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Marocco, MARRAKECH: In Marocco i cieli blu si svegliano a mezzogiorno



Settembre 2018

Giorno 2: Marrakech

Non avevo visto una singola goccia di pioggia da quando ho lasciato Riga ovvero circa un mese e mezzo fa, ieri a Marrakech ha piovuto. Vogliamo parlarne?

Stamattina mi sono sentita di dover chiedere in reception al mio albergo che fine hanno fatto i famosi cieli blu del Marocco. Ebbene, pare il cielo si tinga a partire da mezzogiorno, forse le tredici.

Vorrei protestare, io sono solita uscire molto presto la mattina e qui di cose da vedere e fotografare ne avevo parecchie e preferisco di gran lunga le foto con il cielo di un qualunque colore ma pare che io non ci possa fare nulla…

La prima cosa che ho voluto visitare oggi sono stati i Giardini Majorelle (prendono il nome dall’artista che li progettò), divenuti poi dimora di Yves Saint Laurent, il famoso stilista che li restaurò dopo un lungo periodo di abbandono. Pare che il blu, colore dominante nei giardini, sia stato scelto per le sue proprietà rilassanti. Confermo. Pareti blu in ogni casa ma di questa particolare tonalità, subito. Mi hanno detto che si chiama “blu tuareg”. Per ora ci credo va.








Il giardino “espone” una collezione di cactus e piante grasse davvero notevole. Siccome adoro le piante grasse e soprattutto i cactus avrei voluto piantare le tende in questo posto meraviglioso (Adoro solo i cactus e le piante grasse, ho un pollice che definire nero è dire poco, potrei far morire anche la foto di una pianta, se vogliamo restare in tema) e in effetti mi ci sono trattenuta più del previsto ma quel blu mi ha rapita…



Tornata nella Medina ho continuato a perdermici senza timore alcuno. Usare le mappe non ha senso o perlomeno lo ha finché non arrivate nella zona che vi interessa visitare, poi affidatevi all’istinto. Ecco io magari non dovrei fare ciò visto che il mio istinto mi consiglia di entrare in ogni porta aperta che trovo per strada e oggi mi hanno spiegato che non potevo stare in, nell’ordine, una moschea, un’altra moschea, un cimitero musulmano, una cosa in ristrutturazione e una casa privata.

Noterete che non sono entrata in nessun hammām o albergo… pare al mio istinto non interessino.
















Un ragazzo mi ha notata mentre stavo prendendo qualche foto e mi ha accompagnata al suk dei tintori dove ho acquistato una sciarpa blu dello stesso blu che mi ha affascinata ai Giardini Majorelle. Intanto cominciamo con la sciarpa va, poi vedremo.

Ci volevo andare, dai tintori, ma non riuscivo a trovare la via esatta, quando entri nella zona del mercato trovare l’uscita o qualunque altra cosa diventa un tantino difficile.





Il tizio che mi aveva accompagnata mi aveva detto di non essere una guida e che gli sarebbe bastato un grazie per avermi accompagnata. Ed è un grazie che ha ricevuto quando poi mi ha chiesto del denaro. Cioè ha tentato di spiegarmi che lui con “grazie” intendeva un’offerta ma gli ho gentilmente ricordato che gli avevo chiesto se voleva del denaro e la risposta era stata negativa.

Lasciatolo ammutolito ho deciso di avviarmi ai Giardini della Menara. Sembravano una cosa molto bella quindi ho deciso di prendere un bus e andarci. Distavano circa 3 km.



Allora. Ho fatto una confusione terribile.

Ho cercato la fermata del bus più vicina, mi hanno detto che ero nella direzione sbagliata. Ok, la cerco nell’altra direzione e non la trovo. Le mappe mi mandano in un posto e non la trovo. Chiedo a dei poliziotti e mi mandano avanti sulla sinistra. Mi accorgo di essere praticamente davanti al negozio del tipo che mi aspettava oggi e che ho deciso di paccare. Mi nascondo perché sono piuttosto riconoscibile, oggi sono passata un paio di volte nello stesso punto e si ricordavano tutti quanti di me (Ehi sei di nuovo qui? Ti serve qualcosa? Dove stai andando? Ti sei persa?) anche se erano passate ore (sta cosa non la sopporto, io dovrei passare inosservata ma niente, non ci riesco).








