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Spagna, PARCO NATURALE CABO DE GATA - NIJAR: Brindisi con lo yogurt da bere al tramonto

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Dicembre 2019

Parco Naturale Cabo de Gata-Nijar

Un giorno, confrontandomi con i miei cari amici e colleghi A. e G. riguardo ai luoghi che avremmo voluto visitare in questa parte della Spagna, sono venuta a conoscenza di quello che ritengo sia uno dei tesori del sud, uno di quei luoghi che se vieni da queste parti davvero non puoi non voler esplorare perchè, beh, è talmente bello da sorprenderti più e più volte.

A. e G. hanno vissuto in Spagna per molti anni in passato e conoscono la nazione molto bene, l'hanno girata in lungo e in largo ma il Parco Naturale di Cabo de Gata – Nijar era ancora nella loro bucket list.

Il signor Google mi aveva fornito delle immagini piuttosto interessanti e, siccome ormai sono avvezza alle ricerche sul web, so che, se le foto che trovo sono belle, di sicuro il posto che vedrò con i miei occhi sarà mille volte più bello, è assodato.



Quindi per prima cosa, già mesi fa, ho cercato di capire come fare a visitare il parco senza doverci per forza andare con l'auto perchè come ben sapete io non riesco a guidare in montagna.

Bene, ci sono siti che illudono che sia possibile visitarlo prendendo degli autobus e scendendo un po' qui un po' lì e sono convinta che si possa fare, in qualche modo, ma non in un solo weekend e, se proprio si deve fare, dovete mettervi in testa di dover percorrere decine di chilometri a piedi e mettere il cuore in pace perchè molti di questi chilometri saranno in salita, ma salita seria, non lieve pendenza.

Oppure basta andare ad Almeria ed informarsi per partecipare ad un tour organizzato.

Ci ho pensato per molto tempo e alla fine ho chiesto ad A. e G. di portarmi con loro qualora avessero deciso di andarci, dopotutto abbiamo gusti simili, ci piace la natura e ci piacciono i luoghi abbandonati.



A loro forse i luoghi abbandonati piacciono anche più che alla sottoscritta perchè io nei luoghi abbandonati famosi per essere infestati ho deciso di non metterci più piede dopo essere stata in un convento abbandonato nel nord Italia dove i satanisti erano soliti invocare il demonio (non lo sapevo).

Non è successo nulla, ci ho solo ricavato qualche foto molto inquietante di sedie abbandonate da sole in stanze vuote con una luce molto bella ma ho deciso di non ripetere l'esperienza.

Loro sono più coraggiosi da questo punto di vista e quando esplorano luoghi del genere di solito, addirittuta, si dividono.

No.

Proprio no.



Ho lasciato ad A. e G. l'onere dell'organizzazione dell'itinerario, a me bastava essere accompagnata a vedere la famosa Playa de los Muertos ed il Faro de Gata e, riguardo a queste due tappe, eravamo perfettamente d'accordo.

Vi accompagnerò con me alla scoperta di questo luogo meraviglioso a cominciare dalla visita al faro dove ho fatto la foto più brutta del medesimo che mai potrete vedere perchè coloro che lo fotografano di solito lo fanno dall'alto, magari si fermano un attimo in una cazzo di curva dove io stavo per avere un infarto per quanto la strada è alta e sullo strapiombo.

Per fortuna a G. l'altezza non crea alcun problema.

Quanto schifo mi fa questa foto, non riesco ad esplicarlo.

Comunque, questo è il Faro de Gata.



Con un po' di coraggio sono riuscita a godermi la visita a questa location che devo dire è davvero meravigliosa.

Avevo già individuato la cosa più fica e fotografabile possibile lungo la strada e speravo avessimo il tempo di tornare indietro (così è stato, sarei stata disposta a supplicare forte, in caso contrario) ma per un attimo ho dimenticato l'oggetto del mio desiderio e mi sono concentrata sul panorama mozzafiato che avevo di fronte.








La mia invidia per coloro, che nella foto qui sotto, stanno tranquilli appollaiati lassù, è immensa, davvero immensa, mi sto rodendo il fegato.



Anche qui, come tra un po' anche sulla ringhiera del terrazzino di casa mia in Italia, ci sono dei lucchetti a suggellare unioni di dolci innamorati.



