LOSTinSTORYTELLING

Marocco, CHEFCHAOUEN: Titolo cafone anni 80: Chefchaouen by Night



Settembre 2018

Giorno 9: Chefchaouen

Detesto, detesto e ancora detesto la fotografia notturna. Proprio non mi piace fotografare le città di notte… non fa per me. Non è che non lo so fare, se voleste potrei svelarvi qualche trucchetto, semplicemente non è di mio gusto.

Tempi di scatto lunghi, attese, pazienza… e poi per fare una foto fatta bene i lunghi tempi di scatto prevedono che la macchina stia immobile e il cavalletto non fa parte del mio kit di sopravvivenza fotografica. Di solito porto con me 4 ottiche (ne ho altre ma poi diventerebbe un problema imbarcare il mio zaino come bagaglio a mano), la fotocamera ovviamente, un hard disk da 2 tera, un flash portatile e mille cavi, memory card, batterie, caricabatterie e altre carabattole utili. Possiedo due cavalletti, uno vive a New York da un amico e l’altro poltrisce nella mia stanza. Entrambi non entrano in una valigia quindi li dovrei imbarcare come bagaglio fuori misura. Ne ho imbarcato uno una volta (mi era necessario) e al ritiro bagagli dell’aeroporto di Milano Malpensa per ritrovarlo sono finita nella zona di carico bagagli (dove non avrei nemmeno dovuto potermi avvicinare). L’ho incontrato per caso mentre andavo a denunciarne lo smarrimento, appoggiato ad una parete, abbandonato a se stesso. Non faccio commenti.

In mancanza di un cavalletto è possibile utilizzare dei punti di appoggio per la fotocamera e qualche oggetto, tipo un portafoglio o semplicemente il tappo della stessa, per alzare l’ottica e ottenere l’inquadratura che cercate. Non è il metodo più consono e appropriato ma di solito funziona.

Ho quindi ficcato in borsa il teleobiettivo, ottica ancora più difficile da stabilizzare, e sono tornata nella zona dove avevo fotografato il murales con la scritta “orgie” ma nessuno si stava rotolando in gruppo in mezzo alla sabbia… semplicemente dei ragazzini stavano giocando a calcio e se ne sono andati prima che io finissi di fotografare la città quindi non ho nessuna prova fotografica di ciò che sto affermando. Magari sto mentendo e mi sono ritrovata nel mezzo di situazioni non adatte ad un pubblico sensibile… chissà!

C’è un altro posto, molto più in alto, da dove catturare belle immagini delle casette tutte blu ma è troppo in alto perché io mi senta tranquilla e non venga colta dal panico per le vertigini e, essendo da sola, con il buio avrei rischiato di perdermi. Quindi magari… meglio di no.

Detto questo, Chefchaouen, dopo che il sole se ne è andato a nanna, meritava che io soffrissi un’oretta per prendere qualche foto. Che sarà mai…

Eccovela, inaspettatamente poco blu.









È che la tipica forma a raggiera che prendono le luci quando lo scatto dura, in questo caso, 30 secondi, proprio non mi piace ma nemmeno mi piacciono le foto piene di rumore digitale, con bolle di luce che avrei ottenuto con un tempo di scatto veloce e le iso altissime…





Stamattina, prima che io prendessi l’autobus, un magnifico cielo azzurro perfettamente in tinta con i colori della città mi ha praticamente riso in faccia. Ma sapete che vi dico? Ho preferito Chefchaouen con il cielo grigio e i colori più tenui che a volte quasi sembravano avvolgerti. Non è da me, amante dei contrasti e delle ombre profonde, dire una cosa del genere e penso non accadrà più.

Poi, mentre contemplavo il cielo azzurro e riflettevo su ciò che vi ho appena confessato, un cane si è avvicinato e ha tentato di azzannarmi il polpaccio, cosa che per fortuna non è riuscito a fare per poi prendersela con la mia valigia.

Sì, mi ha morso la valigia. Più volte. Era un cagnolino piccino quindi non ero spaventata ma proprio non riuscivo a togliermelo di dosso, finché non è accorso in mio aiuto un ragazzo. Non ho visto molti cani, il primo che si avvicina se la deve prendere con me quando io nemmeno lo avevo badato? Non so…

Ah già, dimenticavo, le foto delle porte:












E… sorpresa. I muri azzurri di Chefchaouen di notte cambiano colore ammantandosi di quello che io definirei lilla ma in realtà è color lavanda. Lo stramaledetto lavanda. Un colore che il digitale fatica a catturare e nel mio caso mi ha sempre dato problemi (me ne sono accorta mentre stavo fotografando degli stivali di Missoni – stupendi tra l’altro – e il lavanda di una delle iconiche righe veniva recepito come blu).

Ero pronta a comprare una qualunque cosa per creare un punto d’appoggio per la macchina fotografica e mostrarvi che accade alla città quando le luci si attenuano ma sarebbe stato inutile. Ho provato anche con il caro iPhone 8 ma nulla da fare. Secondo me lo sapevano e lo hanno fatto apposta per far soffrire i fotografi. Mi spiace, mi sa che proprio dovrete venire fino qui se volete vedere Chefchaouen color lavanda. O trovare le foto di qualcuno più bravo di me.

La foto che segue è ritoccata digitalmente ma più o meno rende l’idea delle vie della città al buio.

No… non rende affatto l’idea… maledetto lavanda!!!!

- - -

loading