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Marocco, TANGER: La porta d’Europa



Settembre 2018

Giorno 6: Tanger

La foto che avete appena visto l’ho presa mentre mi stavo godendo le vie delle Kasbah a Tanger, la porta d’Europa, la città dalla quale riesci a vedere le coste spagnole o la porta del Marocco se da quelle coste ti imbarchi per venire qui. Ho seri dubbi riguardo al fatto che qualcuno usi la bandiera dell’Unione Europea al posto di una tenda all’ingresso della porta di casa quindi, anche se potrei sbagliarmi ma non credo, mi sono trovata di fronte ad un’immagine costruita ad arte da qualcuno più furbo di me. Qualcuno che, volendo raccontare questa città dove il Marocco si fonde con l’Europa, ha pensato bene di crearsi un’immagine simbolica nella quale difficilmente avrebbe potuto imbattersi. Potrei quindi accendete una discussione riguardo alla ammissibilità di una foto del genere in un contesto documentaristico e della possibilità o meno di ricreare qualcosa di verosimile quando la realtà non è abbastanza, potrei ma non è questo il giusto contesto soprattutto perché sono lievemente polemica al riguardo. Io comunque questa immagine l’ho trovata quindi, nel caso, ringrazio chiunque l’abbia costruita.








Sono riuscita a recuperare i miei vestiti anche se devo dire che è stato imbarazzante parlare con il marito della signora che gentilmente me li aveva stesi ad asciugare in camera sua mentre questo prendeva dallo stendino le mie mutande e le piegava prima di darmele, chiacchierando del più e del meno. Cioè io stavo ammutolendo, me ne sono capitate tante ma una conversazione con uno sconosciuto mentre lui ti piega le mutande mi mancava.



Credevo fosse facile prendere un taxi a Rabat alle 9 di mattina. Errore, grave errore. Uno sconosciuto si è avvicinato per aiutarmi, non so in che modo avrebbe potuto, mi ha offerto di salire (non ho capito dove visto che era a piedi), ha scritto su un foglietto il nome della mia destinazione in arabo (per quello che posso capire io poteva anche aver indicato il luogo dove si nasconde il Santo Graal o il mio astuccio con i trucchi attualmente disperso) e si è offerto di darmi il suo numero di telefono per qualsiasi cosa. “No, grazie”. Ho cominciato a piedi la strada verso la stazione degli autobus perché avrei appena fatto in tempo a percorrere i 3,6 km che mi separavano da essa e saltare sul bus in corsa. Per fortuna si è fermato un simpatico tassista che ha addirittura capito da che regione d’Italia provengo perché la sorella abita a non troppi km da casa mia… lui venne in Italia nel 2008 ma non poté restarci perché non trovò lavoro a causa della crisi che mise in ginocchio parecchie aziende. Ora passa parecchio tempo dalla sorella ma torna sempre in Marocco alla fine. Mi ha fatto sorridere incontrare un tassista che parla il dialetto della mia regione.

Sono arrivata a Tanger con un bus classe premium. Quando effettuo una prenotazione non bado alla classe ma all’orario di partenza. CTM offre la classe comfort (stretti tipo galline in stiva), comfort plus (un autobus normale) e premium (il sedile in pratica diventa quasi un letto). Dovrò fare una tratta notturna e spero con tutto il cuore di aver prenotato la classe premium altrimenti finirà in tragedia.

Alla stazione di Tanger i tassisti il tassametro lo spengono. Se vuoi andare in centro ti chiedono 80 dirham. Il centro città non è vicinissimo ma il prezzo è una fregatura, lasciatemelo dire.

Sono arrivata alla pensioncina dove alloggio mentre una allegra signora stava gettando l’acqua sporca dei pavimenti giù per la scalinata principale. Mi ha guardata con la faccia che diceva “ma proprio adesso vieni a rompere le scatole?”. Mi ha fatto piacere notare una tale dedizione alla pulizia ma alla reception sembrava di stare in un negozio di Venezia con l’acqua alta.

Tanger mi ha stupito. Avevo letto qualcosa al riguardo di questa città ma la percezione era stata quella di un luogo di passaggio, uno di quei posti dove fino a pochi anni fa evitavi di fermarti perché pieno di truffatori e borseggiatori. Sembra non sia più così. Almeno, sono rimasti i procacciatori di affari che tediano i turisti ma nulla di ingestibile, non se non è il tuo primo giorno in Marocco (il primo giorno, ovunque, per me è difficile, riescono a fregarmi sempre in un modo o nell’altro, poi però basta eh). Pure i bambini si offrono di farti da guida e mi ha leggermente inquietato sentirli chiedermi se volessi visitare la Medina con loro in più lingue di quante io potessi comprendere.



















