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Spagna, MADRID: L'ostello dell'orrore

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Novembre 2019

Madrid

È comune buon senso prenotare più o meno qualsiasi cosa con discreto anticipo. Certo, ci sono un sacco di siti che insegnano dei trucchetti, a volte validi, per risparmiare un po' di denaro, tipo “prenotate i biglietti aerei di martedì pomeriggio circa tre settimane prima della data prefissata per la partenza” e devo dire che, le poche volte che ho potuto verificare, in effetti funzionano e a volte il risparmio è notevole ma, ecco, è consigliabile evitare di riservare all'ultimo minuto.

Condizione imprescindibile per non trovarsi in una situazione simile a quella in cui mi sono trovata io è avere il giusto preavviso e non mettersi il lunedì a dover cercare un buco dove dormire dal mercoledì successivo nella capitale spagnola durante il weekend di Halloween e Ognissanti.

Ho un piccolo problema: se devo pagare io, se mi va di spendere e me lo posso permettere, prenoto anche alberghi molto carini, se a pagare sono clienti che mi stanno simpatici... beh, non riesco ad approfittarne e diciamo che mi adatto, soprattutto in un caso come questo nel quale la differenza di prezzo tra il posto nel quale ho dovuto sopravvivere e il successivo posto più “economico” disponibile era più o meno del 350% in più.



Mi sarei chiesta che ci va a fare la gente a Madrid ad Halloween ma, conoscendo la Spagna ed essendo già stata a Madrid, lo so bene che ci va a fare la gente a Madrid, ecco.

Ci va a divertirsi.



Io ci ho passato un paio di settimane per lavoro, entusiasta di rivedere una città di cui avevo un bel ricordo e che mi ha regalato qualcuna di quelle storie che ti diverti a raccontare agli amici anche molti anni dopo perchè certi momenti fanno sempre sorridere.



Ci venni moltissimi anni fa con la mia compagna di viaggio preferita, S.



Quando sei abbastanza in là con l'età da poter usare l'aggettivo moltissimi riferito al quantitativo di quanti anni prima hai visitato un posto con un'amica... beh... quand'è che ci permetteranno di mettere sulla carta d'identità l'età che pensiamo e sentiamo di avere e non quella che uno stupido certificato di nascita, per l'appunto, certifica?



Ricordo i chilometri che percorrevamo ogni giorno, mappe alla mano perchè all'epoca gli smartphone non esistevano, una serata passata in una discoteca fichissima allestita in un vecchio palazzo signorile del 1300 o giù di lì. Credo avessimo capito male a che ora andare perchè arrivammo poco prima di mezzanotte e passammo un paio d'ore insieme al dj, i camerieri ed un paio di avventori che non smettevano di profondersi in tenere effusioni. All'una e mezza ci arrendemmo. Della folla che avevamo visto in una foto, non vi era alcuna traccia.

Probabilmente la discoteca si è riempita dopo le due di notte, non ci è dato saperlo.

S. era ubrica, io ero già diventata astemia e beh non si notava la differenza tra me e lei e non perchè lei reggesse l'alcool, proprio no.

Andammo alla fermata della metro sperando di tornare all'albergo senza troppi problemi ma... passammo una ventina di minuti ad aspettare il treno... niente, finchè un tizio con una scopa, mentre stava pulendo, attirò la nostra attenzione sbracciandosi e facendoci capire in uno spagnolo molto semplice che la metro era chiusa e ci conveniva uscire.

Trovammo il nostro alloggio dopo ore perchè S. da ubriaca stava leggendo la mappa sottosopra e io non mi ero accorta dell'errore...



Ricordo cene che non mi aggradavano, delle patate con una salsa che proprio ritenevo immangiabile (quanto ero schizzinosa e quanto continuo ad esserlo!) e le Torri Porta d'Europa viste in una cartolina e cercate nella mappa e il senso di straniamento al limite della nausea che mi ha assalito appena risalita dalla metropolitana e alzati gli occhi verso queste torri inclinate di 15 gradi.




Avevo con me una macchina fotografica analogica.

Una di quelle di scarsa qualità che i turisti usavano portarsi dietro per fare qualche pessima foto che nemmeno il migliore dei fotografi sarebbe riuscito a sviluppare in modo decente.

Non avevo mai imparato a fare foto, tanto quelle macchine erano automatiche, bastava inquadrare e poi premere un pulsante e inquadrare lo sapevo fare, più o meno.

Non me la portavo mai dietro, la macchina fotografica, pensavo non mi servisse, non mi interessava.

Credo che se mi avessero detto che sarei diventata una fotografa e che mi sarei specializzata in documentarismo, beh, avrei pensato ad uno scherzo. Io documentarista? Magari fotografa di moda ma il reportage... naaa, troppo complicato per me.

