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Portogallo, FARO: Non parlare in spagnolo in Portogallo, non parlare in spagnolo in Portogallo... ehi hola! Gracias, buenos dias!



Agosto 2018

Faro

Lasciato il caldo torrido dell’Andalusia mi sono avviata verso il Portogallo dove fa un po’ più fresco. Più precisamente oggi ho fatto tappa a Faro, il capoluogo dell’Algarve, regione situata nel profondo sud portoghese.

Grazie a strane favorevoli congiunzioni astrali l’autobus è partito a 150 metri dalla pensione dove ho pernottato a Siviglia ed è arrivato a 350 metri dall’albergo in cui mi trovo a Faro. Ero parecchio scocciata per l’ora di ritardo con la quale sono arrivata a destinazione, poi mi sono ricordata che qui il fuso orario cambia. Il bus è stato fin troppo puntuale.

A Faro c’è un aeroporto praticamente attaccato al centro città. Ciò significa che gli aerei qui te li godi in fase di decollo e rompono altamente le scatole con il rombo dei loro motori. Appena vedi e senti il primo jet sopra la tua testa pensi: vabbè, è l’aeroporto di Faro, Faro non è una grande città, quanti aerei vuoi che partano o arrivino ogni giorno? Dopo il quindicesimo in un lasso temporale troppo breve cominci a farti delle domande e cerchi delle risposte. Praticamente l’aeroporto di Faro è il secondo aeroporto più trafficato in Portogallo perché è aperto anche al traffico commerciale ed il sesto più grande nella penisola iberica.

Ecco… dopo un poco il frastuono continuo comincia ad essere fastidioso…

Come prima cosa ho deciso di visitare le isole intorno a Faro: La Barreta (la Ilha Deserta), Farol e Culatra.

Il modo migliore per farlo, se il tempo scarseggia, è il sistema hop on – hop off, scendi e risali dalla barca con un unico biglietto.

Quando il tizio mi ha spiegato il sistema per comprendere gli orari di partenza delle corse sono rimasta perplessa, non capivo granché ma non mi sono fatta troppe domande, ho scattato la foto della tabella che mi ha indicato e mi sono avviata al molo dove ho mostrato il mio biglietto e sono stata fatta salire su in traghetto. Un traghetto che è partito dopo le 12 (io avevo capito dovesse partire alle 11.30 ma come dicevo, la tabella degli orari non era esattamente di facile comprensione). Sono scesa dove scendevano tutti, convinta di trovarmi su la Ilha Deserta che di deserto non aveva poi molto ma… mica ci ero mai stata prima io, quindi poteva tranquillamente essere la Ilha Deserta.

Invece ero scesa a Faro Beach, un lembo di spiaggia sottile sottile dove mi sono arrostita al sole per fotografare delle barche e ho aspettato fino a dopo le 15 un mezzo di trasporto che mi portasse da qualche parte. Io comunque credevo di essere a la Ilha Deserta e quando ho chiesto al ristorante davanti al molo in che direzione andare per trovare un determinato punto di interesse, dopo aver coinvolto mezzo locale, abbiamo capito che non ero dove credevo di essere. Come al solito: parla una nata vicino a Venezia che la prima volta che andò a Venezia da sola da ragazzina chiese ad un negoziante dove si trovava Ponte di Rialto e si sentì rispondere “ci sei sopra”.












Ho passato le ore successive ad imprecare (perché ovviamente sono capitata nel posto sbagliato nel momento sbagliato ovvero quando non passa nessun traghetto per ore), a cercare di capire se potevo farmi portare in una delle isole invece che tornare a Faro (prima sembrava di sì, poi no, poi boh, poi mi sono alzata di fretta e furia dal tavolo del ristorante dove stavo mangiando dell’insalata di polpo perché avevo visto una barca arrivare ma si trattava di un peschereccio…) e ad arrendermi: avrei dovuto tornare a Faro.



Ho letto da qualche parte che gli uomini trovano molto sexy i segni dell’abbronzatura in una donna. Beh ora che ho una magnifica abbronzatura da muratore nonostante la crema solare protezione totale, dovrei avere uno stuolo di uomini pronti a cadere ai miei piedi. Sì, mi è chiaro il concetto di canottiera ma la mia carnagione draculesca mi impone cautela e non posso permettermi di scottarmi le spalle, cosa inevitabile se non le copro, perché vado in giro con zaini e borse e sarebbe un problema.

Mi sono chiesta perché diavolo mi avessero fatta scendere in quel posto e soprattutto perché non arrivassero i traghetti agli orari segnati in tabella… Ho capito male io, ho pensato.

