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Olanda, ALKMAAR: Qui si rischia, letteralmente, di inciampare sul formaggio



Giugno 2019

Alkmaar

Pare ci siano molte regole da seguire quando ci si immerge nella scrittura di un romanzo.

Alcune le conosco, altre no, altre semplicemente non le condivido.

Una su tutte, però, a mio avviso dovrebbe essere seguita da ogni scrittore.

Non creare troppe coincidenze, troppi interventi del fato, non spingere il destino a mettere il dito sulla piaga troppo spesso perché questo nella vita reale non accade e lo scrittore, qualora non rispetti questa regola, svelerà al lettore la propria esistenza. 

Bene. 

Qualcuno spiegherebbe cortesemente a colui che sta sceneggiando la mia vita che ha esagerato parecchie volte e che perculare la sottoscritta va anche bene, sono una persona molto autoironica, ma a tutto c’è un limite?



Le forzature del caso alle quali vengo continuamente sottoposta mi hanno portata a credere al fato, all’universo, a entità superiori che si divertono con qualcuno a caso (perché io poi, non lo so), alla magia nera, allo stocazzo.

Mi spiego. Lo scorso anno mi è stato posto un quesito: vuoi un lavoro in Olanda o a Oslo?

Io: beh Oslo la conosco, l’Olanda no, approfondiamo la conoscenza.

Ed ecco che mi ritrovai a vivere nella città del formaggio olandese più formaggiosa d’Olanda perché è vero che qui non hanno appeso il formaggio come decorazioni natalizie come a Gouda (il Museo del Formaggio però non può mancare) ma il Mercato del Formaggio, principale attrazione turistica del luogo, lo fanno anche 2 volte alla settimana. Avevo trovato una stanza in centro ma col cavolo che avrei rischiato di venir a contatto con gli odiati effluvi. 

Io. Io che vivo nella città del formaggio.

Che cazzo ho fatto di male?

È come mandare a vivere una persona che non odia il formaggio nella città delle deiezioni.



Amanti del formaggio, non abbiatemene, io rispetto le abitudini alimentari di tutti, mangiatene quanto ne volete, pure davanti a me, io non rompo le scatole a nessuno.

Mi arroco però il diritto di insultare il latticino quanto mi pare e piace.

Che poi, lo scorso anno tanta paura per nulla, perché il mercato del formaggio, l’ho scoperto poi, si svolge solo nei mesi caldi. 

Quest’anno invece, tornata qui e felicissima di avere avuto questa opportunità, un giorno ho dovuto assistere al Mercato del Formaggio perché mi serviva assolutamente del materiale di cancelleria, non potevo rimandare l’acquisto e ho dovuto passare accanto alla piazza.

Non ho mai ringraziato l’universo per aver fatto sì che l’Olanda fosse così ventosa. Niente puzza. Ho assistito da lontano scuotendo la testa.

Le barche... le barche trasportavano forme di formaggio e la piazza ne era piena...

Vi mostro un video.


Credo possiate comprendere la mia mestizia...



Poi, inaspettatamente, ho adorato vivere al Alkmaar.














Sono stata fortunata sia lo scorso anno sia quest’anno quando sono tornata nella stessa casa.

R., la proprietaria, una ragazza più giovane di me, ha allestito la casa con ogni comfort possibile per rendere la permanenza degli ospiti gradevole.

E qui ho sempre incontrato coinquilini carinissimi per i quali ho sfornato un sacco di torte. E poi ho preparato gli gnocchi con la crema di asparagi, il risotto al peperone e mazzancolle, il ragù alla bolognese e vai a ricordarti quante altre cose.

Ho adorato quando L., simpatica francesina con un palato poco sensibile, tentò di ricreare la mia pasta gamberi e zucchine usando i cetrioli.

Sono momenti che non si scordano.

Ragazzi, mi mancherete.

Adoro cucinare per i coinquilini.

