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Spagna, DESERTO DI TABERNAS: Dal set di "Black Mirror" a quello de "Il Diario di Bridget Jones"



Dicembre 2019

Deserto di Tabernas

Mi ero persa troppo, lo sapevo, cercare di visitare il Deserto di Tabernas a piedi non mi aveva soddisfatta.



Mi ero ripromessa di tornarci e, dopo una serie di attente valutazioni riguardanti previsioni meteo, giornate libere, weekend che avrei ancora potuto passare in Spagna, orari dei mezzi di trasporto, mi sono adeguata alla volontà dell'organizzatrice della visita guidata: venerdì 6 dicembre ore 9.30, prendere o lasciare.

Che dovevo fare? Non me lo sarei mai perdonata se non ci fossi tornata, avrei lasciato la Spagna con quella sensazione che odio, quella di non aver visto qualcosa di potenzialmente interessante per pura pigrizia. E la pigrizia è qualcosa che non concepisco quando si tratta di andare a zonzo.



Per tutto il resto soffro di una particolare pigrizia selettiva che mi impedisce di fare alcune cose che non richiedono un grande sforzo e allo stesso tempo mi lascia libera di fare cose che nessun pigro al mondo farebbe.

Mi spiego, per me 6 ore di viaggio per andare a vedere una mostra sono cosa buona e giusta, perdere 10 minuti per imparare una volta per tutte, magari guardando un tutorial, come rifare il letto in modo decente sono uno spreco di tempo (sì, non so rifare il letto, è una cosa che non riesco ad imparare, vengo presa in giro regolarmente per questa cosa perchè il letto lo rifaccio tutti i giorni ma fa sempre schifo).



Essere a Tabernas davanti all'ufficio Turistico il venerdì alle 9.30 di mattina implicava partire da Murcia il giovedì, dormire in qualche buco ad Almeria e prendere il bus per Tabernas alle 8.30.

Non vedevo problema alcuno.

Sono arrivata ad Almeria in serata, sono scesa dal bus tutta felice per essere tornata e... e ho perso mezz'ora per cercare di arrivare dal tizio che mi aveva affittato una camera.

Non lo so, credo di non aver aggiornato le mappe o vai a capire cosa, fatto sta che non riuscivo a capire come attraversare la stazione perché la strada indicata sulla mappa non esiste quindi alla fine mi sono arresa e ho preso un taxi per farmi poco più di un chilometro e direi "per fortuna", perchè il proprietario, invece di aspettarmi, se ne stava uscendo a passeggio con il cane e mi ha riconosciuta solo perchè ha visto una tizia stramba, spaesata, nel bel mezzo del nulla, di notte.

Se fossi arrivata un minuto dopo avrei dovuto aspettare un oretta il suo rientro e... probabilmente avrei disdetto la prenotazione bella incazzata e me ne sarei andata nel primo albergo disponibile.

Mi sembrava strano avere avuto cotanta fortuna.

Non è cosa abituale nella mia vita, qui si rischiava di sovvertire l'ordine universale del creato o quello che è.



Mi sono ritrovata in una delle stanze più inquietanti di sempre.

Ricordo il secondo albergo che prenotai a Krnov, un posto disperso in Repubblica Ceca ai confini con la Polonia.

Entrai nella stanza e mi sembrò di essere in un di horror ambientato in periodo vittoriano, mancavano i morti sui letti. Una roba tipo “The Others”.


Ho chiesto mi cambiassero la camera dicendo che avrei pagato anche di più senza problemi ma una settimana in quella stanza io non ci avrei chiuso occhio, senza se né ma.

La camera in Almeria mi ha offerto un'atmosfera alla "Shining".


Io ho tentato di dormire con quell'inquietantissimo specchio antico davanti a me ma... eh niente, ho dovuto girarlo.

Avrò anche visto troppi horror in vita mia ma da ragazzina ho sofferto di ogni disturbo del sonno possibile, una serie di parasonnie varie, incubi, paralisi nel sonno e allucinazioni ipnagogiche.



Da anni dormo senza troppi problemi quindi cerco di evitare di ricadere in situazioni che ho quasi scordato.



Entrando in una casa in cui tutti i mobili sono coperti da dei teli già uno comincia male, direi.



La mattina mi sono alzata di ottimo umore e ho indossato un outfit a dir poco discutibile.

