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Spagna, BILBAO: 1997: Wow. Che meraviglia il Guggenheim, ci devo andare al più presto! 21 anni dopo…



Agosto 2018

Bilbao

Correva l’anno 1997, io ero in grado di intendere e volere e di apprezzare l’arte, quando nella città basca di Bilbao, all’epoca definita “brutta brutta ma proprio brutta” aprì i battenti quello che secondo me, insieme al Jüdische Museum di Berlino, è il museo più bello del mondo. Strabuzzai gli occhi e pensai che avrei dovuto andarci non appena mi fosse stato possibile.

Ero maggiorenne? Può essere, di certo non lo rivelerò qui.

Ebbene, ho cominciato ad essere ossessionata dal meraviglioso edificio progettato da Frank Gehry tanto che sono riuscita a visitare 5 o 6 volte il Guggenheim di New York, ammirare innumerevoli volte “La vestizione della sposa” di Max Ernst alla Peggy Guggenheim di Venezia (è uno dei miei dipinti preferiti) e comprare un orsacchiotto al Guggenheim di Berlino prima che lo chiudessero. Ma Bilbao? Eh… bella domanda.

Ai tempi un biglietto aereo per Bilbao costava davvero parecchio. Non era una tratta particolarmente battuta e sebbene la cosa non mi creasse tutta questa ansia, allora non viaggiavo da sola e quella era la cosa che mi creava ansia (eh già… sono solo un paio d’anni o poco più che viaggio sola). Poi però, con l’avvento delle compagnie low cost non avrei più avuto scuse ma… qualcosa è andato storto, credo.

Nel frattempo ci sono stati i miei genitori, degli amici, un coinquilino, sconosciuti, tante persone a cui non fregava nulla e ci si ritrovavano davanti durante un tour della Spagna o della Rioja.

E io niente.

E sarebbe bastato prendere un aereo durante un weekend ma… a volte sono come i gatti. Si concentrano di brutto su qualcosa e poi passa davanti a loro un insetto, una farfalla o che altro e ciao. Ecco, mi sono passati davanti parecchi insetti, diciamo così…

















Ho avuto la fortuna di poter ammirare una personale dell’artista portoghese Joana Vasconcelos. Molti si chiederanno chi diavolo sia, altri la ricorderanno per il lampadario fatto interamente di tamponi assorbenti esposto alla biennale di Venezia nel 2005. Personalmente adoro il suo lavoro e ammetto che è stato davvero bello ritrovare nelle sue opere un sacco di richiami alla sua terra natia ad averli potuti comprendere avendoci appena trascorso un po’ di tempo. In fatto di arte sono onnivora. Amo Marina Abramovich tanto quanto Artemisia Gentileschi o Salvador Dalì. Per non parlare di Damien Hirst e Caravaggio.

Joana ha il pregio di stupirmi. Cosa difficile di solito ma diciamo che il suo elicottero ricoperto di piume rosa e fucsia e strass è entrato nella mia personale Hall of Fame. Mi è piaciuto molto anche un video ambientato in Portogallo. Se ne va a zonzo con un apecar fino a Fatima e poi lo riempie di statue della madonna. Era vietatissimo fotografare ma insomma… l’apecar era al buio… non c’era nessuno e non ho potuto farne a meno:



Il tutto condito con le note di Amalia Rodriguez e la sua “Gaivota”. Il fado mi sta perseguitando. Non ne ho captata una nota né a Lisbona né a Coimbra e lo ritrovo qui a Bilbao. Vabbè.








Sono arrivata in città molto molto presto, prima dell’alba. Ho fotografato il museo in ogni angolazione possibile e una volta soddisfatti i 21 anni di attesa ho gironzolato per la città. Non l’ho trovata così brutta come molti l’hanno descritta ma credo negli ultimi anni l’abbiano un po’ sistemata, per così dire. Non lo so, sinceramente. Purtroppo avevo a mia disposizione soltanto un paio d’ore per dedicarmi alla città, sono venuta fino a qui solo per il museo e ho seguito il consiglio di amici di non fermarmi perché Bilbao alla fine è una di quelle città dove è bello vivere e in poche ore proprio non riesci a capirla. Un po’ come Helsinki insomma.













E poi… beh… c’è stato un attimo di confusione nella mia visita al Guggenheim. Il mio coinquilino storico lo visitò quando venne in zona per visitare delle cantine. Io non capisco nulla di alcool, sono astemia da più di 20 anni e, se non lo posso bere, non vedo perché mi dovrei informare al riguardo quindi so che l’area è rinomata per il vino ma non so altro. Coinquilino tornò a casa mostrandomi delle foto in cui una delle pareti dell’edificio era viola proclamandomi: probabilmente non lo sai ma il Guggenheim è viola. Ero un attimo perplessa ma mi portò delle prove fotografiche inconfutabili. Era viola. Io che avevo guardato foto su foto del museo non me ne ero mai accorta, poteva la mia ricerca essere stata così superficiale? Ma poi… perché nessuno aveva pubblicato una foto della parete viola? Non lo sapevo.

Beh la faccio breve ho cercato sta cavolo di parete viola tanto caruccia da fotografare per tipo un’ora ma non non l’ho trovata. Poi mi sono arresa e ho chiesto a Dio Google che mi ha fatto sapere che ai tempi della visita del mio coinquilino c’era un’esposizione dedicata al colore viola e la parete ne faceva parte.

Coinquilino! Non t’è bastato buttarmi lì un “visto che sono da quelle parti ci passo”, no, pure mi dovevi far venire la fissa della parete viola!

Ora sono in autobus, diretta a Venezia. Ci metterò qualcosa tipo 29 ore ma il cuscino da collo gonfiabile che ho comprato qualche giorno fa sta facendo miracoli. Sì avete letto bene, 29 ore. Non sono impazzita, è successo che stavo attendendo con impazienza l’invito al matrimonio dei Ferragnez e non avevo prenotato il volo di ritorno perché non sapevo se avrei dovuto volare in Sicilia o a Venezia quindi mi sono presa all’ultimo e gli unici voli che non costavano come un mese di viaggio in Spagna avevano uno scalo lunghissimo a Lisbona quindi ho pensato che 29 ore in bus erano molto meglio che 29 ore in giro per aeroporti e alberghi.

Detto questo vorrei capire dov’è finito il mio invito! Probabilmente con la mia carta di credito prepagata a qualche indirizzo dove risiedevo, manco me li ricordo più.

Vabbè… io speravo di avere una scusa per comprare quella meravigliosa giacca di McQueen con il fiocco rosso sulla schiena, versione corta del meraviglioso abito indossato da Cate Blanchett a Cannes. Avrei ammazzato il conto corrente per indossare un outfit totalmente inadeguato per una cerimonia in stile campagnolo chic e sarei stata in disparte a guardare gli altri divertirsi al luna park mentre io pensavo solo a come non far impigliare il fiocco della giacca da qualche parte…

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