E poi dovevo farmi perdonare per tutte le volte che hanno avuto un principio di infarto entrando in casa senza accorgersi che stavo leggendo al buio (sul cellulare in modalità notturna) in salotto: un mio saluto dal profondo delle tenebre ha fatto perdere parecchie ore di vita e nascere molti capelli bianchi ai malcapitati.



Non è mancato uno di quei momenti di panico che ti fanno pensare: e adesso?

Pensavo che peggio di aver fatto partire l'allarme antincendio un numero di volte vicino all'infinito (però G. ha bruciato i crostini e invece di tirarli fuori dal forno li ha lasciati dentro appestandoci la casa per giorni...) e aver aperto i barattoli di frutta sciroppata con il coltellino per le ostriche (no comment altrimenti vi blocco... ah no, qui non funziona così) non potevo fare ma un giorno ho pensato di aver perso un'anatra.

R. è una fattrice e come animali da compagnia ha scelto due papere. Le ama moltissimo. Lo scorso anno erano Guus e Ferdinand, quest'anno sono Guus e non so come si chiama l'altra ma credo Ferdinand sia morto.

Un giorno sono uscita in giardino e non sono più riuscita a trovare una papera proprio nel periodo in cui toccava a me prendermene cura.

I ragazzi mi avevano detto che mesi prima erano scappate quindi ho temuto il peggio perchè, insomma, le anatre oltre che ad essere animali da compagnia (così pare) sono anche animali da ehm... pentola.

Me ne sono andata a zonzo e indovinate che mi chiede R.? Di mandarle una foto delle maledette anatre proprio quel giorno. Le mancavano tanto.

La mia reazione è stata: ok, lei sta a Terschelling (isola 4 ore a nord) magari i ragazzi hanno delle foto d'archivio e risolvo il problema per un po', poi cerchiamo una papera uguale a quella scomparsa e la rimpiazziamo e nessuno se ne accorge.

Cioè insomma, che dovevo fare? L'ho cercata dappertutto finchè, dopo aver pensato di photoshoppare un'anatra somigliante a quella che non trovavo su una foto fatta al momento e aver cercato immagini con anatre bianche su internet, uno dei ragazzi mi ha detto dove potevo trovarla: dentro ad una cassetta nella quale avevo guardato più volte, nascosta in modo da non farsi vedere.

Maledetta oca, perchè per me all'inizio quelle cose bianche che non facevano altro che sguazzare e sporcare il giardino erano delle oche, sei fortunata perchè non mangio gli animali della tua specie, altrimenti saresti finita in pentola e laccata.

Ci è mancato poco che, presa dal panico, facessi i bagagli e gettassi la scheda del mio cellulare nel cassonetto dopo averla fatta a pezzi.

Chi glielo diceva, a R., che le avevo perso la papera?





Lo scorso anno, un giorno, mi si fece notare che stavo perdendo in continuazione lacci per i capelli nei dintorni di casa.

Effettivamente ho un certo talento perché ne compro un quantitativo che dovrebbe bastare per legare i capelli di un’intera città e dopo qualche giorno ne è rimasto solo uno.

Credevo fosse un mio problema ma ho cominciato a farci caso.

Vi siete mai resi conto di quanti lacci per capelli ci sono in giro per le strade?

Nemmeno io me ne ero resa conto e ora mi sto chiedendo come sia possibile. Cioè io mi lego i capelli la mattina e me li slego la sera, li pettino, li intreccio, vado a dormire, li slego, li pettino e li lego di nuovo. A meno che non li voglia lasciare sciolti, ovviamente.

Quindi. Come si possono perdere tutti questi lacci?

Voglio una spiegazione, ne ho bisogno ragazzi, ne ho visti a decine per le strade. Ma che facciamo? Li stiamo seminando? 



Che poi a buttare un occhio a terra spesso si scoprono cose molto interessanti, come questi copritombini (o quello che sono):






Mi piange sempre il cuore quando devo salutare l’Olanda, sto davvero bene qui nonostante il vento e quell’altra cosa di cui sono stufa di parlare.















