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Marocco, OUARZAZATE: No, io non lavoro nel cinema...



Settembre 2018

Giorno 17: Ouarzazate

Sono stata tentata di spostare la mia partenza da Ouarzazate fino all’ultimo. Cambiare un biglietto del bus è molto semplice, basta andare alla biglietteria e chiedere il cambio. Pagherete solo un piccolo sovrapprezzo.

Avrei potuto partire verso le 17 e arrivare a Marrakech a tarda sera ma... la strada da Ouarzazate a Marrakech attraversa la catena montuosa dell’Atlante e volevo davvero godermi il panorama. Quindi mi rimaneva davvero molto poco tempo per visitare tutto ciò che potevo della città. Desideravo davvero molto visitare la Casbah Des Cicoignes ma... ci avrei messo troppo tempo.

Poco male, tornerò qui per visitare il deserto che ho deciso di tralasciare durante questo viaggio. L’ho promesso ai miei nuovi amici. Sempre che io non muoia per ingestione di troppo cibo durante la permanenza da loro...










La Kasbah di Taourirt è una tappa immancabile, davvero, ne vale la pena.

Il taxi che avevo condiviso dagli Studios fino al centro città (dopo mezz’ora ne ho visto arrivare uno con un solo posto libero e ho fatto la faccia da gatto supplicante mentre mi sbracciavo per farlo fermare) mi ha fatta scendere su mia richiesta dalla parte opposta all’ingresso principale della Casbah. Errore mio... ma era talmente bella da quel lato che non potevo non fare qualche foto.

Appena arrivate all’ingresso vi chiedono subito che lingua parlate e, una volta scoperto, vi troverete accerchiati da guide perfettamente in grado di esprimersi nel vostro idioma preferito.

Alla fine mi sono arresa e dopo aver pagato per errore l’ingresso per visitare qualcosa che non era la Kasbah ed una estenuante trattativa, ho accettato i servizi di una guida locale molto preparata che mi ha portato nella parte più bella della Kasbah, quella non ancora restaurata.

Qui più o meno tutti lavorano o hanno lavorato per il cinema o così dicono, nel caso della mia guida, sapeva benissimo dove portarmi per trovare la luce più bella, dove le ombre sono più interessanti.

Avendo poco tempo a disposizione ho chiesto che non mi portasse nella parte della cittadella già restaurata grazie ai fondi stanziati dall’Unesco perché... beh... avete presente la differenza tra i film in hd e semplicemente i vecchi film girati in pellicola, quelli che trasmettevano ancora la magia del cinema? È la stessa cosa.

Io detesto i film in hd, fosse per me abolirei i televisori hd. Quando guardo un film voglio immergermi in qualcosa che so non essere reale, non in quella realtà troppo presente tanto da risultare più finta della finzione stessa tipica dell’alta definizione.

Quindi, in mancanza di tempo ho prediletto la vecchia Kasbah, quella vera, non levigata da qualche effetto speciale atto a preservarla.











Ho scoperto qui che la Kasbah des Cicoignes (che avrei davvero tanto voluto visitare... maledetto autoarticolato incastrato nel tornante!!!!), chiamata così perché ci abitano solo, appunto, le cicogne, sta crollando perché l’Unesco non può devolvere dei fondi per salvarla dal degrado in quanto proprietà privata e non dello stato. Per favore, Kasbah, non crollare finché io non riesco a tornare e nemmeno, quando tornerò, durante la mia visita, grazie.















Il ritorno in bus a Marrakech è stato problematico.

Molto problematico.

Talmente problematico che ho perso una decina di minuti mentre tentavo inutilmente, presa dal panico, di allacciare la cintura di sicurezza nel foro della lattina di cocacola che avevo incastrato tra me e la parete del bus dopo aver tentato di ubriacarmici anche se analcolica... speravo in un salutare effetto placebo.

Non avevo mangiato quasi nulla il giorno prima quindi pensavo di aver risolto quel problema del quale non voglio parlare. Mi sono così concessa un pacchetto di patatine. Nulla di più ma abbastanza per ore da incubo in cui il mio malessere generale si sovrapponeva alle terribili vertigini che continuavo a sfidare guardando fuori dal finestrino perché sia mai che io tirassi le tendine come il resto dei passeggeri, no. Io dovevo vedere, assaporare il panorama mentre l’autista sfidava la sorte correndo molto più di quanto avrebbe dovuto e molto ma molto più vicino al bordo del precipizio di quanto avrebbe potuto.

Tanto, dico io, se dobbiamo andare giù, almeno voglio godermi lo spettacolo delle montagne dell’Atlante, che io guardi oppure no, non cambia nulla nelle abilità dell’autista no?




Le foto che posto di seguito le ho prese con il mio fidato Iphone dall'autobus che mi stava portando a Marrakech. Il panorama era talmente bello che ho sentito il bisogno di condividerlo nonostante il malessere ed il terrore per le altezze che mi stava suggerendo di evitare queste foto...

Avrei voluto usare la mia fidata reflex ma lo spazio era talmente angusto che avevo avuto già molta difficoltà a ficcare lo zaino con l'attrezzatura fotografica tra le mie gambe, figuriamoci se, in corsa, sarei riuscita a prendere la macchina fotografica quando momenti nemmeno riuscivo a muovermi.















Avrei voluto metterle in una sequenza che avesse un minimo di logica ma... le ho prese in quest'ordine e sono troppo stanca...

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