È sempre molto difficile fotografare qualcuno per strada.

Ne ho parlato con un amico e pensa sia in parte per la cultura di questo posto e in parte per il comportamento poco rispettoso di certi fotografi. Non sono esattamente una santa con la macchina fotografica in mano però capisco che intende dire. Ho assistito ad una lite tra donne, si sono menate di brutto, la tentazione di fare un video era forte, o almeno avrei prendere una foto, purtroppo per me è diventato un gesto spontaneo, ma non l’ho fatto perché ho pensato che a me darebbe davvero fastidio essere ripresa nel giardino di casa mia in una situazione del genere (se non si era capito, sarei davvero una pessima paparazza).

In strada però poi ho visto una donna che indossava il burqa mentre aspettava un taxi vicino a dei cartelli pubblicitari tipicamente europei e ad una porta marocchina. Ho pensato “foto interessante” e, sapendo che sicuramente si sarebbe infastidita ho pensato di usare un trucchetto: fotocamera in iperfocale (e ora come ve lo spiego come si fa? Mi ci vorrebbe un post solo per quello, comunque è un vecchio trucco molto utilizzato nella street, su internet ci sono un sacco di articoli al riguardo, tipo a questo link, l’ho messa a tracolla, l’inquadratura era più o meno esatta, al massimo avrei tagliato la foto poi. In questo modo non si sarebbe mai accorta della foto e, ripeto, la donna era irriconoscibile. Ho fatto più in fretta possibile per preparare la macchina fotografica e, al momento dello scatto è arrivato il taxi e ha fatto salire il mio soggetto… … …



Quello che mi è piaciuto di questa città, oltre all’innegabile fascino della parte tipicamente nordafricana (la parte più europea lascia un po’ a desiderare secondo me), è l’atmosfera, specialmente alla sera quando le strade e i bar e ristoranti si riempiono e il brusio della città mette allegria.




E poi qui al bar si sta così, con le divinità feline che prendono possesso di ciò che a loro spetta, che tu sia d’accordo o meno, come è nella loro natura da sempre:




Gironzolando per la Kasbah mi sono imbattuta in uno di quei negozi belli belli che non posso fare a meno di segnalare. Faccio una premessa: se vi parlo di un negozio di solito non si tratta di negozi dove troverete ciò che desiderate ad importi esigui, no, troverete cose bellissime e farete del male alla carta di credito. Non ci posso fare nulla, ho un certo talento nello scovare posti simili e sono totalmente priva della capacità di fare affari comprando nei mercatini per esempio. La boutique vende i pezzi della stilista Salima Abdel Wahab (la trovate su Instagram alla pagina omonima). È un negozio di abbigliamento bohémienne dove tutto è confezionato a mano. La qualità dei tessuti ed il design meritano attenzione, fatevi un giro. Vi posto una foto del negozio e del simpatico commesso:



Poi, volendo, in giro per la Medina si trova pure questo anche se devo dire che non è esattamente di mio gusto ecco:



Ero di buon umore. La città si era rivelata una bella sorpresa e non ero nemmeno stanca, una bella doccia e poi mi sarei messa al lavoro per scrivere di Tanger.

Bene. Ora sto scrivendo bella incavolata, sporca e sudata perché non sono ancora andata a fare la doccia causa irreperibilità di un asciugamano. Eh già. Sono senza asciugamano. Non me ne porto dietro perché non mi è mai capitato di alloggiare in un albergo, pensione, ostello o casa privata in cui non fosse possibile avere un asciugamano. Mi ero accorta che non c’era ma ho pensato: lo chiedo dopo. L’ho chiesto in francese, inglese, italiano, ho mostrato un immagine su google ricordando che una foto vale più di mille parole e ho fatto il gesto di asciugarmi. La risposta è stata “no”.

Io non riesco ad andare a dormire senza aver fatto la doccia e dopo aver deciso che in qualche modo devo dormire sto valutando se asciugarmi con il caftano trasparente che metto solo quando sto in camera per sentirmi un essere umano, il caftano con le perline, gli altri vestiti no perché sono ancora umidi dopo il giro in lavatrice e la federa del cuscino… cosa sceglierò?



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