Dopo la visita al faro, il programma prevedeva di andare a San Jose, cittadina dove avevamo affittato un appartamento per passare la notte e non abbiamo resistito all'idea di fermarci lungo la strada vicino ad una salina perchè, beh, se lungo la strada vedi questo, che fai? Non ti fermi a prenderti questo pezzo di mondo?










E poi non è servito supplicare, sebbene fosse difficile fermarsi lungo la strada, abbiamo trovato del tempo per entrare in questo campo incolto e fotografare la più bella barca che io abbia mai visto.



Io mi sono innamorata di questa cosa dipinta, non mi sarei mai perdonata se fossi tornata a casa senza fotografarla.







A San Jose abbiamo dovuto aspettare un po' che il padrone di casa ci portasse le chiavi dell'appartamento, dieci minuti pare siano un lasso di tempo definibile in molti modi diversi, per esempio per me 10 minuti passano in 5 minuti, per il tizio sono passati in circa mezz'ora.





Dopo esserci sistemati ed aver trovato il modo di chiudere la porta finestra che dalla camera dava sul terrazzo (solitamente quella sbadata incapace di capire le cose più semplici sono io ma stavolta, a nostra discolpa, non era proprio facile comprendere come chiudere quella trappola) siamo andati a procacciarci del cibo e delle bevande da bere in spiaggia.

Raggiungere Playa de Los Genoveses è piuttosto semplice, basta essere preparati ad una passeggiata di 40-45 minuti.

Una bellissima passeggiata.






Ci siamo arrivati al tramonto, passando in mezzo alle piante di agave, con quella luce che a me nelle foto non piace molto ma nella vita rende tutto così magico. Per un attimo mi sono chiesta in quale tipo di fiaba fossi finita, di solito mi imbatto più facilmente in qualche racconto dell'orrore...







Abbiamo brindato a noi, alla bellezza della natura, al mondo, loro con del vino rosso, io con dello yogurt da bere alla fragola perchè da brava astemia, sebbene abbia molta scelta, avevo già scolato troppe bibite zuccherate durante la giornata e brindare con l'acqua non lo volevo proprio fare.

Ci siamo raccontati storie di un vecchio passato che ritornano a galla solo quando sei con amici che di quel passato non hanno fatto parte e abbiamo riso di momenti che, invece, abbiamo condiviso in Finlandia anni fa, quando tra noi eravamo ancora degli sconosciuti.








Sfogliando i social in cerca di sonno, mi sono imbattuta nel nuovo spot natalizio di Sky Q, quello in cui E.T. l'extraterrestre torna dal suo amichetto Elliot 37 anni dopo.

Allora, io sono una brutta persona, ne siamo tutti consci, ma io quel coso alieno in casa nudo non ce lo vorrei perchè lo vedo e l'unica cosa a cui penso è: ma quanto cazzo puzzerà?

Non è un coso alieno puccioso, carino, peloso... no, è una roba che non sembra tanto viscida ma secondo me lo è comunque e con la pelle grinzosa, per forza puzza, provate ad immaginare quanto sporco si nasconde sotto tutte quelle pieghe di epidermide!

E tu te lo tieni sul divano e lo spupazzi così?

No, ma proprio no, cioè se volevate fare colpo su qualcuno che ha superato la pubertà non serviva cercare di riportarci a quando la roba di "E.T. telefono casa" ci faceva pensare che sarebbe stato bello avere un amico alieno (io a dire il vero non l'ho mai pensato, preferisco i gatti), dopo una certa età pensi a quanto ti costerà far ripulire il divano che hai pagato un occhio della testa.

Non me lo farete mai credere che E.T. è pulito e profumato, certo non ricordo bave come nel caso di Alien e del Demogorgone di "Stranger Things", quello no altrimenti pure nello spot pubblicitario col cazzo che entrava in casa, ma insomma, c'è un limite a tutto.


Mi sono addormentata con questi deliziosi pensieri e al mattino sono andata a procacciare la colazione in una cittadina addormentata e con i supermercati chiusi e come al solito ho scordato che A. è celiaca (cosa che non mi perdono perchè sono una persona iper attenta ai problemi alimentari altrui visto quanto rompo le palle io) e ho ficcato in mano a G. un paio di brioches che ha mangiato con calma.