Chissà quante persone non hanno capito quale era la loro strada finchè non si sono persi e non ci si sono trovati per caso.



Non le ho mai sviluppate quelle foto, nemmeno i rullini che avevo scattato a Londra l'anno prima quando, insolitamente, avevo deciso di mettere la macchina fotografica in borsa.

Davvero, a me le foto non servivano, mi ero convinta a prenderne un po' per mostrare alla mia famiglia i luoghi che avevo visitato ma di quei fotogrammi credo non rimanga più nulla, sono rimasti dei ricordi inaccessibili a coloro che non li hanno vissuti.

Chissà che fine hanno fatto quelle pellicole, se le trovassi le svilupperei, vorrei vedere se già allora avevo quello che molti chiamano occhio fotografico.

Io penso che si possa imparare, chi mi ha insegnato dice che o ce l'hai o più di tanto non puoi migliorare, non lo so come stanno davvero le cose, a me piace pensare che ho imparato, mi fa credere che possiamo fare qualunque cosa se davvero ci crediamo.



Madrid mi ha accolta con la stessa atmosfera di molti anni fa, mi ha fatta sorridere e mi sono scusata come avrei fatto con un parente che non vedevo da troppo tempo. Tutte le volte che ho fatto scalo all'aeroporto e ho preso l'autobus per andare a sud negli ultimi anni e non avevo mai trovato qualche ora da passare insieme...







Ho smesso di sorridere quando sono arrivata all'ostello.



Mi ero rifiutata di leggere le recensioni prima di essere per strada perchè va bene ogni tanto costringermi a dormire in luoghi poco consoni alla mia indole per evitare poi di avere qualche crisi isterica nel caso dovessi essere costretta a dormire in condizioni poco accettabili (tipo la casa di una accumulatrice nel West Village, per intenderci) ma preferisco non sapere in anticipo cosa mi aspetta.

Presa dalla curiosità ho letto i commenti degli avventori durante il viaggio in autobus.

Avete presente quando non riuscite a staccare gli occhi da qualcosa di orribile, vi disgusta, non lo volete davvero guardare ma proprio non ce la fate? Tipo quei video dove schiacciano brufoli i punti neri...


Leggendo i commenti ho scoperto che avrei dovuto passare 11 notti in un ostello privo di armadietti (avrei dovuto difendere una reflex professionale, un Macbook air, i miei documenti e carte di credito), dove pare che gli affittuari siano in combutta con una banda di ladri solita derubare i poveri disgraziati capitati nel girone dell'Inferno dedicato ai viaggiatori incoscienti che non leggono le recensioni (entri e la prima cosa che vedi è un cartello con scritto “tieni d'occhio la tua roba perchè se te la rubano sono benemeriti cazzi tuoi”), dove spesso viene cambiato il codice per aprire il cancello d'ingresso (è vero, ho rischiato di rimanere chiusa fuori perchè lo cambiano spesso ma non ti avvisano e se rimani chiuso fuori alla pioggia ti incazzi un pochino eh), con bagni e cucina in condizioni igieniche alquanto discutibili (sì, decisamente si) e camerate sovraffollate (oddio, ho dormito in posti peggiori in quanto a sovraffollamento ma erano super puliti e muniti di armadietti).

È andata che a parte la prima notte in cui sono dovuta andare in bagno con... tipo ogni mio avere, ho portato tutto ciò che mi poteva essere rubato, a parte il portafoglio, nel mio posto di lavoro e l'ho lasciato negli armadietti messimi a disposizione.

Non avrei cucinato in quel cesso di cucina manco morta quindi ho risolto con un croissaint al cioccolato al mattino, pranzo fuori e cena con lo yogurt.

Tutto sommato, visto che uscivo di casa prima delle 7 e tornavo verso le 21 sono sopravvissuta senza troppi danni a parte una notte insonne perché una ragazza aveva deciso di parlare al telefono con un'amica in vivavoce ad un volume molto alto e l'aver finito i vestiti puliti perchè se avessi usato la lavatrice avrei dovuto mettere i panni a stendere nell'incolto giardino di quella orribile casa gialla trasformata in ostello e sinceramente nei commenti parlavano anche di furto di abbigliamento, una scocciatura di cui avrei fatto volentieri a meno.



Ho quindi deciso, non vi era altra decisione possibile, di passare gli ultimi 4 giorni nel miglior ostello di tutta Madrid nel fichissimo quartiere Chuecha.

Voi penserete: beh dai, hai passato bene le ultime notti... hahahahahahahaha.

Certo, come no.



Ho passato bene il tempo trascorso a Madrid.

Quello sì.