Dovete sapere che la lavatrice era impraticabile in questi giorni, avevo finito i miei abiti da lavoro (chiamiamoli così) e non ritenendo esattamente una buona idea andare nel deserto vestita bene, ho indossato una vecchia felpa nera con dei leggins lucidi neri a fiori rosa (sì, sono inguardabili) che avevo comprato al supermercato per fare la pulizie in casa. Giuro, non avevo altro di pulito oltre a vestiti che avrei messo ad un party nel deserto, sempre che ne organizzino, non di certo adatti per un'escursione che, visti i precedenti, mi avrebbe fatta tornare a casa in condizioni infami.

I capelli per motivazioni non pervenute non avevano alcuna voglia di stare al loro posto.



Va bene, stavo andando ad un'escursione con la jeep nel deserto organizzata da Malcaminos, dai su, che sarà mai? Nessuno avrebbe chiamato la Fashion Police.



Sono arrivata a Tabernas appena in tempo perchè il bus ha ritardato, chiaro, io poi sono una persona che assolutamente non si fa prendere dall'ansia se gli autobus ritardano, giammai.

Il meteo poi ha deciso di farmi vivere l'esperienza del brutto tempo nel deserto.

Ok, io ho capito che in questo particolare tipo di deserto a volte piove, che ci sta l'acqua, va bene, ma proprio oggi?










Fa nulla, mi sono detta, goditi l'escursione e sta zitta.

Così è stato.



Questa roccia qui, è famosa perchè ricorda una tartaruga e pare che ci abbiano girato davanti di tutto, manca solo il filmino della prima comunione di mio cugino.

Dopotutto il deserto si presta a produzioni di tutti i tipi, non solo western.

Solo per citare qualche film:

Lawrence d'Arabia

Cleopatra

Patton

Conan il barbaro

Indiana Jones e l'ultima crociata

Per un pugno di dollari

Per qualche dollaro in più

Il buono, il brutto, il cattivo

El Condor

Una ragione per vivere e una per morire

Ce la siamo presa comoda perchè poi il sole è arrivato, a momenti, a sprazzi, solo per pochi secondi, ci siamo dovuti mettere in fila per fare delle foto alle formazioni rocciose perchè tutti volevamo le foto con una luce migliore.








Abbiamo visto dei vecchi set cinematografici, una finta miniera, abbiamo guadato una zona dove la pioggia aveva allagato un po' tutto, mi sono presa un'altra parte di deserto, quella parte che da sola non avrei mai potuto raggiungere e sono certa di avere ancora troppo da scoprire in questo luogo che si è preso un pezzo del mio cuore.














E poi siamo arrivati lì, al set di “Black Mirror”, più precisamente il set della puntata “Black Museum”.




“Black Mirror” è una serie tv distopica antologica, una delle mie serie preferite, tocca temi che mi stanno molto a cuore, osservo il mondo affidarsi alla tecnologia e il modo sconsiderato di cui ne fa uso l'utente medio, senza rendersi conto di ciò che realmente accade nel mondo intorno ad esso. Non che io sia qualcosa di diverso da un utente medio, forse, ecco, sono un utente medio un po' più curioso della media.

"Black Museum" non è uno dei miei episodi preferiti, al primo posto della mia personale classifica io metto “White Christmas” a dire il vero (credo sia la storia più inquietante che io abbia mai visto) ma ho chiesto all'autista di fermarsi un attimo e lasciarmi prendere una foto, ci tenevo molto.


Diciamo che oggi se qualcuno avesse dovuto valutarmi come nell'episodio "Nosedive" il mio punteggio sarebbe caduto talmente in basso da non permettermi di fare altro che tornare a Murcia a piedi e dormire sotto ad un ponte dove mi sarei cibata di rifiuti.


Fortunatamente non siamo ancora a questi punti (non proprio), perchè ora vi porterò direttamente da "Black Mirror" al set de “Il diario di Bridget Jones” che no, non è stato girato in questo deserto anche se Bridget che ci si perde vestita da coniglietta di Playboy perchè sbaglia location per la festa in maschera a tema "preti e lucciole" me la vedo proprio ma... no.







È che sono tornata a casa in condizioni ancora più deplorevoli della volta scorsa.