Prima di dirigerci verso la tappa successiva, G. ci ha detto di aver individuato in mezzo al parco un complesso di edifici abbandonati molto affascinante e abbiamo deciso con molta gioia di andarlo a visitare.

Orti e coltivazioni e serre hanno cominciato ad apparire a definire il paesaggio e un sorriso mi è apparso in volto, questa zona della Spagna è definita l'Orto d'Europa e trovarmici in mezzo è stato bellissimo.




Meno bello è stato arrivare al complesso abbandonato pensando di essere soli e accorgerci che un sacco di auto stavano andando nella stessa direzione.

Non abbiamo capito il motivo finché non siamo arrivati in loco: una maratona.

C'era una maratona in mezzo al cazzo di niente con arrivo in mezzo alle case abbandonate che avevamo in mente di visitare.

Ci siamo sentiti a disagio, dei pesci fuor d'acqua, è stato come trovarsi ad un rave in una chiesa... no, forse no, forse un rave in una chiesa sarebbe stato più sensato, credo che ne facciano spesso dei rave all'interno di chiese anche se sconsacrate... mmmh... un po' come il sale nel caffè rende meglio l'idea.

Qui la musica che suonavano era questa:

Los Rebujitos - Y Que Hacer Para Verte

Los Rebujitos - Ya No Sé Qué Hacer




Abbiamo fatto un giro veloce, dei maratoneti mi hanno chiesto di essere fotografati (credo mi abbiano scambiata per uno dei fotografi ufficiali), ho fatto ciò che mi è stato chiesto, io A. e G. ci siamo guardati in faccia, siamo scoppiati a ridere e siamo risaliti in macchina, direzione Agua Amarga.

Ci siamo persi, ci siamo persi di brutto ma il paesaggio era così bello che secondo me avremmo potuto perderci per ore e ore e non mi sarei stancata di cercare la strada tra altri orti e serre.




Arrivati ad Agua Amarga, una delle carinissime località sulla costa, i problemi per raggiungere la location dove avremmo trovato le rovine del Antiguo Cargadero de Mineral sono stati parecchi.






Vedevamo questa collina, parecchio alta, sapevamo che avremmo dovuto arrivare in cima (non ero proprio così felice all'idea), vedevamo una strada dalla spiaggia, le mappe ne indicavano un'altra ma davvero non riuscivamo a capire come avremmo potuto fare... Ci abbiamo provato, arrivando fino all'inizio di un sentiero molto ripido che però non era percorribile causa una possibile frana delle troppe pietre disseminate. Se ad avere paura di scivolare non sono stata solo io, capirete che la situazione non era rassicurante.

Abbiamo incontrato una coppia che aveva tentato lo stesso e che alla fine la strada aveva capito dove stava.

Li abbiamo seguiti e abbiamo scoperto che arrivare lassù era anche troppo facile, bastava prendere l'auto, uscire dalla cittadina e svoltare a destra.

Difficile per me, dopo essere saliti alle rovine, è stato muovermi da un certo punto in poi e mi sono fermata a metà percorso, non volevo disturbare troppo chiedendo ad A. e G. di tenermi per mano.

Loro non hanno pensato che potessi avere problemi perchè non c'erano punti difficili da percorrere, troppo vicini allo strapiombo ma... beh, abbiamo capito che io ho una percezione errata dello spazio, anche se non c'è alcun pericolo, io percepisco lo strapiombo come troppo vicino e il mio cervello si chiude in uno stanzino perchè non gli va di gestire la situazione.






A. e G. sono tornati indietro, mi hanno recuperata ed è stata la volta di dirigerci a La Playa de Los Muertos, ultima tappa della nostra escursione prima di rientrare a Murcia.



Io non avevo idea di cosa sarei andata incontro, proprio no.

Non ho avuto modo di preparami psicologicamente, non lo sapevo, pensavo saremmo arrivati in una spiaggia e fine, punto, una passeggiata, qualche foto, la gioia di aver visto un'altra location meravigliosa, tutto qui, tutto bello, zero problemi.

Ero felicissima e ben disposta.

Mai avrei immaginato che a La Playa de Los Muertos ci sarei arrivata provata come non mi accadeva da molto.

