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Spagna, MALAGA: A casa di Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso



Luglio 2018

Malaga

Sì, si chiamava così. E per fortuna ha pensato di firmare i quadri solo Picasso (e mi chiedo… ma se ti chiami così… come fai a ricordarti il tuo nome per intero?). Non chiedetemi perché lo so ma per equilibrare cotanta cultura sappiate che so anche distinguere un Pichaku maschio da un Pichaku femmina (e non ho mai guardato il cartone animato dei Pokémon ai tempi, manco sapevo cosa fossero prima di Pokémon go e tuttora so solo che sono dei cosi che acchiappi con un’applicazione camminando in giro… cioè ai tempi conoscevo il fenomeno dei Pokémon come tanti altri ma non mi sono mai premurata di informarmi al riguardo).

La giornata è cominciata male con un “il taxi non vuole venire a prenderla signorina e non le so spiegare il motivo in una lingua a lei comprensibile perché non parlo inglese”. Ok, non sarebbe stato un problema se la stazione non fosse stata a 2,8 km dall’albergo. Ho fatto di peggio (16 novembre 2016, Cologno Monzese, a piedi per andare alla stazione della metropolitana alle 6 di mattina per poi volare a New York, bagaglio adatto a 5 settimane di permanenza, la ragazza dell’amico che mi ospitava mi mandò nella direzione sbagliata pensando facessi prima… e io mi sono fidata). Purtroppo non avevo tempo e sono uscita dall’hotel di fretta e furia benedicendo la mia paranoia che mi fa sempre essere pronta molto in anticipo. Per fortuna dopo circa un km ho trovato un taxi disponibile.

A Malaga poi le mappe come al solito hanno fatto i capricci e ho gironzolato a vuoto per un po’ prima di trovare la mia destinazione.

Sono arrivata al bed and breakfast troppo in anticipo e la mia camera non era pronta. Si tratta di una piccola struttura con 4 camere a tema: Venezia, Parigi, New York e Philadelphia. Sinceramente ci stava, non so, una camera dedicata a Los Angeles o Tokyo… no, Philadelphia (se non si era capito non è esattamente la mia città preferita…). Lascio le valigie a New York e mi dicono che dopo le 12.30 posso trasferirmi a Venezia quando voglio. Ottimo.

In centro città prendo la macchina fotografica dalla borsa e mi accorgo di non aver preso le memory card… ieri ho scordato il caricabatterie del telefono (andiamo bene…). Per fortuna, non so per quale motivo, una memory card selvatica è apparsa nella borsa e ho evitato di perdere un sacco di tempo per tornare al b&b.

Mi sono diretta immediatamente al museo Picasso. Ero intenzionata a visitare sia il museo che la casa natale di Picasso ma ovviamente la casa di martedì è chiusa. In compenso al museo Picasso c’era una mostra di un artista che amo molto di più: Andy Warhol. Ne valeva la pena, finalmente sono riuscita a vedere la serie completa delle serigrafie di Marilyn e no, non sono uguali alle foto che si trovano su internet, i colori sono davvero particolari.

Apro una parentesi. Non amo molto l’arte di Picasso. Tutt’altro. Se vogliamo rimanere in Spagna io appartengo al team Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech, se volessimo allargare il discorso riguardo alle mie preferenze pittoriche in generale mi dilungherei troppo. Mi basta ripetere che Picasso non è tra i miei artisti preferiti però ho visto Guernica a Madrid, molti anni fa, e mi ha letteralmente stordita. È una delle opere d’arte più potenti che io abbia mai visto e di arte ne ho vista parecchia. Questo è il motivo per il quale visito volentieri mostre e musei dedicati a Picasso. Cerco la stessa emozione anche se non l’ho ancora trovata. Di qui ne consegue che conosco abbastanza bene la sua opera da potermi indignare per la scelta di mettere le Damoseille d’Avignon tra le opere acquistate da Rose che affondano nel disastro del Titanic nel film di James Cameron. Allora. Intanto il dipinto è 2,44 m x 2,33 e quello che affonda nel film è giusto un po’ tanto più piccolo, seconda cosa ora si trova al MOMA a New York… Ma che gli è passato per la testa? Potevano far affogare la Gioconda già che c’erano… (La trovo sopravvalutata, comunque). Ah, fanno affondare pure “Ninfee” di Monet che nel 1912 non era ancora stato dipinto… vabbè. Chiudiamo la parentesi.