Eh no. Diciamo che la storia che sto per raccontarvi sta circolando tra tutti i barcaioli di Porto perché più di uno mi ha chiesto se la mia giornata stava migliorando e la compagnia che mi ha venduto il biglietto ha fatto il possibile per permettermi di visitare almeno due delle tre isole (non c’era abbastanza tempo).

Dovete sapere che i biglietti per i vari traghetti e shuttle di diverse compagnie che portano alle isole sono tutti uguali, di primo acchito (tipo degli scontrini del supermercato). Devi leggerli per capire a cosa si riferiscono. Il tipo a cui l’ho consegnato non lo ha letto con attenzione e mi ha fatta salire sul traghetto per la spiaggia. Io avevo un biglietto per lo shuttle, avete presente quei cosi che solcano le onde a tutta velocità che se soffri di mal di mare muori di paura e malessere? Ecco. Io li adoro. Non soffro assolutamente il mal di mare, anzi, più si corre e si salta e più mi diverto. Ed è così che mi è passata l’arrabbiatura: non appena mi hanno passato un giubbotto salvagente e grazie anche allo skipper che, visto che io e gli altri tre passeggeri ci stavamo divertendo parecchio, ci ha dato dentro che manco Valentino Rossi in pista sbanda così. Non dico che potrei andare a granchi con i tizi di Deadliest Catch o roba del genere ma ho preso barche varie con il mare arrabbiato più di una volta, anche quando hanno tentato di farmi desistere e ho visto quasi tutti stare male mentre io mi divertivo. Questo compensa le mie vertigini va…

Cosa ho imparato da tutto ciò? Che accanto al banco dove vendono i biglietti ci sono le foto delle barche che devi prendere e che è meglio guardarle queste foto.

Scesa a la Ilha Deserta ho trovato un paesaggio davvero affascinante, alberi non pervenuti e sole a picco.












La Ilha Deserta merita una visita, assolutamente. Chi ama cuocersi in spiaggia l’ha decantata come la migliore spiaggia della zona. C’è un unico bar ristorante che applica i prezzi “o così o te lo porti da casa”.

Ho scelto poi di visitare Farol. Mi hanno consigliato quest’isola perché più bella di Culatra. È effettivamente molto carina e caratteristica.











Rientrando a Faro ho saputo che a Culatra c’era una festa al villaggio dei pescatori e ho pensato che, maledizione, forse mi sarebbe piaciuta di più di Farol ma… non avrei avuto comunque abbastanza tempo per visitarla per bene.

Che dire di Faro? È una piccola cittadina con un centro storico ancora più piccolo. La visiti velocemente. Sono riuscita a trovare della musica tra il frastuono di un aereo e l’altro:

Coracao De Papelao – José Cid

Todas Las Promesas – Dasoul




(Sì, il treno passa qui e tu puoi anche farci il picnic sui binari perché non c’è alcun controllo)








Purtroppo gran parte della città è deturpata dai graffiti. Io amo la street art ma solo quella bella e qui ne ho vista davvero poca, più che altro ho visto tag malfatte.




Mi sento ora di dare un paio di consigli:

Evitate di parlare spagnolo. Io lo capisco abbastanza e quattro parole le spiaccico ma il portoghese è una lingua completamente diversa. È che ti viene spontaneo parlare spagnolo soprattutto se arrivi dalla Spagna ma ho notato che ad un gracias non rispondono quasi mai però ad un obrigado, il corrispettivo portoghese, sì.

Io non sono abituata a girare con i contanti. L’ultimo anno l’ho passato in paesi dove stanno cercando di abolirlo, il contante. Qui a sud funziona diversamente e spesso ho trovato dei cartelli che gentilmente invitavano a prendere le carte di credito e utilizzarle per qualunque cosa diversa dal pagare in quel determinato esercizio. Se avete bisogno di prelevare del denaro non fatelo mai nell’orario di chiusura della banca. Stamattina ho dovuto prelevare del contante per pagare l’albergo. Avevo i sudori freddi perché ho lavorato in banca per qualche anno e so molto bene che è possibile che a causa di qualche malfunzionamento la carta rimanga bloccata nello sportello atm. A volte mi è pure capitato. Se la banca è aperta non c’è problema, ve la restituiscono subito, in caso contrario… può essere un gran casino. Comunque meglio avere con se più carte di pagamento ma questo non lo dovrei manco scrivere.

Poi, un consiglio ai ristoratori che gentilmente mi hanno offerto un antipasto di scampi bolliti davvero delizioso e abbondante: il surimi nella zuppa di riso e pesce… no! Mai!!!! Sembra di mangiare muco rappreso. Ma ve lo devo dire io????

Ed ecco il trova la Madonna edizione portoghese:



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