riga come un posto brutto e sporco, con un sacco di case crollate, macerie e qualche immagine religiosa qua e là... forse dovrei spiegarle che per me ciò che è interessante fotograficamente non è esattamente il luogo in cui vorrei vivere ecco.





Sono arrivata a Riga la sera tardi. Ho chiamato un Uber all’aeroporto e ovviamente ci ho messo un po’ a capire che i non taxi si prendono al piano di sopra. Se doveste arrivare all’aeroporto di Riga ricordatevelo, risparmierete tempo.

Il conducente aveva l’indirizzo giusto ma, una volta scesa dove avrei dovuto scendere, qualcosa dentro di me, quel qualcosa che mi fa fare cazzate assolute, ricordava che l’indirizzo fosse un altro. Non dovevo scendere al 3 ma al 30. Peccato che, arrivata al numero 30 ci fosse tipo il nulla e, di fronte, un centro commerciale. Capirete che verso mezzanotte potevo essere solo arrabbiata con me stessa.

Controllato l’indirizzo mi resi conto che 30 era il numero dell’appartamento, non della via. Le indicazioni sembravano la mappa del tesoro. Colei che mi aveva affittato la stanza non poteva aspettarmi quindi più o meno la cosa funzionava così: avrei dovuto trovare un portone tra un bar e un negozio, aprirlo con un codice, poi avrei dovuto andare al primo piano (che in Lettonia corrisponde al piano terra), prendere le chiavi in una cassetta da aprire con una combinazione, uscire, trovare il negozio della Kodak, girare l’angolo, girare un altro angolo, trovare un portone rosso, aprirlo con un altro codice, salire al terzo piano senza ascensore, aprire un’altra porta, trovare l’appartamento, poi la stanza, nel caso avessi avuto qualche difficoltà, sbattere i tacchi delle mie scarpette rosse e pronunciare la frase “nessun posto è bello come casa mia”.

Stranamente dopo qualche incomprensione ho trovato l’appartamento e... beh la chiave non apriva la porta.

Tralascio di raccontare per filo e per segno l’ora e mezza passata tra imprecazioni, il tediare il povero inquilino dell’appartamento accanto che aveva avuto la geniale idea di andare in bagno mentre cercavo una soluzione (una volta sentite tracce di presenza umana non ha avuto scampo) e il massacro di una serratura che alla fine ha ceduto.

Non sono stata fortunatissima con la casa perché mi trovavo in un grande appartamento del quale occupavo una stanzetta, le altre erano chiuse. Ogni tanto mi trovavo gente in casa perché il proprietario stava cercando di affittare l’intero appartamento ma si guardava bene dall’avvisarmi che sarebbe passato quindi i papabili coinquilini mi hanno trovata in pigiama più di una volta, hanno ammirato la mia biancheria stesa ad asciugare sulla doccia e osservato il caos creativo che pervadeva la cucina dopo i miei deliziosi esperimenti culinari.

Per il resto Riga con me si è comportata bene. Ho trovato dei supermercati eccellenti, un paio di occhiali da sole di Moschino stupendi, una comunità di giocatori di Pokémon Go che manco a New York, un centro storico che mi invogliava a lunghe passeggiate nel weekend (ci sono un sacco di locali e spesso grigliano cose il sabato pomeriggio)



e questo coso qui che serve per portare in giro una simpatica manica di ubriachi mentre si ubriacano in tutta sicurezza:



La cosa che ho adorato sono dei meravigliosi mercati di cianfrusaglie varie dove cercando un pò ho trovato della vecchia propaganda sovietica per un amico.

Bazzicando in questi mercati ho trovato le foto più interessanti, soprattutto durante l'orario di chiusura.





Apro una parentesi. L'edificio che vedete in lontananza richiama la tipica architettura russa delle famose sette sorelle (sette edifici rappresentativi del classicismo socialista). Ne potete vedere uno anche a Varsavia ma so per certo che non è particolarmente amato dai varsaviani i quali lo farebbero implodere volentieri). Io lo trovo davvero bello.







Ho assistito alla compravendita di una pistola (no, non era finta) e ho evitato di comprare uno di quei cappotti da militare che mi piacciono tanto perché, ammesso che ci fosse la mia taglia e ne dubito, non ci capisco molto di ornamenti militari ma so che al Black Market (si chiama così) in Firsa Sadovņikova street al numero 9 nel quartiere russo dove trovi un sacco di cose tipo autoradio e telecomandi e pezzi di ricambio di auto e biciclette e anche iPhone di dubbia provenienza, puoi comprare cimeli nazisti, sempre che tu sappia come chiederli, quindi rischiavo di tornare a casa con un cappotto delle ss senza nemmeno rendermene conto.











Rimane un dubbio che mi assale.

Dormo sempre con la finestra aperta, non sopporto il silenzio. Ora, gli ubriachi va bene ma il coro di anatre che partiva dal nulla a intervalli non regolari ogni notte, immancabilmente, io proprio non l’ho capito.







Ps: quello qui sopra è un ex deposito per dirigibili riadattato a mercato alimentare. Vale la pena visitarlo ma io non ho potuto trattenermici per fare qualche foto perché gli odori sono davvero molto forti e non sono riuscita a sopportarli, sono letteralmente scappata fuori per scongiurare il peggio.



E questa foto l'ho fatta a Jurmala perché fuori Riga di interessante ci sono numerose stazioni balneari che come al solito mi interessano quanto mi interessa una martellata su un piede.

Mi sono comunque sforzata di farci un giro.

Si prende il treno e poi si scopre che Jurmala comprende ben 7 diverse stazioni dove poter scendere ed avviarsi alla spiaggia. Cosa che mi ha un attimo incasinata ma alla fine in spiaggia ci sono arrivata comunque e dopo aver preso atto di aver visto la spiaggia lettone e aspettato il treno dal lato sbagliato del binario (cosa che me lo ha fatto perdere, ovviamente), ho girato i tacchi e sono tornata a Riga.

Prima di smettere di tediarvi però vorrei consigliarvi tre libri che mi sono piaciuti davvero moltissimo, li ho ascoltati mentre ero qui. Per ascoltare gli audiolibri io uso Audible e finora mi sono trovata molto bene. Se non siete delle capre con le lingue straniere, come la sottoscritta, ci sono un sacco di titoli in inglese.

I libri sono questi qui:

"La ferrovia sotterranea" di Colson Whitehead (potrei scrivere per ore riguardo a questo capolavoro ma vi basti sapere che non ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa ed il Premio Arthur C. Clarke nel 2017 per nulla...)

"La coppia perfetta" di B. A. Paris (se vi piacciono i thriller questo è davvero ben costruito)

"Ricorda di non dimenticarmi" di Jess Walter (ecco questo libro avrei voluto scriverlo io... qualcuno pensi alla trasposizione cinematografica per favore, grazie)

E poi... a Riga ho perlopiù ascoltato la mia musica... Dio Spotify mi ha suggerito delle cose interessanti... non accadrà spesso ma stavolta voglio condividere con voi una piccola parte della mia playlist:

The Way You Love - Electro Spectre

The Lost Get Loud - Elektrik People

How Does It Feel To Let Go - Baron Bane (adoro, adoro, adoro questo brano)

Losing Touch - Empathy Test

Monster - Colours

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