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Spagna, MURCIA: Hasta pronto España, stavolta per davvero



Febbraio 2019

Murcia

Stremata dalle richieste materne sono tornata in Italia per passare le feste natalizie con la mia famiglia.

È stata una buona idea? Per un paio di giorni sì, il tempo di salutarci e volerci bene, poi, io e famiglia tendiamo ad amarci di più quando stiamo a centinaia o migliaia di chilometri di distanza.

La cosa singolare è che davvero andiamo molto d'accordo, semplicemente abbiamo abitudini di vita completamente diverse e non mescolabili.



Era cominciato tutto molto bene.

Sono arrivata a Milano troppo tardi per prendere un autobus o un treno per tornare in Veneto quindi ho passato la serata a cena con una coppia di amici e il loro cane e la mattina dopo me ne stavo a spupazzare i gatti sul divano mentre leggevo i numeri arretati di Dylan Dog.

Il giorno della Vigilia di Natale ero talmente stressata da confondermi e pensare di avere l'appuntamento dalla parrucchiera alle 14 invece che alle 10.

Credo esista un Dio (probabilmente temeva la mia apocalittica reazione se non me ne fossi accorta quasi in tempo) perchè una vocina interiore alle 9,44 mi ha detto: controlla l'orario dell'appuntamento dalla parrucchiera, va.

O, molto probabilmente, la mia mente aveva registrato l'orario corretto e l'inconscio ha tentato di arginare la tragedia.

Tragedia che stava per compiersi perchè non c'erano auto disponibili a casa mia e io dovevo farmi 5 km. Stavo valutando la bicicletta ma non avrei fatto in tempo (immaginate dover dire alla vostra impegnatissima parrucchiera che arriverete in ritardo e dovrà incasinare tutto la Vigilia di Natale quando tutte le clienti vogliono andare a farsi belle per il pranzo del giorno dopo), finchè mia madre è tornata a casa e mi ha ceduto la sua auto. L'ho quasi strangolata quando mi ha detto che sentiva il telefono squillare ma ha ben pensato di controllare quando sarebbe arrivata a casa, dopo essersela presa molto comoda.

Ps: Samantha ti adoro per essere comunque riuscita a tingermi i capelli super rosa nonostante io sia arrivata in ritardo.

Avrei dovuto fare i bagagli e tornarmene in Spagna seduta stante ma ho desistito, troppi amici da incontrare.



Quindi, beh, sono tornata a Milano dopo Natale, poco tempo per vedere tutti e un biglietto per Madrid comprato sull'onda del nervosismo, non avrei retto un giorno in più, odio il posto dove sono nata, non ci posso fare nulla.



Speravo andasse meglio e invece lo dovevo capire da come è andata all'aeroporto di Linate la mattina del 2 gennaio che le cose avrebbero solo potuto peggiorare.

Ero felice e allo stesso tempo volevo strozzare i miei migliori amici perché mi avevano comunicato solo la sera prima che si sarebbero sposati il 25 gennaio.

Gli avevo chiesto se intendevano sposarsi il giorno 30 dicembre 2019. Risposta: "Mah, boh, magari un giorno."

Il giorno 1 gennaio 2020 ero da loro: “Hey sai che c'è? Ci sposiamo tra poco più di 3 settimane."

"Ok ragazzi ci vediamo tra 3 settimane, mi piacerebbe sapere se volerò a Milano da Francia, Spagna o Finlandia, al momento non ho ancora nessuna conferma ma ci sarò di certo.”

Ok... Che cazzo mi metto? Non ho messo nulla di adatto in valigia... ma poi... nel mio sterminato archivio, ho davvero degli abiti da cerimonia? No, proprio no.



In aeroporto è cominciata male, ma male male.

Indossavo una bellissim felpa Adidas di velluto con le maniche a campana. Vi devo spiegare che succede se andate in bagno e la manica a campana si posiziona perfettamente sotto al rubinetto e voi non ve ne accorgete e poi parte il getto d'acqua?

Non serve vero?

Sono andata ad imbarcare il bagaglio e per la prima volta in vita mia ho dovuto aprire la valigia in aeroporto (un'altro dei miei incubi divenuti realtà) e buttare delle cose. Avevo 3 kg in più del dovuto e mi erano stati chiesti 80 euro per imbarcarmeli.

Sono rimasta perplessa, un'altra compagnia mi aveva imbarcato 8 kg in più con solo 24 euro di sovrapprezzo. Ho pensato che dopotutto potevo buttare quelle vecchie sneakers che avrei comunque buttato di lì a poco e di, ahimè, liberarmi di quei litri di meraviglioso bagnoschiuma al cocco che trovo solo in Italia.