Quindi, recapitoliamo, puzzolente come una discarica (diciamo che il non aver indossato indumenti traspiranti, perchè non ne avevo di puliti, non ha aiutato), il cappuccio della felpa tirato su (sembravo un graffito di Banksy, mi mancava solo un mazzo di fiori in mano), zainetto rosa, borsa porta macchina fotografica impolverata, leggins neri lucidi a fiori rosa comprati alla Lidl, scarpe infangate, borsa della spesa fatta prima di tornare a casa perchè poi il supermercato avrebbe chiuso (era giorno di festa nazionale, i negozi chiudevano in anticipo).

Vivo in una pensione quindi condivido il bagno e le docce.

Sono tornata piuttosto tranquilla, chi vuoi che ci sia a casa in un giorno di festa, ho pensato?

L'idea era di salire, mettere giù macchina fotografica e borse varie, prendere la biancheria di ricambio ed il pigiama, fare una lunga doccia, rinchiudermi nella mia stanza e fare finta di non esistere per un po'.



Ho chiesto scusa all'enorme foto di Parigi all'ingresso nella quale mi sono riflessa perché facevo troppo schifo.

E ho chiesto perdono pure alle piante finte per quanto stavo puzzando.

Salgo al mio piano e il padrone di casa mi ferma per fare quattro chiacchiere, stupito di vedermi a casa in quanto aveva capito che mi sarei fermata fuori per tutto il weekend, mi dice che ha dovuto entrare nella mia stanza perchè avevo lasciato l'aria condizionata accesa (momento di panico perchè avevo lasciato la camera in disordine, non avevo avuto tempo di sistemarla prima di partire) e altre domande alle quali ho risposto in uno spagnolo indecente.

Volevo solo andare dalla doccia, sarebbe stato facile, la doccia stava alla mia desta, pochi passi.

Ma il padrone di casa aveva voglia di chiacchiere.

Io non avevo voglia di tirare giù il cappuccio e stavo per raggiungere il mio livello massimo di imbarazzo, ok mi ha visto tornare a casa in pessime condizioni dopo un'escursione più di una volta, ma mai così. Credo di non essere stata così mal ridotta nemmeno in India quando il carro di letame affiancò il bus dove stavo viaggiando e i finestrini erano aperti e non serve che io continui, vero?



Bene, ad un certo punto, tentando di svincolarmi, mi sono girata verso la doccia, il cappuccio aveva ostruito la mia visione laterale e chi trovo tra me e la doccia, immobile, non aveva proferito fiato per tutto il tempo? Il bonissimo figlio del padrone, mai incrociato in 5 mesi e mezzo qui.

Non uno sconosciuto perchè ci eravamo scritti più volte per questioni riguardanti l'affitto ma uno sconosciuto perchè mai incontrato prima.

Se mi sono vergognata delle mie condizioni davanti ai mobili di casa, immaginatevi davanti ad un tizio che potrebbe essere il quarto fratello Hemsworth, uno spagnolo bellissimo, biondo con gli occhi blu.

Non sono una persona che si fa intimidire dalla bellezza, quindi ho fatto finta di nulla e non mi sono scusata per essere tornata in modo indecente dal deserto dove stavo solo facendo il mio lavoro.

Ho pensato però a quanto potrebbe essere divertente cominciare un romanzo rosa in questo modo, con i protagonisti che si incontano così, che tanto se fai colpo in condizioni del genere non può essere altro che amore, soprattutto quando per forza di cose devi alzare il cappuccio e la tua frangia ha la stessa piega di quella di Cameron Diaz in “Tutti Pazzi per Mary”.

Nel mio caso ho semplicemente fatto una figura di merda epocale anche se Godofredo Nemesio (lo chiameremo così per tutelare la sua privacy) è una persona carinissima che ha avuto la gentilezza di non ridermi in faccia (anche se so che avrebbe voluto farlo, avrei voluto farlo pure io) e di stare una mezz'oretta a chiacchierare con me e il padre.



Però davvero... quasi quasi lo scrivo un libro che comincia così..., poi, la continuazione magari me la potrebbero suggerire i personaggi.

Naaa, scherzo, non sarei mai in grado di scrivere un romance. Ne uscirebbe... boh, credo qualcosa di illeggibile, probabilmente il figlio mai voluto di "Il gioco di Gerald" di Stephen King e "Io prima di te" di Jojo Moyes o qualche abominio simile.



Guardate bene la foto qui sopra! Ci sono le capre arrampicatrici mimetizzate tra le rocce.

Ps: onde evitare di dovermi scusare anche con il Macbook, premetto che prima di scrivere mi sono lavata, cambiata e profumata!
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