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Portogallo, FATIMA: Ognuno la vive a modo suo



Agosto 2018

Fatima

Io l'ho vissuta male. Molto male.

Amo visitare i luoghi di culto. Non sono particolarmente credente e tantomeno praticante però mi interessa capire i meccanismi più reconditi di quel processo mentale chiamato fede.

Erano anni che volevo cominciare un progetto fotografico dedicato ai luoghi di culto mariano in Europa e finalmente mi sono trovata abbastanza vicina ad uno dei quattro (gli altri sono Lourdes, Loreto e Medijugorie) per poter finalmente cominciare a prendere qualche immagine.

Non ho preparato una valigia apposta, non l'ho voluto fare perché non ero sicura che avrei trovato qualcosa per me interessante.

Ho aspettato di essere abbastanza vicina ad uno di questi luoghi per andarci "visto che già ero da quelle parti".

Non basta qualche immagine religiosa per far scattare quel qualcosa che mi porta ad interessarmi al luogo e a ciò che ci sta dietro e avevo avuto una brutta esperienza a San Giovanni Rotondo dove San Pio è trattato con poco rispetto per non dire altro.

Poi però sono stata a Czestochowa in Polonia e lì la fede è qualcosa di più importante di un nugolo di santini e statuine e rosari e calamite con la Madonna e allora ti rincuori e pensi che forse forse qualcosa di buono lo troverai.

Fatima mi incuriosiva e ho portato a casa qualche buona foto ma, purtroppo, anche uno strano senso di malessere che da molto molto tempo non mi colpiva.

E non mi soffermo sulla mercificazione della religione, cosa che aborro giusto un pochino.



Vedete, io ho smesso di chiedermi se lascerò un segno in questo mondo. Non ho smesso di tentare di farlo più per il fatto che mi piace vivere in questo modo e mi piace raccontare delle storie che per il fine di essere ricordata in qualche modo.

Ho smesso di chiedermi quale pezzo del puzzle sono quando ho visitato la repubblica di Uzupis a Vilnius. Si tratta di un quartiere della città autogestito con una vera e propria costituzione che elenca diritti e doveri dei cittadini.

Uno dei diritti elencati è il diritto di essere mediocri e sconosciuti.

Diritto che spesso ci sembra pura utopia in un mondo dove i social media quasi ci impongono di gridare a squarciagola ciò che ci passa per la testa perché se non lo fai non esisti e se non esisti la tua vita che senso ha?

Non c'è proprio nulla di male nel "non esistere". E quando lo capisci, capisci anche che potresti essere uno di quei pezzi del puzzle di cui non ci si accorge proprio se mancano. E va bene così. Prima o poi ci guastiamo, siamo macchine fatte di sangue e ossa e carne. A volte ci rompiamo di brutto. E di noi rimarrà ciò che abbiamo lasciato. Spesso proprio un bel niente. E se capisci questo, beh, la fede non ti serve più.

Qui ho visto e percepito la necessità di essere qualcuno, qualcuno di importante, di essere ascoltati da divinità che, se esistono, le immagino più impegnate a giocare a Risiko con il genere umano piuttosto che a concedere la grazia di rimanere per più del tempo assegnatoci dal caso.

Perché se un Dio ascolta proprio te e ti aiuta allora qualcosa conti no? Conti di più di quelli che non ha ascoltato.

Perché a Fatima, secondo me, ci vai per questo.

Per sentirti importante per qualcosa in cui hai fede, qualcuno che non ti lascerà mai solo, perché, se non si è mai palesato come fai ad accorgerti della differenza?

Se hai fede non ti ha mai lasciato solo.

E ci vai per chiedere di rimanere più a lungo. Più a lungo e meglio. O perché ci rimanga qualcuno a te caro.

Perché ci crediamo speciali, noi e quelli a cui teniamo, quando forse siamo solo polvere nella polvere ancora prima di tornarci in quella polvere.

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