L'umore stava peggiorando sempre di più.

Dopo i controlli al gate mi sono ritrovata con il giubbotto disteso a terra (appena ritirato dalla lavanderia) e la borsa completamente aperta. Il passaporto stava per uscire per una passeggiata.

Poteva finire così?

No, certo che no, sono riuscita ad impigliare la manica del suddetto giubbotto, salendo l'aereo, sul corrimano della scaletta con conseguente rallentamento di tutti gli altri passeggeri perchè impigliarsi è facile, disimpigliarsi un bel po' meno.



Nel tragitto Madrid-Murcia ho scoperto che la mia prossima destinazione sarà Metz, Lorena, Francia, vicino a Germania e Lussemburgo, una zona che non conosco e poi ho sempre sognato di avere tutto il tempo di visitare il Lussemburgo.

Perché? Non ne ho davvero idea, non so nemmeno che c'è di interessante in Lussemburgo, lo scoprirò.

Il mio padrone di casa è venuto a prendermi alla stazione dei bus ma ci ha messo un po' a trovarmi perchè di me ora tutti ricordano i capelli rosa e se metto un berretto nessuno mi riconosce. Avevo letto da qualche parte di questa cosa: un particolare eccentrico fa concentrare solo su quello, tutto il resto passa inosservato. Mi ha vista quasi tutti i giorni per quasi 6 mesi e se mi presento con i capelli di un colore diverso non mi riconosce... Affascinante, ho pensato, come ricordiamo ciò che è più facile ricordare.

Non è stato l'unico a non riconoscermi quando ho indossato un berretto nei pochi momenti in cui la temperatura lo ha reso necessario.



Sono tornata facilmente alla normalità che conoscevo, a partire dalla stanza che vuota non era ma piena di addobbi, un cartello di "bentornata", un grembiule da cucina rosa sul letto (padrone di casa e compagna sono stati dolcissimi).

E per un po' è andato tutto bene, sono andata a zonzo per la città, ho visitato il Santuario de Nuestra Señora de la Fuensanta che mi ero persa nei mesi scorsi e ho imprecato per bene quando mi hanno detto che la Statua della Madonna era in restauro.










Poi sono andata al matrimonio dei miei migliori amici.

Dopo intere giornate di discussioni, madre e fratello hanno decretato che no, non sarebbero venuti a Milano a portarmi gli abiti per la cerimonia, me li avrebbero spediti.

Hanno scordato di mettere il mio nome sul pacco e i migliori amici, che di mestiere noleggiano dei bellissimi studi fotografici, hanno aperto il pacco e hanno pensato che un cliente avesse mandato abiti e accessori per uno shooting e hanno portato tutto nello studio dove i vestiti erano già stati appesi.

Fortunatamente mi è venuto in mente di chiedere.

Toccatemi tutto ma non il cappotto di Moschino.

Ci ho messo 15 ore per arrivare a Milano e 13 per tornare a Murcia. Ho dovuto comprare il biglietto all'ultimo momento perchè non avevo idea se poi avrei dovuto rientrare in Spagna o se avessi dovuto andare direttamente a Metz e se prendi il biglietto all'ultimo... beh, ti adegui.

La cerimonia è stata stupenda, un matrimonio in Comune alle 9.30 di mattina a Milano (lo so, non si sposa nessuno a quell'ora ma loro lo hanno fatto lo stesso), tema "Peaky Blinders", io in piedi dalle 6.30 a carcare di truccarmi decentemente, i capelli per fortuna stavano molto bene ed erano ancora abbastanza rosa da abbinarsi al mio outfit molto colorato ed eccentrico perchè ai matrimoni non ci si veste di nero. O almeno, non ci si vestiva di nero. Pare che ora sia stato sdoganato.

Io me ne stavo come un tulipano in mezzo ad un prato di margherite con i miei stivali a fiori, i pantaloni di pelle verde militare, il cappotto multicolor e la borsa verde scuro.

No, non vedrete una mia foto ma era tutto perfettamente abbinato, so ancora vetirmi colorata se serve.



È stato un colpo al cuore dovermene andare dopo aver passato una giornata con gli amici e persone che non vedevo da molto tempo, la sera loro se ne sarebbero tornati nelle loro case a Milano e dintorni, pronti a rivedersi ogni volta che ne avrebbero sentita la necessità, io me ne sarei tornata a Murcia a 1601 chilometri di distanza (ho chiesto a Google Maps la distanza più breve percorribile in auto).

Passavamo quasi tutto il tempo libero insieme, quando stavo a Milano.

