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Spagna, CORDOBA: Mi dispiace signorina, la paella la facciamo solo per due persone...



Luglio 2018

Cordoba

Da quando mi sono imbarcata nello svolgimento della libera professione temo anche il più lieve dei raffreddori (finisco sempre per ammalarmi quando sono di riposo a casa tra gatti e famiglia, quando non lavoro insomma) e mi sento terribilmente in colpa al solo pensiero di prendermi delle ferie. I liberi professionisti non si devono ammalare e non devono andare in ferie, si dice così no?

C’è una cosa che mi fa sentire meno in colpa però… Visto che ultimamente vivo spesso all’estero e viaggio per lavoro, se ho tempo me la prendo molto comoda per arrivare dal punto A dove mi trovo al punto B dove andrò per lavoro. O dal punto B al punto A che a volte è casa. Il che significa: mi faccio una lunga tratta in bus e mi fermo qua e là.

Lo feci tonando a casa dopo quasi sei mesi a Helsinki. Tallin – Riga – Collina delle Croci – Vilnius – Danzica – Varsavia – Berlino – Norimberga – Casa.

Fu una bella esperienza, io, 45 kg di bagaglio e gli alberghetti che prenotavo tutti senza ascensore tranne quello di Berlino dove l’ascensore c’era ma era rotto e non fermava al mio piano.

Alcune città le conoscevo già e volevo solo passare per una passeggiata, altre sono state una bellissima sorpresa, come Danzica, davvero splendida.

Stavolta andrò a Viseu per tre settimane per lavoro e ne approfitterò per visitare il Portogallo (uno dei pochi stati europei dove non ho ancora messo piede) e cominciare un progetto fotografico che mi sta a cuore da un po’.

Per arrivare con molta calma a Viseu ho volato da Venezia a Madrid (in aeroporto ho scoperto che c’era un volo che andava a Malaga ma non voglio sapere quanto denaro e/o tempo avrei potuto risparmiare, sono certa che il volo costa molto di più di quello per Madrid e voglio rimanere della mia convinzione). Raggiungerò il Portogallo fermandomi in Andalusia.

Prima tappa Cordoba.

Ovviamente nel tragitto non sono mancati gli intermezzi comici.

Non avevo prenotato alcun mezzo di trasporto da Madrid a Cordoba perché ultimamente gli aerei che prendo tendono a ritardare. Non parlo di una compagnia aerea specifica, se esistesse un piano di accumulo miglia per chi usa raramente più di una volta la stessa compagnia potrei viaggiare gratis per anni e anni a venire.

Comunque, come immaginavo, il miraggio di poter prendere il bus delle 15 ha cominciato a svanire mentre l’aereo ci faceva fare il giro panoramico dell’aeroporto di Madrid.

Ma non volevo demordere. Avevo scaricato l’applicazione di Socibus, la compagnia che percorre la tratta Madrid-Cordoba, pronta a prenotare non appena fossi abbastanza vicina alla stazione dei bus da essere sicura di arrivare in tempo.

Ecco. Credo esista una divinità che a volte è benevola bei miei confronti perché sebbene il mio aplomb e il mio modo di vivere siano prettamente nordici sono di sangue particolarmente caliente e me la sarei presa a morte maledicendo la malcapitata che mi ha indirizzato nella direzione sbagliata fino alla quarta generazione se l’ultimo posto disponibile nel bus non fosse stato prenotato mentre decidevo il da farsi.

Vorrei fare un appello: se non sapete rispondere con delle indicazioni corrette alla domanda “dove diavolo devo andare per arrivare in tal posto?” non rispondete a caso. La gente non si offende eh. Magari chiede a qualcuno che lo sa per davvero se ammettere la vostra ignoranza.

Ho dovuto prendere il bus delle 17.30… Me ne stavo tranquilla in attesa di capire a che porta andare per salire finalmente su quello che è risultato poi essere tipo un salotto su ruote quando la destinazione Cordoba è sparita dal cartellone senza prima dare un’indicazione. Diciamo che sono salita in tempo sempre grazie alla divinità benevola che temeva che ieri facessi una strage. Divinità che poi si è scordata di me quando all’arrivo ho dovuto entrare nel vano portabagagli dell’autobus per prendere la valigia che non so per quale motivo avevo messo dalla parte sbagliata. Vano portabagagli, motore acceso e craniata di ordinanza. Ovvio.

Su Cordoba potrei dire molte cose, tutte trovabili su qualunque sito riguardante la città. Ho amato molto la Juderìa, il quartiere ebraico. Di seguito una sfilza di foto tutte uguali delle meravigliose calli del quartiere inframezzate da foto leggermente diverse.







