LOSTinSTORYTELLING

Olanda, DELFT: I ricordi confondono il presente



Maggio 2019

Delft

Immaginate questa conversazione in inglese:

Io: "Buongiorno, vorrei un biglietto per Delft, per favore!"

Impiegato alla biglietteria della stazione ferroviaria (si dice bigliettaio? non lo so!): "Per dove?"

Io: "Delft!"

Impiegato alla biglietteria della stazione ferroviaria: "Non capisco, mi può ripetere la destinazione?"

Io: "Delft!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"

Impiegato alla biglietteria della stazione ferroviaria: "No... mi può fare lo spellino?"

Io: "Ok. D like... (io sono italiana e da noi si dice D di Domodossola, città che tutti conoscono per via del famoso D di Domodossola ma che nessuno sa dove cazzo sta a parte chi ci abita) D like... ok, D, E, L, F, T!"

Impiegato alla biglietteria della stazione ferroviaria: "Aaaaaaaah ok, Delft!"



Non so, bigliettaio, manco ti avessi chiesto un biglietto per Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch (e mi ci vedo a chiedere a qualcuno un biglietto per andare in questo posto sperduto nel Galles, una roba che se anche provi a scriverlo ti senti come ogni volta che devi mettere una di quelle password infinite fornite dai provider delle reti telefoniche).

Ebbene sì, in Olanda mi sposto quasi sempre con il treno. Non è economico, non ci sono le prese per ricaricare il cellulare a meno che tu non prenda i biglietti di prima classe e io odio il treno ma le connessioni via autobus non sono scontate né frequenti né, spesso, dirette.

Quindi ho dovuto arrendermi ed utilizzare i treni anche se è una cosa che odio fare.

E visto che sto scrivendo di cose che odio:




Oggi ho deciso di tornare a Delft perché il meteo prevedeva una giornata più o meno decente solo a Delft.

Ho fatto come faccio sempre. Quando mi sposto in una zona che voglio esplorare senza vincoli temporali (problema che si può presentare in un viaggio con tappe programmate in anticipo) faccio una lista dei posti che voglio visitare e inserisco le località nella app del meteo. In Olanda, nella maggior parte dei casi, non serve programmare una gita fuori porta in anticipo grazie alle distanze ridotte tra una città e l'altra quindi io mi alzo la mattina e apro la app e poi decido dove andare.

Oggi c'era davvero poco da scegliere. Sembra che questa primavera olandese sia parecchio piovosa quest'anno...

E poi ci si è messa pure la genitrice... come sapete ho un accordo con la famiglia: ovunque io sia chiamo mia madre e mio fratello almeno una volta al giorno. Le chiamate durano molto poco la maggior parte delle volte. Spesso meno di un minuto. Certo, ci scriviamo anche dei messaggi. Io sono tranquilla perché so che loro stanno bene, loro sono tranquilli perché sanno che io sono viva. Io sono tranquilla perché nessuno troverà il mio cadavere dopo un mese perché nessuno bada a me. Per noi funziona bene.

Oggi è la festa della mamma e allora che si fa? Chiamo mia madre e le racconto che sono tornata a Delft perché era l'unico posto dove il sole si sarebbe degnato di apparire oggi. E mia madre se ne esce con: ma tanto pioverà pure lì!

Madre, chi sei realmente? Discendi da Michel de Nostredame? Sei la figlia segreta di Bernacca? Oppure il gatto grigio si stava lavando dietro alle orecchie rivolto verso Delft? No, fammelo sapere eh, perché manco 5 minuti dopo aver interrotto la telefonata ha cominciato a piovere...



A me Delft non dispiace, è una cittadina universitaria davvero molto carina, luogo di nascita di Jan Vermeer (quel pittore là, quello che ha dipinto "Ragazza con turbante", quadro meglio noto con il titolo "Ragazza con l'orecchino di perla" e, se vi può interessare, quello che usava la camera ottica mentre dipingeva).

Se vi piace la sua arte, in città c'è un museo a lui dedicato. Lo visitai lo scorso anno e, sebbene vi siano esposte solo delle copie delle opere del famoso artista, beh io una visita la consiglio fortemente. Non sono una fan dei musei che propongono riproduzioni (men che meno degli eventi multimediali) ma in certi casi omaggiare in questo modo un artista nato in loco è l'unica alternativa.




Lo scorso anno, prima di cominciare questo diario, non mi portavo dietro la reflex quando visitavo una città, prendevo delle foto con il cellulare, le postavo su Instagram e stop. Le postavo senza l'aggiunta di quei filtri che distolgono l'attenzione dal senso della foto e rendono gratificante qualunque cosa vi sia ritratta. Odio quei filtri. Mi sento di doverlo specificare.



Ora mi pento fortemente di non aver utilizzato la reflex perché non ho intenzione di usare le vecchie foto in quanto, in questo progetto, per me è importante una continuità stilistica ma cavolo, oggi volevo riprendere delle foto che avevo preso lo scorso anno e non le trovavo più!
















Rivolevo queste foto e le ho ritrovate dove le avevo trovate la prima volta, quasi il tempo si fosse fossilizzato, è stato straniante. Non si tratta di palazzi o murales, sono delle singolarità che a mio avviso avrebbero dovuto mutare ma così non è stato e per un attimo è stato come se passato e presente si confondessero...




Mi sono chiesta se anch'io sono rimasta la stessa persona di più di un anno fa...