Trovo una fermata. Il tizio del bus mi dice che non c’è un bus per i giardini e di andare con lui. Io gli dico che so che il bus c’è e il conducente me lo ha confermato. Tiro dritta perché mi dicono che una fermata è più avanti. Entro nel cimitero musulmano già che ci sono e mi cacciano. Continuo a camminare ma non trovo nessuna fermata. Google mi dice che il giardino chiude alle 17 e sono le 16.30. Ci rinuncio, tanto a Marrakech ci devo tornare alla fine del viaggio, penso. Ritrovo la fermata del bus e lo stesso tizio di prima mi dice che non ci siamo capiti e che la fermata del 12 è a 10 minuti di cammino e che il parco chiude alle 19 (lui intendeva dirmi che non c’era nessun bus per i giardini in quella fermata, non in senso assoluto e comunque questa cosa che su internet ci sono gli orari sbagliati deve finire). Vado nella direzione indicata, non vedo fermate, Google mi dice di andare avanti ma io continuo a non vederle, c’è solo strada e vegetazione ai lati. Poi vedo gente seduta per terra, sì la fermata è lì. Aspetto. Aspetto. Arriva un bus. Salgo. Ho sbagliato direzione. Scendo e controllo gli orari. Tra il tempo che ci avrebbe messo il bus giusto ad arrivare e ad andare alla fermata davanti ai Giardini facevo prima a farmi i 2,4 km a piedi. E così ho fatto. I Giardini sono solo carini, nulla di che, ci si può sedere nei tavolini in mezzo alla vegetazione ma c’erano i cammelli e i cammelli mi stanno simpatici e le foto dei cammelli piacciono a tutti, vero? Cioè non ho perso ore per nulla, no? cioè questi sono cammelli, non dromedari, vero?








Ho terminato la serata assistendo al famoso tramonto su piazza Jamaa el Fna (una delle cose da fare assolutamente in Marocco) diventata patrimonio orale e immateriale dell’Unesco. Questo perché la piazza è un luogo di incontro di etnie, lingue e tradizioni di impronta berbera, araba e sub sahariana e con questo abbiamo finito le info turistiche ok?

Ci trovi di tutto nella piazza, incantatori di serpenti, dentisti, addestratori di scimmie, persone che fanno cose insulse tipo cercare di prendere al lazo delle bottiglie di CocaCola, tizie che ti imbrattano di henné (sì, sono ancora arrabbiata per il disegno non richiesto, mi sembra sempre di avere la mano sporca), il tutto scandito dal rullare di tamburi e reso più scenografico dalle musiche degli incantatori di serpenti (sì proprio quelle dei film). Ci sono bancarelle che vendono frutta e succhi e al tramonto i cuochi dei ristoranti cucinano per strada, devi solo stare attento a non farti fregare, qualunque cosa è a pagamento, anche se non lo sembra.






Si può fotografare qualcosa solo pagando e sono un attimo stanca di questa cosa quindi ho adottato la tecnica del “se non riesci a vedere la foto non puoi sapere che te l’ho fatta”. Mi spiego meglio. È possibile sottoesporre e poi riportare la foto alla corretta esposizione durante la fase di sviluppo del file raw (se non sapete cos’è è lunga da spiegare, googlatelo). Questo fa sì che nello schermo della fotocamera si vedrà una foto troppo scura per essere definita una foto riuscita, soprattutto se mostrate l’immagine rimpicciolita. Quindi stasera quando questi due tizi hanno fermato uno spettacolo in cui si prendevano a botte per chiedermi del denaro perché avevo fatto una foto, gli ho mostrato cosa avevo scattato e di loro non hanno trovato traccia e si sono tranquillizzati. Questo trucco non funziona sempre ma a volte, tipo in questo caso, ha funzionato.



Miglior momento della giornata: hey lady, aspetta! Se cerchi tuo marito è entrato nel negozio per comprare le lampade. Appurato che non ho un marito o almeno credo, non si sa mai, per un attimo ho pensato di entrare giusto per vedere a chi ero stata accoppiata. Poi ho pensato che, fede finta a parte, ho scritto single sulla fronte e che probabilmente mi stavano attirando in un negozio con la scusa del marito solo per provare a vendere a me qualcosa quindi ho ringraziato e ho spiegato che il mio finto marito stava in albergo. Il solito stupido marito che mangia cose che non dovrebbe mangiare. Credo gli comprerò una di queste babbucce con il pelo…





Ps: siccome quando non sono alla ricerca spasmodica di posto brutti e cattivi sono solita visitare posti belli belli e spesso si tratta di concept store, vi segnalo questo bellissimo negozio scoperto per caso perché, chissà come mai, avevo sbagliato strada. Ho dovuto discutere con la mia carta di credito perché stava per fare di testa sua. Non che io sarei stata in disaccordo ma abbiamo ancora più di due settimane qui e la piccola era troppo agitata per lasciarla libera di fare spese.

Questo è il sito web del negozio Max and Jan

P.p.s: un po’ di musica locale: Mal Hbibi – Senhajia

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