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Norvegia, BERGEN: L'outfit perfetto



Dicembre 2018

BERGEN

Quando ho deciso di andare a Bergen ero conscia che avrei dovuto affrontare una delle mie paure peggiori. L’altezza. Dove sta la novità? Lo faccio in continuazione, prima o poi sverrò da qualche parte dalla paura ma ciò non mi fermerà. Beh... la novità sta che di solito non lo so o faccio finta di non saperlo. Questa volta invece sono arrivata in questa ridente cittadina sapendo che avrei rischiato l’attacco di panico ma che comunque sarei salita per prendere qualche foto della città e del fiordo all’alba.

Visto che qui albeggia parecchio tardi non ho nemmeno dovuto fare una levataccia.

La funicolare di Fløibanen è mozzafiato (in tutti i sensi), ve la consiglio, mi sono imposta di non chiudere gli occhi e nemmeno di calare il berretto fino a togliermi la possibilità di guardare.

Io la penso così: hai paura? Ok ma una volta che sai dove sei avrai comunque paura pensando a dove sei quindi tanto vale che ti goda lo spettacolo. In caso contrario è meglio usare la benda prima di salire in una funicolare (tanto lo so che dopo 50 sfumature in molti cassetti ci stanno bende e mascherine, non dovreste avere grossi problemi a procurarvene una se fosse necessario).

Quando arrivi al capolinea se soffri di vertigini ti si pone un problema: rischi di svenire dalla paura e ti avvicini a quel bel vetro che dovrebbe impedirti di cadere in volo planato o cambi ottica alla macchina fotografica e fai buon uso del teleobiettivo? Io ho fatto entrambe le cose.

Vicino al vetro ho dovuto sedermi perché stavo un tantino impanicata (mi sono seduta su una pozzanghera ma vabbè) ma sono riuscita a portare a casa qualche foto e pure la pelle.

Dico ora: mai più.

Tanto so che lo rifarò ancora e ancora.








Cioè, capiamoci, io mi avvicino al vetro eh ma in quel coso che si sporge sul nulla no. Proprio no!




E questa è la discesa, sembrava di stare sulle montagne russe, mi aspettavo di scendere ad una velocità vertiginosa e sinceramente lo avrei preferito, mi piacevano le montagne russe prima che le mie due carissime ernie cervicali mi facessero rientrare in una delle categorie alle quali sono sconsigliati tali divertimenti. Lo scoprii perché mi degnai di leggere quel cartello che nessuno legge dopo un'ora in fila al parco divertimenti.

Vi chiederete come fanno a piacermi montagne russe e simili se soffro di vertigini... beh a volte mi piace aver paura e una volta che ci sali finché la corsa non è finita non puoi scendere, quindi...




Nel treno Oslo - Drammen ho conosciuto una simpatica ragazza indiana che vive a Dubai. Mi ha fatto venire voglia di tornare in India, credo che appena potrò ci tornerò, quel posto è troppo folle per tenermi lontana a lungo. Neenu mi ha detto che la vita a Dubai è meno cara che qui in Norvegia, non stento a crederci visto quanto sto spendendo solo per l'acqua, bene che dovrebbe costare pochissimo ma che qui si avvicina, come prezzi, alla benzina.

Sono arrivata a Bergen con il buio quindi la mia nuova amica ha dovuto sopportarmi mentre cercavo un punto di appoggio per la fotocamera per fare un paio di foto notturne che non mi piacciono ma vabbè, già che ci sono... e non lamentatevi che per farle ho dovuto fare i salti mortali perché la fotocamera non scivolasse in acqua (se dovesse mai accadere una cosa del genere credo che "dare di matto" assumerebbe un nuovo significato. La fotocamera mi è caduta una volta sola, sull'asfalto, nel mezzo di una pozzanghera ma per fortuna, non so grazie a quale miracolo, non è successo nulla).





Per cena Neenu voleva provare del salmone e io la tipica Fiskesuppe. Se avete guardato Masterchef Italia sapete di cosa si tratta. Avrei voluto esserci io in quel peschereccio al largo delle Svalbard perché io l'avrei saputa fare la Fiskesuppe, non avrei fatto cazzate come coso, che decise di cuocere il pesce prima di metterlo nella zuppa insieme alle verdure. Io sarei stata scelta per prima per via del mio soggiorno in Finlandia.

Tipica della Finlandia è la Salmon Suppe o come diavolo si chiama, non me lo ricordo. La zuppa che ho preparato ad amici e parenti (con loro grande soddisfazione) è deliziosa. Ho copiato la ricetta da quella di un ottimo ristorante di Helsinki. Visto che mi riservo di assaggiare un'altra Fiskesuppe (quella assaggiata a Bergen non era un granché, era una cosa tipo l'equivalente della pasta preparata da uno studente universitario che ha imparato a cucinare qualcosa per sopravvivere quindi mangiabile ma nulla di più) prima di divulgarne la ricetta, intanto qui vi spiego come deliziarvi il palato con la Salmon Suppe, ottima in questo periodo.

