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Marocco, FES: The Real Medina Experience



Settembre 2018

Giorno 10: Fes

Il mio arrivo a Fes non è stato esattamente dei più tranquilli. Diciamo che la mia incazzatura potrebbe avermi precluso il Paradiso per sempre, questa volta.

Innanzitutto non sono riuscita a spiegarmi perché non ho trovato un posto che fosse uno sul bus da Chefchaouen a Fes ma da Tetouan facendo una fermata a Chefchaouen sì. Non capisco. Ho dovuto andare a nord e farmi un’ora e mezza di strada per prendere un autobus che comunque avrebbe fermato a Chefchaouen. La logica non è il mio forte ma qualcosa non mi quadra, che dite?

Siamo arrivati in ritardo a Fes.

Avevo cambiato alloggio perché, grazie ad una illuminazione che mi ha fatto notare che avevo pagato un po’ troppo poco per avere un Riad decente, ho approfondito e dopo aver letto “peggior alloggio in 20 anni di viaggi”, “non avrebbero dovuto permettergli di affittarlo” e “cimici dei letti”, la velocità con la quale ho disdetto la prenotazione rasenta quella della luce. Mi accontento ma quando è troppo, è troppo! A mia discolpa molte recensioni verificate ne parlavano molto bene ma sto cominciando a diffidare di tutto e tutti.

Ho quindi prenotato un altro Riad definito da tutti meraviglioso.

Bene. Il bus si è fermato per strada per permettere a tutti di mangiare della carne alla griglia (io ero rimasta sul bus e me ne sono accorta troppo tardi per approfittarne così sono arrivata a Fes a digiuno) perciò sono arrivati a Fes con 40 minuti di ritardo. Non ero preoccupata. Avevo avvisato per mail che avrei ritardato.

La Medina di Fes è il labirinto più grande del mondo. Non sto scherzando, è davvero l’isola pedonale più grande al mondo. Il tassista mi ha lasciata il più vicino possibile al mio alloggio e si è raccomandato di recarmici da sola, senza chiedere aiuto a guide improvvisate.

Fosse stato facile… c’era un sacco di gente per strada vicino all’ingresso della Medina, molti mi chiedevano se avevo già un albergo. Io parlo con tutti e rispondo a tutte le domande che mi vengono fatte, molti si sono offerti di accompagnarmi perché secondo loro per me a quell’ora era pericoloso girare da sola ma io ho tirato dritta ringraziando. Tanto avevo il gps no?

Eh… no. Il gps nella Medina di Fes impazzisce (poraccio, lo capisco).

Nella posizione indicata non c’era nessun cartello e tantomeno il mio alloggio.

Così, una donna mi ha rincorsa e alcuni ragazzi mi hanno indicato la strada ma… nulla. Ero vicina, allora ho chiamato il Riad per farmi venire a prendere. Non hanno mai risposto.

A questo punto mi sono arresa e mi sono avviata nella direzione verso la quale mi stavano accompagnando dei ragazzi. Questo per poche decine di metri perché poi la situazione è diventata la seguente: strada davanti a me senza negozi aperti e attorno a me una ventina tra uomini e ragazzini (mi stavano seguendo un sacco di persone).

Se non vi è ancora ben chiaro le Medine sono un susseguirsi di vicoli più o meno tortuosi e più o meno claustrofobici quindi mi sono fermata, li ho ringraziati dicendo che tornavo indietro perché, non si offendessero, ma a me quella situazione non piaceva per nulla, una donna da sola in mezzo a così tanti uomini in una strada senza negozi di notte… magari no. Mi hanno detto di non avere paura, gli ho risposto che non avevo paura ma siccome il mio Riad non rispondeva al telefono e non mi sentivo a mio agio in quel momento, avrei cercato un altro alloggio.

Ho girato i tacchi e per strada, ad un bancomat, ho incontrato un ragazzo che prima mi aveva indicato la strada. Mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto. L’istinto mi diceva di potermi fidare, come mi aveva detto di non fidarmi pochi istanti prima. Gli ho chiesto consiglio per un albergo, mi ha indicato un cartello e mi ci ha accompagnata: ho trovato un alloggio decente e una guida per la mattinata e fanculo all’altro Riad. Non si sono nemmeno degnati di scrivermi per sapere se ero arrivata o cosa. Fes non è una città pericolosa ma le brutte persone stanno ovunque e io, come spero abbiate capito, ho un limite, stronzate non ne faccio.

