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Marocco, TANGER: Incubo di una notte senza cuscino



Settembre 2018

Giorno 8: Tanger

Dopo una lunga ed attenta valutazione dei pro e dei contro ho deciso che, in mancanza di un asciugamano, col cavolo che avrei usato uno dei miei caftani per asciugarmi. Arrivata a questa conclusione la scelta è caduta sulla federa del cuscino perché alternative, oltre alle borse di tela del supermercato, non ne avevo e le lenzuola mi servivano.

Purtroppo, togliere la federa ha portato alla luce un cuscino poco raccomandabile e ciò ha fatto sì che io abbia dormito senza cuscino, con la testa sostenuta da uno di quei cosi lunghissimi che sembrano cuscini ma servono solo a complicarti la vita. Ammetto che mi era passata la voglia di fare la doccia una volta aperto il getto e aver sentito lo stesso rumore del tubo di scarico del taxi vintage (una vecchia Mercedes, molto vecchia, troppo vecchia) che mi aveva portato in centro ma davvero non sopporto di non potermi lavare prima di andare a dormire.





Quest’auto impacchettata mi ha fatto venire in mente un’opera d’arte che ho adorato e della quale ho dimenticato il nome dell’autore. No, non si tratta di Christo anche se l’immagine rimanda alla sua di arte. Si tratta di un artista che aveva fatto riprodurre una Mercedes, credo di ricordare una Mercedes McLaren (sono solo certa che si tratta di un modello che vorrei nel garage, rossa dentro e fuori). Arrivavi e da lontano vedevi quest’auto e per un attimo ti chiedevi se eri ad un’esposizione o al Motor Show. Poi ti avvicinavi e cominciavi a capire che qualcosa non andava. E poi lo capivi bene cosa c’era che non andava, l’auto era imperfetta, nulla a che vedere con una vera Mercedes. Però questo la rendeva in un certo modo reale, non l’auto dei sogni che più o meno ogni patentemunito vorrebbe, no, era uno di quei sogni che provi a realizzare e se non riesci poco importa, tanto da lontano non se ne accorge nessuno che in realtà è tutta finzione, ad avvicinarsi non ci pensa nessuno.

Pare un po’ quello che spesso accade nei profili social.





Anche qui è ricominciata la scuola, te ne accorgi dal vociare allegro dei bambini quando incroci una scuola al mattino presto. Io non ricordo molto dei primi giorni di scuola, solo di uno dei secondi o terzi giorni di scuola delle superiori quando io e mia cugina e amiche varie decidemmo di percorrere i 7 km che ci separavano da quella che per nove mesi avremmo considerato una prigione in bicicletta e fummo sorprese da un acquazzone. A volte ci capitava, se capitava al ritorno da scuola non era un problema ma all’andata significava che avremmo dovuto stare in aula inzuppate dalla testa ai piedi fino alla fine delle lezioni a sorbirci le battutine di professori e compagni di classe perché con il trucco sbavato dalla pioggia le nostre facce sembravano dei Picasso.




A Tanger ho trovato delle porte molto belle. Le ho fotografare perché “ma no dai, sei andata in Marocco e non hai fatto le foto alle porte? Ma non si può!!!”. Le ho fatte le foto alle porte e le farò ma sto anche portando avanti un progettino concettuale riguardo “l’assorbimento” di un famoso marchio simbolo dello stile di vita occidentale nella cultura marocchina, uno di quei progetti che capisco solo io e che tiro fuori all’occorrenza per darmi arie da intellettuale.

Detto questo le foto delle porte mi piacciono molto.









In questo momento sto scrivendo dal bus che mi sta portando a Chefchaouen, la città più bella del Nord Africa e sto aggiornando la app meteo tipo ogni 5 minuti perché spero che il simbolico che indica la pioggia sparisca dalle previsioni del tempo per la città che più di tutte desidero visitare.

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