Beh... è cambiato il colore dei miei capelli e sembro più giovane, e sì, sono cambiate molte cose dentro di me ma credo di essere cambiata realmente molto tempo fa, semplicemente sto scoprendo i cambiamenti poco a poco. Non perdo troppo tempo ad autoanalizzarmi quindi a volte stupisco me stessa... diciamo che non mi annoio anche se passo molto tempo da sola. Questa cosa dell'imprevedibilità è piuttosto divertente.

Ricordavo una piazza con un grande vaso fatto di quelle ceramiche bianche ed azzurre tipiche di qui che a me piacciono solo se non le togli dal proprio contesto, ovvero le vetrine dei negozi di souvenir.

Queste ceramiche qui, per capirci:



Ho ritrovato la piazza e anche la vacca di ceramica abbarbicata sopra ad un palo ma i vasi no... credo siano stati rimossi, forse facevano parte di un'esibizione temporanea, non lo so...




E ho ritrovato anche le biciclette usate come portafiori ma qui le biciclette le trovi praticamente ovunque...



Ho passato un sacco di tempo a cercare una vacca in ceramica di Delft e un murale ispirato a Monet che avevo fotografato la volta scorsa ma proprio non ne volevano sapere di apparire, eppure stavano in centro, quello me lo ricordavo bene. Mi sembrava di star giocando a nascondino, quindi ho cercato la famosa cabina telefonica adibita a sala espositiva per artisti, il Voor de Kunst. Un progetto davvero molto bello a mio avviso, un minuscolo museo in cui le opere vengono sostituite ogni mese. Come ripeto sempre, non mi piace fare le veci dell'ufficio informazioni ma semplicemente condividere ciò che vedo però ogni tanto qualche informazione ve la voglio dare, come in questo caso.

Questo è l'indirizzo: Oude Delft 140, 2611 CG Delft, Paesi Bassi



Non trovando le foto che stavo cercando ho deciso di recarmi in un altro luogo che amo particolarmente a Delft. Che è la zona che amo di più in quasi tutte le città olandesi, la zona dei canali dove sono attraccate le barche e le famose case..

Non so se mi piacerebbe vivere su una barca ad Amsterdam... mi sono informata, ci sono delle problematiche dovute alla manutenzione non proprio da sottovalutare ma amo follemente gironzolare tra quei canali.








Eppure non mi volevo arrendere, volevo fotografare quella vacca di ceramica di Delft e pure quel murale che tanto mi era piaciuto così mi sono concessa dell'altro tempo e alla fine li ho trovati. Non so come e non me lo chiedo perché a forza di vagare per il centro credevo di aver ripercorso tutte le vie ma o io ero fortemente distratta o non era così...

Signore e signori, ecco la vacca:



Ed ecco il murale, compresso tra due pareti troppo ravvicinate che non permettono di ammirarlo come si dovrebbe, non è di certo il più bello che io abbia mai visto (quello si trova a Katowice in Polonia) ma mi piace l'idea di ispirarsi a Monet per decorare una parete.



Se volete ammirare per bene le ceramiche tipiche di qui so che è possibile visitare una fabbrica, la Royal Delft, ma è consigliabile avere un'auto per raggiungerla. Non avendo un particolare interesse per le ceramiche blu non ci sono andata. Però ammetto che la storia dietro al Delfts blauw delle Maioliche di Delft è molto affascinante.



Ci sono però un paio di cose per le quali ho un discreto interesse (a dire il vero un po' più che discreto).

Anni fa, durante la mia permanenza ad Helsinki, ho scoperto un'abitudine nordica: esporre alle finestre ninnoli di ogni tipo e fattura. Ho visto di tutto e quando intendo di tutto intendo davvero di tutto a parte, per ora, dei sex toys ma mi basterà andare ad Amsterdam e credo vedrò pure quelli. Questa abitudine mi affascina, ho cercato delle notizie al riguardo ma non ne ho trovate. Se ne troverò in futuro, beh magari aggiornerò questo articolo oppure ve ne parlerò più avanti.

Non so se vorrei condividere una parte di me con pubblico in questo modo perché, se metti alla finestra le statue di Batman e Robin piuttosto di quelle di Stanlio e Ollio, qualcosa di te me lo stai dicendo. Sui social è diverso, non pensiate sia la stessa cosa, le case non mentono, se tu decidi di metterci dentro qualcosa scelto da te, quel qualcosa parla di te. I social sono menzogna pura.

Volete conoscere veramente una persona? Se ha una casa propria, entrateci e capirete con chi avete a che fare.








La seconda cosa per la quale ho un vero e malsano interesse è il culto delle patatine fritte perpetrato qui in Olanda. Anche in Belgio non scherzano al riguardo, a dire il vero. Per amor di conoscenza ho dovuto testare questa squisitezza in entrambe le nazioni. Devo ancora decidere quali sono le migliori.

Il segreto per rendere queste patate così deliziose è la doppia frittura in olio di arachidi. Poi devo specificare il fatto che vengono usate patate a pasta gialla povere di acqua ed amido, non surgelate, pelate e tagliate a mano in loco.

Ok, già che ci sono vi spiego anche come si cuociono.

5-6 minuti in olio a 170-180 gradi, poi vengono scolate e fatte riposare circa 40 minuti. Una volta raffreddate si friggono a 150 gradi per circa 3 minuti.

Se provate a rifarle in casa ricordate di tagliare le patate in verticale per avere fette più lunghe e regolari.

Io sto evitando altrimenti sono guai...



Ps: ovviamente potevo andarmene senza aver fotografato quel mulino là, quello che potresti lasciarlo perdere perché è troppo lontano ma ormai lo hai visto e proprio non puoi evitare? Certo che no...



Non avrei dovuto stancarmi ma non è andata così quindi diciamo che la prossima foto esplica come mi sento ora...

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