Avrei voluto mostrarvi anche Maastricht, Den Haag (L’Aia) e Volendam ma non c’è stato né il tempo e nemmeno il meteo favorevole, ma non disperate, ci tornerò e ve le mostrerò.

Sempre che una forma di formaggio non mi cada in testa e io non termini la mia vita in questo modo, visti i precedenti sembra più che appropriato.

Ps: Con meteo non favorevole io intendo questo, anzi, spesso questo con pioggia e vento talmente ventoso che non fai tempo ad aprire il tuo bellissimo ombrello nuovo che l'ombrello lo devi buttare in pattumiera:



Ho lasciato l’Olanda però, facendo una di quelle figuracce che nessuno vorrebbe fare, tantomeno io.

Come sapete amo ascoltare audiolibri in continuazione. 

Sono rimasta incuriosita dal nuovo libro di E. L. James, "The Mister".

Orbene, ai tempi lessi 50 Cose, come molte altre persone. Ero curiosa e la cosa divertente è che li lessi senza conoscerne la trama ma solo perché avevo sentito parlare di questo caso editoriale senza precedenti.

Tenete anche conto che li lessi nel periodo in cui stavo studiando il mondo bdsm.

Ora, evito di esprimermi. Quando mi sono accorta che era una riscrittura della saga di "Twilight" di Stephenie Meyer mi sono chiesta perché una fan fiction avesse avuto così tanto successo, lasciando perdere tutto il resto, troppe cose insensate in quei libri.

Così mi sono chiesta: che avrà mai scritto stavolta?

Il libro è uscito in audiolibro nella app Audible poco dopo la pubblicazione, cosa molto insolita.

Non c’entra nulla con 50 sfumature (per fortuna ma non mi sembra comunque un granché) e c’è una scena, una sola per ora, in cui il protagonista si masturba (il resto lo ascolterò quando avrò tempo).

Io sono campionessa di distruzione di auricolari (gli air pod credo li potrei perdere dopo un solo giorno) e indovinate che punto del libro stavo ascoltando quando si sono rotti stavolta lasciando che le parole uscissero dal mio telefono in mezzo ad un gruppo di persone che parlavano la mia stessa lingua (ero al gate ad aspettare il volo per Venezia)?

Esatto.

Ovvio.

Allora, caro sceneggiatore che rendi la mia vita molto simile ad una commedia con qualche incursione nel dramma (hai ragione, rende la storia più interessante e incrementa gli ascolti ma ne farei volentieri a meno, sai?), io ti ringrazio perché mi dai molto materiale di cui scrivere ma la prossima volta gli auricolari li fai rompere mentre ascolto Lev Tolstoj o Philiph Roth o qualcosa del genere che vorrei anche darmi arie da pseudo intellettuale ogni tanto eh!



Pps: prima di andarmene ho voluto provare l'ebbrezza di pedalare in Olanda.

Lo scorso anno le temperature erano troppo rigide per i miei gusti e nonostante vedessi R. farsi chilometri a 10 gradi sottozero con il vento, io non sono nata in Olanda e non sono in grado di affrontare una tortura simile.

Ma in primavera, ho pensato, si può fare... ho quindi chiesto in prestito la bicicletta di uno dei miei coinquilini, una di quelle con il cestino che sembra una cassetta della verdura e sono andata a fare la spesa.

Mi sono sentita potente: la strada era mia, nessuno mi ha intralciata, le auto si fermavano al mio passaggio, pedoni maledetti vi meritate di essere arrotati.

Ah, come si dimentica di essere stati a piedi quando si sale in sella!



Durante la permanenza in Olanda non ho fatto molto caso alla musica, ero troppo impegnata a rimettermi in forma fisicamente. È stato strano ma, beh, la musica mi ha abbandonata per un po'.

Però voglio dedicare questa canzone a L., la coinquilina francese che lo scorso anno mi ha portata ad odiare questo brano, dopo averlo fatto ascoltare a tutto volume a più chiunque nel giro di 50 metri più volte a giorno per mesi. È stato comunque uno dei miei migliori periodi all'estero.


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