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Marocco, FES: Ops… ho rotto gli occhiali da sole…



Settembre 2018

Giorno 12: Fes

Normalmente per me rompere degli occhiali da sole è una tragedia perché di solito gli occhiali da sole che indosso sono molto belli e… insomma… se ti alzi dal letto e calpesti gli occhiali di Chloè che non hai idea di come siano finiti in terra accanto al letto un po’ ci rimani male eh… ma non è questo il caso!!!!

Indosso un paio di occhiali neri uv adeguati trovato in un cassetto a casa (nessuno ha saputo dirmi come ci erano finiti e di chi potessero essere quindi me ne sono appropriata). Il mio parco occhiali da sole è composto da occhiali troppo vistosi e non mi pareva il caso di gironzolare con occhiali rossi di Moschino con lenti a farfalla ecco… e ora ho rotto la montatura degli occhiali senza padrone. Non ne comprerò un altro paio, li riesco ad indossare comunque, ci tengo ai miei occhi e ho bisogno di una protezione adeguata quindi andrò in giro con la montatura degli occhiali rotta.

Magari si verificherà di nuovo ciò che accadde quando, per un paio di mesi, documentai la vita in un campo rom a Milano. Non volevo offenderli quindi quando andavo da loro mi vestivo male e mi ero comprata delle ballerine al negozio cinese a 2 euro. Le ballerine si ruppero mentre ero al campo e una donna, impietosita, prese un sacco di scarpe e lo svuotò davanti a me, chiedendomi di sceglierne un paio, me le avrebbe regalate volentieri. Ecco. Se a qualcuno faccio pena qui perché ho gli occhiali rotti, i Gucci quadrati a righe glitterate rosse verdi e nere che secondo la commessa dell’omonimo negozio mi stavano estremamente bene (e aveva ragione ma io li volevo neri, però ora sono davvero tanto pentita di non averli comprati) sarebbero perfetti per sostituire la roba di plastica trovata in un cassetto.

Lasciato libero super nonno (che voleva trovarmi marito perché secondo lui sono così carina e simpatica… nonno, sono solo gentile perché me lo hanno inculcato in testa fin da piccola e non riesco a non esserlo ma… no non sono carina… simpatica sì, te lo concedo) ho dato un occhio alla Lonely Planet per capire cosa potesse interessarmi. Il cimitero ebraico di Mellah mi è parso imperdibile soprattutto dopo aver letto i commenti sul web: a meno che non abbiate un interesse personale non andateci, il quartiere non è interessante (assolutamente falso, secondo la mia opinione), tempo perso.

Non è difficile arrivarci, il gps non impazzisce, andate al Palazzo Reale già che ci siete, il cimitero è vicino.










Mi sono sentita fischiare dalle guardie e stavolta ho capito subito che il fischio era diretto a me… stavo andando in una direzione senza uscita, nel giardino antistante al Palazzo Reale, stavolta non ho fatto nulla di proibito, credo.

Ho chiesto a parecchie persone dove stava il cimitero e tutti mi rispondevano “la porta è laggiù!” Ma laggiù dove? Ma quale porta? Ma cosa?

Questa porta qui:



Il cancello di casa mia è molto ma molto più bello (ok sto giocando sporco, il cancello di casa mia è notevole di per se). Ma… un cimitero del genere può avere l’ingresso simile a quello di un garage? Pare di sì. E vi dirò, una volta visto il cimitero… beh ci sta che si entri da un portone del garage.

Il custode è un po’ fastidioso ma del tutto innocuo. Ti sta un po’ troppo addosso e mi ha chiesto di tornare a trovarlo… non so se fa così con tutte o se gli stavo particolarmente simpatica…








Terminata la mia visita al cimitero dove un simpatico non so chi era mi ha detto che se mi piaceva il posto avrei potuto comprare in loco un alloggio per il mio futuro eterno riposo (no no e no, le mie ceneri verranno sparse in acqua!!!!) ho seguito il suono di alcuni tamburi (qui si trovano in vendita un sacco di tamburi) e, seguendolo, mi sono persa ed è stato bello. È sempre bello perdersi a Fes:







Sto trovando un sacco di foto per il mio progettino fotografico concettuale che capirò solo io. Una l’ho vista all’interno di un bar che, non mi ci è voluto molto a capirlo, pareva riservato ai soli uomini. Ho cominciato a chiedere se potevo fare la foto che mi serviva agli avventori e tutti parevano d’accordo (finché non entravo nel bar, chissenefrega), poi il proprietario mi ha chiesto cosa stavo facendo. Gliel’ho spiegato e non ha avuto nulla in contrario. Poi sono entrata per mostrargli la foto. Apriti cielo!!! Si sono voltato tutti con una faccia che ve la raccomando. Che io abbia fatto qualcosa che proprio non dovevo?

Ho passato il resto del tempo a gironzolare per la Medina e lungo le sue mura, dicono che puoi camminare per giorni e non passare per lo stesso posto due volte… la cosa carina è che le persone mi hanno riconosciuta, mi avevano vista chi qui, chi là… volevano sapere se stava andando tutto bene. Mi hanno fatta sorridere (a parte il solito fastidio che mi ha provocato il non passare inosservata nemmeno se vestita di nero e con i capelli coperti… la mia carnagione rigor mortis e il mio viso che non abbisogna di countouring mi fregano…).














Sto barando un po’ con la cosa delle calamite. Ho comprato quella di Casablanca a Rabat, quella di Chefchaouen a Tanger ma adesso basta, ho pensato. La sacra calamita da cappa della stufa va comprata in loco. Quindi mi sono messa alla ricerca di una calamita decente con scritto sopra Fes. Impresa ardua perché ho trovato calamite inneggianti al Marocco di ogni foggia e materiale e riguardanti ogni città possibile ma quelle tipiche di Fes erano proprio brutte… ne ho comprata una più o meno decente e, addentrandomi nei vari souk, ho trovato qualche altra foto di manichini… come dire… particolari…

Per prima cosa ho visto questo:



Quindi mi aspettavo di trovare questo (era solo questione di tempo):



E mentre fotografavo quello, un negoziante mi ha invitata a fotografare le sue “manichine” così poi avrei avuto “la famiglia” (effettivamente l’alopecia sembra essere un tratto distintivo di questa “famiglia”):



E poi è arrivata la foto che non ho fatto. Un negoziante si stava appoggiando al manichino di una bambina, uno di quelli con tutti i capelli, fin troppo “reale” con accanto quell’uomo quasi finto. Teneva una mano attorno alla bocca del manichino e con l’altra gli stringeva il collo, la testa appoggiata alla testa del manichino. Non ho nemmeno tentato di prendermi la foto, a volte sono stanca di “vedere troppo” e una casuale scena di vita che rimandava alla violenza su minori è qualcosa che non voglio portare con me da Fes.



Ps: se vi imbattete, in Marocco, in una manifestazione politica di qualunque tipo, prima di fare delle foto chiedete il permesso alla polizia che sicuramente starà sorvegliando la situazione. Mi sono trovata davanti ad un piccolo gruppo di manifestanti in mattinata e no, non ho fatto foto in questo caso, ero al corrente del fatto che servono dei permessi. Io ho il tesserino da fotogiornalista ma non lo esibisco quasi mai. Anche se si tratta di una manifestazione pacifica, a meno che non dobbiate scattare delle foto per lavoro, lasciate stare, non vi servono quelle foto, datemi retta.

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