La spiaggia sta giù e la strada dalla quale tu arrivi sta su. Molto semplice da spiegare.

Devi scendere.

Va bene.



Ve la faccio breve.

La strada per scendere è bella ripida e non ha parapetto alcuno, in alcuni punti è da infarto perchè sei a poche decine di cm dal vuoto e lì col cazzo che mi venite a parlare di errata percezione dello spazio perchè poche decine di centimetri sono poche decine di centimetri e se volete li converto pure in pollici per far capire meglio cosa intendo.

A. mi ha tenuta per mano tutto il tempo quindi oltre alla mia solita paura dell'altezza ci si è messa di mezzo la paura di cadere e trascinarla giù con me.

Arrivati al punto cruciale abbiamo incontrato una coppia che stava risalendo, la donna stava avendo un leggero attacco di panico perchè in preda alle vertigini, l'uomo ci ha avvisate che l'unico punto problematico era quello in cui stava seduta la moglie, poi sarebbe stato tutto più o meno fattibile e che sì c'era un'altra strada per scendere ma era ben peggiore di quella che stavamo percorrendo.

Io me ne stavo seduta ad aspettare il da farsi perchè già stai presa male, ci manca che nel punto peggiore incontri altri sventurati e tu debba trovare il modo di farli passare, la solita sfortuna che, quando si tratta della sottoscritta, pare ci veda benissimo.

Sono scesa stando seduta e trascinando il culo nel terreno.

G. intanto era entrato in modalità capra arrampicatrice ed era arrivato quasi a destinazione.



Arrivataci pure io avevo quasi le lacrime agli occhi (ripeto, quasi) per la gioia di avercela fatta ed aver fregato la mia paura, con un aiuto, certo, ma stavolta ho vinto io.

La spiaggia è spettacolare, il mare cristallino e i sassolini di cui è composta, purtroppo, ti impediscono di camminare agevolmente tanto che tenendo le scarpe mi provocavano dei problemi insinuandovisi, togliendole faticavo a camminare a velocità superiore di quella di una lumaca.

Ormai ho imparato che tutte le cose belle hanno il loro prezzo, ma lo pago volentieri, sempre.















Rimaneva il problema della risalita.

Io quella cazzo di strada al contrario non l'avrei fatta, piuttosto sarei uscita da quella spiaggia a nuoto.

Restava l'opzione “l'altra strada per arrivare fino a qui è peggiore di questa”.

Non lo era, non per me.

È più ripida, è vero, più faticosa e rischi di romperti un piede tra le pietre che rischiano di franare se non stai attento ma ai lati c'è la collina, non c'è il vuoto e l'idea di poter cadere e alla fine finire in spiaggia, ammaccata e con qualche osso rotto, non mi fa poi così paura, è il vuoto che mi terrorizza.

Ed è strano perchè non mi terrorizza solo quando sto in alto, il vuoto mi disturba molto in ogni cosa, come per esempio in una pagina, non amo mettere i miei pensieri nero su bianco ma piuttosto di lasciare fogli non scritti, trovo sempre le parole.



Ps: questa è la foto del sentiero che porta alla spiaggia. L'ho fatta prima di andarmene, al sicuro dietro ad un muretto. Non si capisce molto bene ma il sentiero è quello che si intravede di colore chiaro in mezzo alle colline.



Abbiamo ascoltato molta musica e condivido volentieri una playlist, con qualche pezzo davvero singolare:

The Doors - Hello, I Love You

Shannon Wright - Within The Quilt Of Demand

Kungs Feat. Ephemerals - I Feel So Bad

Years & Years - King

Hurts - Stay

Siekiera - Idziemy Przez Las

Siekiera - Ludzie Wschodu

Siekiera - Bez Końca

Siekiera - Nowa Aleksandria

Siekiera - Misiowie Puszyści (Szewc Zabija Szewca)

Siekiera - Ja Stoję, Ja Tańczę, Ja Walczę

Joy Division - Heart And Soul

Joy Division - Decades

Joy Division - Passover

Björk - All Is Full Of Love

Björk - Pagan Poetry
Link
https://www.lostinstorytelling.com/spagna_parco_naturale_cabo_de_gata_nijar_brindisi_con_lo_yogurt_da_bere_al_tramonto-d10165

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