La mia guida si è rivelata essere un caro vecchietto con una stampella e ho conosciuto due “compagni di visita” messicani. Per me è difficile adeguarmi ai ritmi altrui ma oggi mi è piaciuto chiacchierare del più e del meno. Di solito mi faccio accompagnare da qualche parte se proprio non ne posso fare a meno: questo è uno di quei casi, girando da solo qui rischi di perderti davvero troppe cose.

Nella Medina di Fes ci trovi di tutto e anche qualcosa di più tipo la macelleria che vende carne di cammello…



Più di mille moschee dove non puoi entrare, negozi che vendono ciarpame e negozi che vendono cose interessanti. Vicoli talmente stretti che ti chiedi se, dopo aver mangiato il cous cous quotidiano, ci passi oppure se rischi di rimanere lì, incastrato, a chiederti perché non hai continuato con la dieta Dukan.

Taxi della Medina (muli) e banchetti che vendono verdure. Odori insopportabili e profumi.



Come credo sappiate, affidarsi una guida significa dover visitare alcuni negozi previsti nel percorso. La cosa buona, in questo caso, è che la guida ci ha portato in due negozi davvero belli. A fine post ve li segnalo perché visitarli vale la pena anche solo per la bellezza dei negozi in sè.

In alcune zone la Medina è davvero buia. Quando il sole è alto si creano dei giochi di luce e ombra che potrebbero farvi divertire un bel po’ se avete una macchina fotografica da poter usare in modalità manuale. Se la avete e non sapete usarla in manuale, beh imparate a farlo. Guai a voi se continuate a scattare in program, non si fa!!!!













Con il ragazzo messicano c’è stato un fraintendimento dovuto al fatto che comunicavamo in inglese e spagnolo ed un mio “ti consiglio un bel posto a Chefchaouen dove mangiare, se non hai problemi con i gatti” intendendo che si mangia all’aperto e i gatti tendono a sedersi accanto a te nei divanetti, è diventato un “ti consiglio un bel posto a Chefchaouen dove mangiare, se non hai problemi a mangiare i gatti”. Lui poveraccio mi ha guardata strabuzzando gli occhi e dicendomi che insomma lui non aveva mai assaggiato un gatto ecco… e non sapeva se ne sarebbe stato capace… credo gli sia preso un colpo.

Qui i gatti non si mangiano.






La venditrice di lumache mi ha chiesto se ne volevo un po’… beh in verità anche sì, mi piacciono molto e preparo un’ottima frittata di lumache ma… poi ho pensato che avrei dovuto cucinarle e… beh che faccia state facendo? Ho detto che non mi piacciono mille cose tra le quali l’insalata e il radicchio, l’odiato formaggio, l’anatra, il pomodoro crudo ecc. ma se devo essere sincera mi piacciono cose che molti trovano repellenti tipo lingua, trippe, fegato, le sopracitate lumache. Le rane non le ho mai assaggiate e non credo lo farò mai per esempio. E nemmeno mangerò mai un hamburger al fast food (nessun motivo in particolare, non mi piacciono i panini con dentro troppe cose).

Ma continuiamo il nostro giretto nella Medina, su!













Ci ho pensato un po’ e ho deciso di perdermi nella Medina. Da sola. Cioè, tutti a Fes si perdono nella Medina e io no? Sarei davvero tornata a casa senza poter raccontare questa esperienza? È stato difficile prendere una decisione al riguardo, temevo di rimanere confinata all’interno del labirinto ed essere ritrovata quando la ricrescita della tinta dei miei capelli fosse stata troppo evidente per essere ancora considerata cool e le mie sopracciglia troppo simili a quelle di Frida Kahlo.

Ma… non potevo rinunciarvi.

Qui le persone sono molto gentili e poco invadenti. Mi salutano, mi chiedono come sto, a volte scambiano quattro chiacchiere ma non chiedono se hai bisogno di una guida, non tentano di venderti qualunque cosa, se necessiti un’indicazione ti indicano la strada senza chiedere un ringraziamento monetario e se ti stai infilando in un vicolo cieco, o in casa loro, ti rincorrono per avvisarti.