Quando è periodo queste strade sono piene di fiori, ora ci sono solo i vasi…







All’ufficio informazioni turistiche ti dicono che a Cordoba una volta visitata la Moschea (davvero stupenda), il Ponte Romano, l’Alcazar de los Reyes Cristianos (Apro una parentesi. Io, è risaputo, tendo a cadere ovunque. Capitemi se mi sono un attimo impensierita quando ho letto vari cartelli con scritto “attenzione pericolo di caduta” sulle scale orrende che portano alla torre dell’Alcazar, cioè devi fare parte del Cirque de Soleil per non rischiare la vita su quella scala a chiocciola. È un incubo… già mi vedevo nei panni della prima pedina del domino…) e la Juderìa puoi considerare la visita della città praticamente finita. Magari puoi fare un giro in centro ma anche no…

Vabbè…

Davanti alla Moschea ci sono delle adorabili truffatrici che ti mettono in mano un rametto di rosmarino dicendoti che è una tradizione portafortuna tipica dell’Andalusia. Poi ti leggono la mano (proprio a me… lasciamo perdere) e ti dicono come di prassi che avrai una grande sorpresa riguardante l’amore e che c’è qualcuno in cielo che ti protegge. Poi ti chiedono una moneta. Ma non una moneta, no, intendevano una banconota perché la moneta porta male al bambino che hanno in grembo o che avranno… non sono sicura di aver capito bene. Ora. A parte che più di uno spicciolo per aver arricchito la mia raccolta di “vediamo come fanno fessi i turisti qui”, cosa che mi interessa molto a dire il vero, giuro che se ne incontro una che invece delle belle stesse cose che dicono a tutti mi dice qualcosa del tipo: morirai da sola perché hai un caratteraccio e pretendi troppo dagli altri e comprerai due gatti che chiamerai Candy e Bonbon (due Siberiani che non dovrebbero creare problemi agli allergici perché sei ottimista di natura e sia mai che tu debba rinunciare ai gatti perché ti sei trovata un fidanzato allergico), ma non saranno per niente coccoloni, anzi ti odieranno e ti sfrutteranno solo per il cibo e poi non hai nessuno che ti protegge da lassù perché hanno di meglio da fare che tirarti fuori dai guai… beh per la donazione le chiedo l’iban.



















Siccome tengo a perfezionare la mia ricetta della paella, uno dei miei obiettivi è di mangiarne parecchia per carpirne i segreti.

A Cordoba c’è un ristorante che ha vinto il premio per la migliore paella del mondo nel 2016.

Volevo cominciare da lì ma la paella offerta è tradizionale quindi con lumache e coniglio (adoro entrambi) ma è meglio andare con calma, io le mie fobie alimentari temo non riuscirò mai a superarle del tutto.

Ho cercato dei buoni ristoranti che mi potessero offrire una buona paella de marisco ma ho faticato un po’ per trovarne uno decente che non mi dicesse che “no, signorina, la paella la serviamo solo per due”. Mi pareva brutto dirgli che avevo fame per due non avendo fatto colazione ed essendo quasi le due del pomeriggio. Io sono abituata a mangiare a mezzogiorno… qui a mezzogiorno i ristoranti manco sono aperti. Che poi, io li capisco, la mia pentola per la paella è talmente grande che la paella potrebbe bastare a me, famiglia e vicini per 3 giorni ma dico, attrezzatevi. Ci sono persone che vanno al ristorante da sole sapete? Alla fine mi sono gustata una paella soddisfacente, forse leggermente acquosa ma per il resto andava bene.



Di Cordoba mi ha stupito una cosa. La totale assenza di movida. Esci la sera e passeggi in compagnia dell’afa e vedi solo persone che passeggiano in compagnia dell’afa… ecco… se cercate divertimento e casino cercateli a Barcellona o a Madrid (anche se a Madrid io e la mia compagna di tanti viaggi finimmo in una discoteca bellissima, era un palazzo del 1300, convinte di ballare come pazze in mezzo alla folla ma c’eravamo io, lei, il dj, i baristi e una coppia spaesata quanto noi. Lei si buttò sull’alcool, io da brava astemia sulla Cocacola. Quindi riguardo alla movida madrilena potrei sbagliarmi eh… Ricordo che tornammo all’albergo con parecchie difficoltà, lei era ubriaca e non capiva dove dovevamo andare e io mi incasino con le mappe dello smartphone, figuriamoci con una mappa cartacea… bei tempi…)

Di seguito dei tipici souvenir andalusi:







Ps: qui qualcuno ha avuto l’idea di mettere questi cosi in giro per la città per creare delle zone d’ombra. Santo subito!!!!



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