Il museo non è male ma è più divertente cercare le tracce di Picasso che secondo le guide “compaiono su tutti i muri della città”. Forse intendevano i muri dei negozi di souvenir…






Cercando Picasso sui muri ho trovato anche queste due chicche. Si tratta di alcune delle opere di Invader, uno street artist francese. Ce ne sono parecchie in tutta la città.




A Malaga ci sono un castello e una fortezza consigliati da tutte le guide: il Castello di Gibralfaro (il nome mi ricorda molto Fantaghirò, e non so perché, ma il castello dove girarono la serie di trova in Repubblica Ceca vicino ad Olomouc, mi ci portarono degli italiani che conobbi mentre lavoravo da quelle parti) e la Alcazaba (una fortezza). Il castello si trova in cima ad un monticello, ci arrivi solo a piedi. Dall’alto si può godere di una bella vista della città, peccato che per arrivarci devi farti 1,8 km in salita. Cosa con la quale non avrei problemi se non fosse che la salita in parte è priva di parapetto e la mia paura delle altezze mi ha bloccata dopo 5-600 metri circa.








Più in alto di così non sono proprio riuscita ad andare…




Io ci ho provato. Davvero. E poi ho provato ad arrivare al castello tramite una scalinata ma non c’è stato verso. Non capisco la mia paura delle altezze, solitamente una volta arrivata in cima mi tranquillizzo, il problema è la strada… e ultimamente sto peggiorando, forse perché viaggio sola, in compagnia in qualche modo arrivo a destinazione. Volevo fare delle foto dell’arena dall’alto per questo diario ma… se volete vederle cercatele su google immagini. E comunque Malaga dall’alto non è bella come altre città andaluse.










Siccome mi sono stancata di sentirmi dire che “la paella la facciamo solo per due”, soprattutto quando vedo paelle con ingredienti particolari ed interessanti, oggi ho preferito un fritto di baby calamari (fritti interi) e delle verdure grigliate (le porzioni erano talmente abbondanti che facevo prima a mangiarmi una paella doppia…). Diciamo che qui con il cibo mi trovo molto bene.

Adoro anche gli yogurt al lime e limone che non avevo mai assaggiato e ovviamente in Italia non esistono e sicuramente non esisteranno nemmeno dove andrò in futuro.




Al ritorno al bed and breakfast non ricordavo il nome della mia stanza ma il portachiavi ha una piccola Tour Eiffel appesa quindi… doveva essere Parigi no? Eh… invece no. E per fortuna c’era qualcuno in camera che mi ha fatto capire che stavo perdendo il mio tempo perché quella serratura non si sarebbe mai aperta con la mia chiave.

Come vorrei fossero vestite le persone che per forza di cose mi entrano nell’inquadratura quando prendo una foto:



Come sono:






Dimenticavo… durante il viaggio in autobus ho ascoltato fin troppa musica spagnola (compresa Te Amo di Umberto Tozzi…), ero seduta abbastanza vicina all’autista da poter shazamare qualche brano.

Ecco la playlist:

Marc Anthony – Ahora Quien

Rozalen – La Puerta Violeta

Marwan – La Vida Cuesta

Manuel Carrasco – Ya No

India Martinez – 90 Minutos

Alvaro Soler feat. Flo Rida & TINI – La Cintura (Remix)

Vanesa Martin – Sin Saber Por Qué

Io di solito ascolto tutt’altro ma mi piace scoprire che tipo di musica viene ascoltata nei paesi che visito. A volte mi porto a casa delle belle canzoni…











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