Ed è stato ancora più triste ricordare quando preparavo la cena a casa per non devastare lo studio fotografico che noleggiavano e in cui vivevano, il quarto del gruppo passava da me, cercavamo una di quelle auto a noleggio che trovi per strada, e portavo il cibo a domicilio, sempre che Gatto non mangiasse mezza cena durante il tragitto, cosa che ha fatto più di una volta.



Tornare a Murcia con questi ricordi mi ha messa di malumore, avrei avuto un altro mese davanti a me ma, beh, si poteva fare no? Poi altra vita, un'altra volta.

Sì, ce l'avrei potuta fare a parte che in valigia mi ero portata abiti poco consoni al caldo del sud perchè io in Spagna ci sarei dovuta restare al massimo 10 giorni ma vabbè esistono dei simpatici negozi che vendono vestiti, mi sono detta.



E poi mi sono ammalata di nuovo.

Tornando da Milano, non ho fatto tempo a scendere dall'aereo che lo avevo già capito che c'era qualcosa che non andava, ormai conosco il problema e non mi coglie più di sorpresa.

Stavolta, però, l'anemia mi ha spezzato le gambe.

La prima settimana ho fatto finta di nulla, ho pensato “passerà”, poi ho cominciato a faticare a lavorare in piedi e beh dei posti che avrei voluto visitare ho capito che avrei potuto farne a meno, anzi, avrei dovuto.

La seconda settimana era evidente che avevo dei problemi, le occhiaie erano troppo presenti anche sotto ad uno strato di correttore, sembravo lo scheletro di un panda, sempre più pallida ed emaciata.

L'emorragia non voleva saperne di fermarsi.

La terza settimana, il venerdì, sono tornata a casa prima dal lavoro, non volevo che il mio padrone di casa e la compagna mi accompagnassero in ospedale, non mi piace imporre a nessuno di doversi prendere cura di me. Mi dicono che è la cosa più normale del mondo ma io la penso diversamente.

Ho appurato che il sistema sanitario funziona bene, sono andata al pronto soccorso, mi hanno fatto un veloce triage e in poco più di due ore mi hanno fatto un prelievo di sangue ed un elettrocardiogramma, ficcata in una stanza con una flebo di non so cosa in vena, consegnato le analisi e infilato un altro paio di flebo di cui una di ferro perchè una volta tanto sono andata in ospedale in tempo.

In Italia mi hanno sempre curata con delle compresse, anche quando la situazione era molto più grave, qui se avessi aspettato un paio di giorni avrei provato l'ebbrezza di una trasfusione di sangue.



Stavolta è stata più dura del solito.

No, non per l'essermi trovata da sola in ospedale in una stanza dove un sacco di persone stavano male e avevano delle flebo in vena, molti probabilmente stavano molto peggio di me.

Non mi impressiono, per me è stato più o meno come per un robot andare a farsi cambiare l'olio...

È stato il dover affrontare di nuovo un problema con il quale dovrò convivere in un momento in cui mi stavo chiedendo se avessi fatto le scelte giuste.

Sono dove avrei dovuto essere, le scelte importanti che ho fatto in passato le ho fatte perchè in quel momento scelta non ne avevo e ora, beh, preferisco non averla, ancora per un po', ho le mie motivazioni.

Alla fine davanti alla malattia, qualunque tipo di malattia, siamo sempre soli e, nel mio caso, vedere chi mi sta accanto preoccuparsi per me mi fa solo stare peggio. Molto peggio.

Stasera prenderò un autobus per andare ad Alicante dove mi aspetta un aereo per Parigi, domattina.

Da brava mattiniera ho prenotato il primo aereo per la capitale francese però l'ultimo bus per Alicante è alle 19... vabbè, ho un po' di cose da leggere e a fare queste cazzate ci sono abituata, ormai lo sapete.

Mi sono comprata 3 mascherine ffp3, le migliori, qui si trovano ancora. C'è quel virus cinese che sta cominciando a girare un po' troppo per i miei gusti e ho preferito premunirmi.

Non mi va nemmeno molto l'idea di passare troppo tempo in aeroporto, sarò paranoica ma poco più una settimana fa stavo con un ago nel braccio in ospedale e sono ancora molto debilitata, un virus che ha mandato un panico la Cina, beh, non mi farebbe proprio bene in questo momento.



Ti saluto Spagna, ci rivedremo, ho degli amici qui e per gli amici il tempo lo troverò e anche per te, che hai ancora molto da mostrarmi.

E poi magari lo spagnolo lo imparerò perchè quando ho detto al mio padrone di casa che stavo andando a Milano al matrimonio dei miei migliori amici, lui ha capito che stavo andando a Milano a sposarmi e... ecco, va bene tutto ma che mi si creda sposata a distanza proprio no.
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