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Marocco, CASABLANCA: E stanotte si dorme nell’hotel delle prostitute…



Settembre 2018

Giorno 4: Casablanca

Devo cominciare a leggere per davvero le recensioni degli alberghi e non prenotare a caso dopo aver letto che offrono Wi-Fi, stanze con bagno privato e sono vicini al centro… solitamente mi capita di leggerle dopo aver fatto il check-in, spesso per caso, ed è successo questo anche stavolta. Cercavo delle recensioni riguardo al ristorante dell’albergo e sono venuta a sapere che in questo albergo si è soliti venire per intrattenersi con professioniste del sesso.

È vero che in passato, quando non esistevano applicazioni e trip advisor, io e le mie amiche prenotammo un albergo ad ore per 10 giorni a Barcellona (cioè fu colpa mia, lo scelsi io, non ricordo perché, telefonai e in uno spagnolo molto creativo riuscii a prenotare) e pure mi capitò di stare a Nizza in un albergo sopra ad un nightclub quindi… nulla di nuovo.

Sono partita relativamente tardi da Essaouira ma il primo autobus disponibile era alle 10 quindi non ho avuto scelta. La mia abitudine di guardare dal finestrino in continuazione mi ha portato ad avere seri dubbi riguardo all’aver preso l’autobus giusto quando l’ho visto snobbare il cartello con scritto “Casablanca” per dirigersi verso “Marrakech” ma qui il biglietto te lo controllano per davvero, hanno una lista dove depennano il codice della tua prenotazione e se manca qualcuno lo cercano quindi mi sono tranquillizzata abbastanza in fretta. Effettivamente poi sono arrivata in città con un’ora di anticipo.

Il paesaggio tra una città e l’altra è vario: mi ha ricordato sia l’Andalusia (con colori più tenui) che l’Uttar Pradesh in India. Certi borghi sembravano provenire direttamente dall’India del nord, avrei voluto chiedere al conducente di fermarsi e lasciarmi curiosare in giro. Poi mi sono accorta che sì, il caos era simile ma l’atmosfera completamente diversa.

Detto questo, Casablanca per ora è esattamente ciò che mi aspettavo e ciò di cui parlano le guide: un enorme, gigantesco “boh”.









Casablanca è “boh” perché sono arrivata nel pomeriggio e ho gironzolato per un po’ nella Medina e in centro, la Moschea la visiterò domattina, e non trovo la città né bella, né brutta, né insignificante. E se non é nessuna di queste tre cose cosa diavolo dovrebbe essere? Boh, soltanto boh. È la classica metropoli dove il moderno sta soppiantando ciò che resta della vecchia Casablanca con gli odori e i rumori della metropoli.



Non so che dire. Fotograficamente trovo qualcosa di interessante ovunque. Il mio insegnante di reportage ci educava con il metodo nordcoreano: se non fai come ti dico io costringerò i tuoi parenti fino alla terza generazione a scattare foto bendati senza accompagnatore (sì, ci ha pure fatto fotografare bendati ma accompagnati ovviamente, no, non è da pazzi, serve realmente a capire delle cose e infine, sì come potevate immaginare mi sono fatta male, la mia accompagnatrice mi portò al Cimitero Monumentale di Milano perché voleva che avessi una “esperienza tattile” e io caddi sopra ad una tomba, però io le feci prendere la multa in tram da bendata quindi direi che tutto finì con un pareggio).

Il mio insegnante di reportage è un insegnante molto carino e gentile, uno di quei tipi che, quando magari sei felice e contento e ti senti realizzato e guardi le tue foto e pensi che Steve McCurry può andare a nascondersi al tuo cospetto prende le medesime foto e una per una ti fa capire quanto e perché fanno schifo, usando anche termini meno delicati (Lo so che leggi questo diario e lo so che ho postato anche delle foto che non avrei mai avuto il coraggio di presentare al tuo cospetto, lo so. Abbi pietà).






Il primo degli innumerevoli esercizi che ci costrinse a fare fu quello di fotografare il luogo in cui vivevano quindi quello per noi meno interessante. Quello ovvio, scontato, quello che non osservi oramai da troppo tempo, sempre che tu lo abbia mai fatto. Che ti frega di fotografare la strada in cui vivi e le persone che vedi tutti i giorni? Quando cominci a fotografare sogni scenari esotici dove fare foto fuffe che piaceranno solo per l’ambientazione insolita. Eh no. Se riesci a raccontare ciò che non ti interessa minimamente poi puoi raccontare qualunque cosa.



Casablanca questo mi ha trasmesso… quella sensazione di totale disinteresse rispetto a un qualcosa che hai già visto troppe volte e che mai penseresti di voler raccontare.

E poi la Medina offre l’unica cosa di cui davvero davvero non mi importa nulla: file e file di bancarelle che vendono imitazioni di griffe.



Cioè, credo siano imitazioni, non mi sembrava che Vuitton avesse inaugurato una bancarella nella Medina di Casablanca… o forse sì e questa è semplicemente una nuova installazione della Beecroft.

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