Ecco la ricetta, ho provato a calcolare le giuste quantità, cosa che non faccio mai tranne che per i dolci.

Porzione per due persone molto affamate che non mangeranno altro durante il pasto, oppure per 3-4 persone:

750 ml acqua
650 gr salmone
5 patate medio grandi
brodo di pesce (vabbè, chiamiamolo con il suo nome: dado di pesce. Vi consiglio i cuori di brodo se li trovate. Se vi piacciono i sapori blandi evitatelo. Se avete tempo preparate un brodo di pesce)
3 foglie di alloro
50 ml panna da cucina
sale
pepe
aneto (io lo detesto quindi o uso il prezzemolo o non metto nulla al posto dell'aneto)

Mettete in una pentola l'acqua e il dado di pesce (o direttamente più o meno 750 ml di brodo di pesce), le patate tagliate a tocchetti e l'alloro. Aggiustate di sale se necessario. Quando le patate sono più o meno cotte (non devono andare in pappa) mettete in pentola il salmone tagliato a pezzi (senza pelle, io sono solita togliere anche la parte grassa) per circa 5 minuti o poco più. Il salmone si deve cuocere ma non sfaldare. Togliete le foglie di alloro e a fiamma spenta mettete 50 ml di panna da cucina e mescolate il tutto. Una spolverata di pepe nero e un pò di aneto (schifo) o prezzemolo e la zuppa è pronta. E' molto leggera ed è ottima con quei crostini che sanno di cartone che trovate all'Ikea o con dei comuni crostini.

Fidatevi, è una ricetta collaudata ed apprezzatissima.

La renna non l'ho ancora assaggiata. Prima o poi la assaggerò...



L'unicorno invece non è un piatto tipico di queste zone... forse in Cina... in realtà la foto l'ho fatta perché mi ha stupito con quale convinzione chi ha creato questa scultura di legno ha voluto evidenziare il genere sessuale dell'animale...



Bergen mi è piaciuta parecchio devo dire. Avevo capito che c'era un mercato del pesce all'aperto dove al prezzo di un paio di falangi (totalmente sopravvalutate e non necessarie alla sopravvivenza) era possibile assaggiare anche qualche creatura marina sconosciuta ma o faceva troppo freddo o si tratta di una leggenda metropolitana. Ho pure chiesto all'ufficio informazioni che mi ha gentilmente inviato al mercato del pesce coperto dove senza privarsi di una porzione di fegato era impossibile avere in cambio un pasto decente.









E poi sono andata in fissa con queste casette arroccate sulla collina. Sono troppo carine, non ci vivrei in una di queste manco se... aspettate un momento... ma io in questo momento sto vivendo su una casetta di legno bianco arroccata su una collina con vista fiordo... ok, quando ci stai non ti accorgi di dove stanno. O almeno, non me ne ero accorta finora...












Ci sono un pò di negozietti interessanti che vendono cose natalose (gradirei coniare questo neologismo, natalose... è orrendo quanto petalose ma... ehi, mica esiste già?) perché qui si natala forte.

Avrei voluto comprare una di quelle bellissime palle di Natale dipinte a mano che costano un botto ovunque tu decida di comprarle ma tornare dalla Norvegia con una palla di natale made in Varsavia magari no... e comunque state certi che in tal caso i gatti si sarebbero svegliati dal loro torpore e l'avrebbero rotta in meno di mezza giornata.





Poi ho trovato questi meravigliosi maglioni che sarebbero perfetti per il pranzo di Natale con la mia famiglia se non fosse che come ogni anno spero di indossare un grembiule ed occuparmi del pranzo, cosa che mi viene vietata da anni ormai e non per la qualità del delizioso cibo che preparo ma per la mia tendenza nel ridurre la cucina in un campo di battaglia che Waterloo scansati. Quindi sebbene io abbia letto proprio in questi giorni che questi orridi maglioni sono assolutamente "in" e il mio status di fashion victim mi imporrebbe di comprarne uno, quel minimo di buongusto che non mi impedisce di uscire in pigiama anche con la neve mi ha però vietato di comprarne uno per uscirci con le amiche.




Vogliamo poi parlare di queste magnifiche ciabatte?



Di seguito una foto che, quando l'ho vista prima di prendermela, mi ha fatto pensare ad un libro che ho letto durante questi giorni. Si tratta di "Acciaio" di Silvia Avallone. E' una di quelle perle nelle quali mi imbatto leggendo libri a caso (o ascoltandoli, come quest'ultimo). Ne hanno fatto anche la trasposizione cinematografica, non so se questo film lo guarderò, ho troppa paura che mi rovini il ricordo di un libro che mi ha profondamente colpita come ormai raramente mi accade (tenete conto che solo nell'ultimo anno ho letto ed ascoltato più di 200 libri, vorrei averne tenuto il conto ma non l'ho fatto).

Un giorno di questi scriverò un pippone assurdo su quanto leggere sia, per me, importante per migliorare le mie foto. Non oggi, oggi ho scritto già troppo.

Ora ho voglia di leggere e magari di imbattermi in una di quelle storie che avrei voluto scrivere io...


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