Ho visitato di nuovo il Museo del Prado, dove ho perso un sacco di tempo a cercare “Il Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch perchè mi ero scordata che in Spagna è chiamato El Bosco (io che ho visitato il museo a lui dedicato a S'Hertogenbosch in Olanda avrei dovuto ricordarmelo...) ed è stato bello vedere tutta quella gente in fila per entrare. Al Museo del Prado e al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia si entra gratis le ultime due ore di apertura e se, come me, avete già visitato i musei e volete solo tornare per un saluto alle vostre opere preferite, beh, va bene approffittarne. Per una visita completa forse è troppo poco ma ammiro molto la decisione di offrire a tutti l'opportunità di abbuffarsi d'arte gratuitamente.

Volevo rivedere "Guernica" di Picasso ma ho aspettato fino all'ultimo giorno utile, non avevo avuto tempo, c'erano molte altre cose di Madrid che volevo rivedere. Stranamente (sono ironica) ho beccato proprio un giorno di chiusura straordinaria per manutenzioni.

Ci sono state molte passeggiate, la Gran Via, il Palazzo Reale, il Parco del Retiro, Plaza Mayor, anche semplicemente andare a Madrid Atocha e sedermi in mezzo agli alberi all'interno della stazione è stato rigenerante.





































C'è una cosa che la Spagna ha e molte altre nazioni no, un'energia positiva che percepisco e mi ricarica.

Nella piazza Del Sol ho incontrato artisti di strada che, mascherati con il volto di Salvador Dalì come i protagonisti de “La Casa di Carta”, serie tv spagnola famosissima al momento (che mi rifiuto di guardare perchè proprio non mi va) si facevano fotografare con i turisti come i finti supereroi e Statue della Libertà a Times Square a New York, altri suonavano, altri ancora cantavano un'opera lirica e io sono una di quelle persone che si commuovono con il canto lirico, non ci posso fare nulla.

E poi la folla che non mi faceva passare ma allo stesso tempo mi faceva sentire a mio agio perchè, come vi dicevo, l'energia qui è positiva per me, Madrid è vita e allegria.



Ah già, anche il prosciutto crudo. Probabilmente sono l'unica persona al mondo a non amare il famoso prosciutto crudo spagnolo ma... non so che dirvi, adoro quello italiano ma di quello di qui riesco a stento a sopportare l'odore.



Mangiavo fragole e al telefono lo raccontavo a mia madre che, fissata con i prodotti di stagione e a chilometro zero, mi chiedeva stizzita “Mangi fragole a novembre? Chissà da dove vengono!” e io le rispondevo “Beh... da qui!” perchè a sud le fragole le coltivano pure ora e la madre si dimentica sempre che io non sto in Italia da molto tempo ormai...




Una donna mi ha chiesto scusa, stavo cercando di prendere una foto, pensava di avermela rovinata entrando nell'inquadratura. In realtà la stavo aspettando, l'avevo vista e volevo entrasse nella mia foto e ne diventasse la protagonista.

Un po' come accade nella vita, troppo spesso le persone hanno paura di avvicinarsi perchè temono di disturbare in un contesto dove prima esse non esistevano senza accorgersi che qualcuno le stava, timidamente, solo aspettando.



Ma torniamo una attimo all'ostello più bello di tutta Madrid.

È davvero stupendo, ho adorato tutto, l'arredamento, il bagno vintage al piano di sotto e le camere di design con 6 letti al piano di sopra, anche il fatto che mi avessero spostato in una camera più bella (al momento della prenotazione non era libera) senza spiegazioni.

Ora ve lo spiego io perché mi ci hanno trasferita.

Sono stata fregata, probabilmente qualcuno aveva chiesto di essere spostato in quanto uno degli ospiti della camerata era solito rompere il muro del suono ogni notte con il suo russare.



Ricordo un momento in cui io e gli altri ospiti ci siamo seduti nei rispettivi letti e ci siamo guardati con gli occhi sbarrati chiedendoci che fare, troppo educati per svegliare il tizio.




Già dopo la prima notte in bianco ho rischiato di addormentarmi aspettando il mio turno alla lavanderia automatica e non riuscivo a capire esattamente quante monete mi servivano per attivare lavatrice ed asciugatrice, cosa che mi ha fatto dover andare a cambiare del denaro cartaceo in monete nei negozi vicini per ben 3 volte (perchè il cambiavalute all'interno della lavanderia era ovviamente rotto), l'ultima notte ha pensato bene di piovere, piovere fortissimo e il concerto russate/pioggia che batte sul lucernario mi ha dato il colpo di grazia.



Poco male, ho dormito nel bus Madrid-Murcia dove sono tornata a quella che ora chiamo casa con il sorriso sulle labbra, quel sorriso che hai dopo aver passato del tempo con una vecchia cara amica.

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