Un ragazzo parigino si è avvicinato per fare quattro chiacchiere. Si ricordava di me, mi aveva vista in giro a Marrakech. Si è sentito in dovere di confessarmi il suo orientamento sessuale, è gay, perché temeva la cosa potesse infastidirmi visto che spesso è “guardato male” da queste parti. Io non faccio assolutamente caso all’orientamento sessuale delle persone, o me ne parlano o, visto che per me non ha nessuna importanza perché non faccio differenze di sorta, manco me ne accorgo. Alcune città sono più gay friendly come Marrakech e Tangeri ma in Marocco un bacio tra due uomini vi potrebbe costare una pena detentiva. Il lesbismo non viene nemmeno considerato, lo considerano una leggenda metropolitana.













Al di fuori della Medina ho visitato le Tombe Merinidi o meglio, mi sono avvicinata alle Tombe Merinidi, le rovine di bellissimi mausolei giganti.



Vedete quel l’arco in cima alla collina? Ecco quelle sono le Tombe Merinidi. Provate ad immaginare quanto sono grandi.

Le ho viste dalla terrazza di un negozio e avevo pensato che sarebbe stato bello andare fin lassù.





Ci sono quasi arrivata. Abbiate pietà. Ad un certo punto le vertigini erano talmente forti che ho dovuto mettere la macchina fotografica nella borsa perché le mani mi tremavano talmente tanto che avevo paura mi cadesse…

Comunque per strada ho preso queste foto:




Dico, ma li vedete i due tipi seduti in cima a queste rovine? Come li invidio…







Ed ora il momento frivolo dei consigli per gli acquisti:

Vi segnalo due negozi che mi sono piaciuti molto, se li visitare con l’intenzione di fare acquisti munitevi di contanti o carta di credito, come al solito non vi mando in un “tutto a 99 centesimi”.

Il primo è Maison de Cuir Sidi Moussa in Derb El Ghorba S. D. Moussa 81, si tratta di una pelletteria che si trova sopra alla più antica conceria di Fes. Non è quella conceria, quella famosa che tutti conoscono. Qui ce ne sono tre, questa è la più vecchia, e, se volete vedere come viene conciata la pelle che poi servirà a confezionare gli articoli che potrete comprare, pigliate un mazzetto di menta per proteggere le narici dal tanfo malefico e salite in terrazza. Oppure guardate le mie foto. La cosa interessante di questo negozio è il design di alcune borse. Ne ho viste parecchie di borse in Marocco ma non belle come qui. Mi sono piaciute moltissimo delle borse con delle vecchie monete incastonate nella pelle. Sono tutti pezzi unici fatti a mano. Non sono borse economiche ma il design è davvero molto bello e il prezzo, anche se non da bancarella, adeguato alla lavorazione. Da appassionata di moda non mi importa cosa c’è scritto nell’etichetta, bado solo alla qualità e al design e ovviamente il pezzo migliore della collezione (e di tutto il negozio) ora è in mio possesso, detesto contrattare ma una borsa del genere non potevo lasciarmela sfuggire. Capiamoci, ho anche un paio di Vuitton limited edition nell’armadio (questo tipo di borse sono un vero e proprio investimento, hanno sempre un mercato e il valore delle mie è più che triplicato), non sono immune al richiamo delle griffes quando posso permettermele, purtroppo, ma adoro i pezzi artigianali, quelli dove l’etichetta ti dice che i difetti fanno parte dell’originalità del capo.





L’altro negozio è davvero difficile da trovare. È imbucato per bene in un dedalo di stradine. Si chiama Tissage Diwane. L’indirizzo è questo: Derb Jamae Diouane n. 18 (è la casa dei proprietari che poi vi porteranno nel negozio). Questo è un negozio di tessuti. Se vi interessa potrete vedere il processo di filatura. Per chi, per motivi etici o altro è interessato alle stoffe vegetali, qui potrà acquistare della seta di agave.





E ora vado a cena perché mi sono dimenticata di mangiare, come al solito. Ci tengo a precisare che non sono anoressica, anzi, dovrei perdere minimo una decina di chili, adoro il cibo e mangio anche troppo, è solo che quando sono in giro con la macchina fotografica entro in modalità risparmio energetico e per me nutrirmi diventa l’ultima delle cose di cui mi importa.


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